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Martedì, 21 Maggio 2019

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In primis, noi diciamo che ci sono delle occasioni territoriali per lo sviluppo del Mezzogiorno, se la geografia meridionale, viene tenuta, sotto osservazione, dalle strategie politiche nazionali. La geografia dà, ai porti meridionali, un’opportunità straordinaria per l’Europa; ma, ad una condizione: ad esempio, che da Gioia Tauro, da Crotone o da Taranto si possa arrivare, al centro dell’Europa, utilizzando vie ferroviarie veloci. A questo punto diciamo, che il riposizionamento delle politiche per il Sud d’Italia, deve tenere conto, in maniera prioritaria, del suo posizionamento geografico, molto di più, di quanto è stato fatto, finora. Pertanto, per la politica nazionale, guardare le carte geografiche è, dunque, l’unico modo per il nostro Mezzogiorno, di non sentirsi perso se, visto solo, con lo sbarco degli immigrati regolari, oppure, clandestini. Va detto pure, che l’Italia, oggi, è una nazione a trazione settentrionale, rivolta con la testa e le risorse finanziarie, verso il centro dell’Europa e con le spalle rivolte all’Africa e all’Asia. Nel particolare, il Ministero delle infrastrutture e Rete Ferroviaria italiana hanno previsto euro 7,77 miliardi, per Regioni del Nord d’Italia, mentre, per il Mezzogiorno sono stati destinati 6,35 miliardi. In conclusione, ci auguriamo, che il Governo nazionale, metta in atto, un ripensamento delle strategie politiche di sviluppo, che abbiano un faro acceso, sull’intero Paese Italia.

 

A nostro modesto avviso, il Mezzogiorno è, ancora, in fase di attesa, per lo sviluppo, ovvero, il Sud deve, ancora, aspettare,” il cambio di passo”, della politica nazionale, al potere. Vediamo perché. In primis, diciamo che il Documento di Economia e Finanza del Governo fa emergere degli interrogativi che, al momento non hanno ricevuto, ancora, risposte comprensibili. Noi, in tal senso, leggiamo l’art.81 della Costituzione:” Lo Stato assicura l’equilibrio tra le entrate e le spese del proprio bilancio, tenendo conto delle fasi avverse e delle fasi favorevoli del ciclo economico”. Pertanto, non possiamo non mettere in evidenza, le cause dei ritardi dell’economia del Mezzogiorno: gli scarsi investimenti, in ricerca e innovazione; la caduta costante degli investimenti pubblici che, al Sud è, assai, drammatica; ancora, c’è da immaginare, per i grandi investimenti nazionali, quale attrazione ad investire produrrebbe una Zona economica speciale(Zes), in territori come la Puglia, la Campania e la Calabria che hanno bisogno di lavoro, sviluppo, qualità produttiva. Sono temi, questi, che meriterebbero, certamente, il ricorso temporaneo, da parte del Governo, all’indebitamento, così, come prevede la Costituzione della Repubblica italiana. In conclusione, diciamo che la pur affermata “centralità del Sud” da Parte della Politica nazionale, ha bisogno di passare, dalle migliori intenzioni, ai fatti concreti.

 

