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Su queste colonne abbiamo trattato dell’avviso di convocazione dell’assemblea di condominio soffermandoci, in particolare, sull’ipotesi in cui la lettera raccomandata recante tale avviso non venga consegnata per assenza del destinatario e di altra persona abilitata a riceverla. Rimanendo in argomento si segnala, ora, una recente sentenza della Cassazione, la n. 21311 del 14.9.’17, circa l’onere di provare la tempestiva convocazione dell’assemblea condominiale. Nell’occasione i giudici hanno osservato che è onere del condominio dimostrare, oltre all’“avvenuta spedizione dell’avviso di convocazione, anche la consegna dell’avviso di giacenza del plico raccomandato contenente la convocazione per la riunione assembleare”. E ciò, perché non può addossarsi al condòmino che deduca l’invalidità dell’assemblea la prova negativa dell’inosservanza dell’obbligo di tempestiva convocazione.

Si tratta di un principio già espresso in altre pronunce (confronta, fra le altre, Cass. sent. n. 24132 del 13.11.’09) e che si mostra di particolare interesse allorché l’invio in questione avvenga – così come consentito dall’art. 66 Disposizioni di attuazione cod. civ. – con una raccomandata semplice: senza cioè avviso di ricevimento. In tal caso, infatti, è senz’altro più difficile per il mittente dimostrare l’avvenuto recapito (per l’assenza, appunto, dell’avviso di ricevimento). Così come problemi sotto il profilo della prova possono sorgere per un avviso di convocazione trasmesso via pec (altra modalità ammessa dal citato art. 66 disp. att. cod. civ.) ad un condòmino non dotato, però, di casella di posta elettronica certificata: come abbiamo già avuto modo di scrivere su queste colonne, infatti, anche in tale ipotesi viene a mancare la comunicazione di avvenuta consegna. È il caso, quindi, che chi amministra un fabbricato tenga in debita considerazione l’orientamento qua riferito della giurisprudenza, in modo da prevenire eventuali discussioni circa la regolarità della convocazione dell’assemblea.

Corrado Sforza Fogliani

presidente Centro studi Confedilizia

A nostro modesto avviso, per l’assegnazione dei Fondi europei si è creata una “asimmetria” (leggi: una non esatta corrispondenza di forma e di posizione tra le varie parti del Paese), tra il Sud e il resto d’Italia. Vediamo perché. “Le scelte effettuate dalla Commissione dell’Unione europea avvantaggiano fortemente le regioni dell’Europa del Nord e le regioni ultra periferiche, penalizzando le regioni dell’area del Mediterraneo”, questo è quanto hanno affermato, recentemente, gli eurodeputati Raffaele Fitto di (Noi con l’Italia) ed Elena Gentile del (Partito democratico). In tal senso, si è espressa, anche, il ministro del Sud, Barbara Lezzi affermando: “Nella definizione della Politica di coesione 2021-2027 della Commissione europea, sarà fondamentale individuare un criterio di destinazione territoriale delle risorse, mettendo nero su bianco, il rispetto del principio territoriale nella riprogrammazione. I fondi di coesione hanno lo scopo di diminuire il divario tra Nord e Sud del Paese, ma se questo obiettivo non è stato finora centrato, ha forti responsabilità l’Europa, che deve cambiare regole e atteggiamento”. A questo punto, per dovere di cronaca, diciamo che qualcosa si sta muovendo per favorire il Mezzogiorno, con l’assegnazione del Fondi Ue: Su iniziativa congiunta gli europarlamentari Raffaele Fitto ed Elena Gentile hanno presentato 14 emendamenti alla bozza di risoluzione, su cui sta lavorando la Commissione Sviluppo regionale del Parlamento europeo “per ripristinare, sia dal punto di vista strategico, sia da quello delle risorse, il ruolo di fondamentale importanza della Cooperazione transfrontaliera post 2020, avanzata dalla Commissione europea. In conclusione, noi diciamo che se la Commissione europea riuscirà a garantire, più Fondi alle aree più fragili del Sud d’Italia, si risolverà quella situazione “asimmetrica” dell’intero Paese.

