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In primis, diciamo che le regioni Veneto, Lombardia ed Emilia Romagna stanno trattando con il Governo sul progetto di “Autonomia Regionale Differenziata” che dovrebbe trasferire a loro, poteri su alcune materie e in futuro, anche, dipendenti e denaro pubblico. A questo punto diciamo, senza mezzi termini, che è necessario l’Alt delle Regioni del Sud, all’autonomia del Nord Italia. In tal senso, diciamo che qualcosa si sta muovendo: il primo Alt è partito dalla Calabria; il Consiglio regionale della Calabria ha approvato, all’unanimità-una mozione che impegna la Regione ad agire, con tutti i mezzi, contro l’autonomia differenziata chiesta dalle Regioni del Nord (Cfr.”Il Messaggero” dell’ 1 febbraio 2019). Ancora, in Puglia, dieci consiglieri regionali hanno firmato un documento: “Per il contrasto all’iniziativa di autonomia rafforzata chiesta, al Governo nazionale, dalle regioni settentrionali”. Poi, in tal senso, il Governatore della Campania, Vincenzo De Luca, chiamando a raccolta gli altri Governatori meridionali, ha affermato:” Siamo pronti al ricorso alla Corte costituzionale, alla mobilità sociale e alla lotta”. In conclusione, noi diciamo che sono i principi costituzionali ad indicare la necessità di sviluppare, da parte del Governo nazionale, la coesione sociale dell’intera comunità nazionale; pertanto, a nostro modesto avviso, è importante sottolineare che lo Stato non può risolvere, il rapporto socio-economico, solo con il Nord, del Paese Italia.

Quasi un barattolo di pomodori pelati Made in Italy su cinque esportati finisce in Gran Bretagna che è dipendente dall’estero per l’80% del pomodoro che consuma e rappresenta per l’Italia uno sbocco di mercato di vitale importanza che la Brexit, soprattutto in caso di mancato accordo, potrebbe mettere a rischio. E’ quanto afferma la Coldiretti in occasione del primo grande patto salva Made in Italy per salvaguardare le esportazioni agroalimentari italiane in Gran Bretagna dopo la Brexit.
Si tratta della storica firma dell’accordo tra Filiera Agricola Italiana spa e Princes Industrie Alimentari, il colosso inglese che è il più grande trasformatore di pomodori pelati in Italia destinati in buona parte proprio al mercato inglese e ha il suo più grande stabilimento a Foggia. L’intesa, sottoscritta a Roma dal presidente della Coldiretti Ettore Prandini e dall’Amministratore Delegato di Princess Gianmarco Laviola, alla presenza dell’Ambasciatore del Regno Unito in Italia Jill Morris, interessa le produzioni di pomodoro dei territori delle regioni Puglia, Basilicata e Molise, nei quali si concentra quasi il 40% della produzione nazionale di pomodoro da industria.
L’obiettivo – sottolinea la Coldiretti - è creare le condizioni per evitare il rischio del crollo delle esportazioni in quello che rappresenta il primo mercato di riferimento delle conserve di pomodoro nazionali, il prodotto simbolo della dieta mediterranea ma anche un settore determinate per l’economia e l’occupazione in Italia. A spaventare – sottolinea la Coldiretti – sono gli effetti dei ritardi doganali e dei dazi con aumenti tariffari a doppia cifra che scatterebbero con il nuovo status di Paese Terzo rispetto all’Unione Europea. Un problema che minaccia l’intero export agroalimentare Made in Italia sui mercati inglesi, con forniture che nel 2018 hanno raggiunto i 3,4 miliardi di euro.

Nel contesto dell’accordo, Princes e Coldiretti svilupperanno congiuntamente un’innovativa piattaforma digitale basata sulla tecnologia blockchain che per la prima volta in Italia verrà applicata a un prodotto trasformato industrialmente. La piattaforma garantirà la tracciabilità del prodotto lungo tutta la filiera e il rispetto di tutti i requisiti previsti con forti benefici in termini di sicurezza, efficienza e automazione delle transazioni interaziendali. La blockchain, grazie a registri informatici distribuiti e concatenati, fornirà ulteriore garanzia che il pomodoro provenga da cooperative che rispettano gli standard etici richiesti.

Siglato alla presenza dell’Ambasciatore britannico presso la Repubblica Italiana Jill Morris, l’accordo rafforza il legame fra l’Italia e il Regno Unito che condivide con il nostro Paese il valore della propria esperienza nel contrasto alle forme di caporalato e promuove la cultura della legalità in una filiera determinante per l’export italiano.

