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Mercoledì, 21 Agosto 2019

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A nostro modesto avviso, la politica nazionale, dai Fondi europei, può trovare una soluzione della “Questione meridionale”. Vediamo come. Per il ciclo economico in corso (2014-2020) l’Italia ha a disposizione quasi 45miliardi di euro, di cui circa 34miliardi sono destinati alle politiche di coesione territoriale, per l’accorciamento del gap tra Nord e Sud del Paese. Ancora, la partita, in Europa, si gioca su un nuovo ciclo di programmazione delle risorse per la coesione territoriale che sarà misurato,  sull’arco di tempo (2021-2027). Nel particolare, per l’Italia ci saranno risorse economiche per quasi 40miliardi che, in larga parte, saranno attratti dalle regioni del Mezzogiorno. Poi, va detto, senza mezzi termini, che la politica di coesione europea fornisce un ulteriore sostegno alle strategie di sviluppo gestionale, a livello locale e conferisce maggiori responsabilità, alle autorità locali, nella gestione degli stessi Fondi europei. In conclusione, diciamo che le autorità locali del Mezzogiorno dovranno avere la capacità di spesa delle risorse europee, loro assegnate, puntando su linee di investimento fruttuose, di sviluppo territoriale locale.

 

Noi riteniamo che la Politica nazionale, con degli investimenti alle imprese del Sud, per un loro rilancio, può creare più lavoro per i giovani del Mezzogiorno. Ancora, nel particolare, a nostro modesto avviso, il ministro dello sviluppo economico deve intervenire per determinare, con le Regioni del Sud, lo sviluppo industriale del territorio. Di conseguenza, se reggono gli investimenti nel Mezzogiorno, sono legati, anche, a quelle aziende che continuano a determinare occupazione dei giovani nel Sud. Ma c’è di più. Il capitale umano dei giovani è il motore principale per produrre sviluppo e benessere; in tal senso deve essere migliorata, da parte del settore pubblico e privato, la consapevolezza che, anche, nel Mezzogiorno, si può avere una formazione di qualità dei giovani che puntano ad un loro futuro di benessere sociale. In tal senso, dal Rapporto AlmaLaurea è stato registrato un dato importante: “Grazie alla laurea, il tasso di occupazione dei giovani del Mezzogiorno ha ottenuto un incremento positivo, tanto che sembra, finalmente prossimo, azzerarsi il divario che ha distanziato i nostri giovani da quelli del Nord Italia”. In conclusione, ci auguriamo che questo dato di “Buona formazione” diventi un trampolino di lancio, per il futuro lavorativo dei giovani del Mezzogiorno.

A nostro modesto avviso, dal connubio, ricerca e innovazione, può crearsi un “pilastro” per lo sviluppo del Mezzogiorno. Vediamo come. Le aziende, i lavoratori, l’intero sistema economico, in particolare del Mezzogiorno, possono sfruttare una promettente opportunità degli ultimi anni: la portata enorme e trasversale dell’innovazione. Ancora, un’altra nostra riflessione riguarda il legame che deve nascere tra ricerca e innovazione, considerando di non poco conto, il profitto che può nascere da questo legame. A questo punto, diciamo senza mezzi termini, che un “trampolino di lancio” tra innovazione e ricerca nel Sud si è, già, creato: due giovani ingegneri napoletani Michela D’Antò e Federica Caracò hanno progettato un algoritmo che permetterà alla macchine di fare la Tac, esponendo i pazienti alla metà delle radiazioni consuete. In conclusione, noi diciamo che se, da un lato, ricerca e innovazione devono sempre guardare avanti, dall’altro lato, le istituzioni locali e nazionali devono investire in questo connubio di creatività delle giovani generazioni del Mezzogiorno.

