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Il cedreto del fare sotto la lente dei commercialisti

“I provvedimenti di carattere fiscale inseriti nel decreto del fare riguardano principalmente la sospensione della prima rata dell’Imu, l’abolizione della responsabilità solidale tra appaltatore e subappaltatore e alcune norme che consentono ai contribuenti che hanno problemi con Equitalia di non vedersi pignorata l’abitazione principale e di avere la possibilità di rateizzare il proprio debito per un periodo doppio rispetto a quello attuale”. E’ quanto afferma il presidente dell’Ordine dei dottori commercialisti e degli esperti contabili per le circoscrizioni dei Tribunali di Ragusa e Modica, Daniele Manenti. “Si poteva osare di più – chiarisce Manenti – introducendo anche l’abrogazione della norma, più volte chiesta da noi commercialisti, che equipara a società non operativa, e quindi imprese costrette a pagare le imposte su un reddito figurativo minimo, quelle società che chiudono in perdita per tre anni consecutivi, norma assurda e inaccettabile nel contesto attuale, in quanto le aziende che chiudono in perdita lo fanno non perché evadono ma perché c’è una crisi evidente. Non c’è dubbio che il provvedimento, così come è stato formulato, risulta caratterizzato da una logica emergenziale e privo di una visione strategica e programmatica, incapace di fornire ai cittadini prospettive di medio e lungo periodo nel segno di una complessiva incertezza sugli interventi e sulle coperture. Non abbiamo visto, in altri termini, interventi concreti a sostegno delle imprese e dei lavoratori. Sono palliativi, che tamponano situazioni di impellenza, rinviando semplicemente il problema; nessuna azione strutturale volta ad alleggerire il carico fiscale sui cittadini, imprese e lavoratori. In ogni caso sui singoli provvedimenti non possiamo che esprimere un giudizio positivo”.

Manenti, poi, scende nel dettaglio. “La sospensione della rata Imu – continua – riguarda l’abitazione principale, i terreni agricoli e i fabbricati rurali. Questa è una disposizione ponte in attesa del provvedimento con cui verranno in concreto affrontati i nodi della disciplina dell’imposizione fiscale sul patrimonio immobiliare. Secondo le stime del Governo, il pagamento della prima rata dell’Imu dovrebbe portare nelle casse dello Stato un gettito complessivo di 9,7 miliardi di euro di cui 4,9 miliardi (pari al 51,4% del totale) arriverà dall’applicazione dell’imposta sulle abitazioni locate e le cosiddette seconde e terze case, altri 4,7 miliardi di euro (pari al 48,6%) deriveranno dagli immobili ad uso produttivo (negozi, capannoni, laboratori, etc.), altri 66 milioni di euro dovrebbero provenire dalle prime case di pregio e di lusso che non sono esonerate dal pagamento della prima rata. C’è però anche il rischio, vista la difficoltà economica in cui si trovano molte imprese, che parecchie di esse non riusciranno a pagarla. Il gettito, inoltre, sarà ripartito nel seguente modo: allo Stato il gettito base dei fabbricati adibiti ad uso produttivo, ai Comuni tutto il gettito degli altri immobili e dei terreni. Nel decreto, inoltre, il Governo ha annunciato, tra l’altro, di procedere ad una revisione della Tares e della deducibilità dell’Imu dal reddito d’impresa”.

Il presidente Manenti evidenzia, poi, che “l’altra norma riguarda l’abolizione della responsabilità fiscale solidale tra appaltatore e subappaltatore relativamente ai versamenti dell’Iva e questa era una semplificazione che da diverso tempo avevamo chiesto come commercialisti in quanto tale norma trasformava le controparti contrattuali l’una nel poliziotto dell’altra, determinando dei rischi imprenditoriali ingestibili per la filiera produttiva. Altra norma particolarmente significativa – continua Manenti – riguarda l’impignorabilità della proprietà immobiliare. Se l’unico immobile di proprietà del debitore è adibito ad abitazione principale, non può essere pignorato dal fisco, ad eccezione dei casi in cui l’immobile sia classificato di lusso. Per tutti gli altri immobili, il valore del debito che autorizza l’agente di riscossione a procedere con l’esproprio dell’immobile, è stato innalzato da 20mila a 120mila euro. E’ stata inoltre prevista la possibilità per i soggetti che hanno debiti con il fisco un periodo più lungo di rateizzazione, dalle attuali 72 rate mensili a 120”.

 

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