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Lunedì, 17 Giugno 2019

Iniziative per la commercializzazione in paesi europei ed extra europei, incontri con nuovi buyers, avvio di importanti iniziative di co-brandig con multinazionali statunitensi e ancora, progetti di trasporto via nave verso il centro Italia per superare l’imbuto dello stretto di Messina.

Una missione fruttuosa quella del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP al Fruit Logistica 2019 tenutosi dal 6 all’8 febbraio a Berlino.

Nello stand del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia, all’interno dell’area espositiva della Regione Sicilia, i vertici del Consorzio hanno avuto modo di avviare rapporti e stringere alleanze commerciali per far decollare l’export e la commercializzazione di un prodotto che rappresenta in pieno le produzioni agricole dell’Isola.

“Fruit Logistica è la fiera regina d’Europa per numero di compratori e operatori internazionali del settore ortofrutticolo e il nostro Consorzio in questi giorni ha sfruttato al massimo questa occasione unica di visibilità

– afferma il presidente del Consorzio Giovanni Selvaggi –, i tre giorni berlinesi, come ogni anno, sono stati importantissimi per far conoscere ai nostri partner le novità messe in campo dal Consorzio, dai suoi produttori, dai trasformatori e dai confezionatori”.

“In questa edizione ci siamo dedicati in particolare a mostrare al mondo in nostri progressi su versanti come la conservazione del prodotto, gli imballaggi, le spedizioni e la logistica. Una parte importante è stata anche quella dedicata al nostro impegno sui percorsi di qualità e di tracciabilità del prodotto”, aggiunge Selvaggi.

“Sul versante della tracciabilità, garanzia di genuinità del prodotto per i consumatori, stiamo lavorando moltissimo – afferma il vice-presidente con delega alle attività di tracciabilità comunicazione e marketing del Consorzio Elena Albertini.

“Siamo impegnati insieme all’Università di Catania, al Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (Crea – Ofa) di Acireale e ai nostri soci per mettere appunto meccanismi di controllo innovativi basati sull’utilizzo della tecnologia block chain”, spiega la Albertini. “Un'innovazione in grado di garantire in totale trasparenza l'intera tracciabilità della filiera di produzione e di trasformazione dei prodotti agricoli, consentendo di certificarne la qualità e la provenienza, assicurando così la massima trasparenza a garanzia dei consumatori”,  aggiunge la vice presidente del Consorzio.

Il Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP al Fruit Logitica 2019 è stato rappresentato anche da alcuni degli oltre 600 produttori, 70 confezionatori e 30 aziende autorizzate alla trasformazione alimentare di arance rosse.  

“Nel territorio di produzione dell’Arancia rossa di Sicilia IGP abbiamo aziende di produzione, trasformazione e confezionamento con una vocazione alla qualità e all’export che cresce di anno in anno”, rivela il vicepresidente con delega ai rapporti con i produttori e confezionatori  Luca Bonomo.

“Il Consorzio lavora per far si che queste realtà siano tutte riconoscibili attraverso la garanzia di genuinità e tracciabilità garantita dalle nostre strutture di controllo”. “La promozione migliore che il nostro prodotto può ottenere è quella che arriva dalla sicurezza per i consumatori di portare in tavola un frutto genuino e con le caratteristiche organolettiche che lo stanno rendendo famoso e richiesto in tutto il mondo”. 

A testimoniare il grande interesse suscitato a Berlino dalle Moro, Tarocco e Sanguinello, le tre varietà, dell’Arancia rossa di Sicilia IGP c’è anche la fila costante davanti alla macchina spremiagrumi del Consorzio a Berlino.

“Abbiamo distribuito oltre mille bicchieri di spremuta di arancia rossa e ad assaggiare le arance appena spremute è passata anche la sottosegretaria di Stato al ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo,

Alessandra Pesce – svela il funzionario del Consorzio Rino Nicolosi – in base all’esperienza accumulata durante le precedenti edizioni del Fruit Logistica abbiamo fatto arrivare a Berlino 500 chili di arance e non ne è rimasta

neanche una”. 

 

 

 

 

 

In primis, noi diciamo che, senza investimenti, sia di quelli pubblici, sia di quelli privati, non c’è sviluppo del Mezzogiorno. Senza mezzi termini, va detto, che il rilancio del Mezzogiorno va realizzato in termini di sviluppo economico ma, anche, di sicurezza sociale. Ancora, c’è il problema dei tempi: si sa bene come questo Paese sia caratterizzato da una difficoltà intrinseca, quando si tratta di realizzare degli investimenti; quando anche, questi fossero previsti, i tempi della burocrazia sono tali, per cui mesi diventano anni e gli anni decenni; e solo una piccola percentuale degli investimenti, previsti inizialmente è, poi effettivamente realizzata. Il Sud ha bisogno di una sorta di “Rinascimento industriale” sotto la spinta della nuova ondata tecnologica che è alla base dell’industria 4.0, cercando, così, di recuperare una maggiore capacità di crescita strutturale dell’economia, con un sistema efficiente di co-investimenti tra pubblico e privato, nei settori ad alta innovazione. Poi, sono necessari investimenti in moderne infrastrutture, in tutto il Paese Italia, ma soprattutto, in quelle aree più deboli del Mezzogiorno, per rilanciarle. In tal senso, il quinto comma dell’art.119 della Costituzione, impone, alla politica nazionale, interventi speciali, per rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più deboli del Paese. Purtroppo, le risorse per gli investimenti pubblici al bilancio, sono ancora diminuite, dopo l’accordo con la Commissione europea: con tagli, anche, al Fsc e al cofinanziamento dei Fondi strutturali. In conclusione, diciamo, pure, che da un ChecK Up sul Mezzogiorno (Cfr. Centro Studi di Intesa San Paolo), nonostante la frenata sugli investimenti, la fiducia delle imprese manifatturiere meridionali resta, prevalentemente, positiva e si mantiene sopra la media nazionale.