In primis, diciamo che Palazzo Chigi ha messo a punto un Pacchetto di misure per il rilancio del Mezzogiorno, imperniato su due direttrici: spinta agli investimenti, pubblici e privati; e stabilizzazione, oltre il 2018, del bonus al 100% per i contratti stabili, destinato a scadere a fine anno, in favore delle imprese che assumono, a tempo indeterminato. Stiamo parlando di una manovra di circa 25 miliardi, che guarda verso il Mezzogiorno. In particolare, la prima leva che sarà azionata dal Governo sarà il potenziamento di “Resto al Sud”, ovvero, l’incentivo che sostiene la nascita di nuove attività imprenditoriali, avviate dai giovani, nelle regioni del Mezzogiorno. A questo punto, riportiamo, anche, per dovere di cronaca, quanto affermato, in tema di burocrazia, da Confartigianato: “La pressione della burocrazia schiaccia il Mezzogiorno con un’intensità doppia, pari al 48,2% in più, rispetto al Centro-Nord”( nel corso di della Convention del Mezzogiorno, organizzata, a Palermo, il 4 e il 5 ottobre, scorso). Ancora, Il presidente di Confindustria di Lecce, Giancarlo Negro, sempre in tema di burocrazia, ha affermato: ”Troppe  norme, vecchie e ingarbugliate, così la burocrazia frena gli investimenti; serve un patto territoriale che consenta di pianificare e alle imprese di emergere”. Poi, va detto, anche, che nel Sud c’è un basso livello di informatizzazione, visto che la quota di pratiche gestite, interamente on-line, dai Comuni meridionali, è del 2%, a fronte, del 3,6%, nei Comuni dell’Italia Centro-settentrionale. In conclusione, diciamo che il Governo punta a snellire e semplificare le procedure burocratiche, in base a quanto dichiarato, in tal senso, dal Ministro del Sud, Barbara Lezzi: “Il Governo lavora, anche, a semplificazioni che consentano di snellire le procedure di assegnazione dei fondi finanziari” (Cfr.”Il Messaggero” del 12 agosto 2018, pag.2). C’è da augurarsi, che tutto questo programma governativo, abbia concreta e pronta attuazione.

In primis, diciamo che l’Ocse, ha puntato i riflettori sulle annose disparità economiche regionali italiane; il Rapporto dell’Ocse emette un verdetto impietoso: “Le già ampie disuguaglianze economiche regionali sono aumentate negli ultimi sedici anni, nel senso, che le regioni più povere del Sud, hanno perso, ancora, terreno di crescita”.  Nel corso del 2018, il Mezzogiorno ha confermato la sua posizione di area geografica sottosviluppata, più vasta e popolata d’Europa. Nel particolare, è il lavoro, su tutti, il tasto davvero dolente, con il Tacco d’Italia che, nello specifico, segna una ulteriore battuta d’arresto: alle spalle del tasso di disoccupazione dei giovani della Calabria, pari al 55,7%, tra i più alti dell’intera Ocse, spicca, infatti, con livelli superiori al 50%, il dato che affligge la Puglia, in coda alla classifica, insieme, a Campania e Sicilia. Ancora, la salute intesa come aspettativa di vita, è al top italiano nella provincia di Trento, mentre la Campania è sul lato opposto della graduatoria. A questo punto, noi diciamo che l’Italia ed il Mezzogiorno, oggi, non hanno, assolutamente bisogno di promesse politiche, teoriche, mentre, a nostro modesto avviso, per combattere questo divario Nord-Sud d’Italia, in evidente crescita, la sfida, a Roma, in Parlamento, deve puntare a risposte straordinarie e a progetti concreti, per lo sviluppo dell’intero Paese.

 

In primis, noi diciamo che l’emergenza del Mezzogiorno è costituita, soprattutto da: infrastrutture, sanità, scuola e previdenza, dove servono investimenti mirati. Nel particolare, l’emergenza del Mezzogiorno è il risultato di una “fotografia” che, per la prima volta, è stata scattata da tre importanti Istituti e Centri di Ricerca italiani: Ance, Svimez e Cresme che hanno analizzato, a fondo, la condizione economica e sociale del Mezzogiorno. Ancora, manca l’attenzione alle risorse umane che, nonostante tutto, si mobilitano, creano opportunità, realizzano reti di cooperazione, alimentano il valore fiducia. Ovvero, manca l’attenzione al cosiddetto “capitale sociale” del Sud. A questo punto, a nostro modesto avviso, la politica nazionale deve adottare questa “strategia”: bisogna intervenire con urgenza su alcuni dei principali nodi e sulla necessità di adottare un progetto e una visione nazionale e territoriale per lo sviluppo del Mezzogiorno; è necessario stanziare una adeguata quantità di risorse economiche ordinarie per assicurare che i Fondi europei non siano sostitutivi, ma effettivamente aggiuntivi, a quelli nazionali; svolgere una forte azione di governance  per garantire l’efficienza e l’efficacia della spesa dei fondi pubblici, eliminando la mala burocrazia; migliorare la capacità istituzionale, effettuando una fortissima semplificazione normativa. In conclusione, diciamo che, nel suo complesso, questa “strategia”, se adottata per investimenti ed infrastrutture, può rilanciare il Mezzogiorno.

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