“L’accordo rientra nell’azione di responsabilizzazione dal campo allo scaffale promossa da Coldiretti per garantire che dietro tutti gli alimenti in vendita ci sia un percorso di qualità che riguarda l’ambiente, la salute e il lavoro, con un’equa distribuzione del valore – sottolinea Ettore Prandini, presidente di Coldiretti -. Ma l’intesa con Princes rappresenta anche un prezioso volano di sviluppo per il territorio del Mezzogiorno, dove l’agricoltura si dimostra un settore capace di garantire lavoro e opportunità di futuro”.

“Siamo orgogliosi di condividere con Coldiretti il nostro impegno quotidiano per sostenere la filiera del pomodoro pugliese basandoci sull’applicazione di pratiche di lavoro etico e su condizioni economiche eque e sostenibili per tutti i nostri fornitori di pomodoro. Nell’ambito del nostro impegno, crediamo che questo “Contratto di Filiera” sia un’ulteriore accelerazione e una pietra miliare per il futuro di tutto il settore - commenta Gianmarco Laviola, Amministratore Delegato di Princes Industrie Alimentari – e speriamo venga presto seguito da altri attori della filiera, con i quali siamo sempre disponibili a condividere obiettivi comuni.”

Princes lavora nello stabilimento di Foggia - il più grande sito industriale d’Europa - unicamente pomodoro di origine pugliese e si rifornisce esclusivamente da produttori che rispettano i più alti standard in tema di lavoro etico, secondo le certificazioni “Global G.A.P. GRASP” o “SA8000”.

“Il 40 percento del pomodoro italiano viene proprio dalla Capitanata. La provincia di Foggia è leader nel comparto con 3.500 produttori di pomodoro che coltivano mediamente una superficie di 32 mila ettari, per una produzione di 22 milioni di quintali ed una P.L.V. (Produzione Lorda Vendibile) di quasi 175.000.000 euro. Un bacino produttivo straordinario se confrontato al resto d’Italia con i suoi 55 milioni di quintali di produzione e i 95mila ettari di superficie investita, una realtà che va salvaguardata e promossa”, ha detto il presidente di Coldiretti Foggia, Giuseppe De Filippo, ricordando i numeri della produzione in provincia di Foggia.

Con il supporto di Coldiretti, l’azienda vuole ulteriormente sostenere e promuovere la filiera del pomodoro pugliese, unica al mondo per la qualità del prodotto e che da sola contribuisce per circa il 30% all’intero volume del pomodoro italiano da industria.

I contenuti dell’accordo

I produttori associati a Coldiretti che sottoscriveranno questo “Contratto di Filiera” si impegnano a rispettare un disciplinare di produzione altamente sfidante, in grado di garantire produzioni di qualità eccellenti, sostenibilità ambientale e sostenibilità sociale, elementi imprescindibili per assicurare un futuro prospero alla filiera del pomodoro pugliese.

Princes offre ai produttori associati a Coldiretti la possibilità di sottoscrivere contratti di fornitura della durata di 3 anni, introducendo così un’innovazione senza precedenti per la filiera in Italia, riconoscendo anche un prezzo “equo” per il pomodoro, cioè basato sugli effettivi costi sostenuti.

Princes è a fianco di Coldiretti nella sua battaglia contro l’”Italian sounding” e questo accordo contribuirà a contrastare il fenomeno, valorizzando in maniera univoca la qualità inimitabile del pomodoro pugliese.

Riconoscendo la determinazione e l’impegno di Princes a favore della promozione degli standard etici nei rapporti di lavoro e consapevoli dell’importanza di unire le forze nella lotta al caporalato, i lavoratori agricoli impiegati nei contratti di filiera, grazie alla collaborazione con la Federazione Provinciale di Foggia, potranno usufruire del trasporto pubblico presso i campi di pomodoro in forma gratuita in attuazione della DGR PUGLIA 11 luglio2018, n. 1261 e garantendo così i massimi livelli di sicurezza.

I produttori, inoltre, potranno accedere a forme agevolate di credito all’impresa e beneficiare di servizi di consulenza specialistica per l’accesso agli aiuti nazionali e comunitari previsti per il settore agricolo. Specifici percorsi formativi saranno inoltre realizzati per l’innovazione della filiera del pomodoro nella direzione della sostenibilità ambientale (riduzione consumo energetico, di acqua, etc.).

Nel 2018 è partita la prima raccolta del pomodoro con l’importante elemento di novità e trasparenza dell’etichettatura Made in Italy – ricorda Coldiretti Puglia - dopo la pubblicazione in Gazzetta Ufficiale n. 47 del 26 febbraio 2018 del decreto interministeriale per l’origine obbligatoria sui prodotti come conserve e salse, oltre al concentrato e ai sughi, che siano composti almeno per il 50% da derivati del pomodoro.