A nostro modesto avviso, si è creato un diverbio, ovvero, una discussione animata e litigiosa, tra la “questione settentrionale” e la “questione meridionale”. Vediamo perché. La “questione settentrionale” sembra la prima, forse l’unica priorità del Paese Italia. Nel particolare, c’ è la questione dell’autonomia delle regioni del Nord; c’è la rappresentazione insistita del disagio del Nord, per alcune misure di politica economica, con iniziative delle associazioni territoriali. Ancora, c’è la vicenda della Tav Torino-Lione che, certo, balza all’attenzione della cronaca, per i contrasti del Governo nazionale; ma che assume, anche, una valenza prioritaria, proprio, perché, viene vista e presentata come un’opera del Nord e per il Nord. Purtroppo, continua a prevalere questa convinzione: il federalismo può essere usato come la “carota” per soddisfare gli egoismi del Nord e il bastone per raddrizzare la schiena del Mezzogiorno, visto che, ad esempio, le Regioni Veneto e Lombardia chiedono un’autonomia rafforzata, cioè, di fare con i soldi loro, quel che vogliono loro, ignorando il resto del Paese. In conclusione, noi diciamo che per evitare che il Paese Italia si spacchi in due, tra Nord e Sud, il Governo nazionale deve preoccuparsi di correggere le disuguaglianze territoriali e di assicurare una parità dei diritti sociali fondamentati, in tutto il territorio nazionale.

 

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e il Premier, Giuseppe Conte hanno partecipato, il 19 gennaio, scorso, all’inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, affermando, senza mezzi termini: “La cultura ora è cuore dell’Europa e riscatto del Mezzogiorno, un simbolo questo del Meridione che vuole innovare”. A nostro modesto avviso, la scelta europea di puntare su Matera, deve diventare un volàno per lo sviluppo generale del Mezzogiorno. Ovvero, il comparto, dell’inaugurazione, che potremmo definire turistico-culturale, non deve essere l’unico, sul quale puntare, per il rilancio economico ed occupazionale del Sud, facendo diventare Matera, capitale della cultura, una scossa, per lo sviluppo totale dell’intero Mezzogiorno. Peraltro, va detto pure, che Matera è, ancora, una città industriale: è sede di un distretto industriale, vocato alla produzione di salotti e divani. Certo, è, anche, vero che un’economia moderna è fatta, pure, di turismo, di cultura, di produzioni audio-visivi-eccellenti in Basilicata-, di servizi, di agricoltura di qualità e di ricerca. Ma senza il manifatturiero, cioè, senza l’industria produttiva tradizionale e tecnologica, nessuna economia potrà mai competere sui mercati globali e dare, soprattutto, risposte occupazionale rilevanti, delle quali, il Mezzogiorno ha un grande bisogno. In conclusione, diciamo che Matera Capitale della Cultura deve essere un “richiamo” all’Italia intera, affinchè, contribuisca a dare al Sud, una scossa poderosa di sviluppo.

A nostro modesto avviso, il Reddito di cittadinanza, non agevola lo sviluppo del Mezzogiorno. Vediamo perché. In primis, manca un’analisi approfondita dei veri problemi, delle difficoltà economiche, soprattutto, delle zone del Mezzogiorno. Ancora, se da un lato, la proposta governativa di un reddito di cittadinanza vuole rispondere alla necessità di garantire un sostegno alla parte più povera e disagiata della popolazione italiana, dall’altro lato, ha acceso, un intenso dibattito pubblico, sulle modalità di realizzazione. A questo punto, noi pensiamo che sarebbe, più opportuno, cambiare la denominazione della misura governativa: da “Reddito di cittadinanza” a “Reddito da lavoro agevolato” secondo il quale, i lavoratori del Sud, dovrebbero avere salari monetari più alti, cercando di combattere le c.d. “gabbie salariali”, dispositivo, questo in vigore dal oltre cinquanta anni fa, che discriminava i lavoratori del Sud, da quelli del Nord Italia. A ciò si aggiunge la previsione governativa che il reddito di cittadinanza è condizionato, nel Sud, all’accettazione di un posto di lavoro, anche, in altre regioni del Nord del Paese. In conclusione, diciamo che l’Italia con questo Reddito di cittadinanza, programmato dal Governo nazionale, mette insieme, situazioni economiche   territoriali, molto differenti tra Nord, Centro e Mezzogiorno, rischiando di far perseverare la, ormai, secolare, “Questione Meridionale”.

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