A nostro modesto avviso, nel settore dell’istruzione, si è creato un altro divario tra il nord e il sud d’Italia. Vediamo perché. In primis, diciamo che molti studenti iscritti nelle sedi meridionali degli istituti di istruzione, lavorano ma, lo fanno peri i bassi redditi delle loro famiglie, e che questo incide sulla loro possibilità di terminare gli studi, nei tempi fissati. Ma c’è di più. L’ultima riforma della “regionalizzazione dell’istruzione”, ovvero, la formalizzazione dell’esistenza di sedi universitarie di serie A e sedi universitarie di serie B. Pertanto, stando ai parametri considerati e agli accertamenti effettuati dall’Agenzia Nazionale di Valutazione della Ricerca (Anvur) le sedi universitarie di seria A, saranno focalizzate tutte al Nord d’Italia. Ancora, ciò che fa la differenza fra le sedi universitarie, del Nord e del Sud, è la reputazione: la quale è legata al contesto economico e sociale nel quale, la singola sede universitaria è localizzata. In conclusione, noi diciamo che la politica nazione dovrebbe rendersi conto che queste misure di regionalizzazione dell’istruzione, non danneggiano solo le università del Sud ma, l’intera economia del Mezzogiorno, in quanto accentuano i flussi migratori degli studenti, attratti dal maggior valore delle università del Nord e dalle conseguenti opportunità lavorative, negli stessi territori.

Il Comitato Salute Pubblica si è sempre opposto all'idea di fare di Piombino un polo nazionale di lavorazione, smaltimento, stoccaggio e spedizione di rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi.

Nel nostro territorio si sono già insediate varie aziende che si occupano di rifiuti: RiMateria, Wecologistic, Tyrebirth. Per ora è scongiurato l’insediamento della Creo, che avrebbe trasformato i rifiuti organici in lignite.

RiMateria, tratta rifiuti speciali non pericolosi e ha richiesto l’autorizzazione per un ampliamento che le consentirebbe di conferirne altri 2,850 milioni di metri cubi, raggiungendo in questo modo, insieme all’attuale discarica, la volumetria di circa 5 milioni di metri cubi.

Wecologistic tratta i rifiuti speciali non pericolosi e pericolosi in un’area precedentemente industriale D2, trasformata ad hoc solo a vantaggio di questa azienda in area F6, adibita alla lavorazione di rifiuti. La quantità di rifiuti che potrà lavorare, stoccare e spedire può arrivare a 50.000 tonnellate all’anno per quanto riguarda i rifiuti speciali pericolosi e a 130.000 tonnellate all’anno di rifiuti speciali non pericolosi: a pieno regime ci saranno circa 6.000 TIR all’anno in arrivo nei capannoni di Wecologistic che si andrebbero a sommare ai circa 10.000 TIR all’anno in arrivo per RiMateria.

Rispetto a RiMateria, aperta nella giornata di ieri al pubblico, Wecologistic si distingue, per adesso, perché tratterà anche rifiuti pericolosi. Ma nessuno potrebbe impedire a RiMateria, in futuro, di qualificarsi anche per il trattamento dei rifiuti pericolosi: il mercato è così vasto e redditizio che ci sarebbe lavoro sufficiente per le due aziende. Il Direttore Chiti, lo scorso 2 maggio durante l’ultima riunione presso il Multizonale, ha già annunciato questa eventualità, indicando i capannoni ex Asiu  per la loro lavorazione, il loro stoccaggio e la successiva spedizione.

Tyrebirth, collocata in un ex capannone industriale in Località Montegemoli a poche centinaia di metri dalle abitazioni, è un impianto sperimentale di pirolisi a microonde di pneumatici fuori uso per la produzione di materie prime seconde. Ha ottenuto il permesso per effettuare una sperimentazione della durata di 2 anni sottoposta al monitoraggio e controllo da parte di ARPAT, ancora non è dato sapere quante e quali emissioni produrrà questo tipo di lavorazione rispetto a quelle dichiarate.

Il Comitato Salute Pubblica continuerà ad opporsi all’ampliamento della discarica di Ischia di Crociano e si opporrà anche alla eventuale nuova linea industriale di RiMateria, da qualcuno pretestuosamente indicata come “indispensabile per le bonifiche e la ripresa industriale”. In realtà sarà solo un nuovo strumento di business che consentirà ai privati di fare soldi facili. Per trattare i rifiuti pericolosi e in quantità tali da essere ben superiori a quelli provenienti dal SIN c'è già Wecologistic! Che bisogno c'è di trasformare anche RiMateria in un nuovo impianto capace di trattare rifiuti pericolosi rispetto alle esigenze locali?

Non vogliamo un “nuovo impianto di rifiuti pericolosi” a Piombino,  non vogliamo il raddoppio della discarica, non vogliamo nuove aziende che trattano rifiuti sul nostro territorio.

Non vogliamo che questo sia il futuro di Piombino.

 

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