"L’accordo si sposa perfettamente con la misura di trasparenza per produttori e consumatori entrata in vigore l’anno scorso, dopo che dall'estero – rileva Savino Muraglia, presidente Coldiretti Puglia - sono arrivati nel 2017 ben 170 milioni di chili di derivati di pomodoro che rappresentano circa il 25% della produzione nazionale in equivalente di pomodoro fresco. Un fiume di prodotto che per oltre 1/3 arriva dagli Stati Uniti e per oltre 1/5 dalla Cina e che dalle navi sbarca in fusti da 200 chili di peso di concentrato da rilavorare e confezionare come italiano poiché nei contenitori al dettaglio è obbligatorio indicare solo il luogo di confezionamento, ma non quello di coltivazione del pomodoro”.

Grazie alla nuova normativa nazionale non sarà più possibile spacciare per Made in Italy i derivati del pomodoro importati dall’estero.  Il decreto approvato – spiega la Coldiretti – prevede infatti che le confezioni di tutti i derivati del pomodoro, sughi e salse prodotte in Italia dovranno avere obbligatoriamente indicate in etichetta le seguenti diciture:

  1. a) Paese di coltivazione del pomodoro: nome del Paese nel quale il pomodoro viene coltivato;
  2. b) Paese di trasformazione del pomodoro: nome del paese in cui il pomodoro è stato trasformato.

Se queste fasi avvengono nel territorio di più Paesi possono essere utilizzate, a seconda della provenienza, le seguenti diciture: Paesi UE, Paesi NON UE, Paesi UE E NON UE.

 

 

 

In primis, noi diciamo che, senza investimenti, sia di quelli pubblici, sia di quelli privati, non c’è sviluppo del Mezzogiorno. Senza mezzi termini, va detto, che il rilancio del Mezzogiorno va realizzato in termini di sviluppo economico ma, anche, di sicurezza sociale. Ancora, c’è il problema dei tempi: si sa bene come questo Paese sia caratterizzato da una difficoltà intrinseca, quando si tratta di realizzare degli investimenti; quando anche, questi fossero previsti, i tempi della burocrazia sono tali, per cui mesi diventano anni e gli anni decenni; e solo una piccola percentuale degli investimenti, previsti inizialmente è, poi effettivamente realizzata. Il Sud ha bisogno di una sorta di “Rinascimento industriale” sotto la spinta della nuova ondata tecnologica che è alla base dell’industria 4.0, cercando, così, di recuperare una maggiore capacità di crescita strutturale dell’economia, con un sistema efficiente di co-investimenti tra pubblico e privato, nei settori ad alta innovazione. Poi, sono necessari investimenti in moderne infrastrutture, in tutto il Paese Italia, ma soprattutto, in quelle aree più deboli del Mezzogiorno, per rilanciarle. In tal senso, il quinto comma dell’art.119 della Costituzione, impone, alla politica nazionale, interventi speciali, per rimuovere gli squilibri economici e sociali delle aree più deboli del Paese. Purtroppo, le risorse per gli investimenti pubblici al bilancio, sono ancora diminuite, dopo l’accordo con la Commissione europea: con tagli, anche, al Fsc e al cofinanziamento dei Fondi strutturali. In conclusione, diciamo, pure, che da un ChecK Up sul Mezzogiorno (Cfr. Centro Studi di Intesa San Paolo), nonostante la frenata sugli investimenti, la fiducia delle imprese manifatturiere meridionali resta, prevalentemente, positiva e si mantiene sopra la media nazionale.

Iniziative per la commercializzazione in paesi europei ed extra europei, incontri con nuovi buyers, avvio di importanti iniziative di co-brandig con multinazionali statunitensi e ancora, progetti di trasporto via nave verso il centro Italia per superare l’imbuto dello stretto di Messina.

Una missione fruttuosa quella del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP al Fruit Logistica 2019 tenutosi dal 6 all’8 febbraio a Berlino.

Nello stand del Consorzio Arancia Rossa di Sicilia, all’interno dell’area espositiva della Regione Sicilia, i vertici del Consorzio hanno avuto modo di avviare rapporti e stringere alleanze commerciali per far decollare l’export e la commercializzazione di un prodotto che rappresenta in pieno le produzioni agricole dell’Isola.

“Fruit Logistica è la fiera regina d’Europa per numero di compratori e operatori internazionali del settore ortofrutticolo e il nostro Consorzio in questi giorni ha sfruttato al massimo questa occasione unica di visibilità

– afferma il presidente del Consorzio Giovanni Selvaggi –, i tre giorni berlinesi, come ogni anno, sono stati importantissimi per far conoscere ai nostri partner le novità messe in campo dal Consorzio, dai suoi produttori, dai trasformatori e dai confezionatori”.