A nostro modesto avviso, il turismo ed il marketing sono le nuove sfide per il Mezzogiorno. Vediamo Perché. In primis, diciamo che il Mezzogiorno è un territorio ricco di “attrattori turistici”: culturali e paesaggistici i quali, possono rappresentare una “rendita di posizione”; la quale, necessita di una opportuna gestione per gestire ed elargire i relativi vantaggi economici e sociali, con il marketing. Peraltro, va detto, anche, senza mezzi termini, che, in piena “Quarto rivoluzione industriale”, non si può non considerare la necessità di porre in essere, processi di valorizzazione dei “Beni” turistici che vedano l’agire congiunto di questi due strategici processi gestionali: turismo e marketing. Ancora, nel Sud, dobbiamo far sì, che oltre alla fondamentale attività degli studi storico-culturali, del territorio, si attuino, anche, processi gestionali derivanti dal connubio di “tecnologia e marketing”. In tal senso, qualcosa si sta muovendo: in Puglia, a Lecce l’Its(Istituto Tecnico Superiore Regionale per l’industria dell’ospitalità e del turismo allargato) ha deciso di avviare un corso, con sede a Ugento(Le), per : “Tecnico Superiore  specializzato in Digital Marketing e Management dei Canali di vendita delle imprese turistico-ricettive”: si tratta di una figura professionale che potrà gestire, con successo, le strategie digitali di aziende private ed enti pubblici, utilizzando, al meglio, le nuove tecnologie, per azioni efficaci di promozione e marketing del territorio; le iscrizioni sono già, aperte per il biennio 2018-2020). In conclusione, diciamo, anche, che le imprese del Sud devono prendere consapevolezza che l’offerta turistica è un’offerta sistemica d’area, per cui si compete, in modo integrato, tra territori e imprese.

Dal 2012, sono in totale 937 in Italia i casi di suicidi per motivazioni economiche registrati dall’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” della Link Campus University, mentre sale a 661 il numero dei tentati suicidi. Nei primi 6 mesi del 2018 l’Osservatorio ha proseguito il proprio monitoraggio semestrale, da cui emerge un numero di vittime pari a 59, in aumento rispetto alle 47 registrate nella prima metà dello scorso anno, mentre sono 53 i tentati suicidi.

Un’ulteriore conferma di una vera emergenza sociale dinanzi alla quale l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” ritiene di dover andare oltre la sua tradizionale attività di monitoraggio e analisi del fenomeno, facendosi promotore di un’iniziativa che possa raccogliere attorno allo stesso tavolo tutte quelle organizzazioni di categoria, enti e associazioni che in questi anni, attraverso sportelli di ascolto, numeri verdi o iniziative di promozione, sensibilizzazione e prevenzione, hanno supportato imprenditori, disoccupati, precari e pensionati in difficoltà, dando sostegno psicologico anche alle loro famiglie.

«In considerazione dell’incidenza così elevata del fenomeno, della sua capillarità territoriale nonché del suo colpire indistintamente imprenditori, disoccupati, pensionati, per non dire di quei lavoratori con stipendi al di sotto della soglia di povertà – dichiara il prof. Nicola Ferrigni, direttore dell’Osservatorio e docente di Sociologia Generale e Politica alla Link Campus University – entro la fine dell’anno l’Osservatorio “Suicidi per motivazioni economiche” coinvolgerà in un tavolo tecnico tutti quegli attori istituzionali e della società civile a vario titolo attivi nel fornire sostegno a coloro che soffrono le conseguenze della crisi e delle difficoltà economiche. L’obiettivo è quello di creare una “rete” propedeutica all’avvio di una task force finalizzata a individuare insieme azioni, idee, proposte funzionali da una parte alla progettazione e promozione di politiche e interventi legislativi volti alla prevenzione e al contrasto dei suicidi per motivazioni economiche, dall’altra parte alla ideazione e condivisione di percorsi di reinserimento familiare, sociale, professionale dei soggetti più esposti anche attraverso la formalizzazione di una partnership con i Centri per l’impiego e le agenzie interinali».

L’analisi dei dati parziali sul primo semestre 2018 rileva come il fenomeno dei suicidi per motivazioni economiche sia profondamente mutato negli anni, interessando progressivamente fasce e categorie di popolazione che all’inizio apparivano scarsamente coinvolte. «All’inizio del nostro monitoraggio – prosegue il prof. Ferrigni – a essere particolarmente colpita era la categoria degli imprenditori che rappresentava circa il 50% del totale dei suicidi legati a motivazioni economiche. La tendenza che rileviamo oggi invece è quella di una maggiore esposizione di disoccupati ma anche di coloro che, pur possedendo un lavoro, soffrono la precarietà e l’instabilità, tanto quella lavorativa quanto quella economica. Senza dimenticare anche quei pensionati che vedono nel gesto estremo l’unica via d’uscita all’impossibilità di affrontare le spese quotidiane».

Se dal 2012 a oggi, infatti, la categoria degli imprenditori interessa il 40,7% del totale dei suicidi per motivazioni economiche, il 37,3% ha avuto per protagonisti i disoccupati, mentre ben il 20,3% circa dei suicidi ha riguardato lavoratori o collaboratori di aziende, questi ultimi in significativa crescita rispetto all’13,6% rilevato a fine 2017.

