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Mercoledì, 16 Agosto 2017

Il vescovo celebra il precetto pasquale per i deboli

“In pieno clima pasquale, voglio ringraziare tutti i volontari, coloro che si rivolgono ai più svantaggiati, a quanti hanno bisogno. Se c’è la reciproca cura, se c’è attenzione verso le persone che stanno attraversando un forte disagio, cresce la dimensione dell’amore, della carità. Per questo intendo sensibilizzare quante più persone è possibile a mettere a disposizione il proprio tempo, il proprio servizio puntuale nei confronti di chi ha più necessità, di chi ha bisogno del nostro aiuto”. E’ stato questo il messaggio pregnante lanciato ieri pomeriggio, nella chiesa di San Pio X, a Ragusa, dal vescovo diocesano, mons. Carmelo Cuttitta, durante il precetto pasquale per medici, operatori sanitari e associazioni di volontariato parrocchiali e sanitarie promosso dall’ufficio diocesano per la Pastorale della salute. A concelebrare il direttore della Pastorale della salute, don Giorgio Occhipinti, e il cappellano ospedaliero del Maria Paternò Arezzo, don Salvatore Giaquinta, assieme a padre Giovanni Cavalieri, vicario parrocchiale. Numerosi i fedeli presenti in rappresentanza delle varie realtà di volontariato operanti nella Diocesi. E proprio a questi mons. Cuttitta ha voluto rivolgere il proprio messaggio. “Numerose sono le forme di aggregazione, moltissime le associazioni che, per quanto riguarda il volontariato – ha spiegato il vescovo – rendono un’opera meritoria. L’auspicio è che il numero di queste persone di buon cuore possa crescere sempre di più”. Tra i presenti anche gli operatori di Unitalsi, Csr e Arthai che, durante l’offertorio, hanno sistemato sull’altare una croce con richiami vegetali, tra cui ramoscelli d’ulivo, recante la significativa scritta “Celebrate nuova vita”. C’erano anche i rappresentanti delle associazioni che si occupano di clownterapia che hanno messo in luce le peculiarità della propria attività, dimostrando sino in fondo quanto una risata riesca, a volte, a fare meglio di tante medicine. “Imitando la tenerezza e la compassione di Gesù – ha detto nella fase conclusiva della celebrazione don Occhipinti – dobbiamo diventare gli specialisti della tenerezza verso i sofferenti, coloro cioè che sanno costruire relazioni amichevoli, piene di umanità, di serenità, di amabilità, di amore. E’ questo un servizio che nella Chiesa e nella società non deve assolutamente mancare, ma che deve essere portato avanti da chi ha come suo vero impegno e dovere il donarsi agli altri con generosità”.

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