Per ciò che riguarda la distribuzione geografica del fenomeno si conferma una progressiva uniformità tra le diverse aree, nonostante il Nord-Est risulti ancora in cima alla lista: dal 2012 a oggi rappresentano infatti il 25,2% i suicidi nell’Italia Nord orientale, a fronte del 24% registrato al Sud, del 19,3% del Nord-Ovest e del 10,4% delle Isole. Nei primi sei mesi dell’anno però a preoccupare è la crescita prepotente fatta registrare dal Sud: sono già 22 i casi, contro i 14 del Nord-Est e i 10 del Centro. Tra le regioni più interessate dal 2012, il Veneto (16,4%) con le province di Padova, Venezia e Treviso, e la Campania (13%), con in testa le province di Napoli e Salerno. La maggiore concentrazione di imprenditori suicidi si osserva ancora una volta nel Nord-Est (30,8%), mentre la percentuale più elevata di disoccupati e di lavoratori dipendenti che hanno deciso di porre fine alla propria vita a causa di difficoltà economiche si registra maggiormente al Sud (rispettivamente il 28% e il 28,1%).

Dall’analisi complessiva, infine, emerge come dal 2012 al primo semestre del 2018 la fascia d’età più esposta risulti quella dei 45-54enni, con un’incidenza percentuale pari al 34,7%, nonostante risulti significativa e preoccupante anche la percentuale dei suicidi tra i più giovani: complessivamente infatti rappresentano il 20% del totale i suicidi tra i 35-44enni e il 9,5% quelli tra gli under 34 (di questi il 7,6% tra i 25-34enni e l’1,9% tra i minori di 25 anni).

Se ci si sposta sul fronte dei tentati suicidi, si osserva come il fenomeno continui ad interessare prevalentemente i disoccupati in oltre la metà dei casi: dal 2012 a giugno del 2018 sono complessivamente il 54,3% i senza lavoro che hanno tentato di togliersi la vita, mentre sono stati il 18,9% gli imprenditori e il 14,4% i lavoratori dipendenti. Il Sud l’area più colpita (27,1%), con in testa la regione Campania che raccoglie il 14,1% dei complessivi 661 tentati suicidi registrati.

 

 

 

La disciplina applicabile – tra quella della comunione e del condominio – in caso di villette a schiera, cioè di immobili realizzati in sequenza ed adiacenti orizzontalmente, è questione che suscita spesso perplessità. Sul punto, di recente, si è pronunciata la Cassazione, con sentenza n. 27360 del 29.12.’16, secondo cui, “in considerazione del rapporto di accessorietà necessaria che lega le parti comuni dell’edificio, elencate in via esemplificativa dall’art. 1117 cod. civ., alle proprietà singole, delle quali le prime rendono possibile l’esistenza stessa o l’uso”, la condominialità non è esclusa per il solo fatto che le costruzioni siano realizzate – anziché come porzioni di piano l’una sull’altra (condominio verticale) – “in proprietà singole in sequenza (villette a schiera, condominio orizzontale), poiché la nozione di condominio è configurabile anche nel caso di immobili adiacenti orizzontalmente in senso proprio, purché dotati delle strutture portanti e degli impianti essenziali indicati dal citato art. 1117 cod. civ.”. Nella circostanza, i giudici si uniformano alle conclusioni a cui la giurisprudenza di legittimità, nel tempo, è pervenuta in materia, risolvendo in maniera condivisibile il caso posto alla loro attenzione, concernente una richiesta di rimborso per l’esecuzione di alcuni lavori di consolidamento.

Ciò posto, i Supremi giudici, nella decisione in questione, osservano che la peculiarità del condominio è da individuarsi in “due situazioni soggettive affatto dissimili: il condòmino gode della piena ed esclusiva proprietà del bene costituito dalla propria unità (abitativa o meno); le parti comuni – cioè quelle che rendono indissolubile la struttura e ne assicurano la permanenza in vita (fondamenta, tetto, muri di chiusura, scarichi, ecc.) o che a questa sono asservite (corti, aiuole, accessi, recinzioni, ecc.) – sono soggette a comunione funzionale indissolubile”. Per contro, precisa ancora la Cassazione, “nella comunione (situazione, questa, precaria, in quanto condizionata al non esercizio del diritto alla divisione da parte dei comunisti, salvo l’eccezione di cui all’art. 1112, cod. civ.) il singolo comproprietario gode di una quota del tutto”. Da tanto, la sentenza arriva alla conclusione secondo cui il condominio è configurabile anche nel caso di immobili adiacenti orizzontalmente, purché dotati – come già detto – delle strutture portanti e degli impianti essenziali indicati dall’art. 1117 cod. civ.

Corrado Sforza Fogliani

presidente Centro studi Confedilizia

 

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