“In questa edizione ci siamo dedicati in particolare a mostrare al mondo in nostri progressi su versanti come la conservazione del prodotto, gli imballaggi, le spedizioni e la logistica. Una parte importante è stata anche quella dedicata al nostro impegno sui percorsi di qualità e di tracciabilità del prodotto”, aggiunge Selvaggi.

“Sul versante della tracciabilità, garanzia di genuinità del prodotto per i consumatori, stiamo lavorando moltissimo – afferma il vice-presidente con delega alle attività di tracciabilità comunicazione e marketing del Consorzio Elena Albertini.

“Siamo impegnati insieme all’Università di Catania, al Centro di Ricerca Olivicoltura, Frutticoltura e Agrumicoltura (Crea – Ofa) di Acireale e ai nostri soci per mettere appunto meccanismi di controllo innovativi basati sull’utilizzo della tecnologia block chain”, spiega la Albertini. “Un'innovazione in grado di garantire in totale trasparenza l'intera tracciabilità della filiera di produzione e di trasformazione dei prodotti agricoli, consentendo di certificarne la qualità e la provenienza, assicurando così la massima trasparenza a garanzia dei consumatori”,  aggiunge la vice presidente del Consorzio.

Il Consorzio Arancia Rossa di Sicilia IGP al Fruit Logitica 2019 è stato rappresentato anche da alcuni degli oltre 600 produttori, 70 confezionatori e 30 aziende autorizzate alla trasformazione alimentare di arance rosse.  

“Nel territorio di produzione dell’Arancia rossa di Sicilia IGP abbiamo aziende di produzione, trasformazione e confezionamento con una vocazione alla qualità e all’export che cresce di anno in anno”, rivela il vicepresidente con delega ai rapporti con i produttori e confezionatori  Luca Bonomo.

“Il Consorzio lavora per far si che queste realtà siano tutte riconoscibili attraverso la garanzia di genuinità e tracciabilità garantita dalle nostre strutture di controllo”. “La promozione migliore che il nostro prodotto può ottenere è quella che arriva dalla sicurezza per i consumatori di portare in tavola un frutto genuino e con le caratteristiche organolettiche che lo stanno rendendo famoso e richiesto in tutto il mondo”. 

A testimoniare il grande interesse suscitato a Berlino dalle Moro, Tarocco e Sanguinello, le tre varietà, dell’Arancia rossa di Sicilia IGP c’è anche la fila costante davanti alla macchina spremiagrumi del Consorzio a Berlino.

“Abbiamo distribuito oltre mille bicchieri di spremuta di arancia rossa e ad assaggiare le arance appena spremute è passata anche la sottosegretaria di Stato al ministero delle Politiche agricole, alimentari, forestali e del turismo,

Alessandra Pesce – svela il funzionario del Consorzio Rino Nicolosi – in base all’esperienza accumulata durante le precedenti edizioni del Fruit Logistica abbiamo fatto arrivare a Berlino 500 chili di arance e non ne è rimasta

neanche una”. 

 

 

 

 

 

Il Capo dello Stato, Sergio Mattarella e il Premier, Giuseppe Conte hanno partecipato, il 19 gennaio, scorso, all’inaugurazione di Matera Capitale Europea della Cultura 2019, affermando, senza mezzi termini: “La cultura ora è cuore dell’Europa e riscatto del Mezzogiorno, un simbolo questo del Meridione che vuole innovare”. A nostro modesto avviso, la scelta europea di puntare su Matera, deve diventare un volàno per lo sviluppo generale del Mezzogiorno. Ovvero, il comparto, dell’inaugurazione, che potremmo definire turistico-culturale, non deve essere l’unico, sul quale puntare, per il rilancio economico ed occupazionale del Sud, facendo diventare Matera, capitale della cultura, una scossa, per lo sviluppo totale dell’intero Mezzogiorno. Peraltro, va detto pure, che Matera è, ancora, una città industriale: è sede di un distretto industriale, vocato alla produzione di salotti e divani. Certo, è, anche, vero che un’economia moderna è fatta, pure, di turismo, di cultura, di produzioni audio-visivi-eccellenti in Basilicata-, di servizi, di agricoltura di qualità e di ricerca. Ma senza il manifatturiero, cioè, senza l’industria produttiva tradizionale e tecnologica, nessuna economia potrà mai competere sui mercati globali e dare, soprattutto, risposte occupazionale rilevanti, delle quali, il Mezzogiorno ha un grande bisogno. In conclusione, diciamo che Matera Capitale della Cultura deve essere un “richiamo” all’Italia intera, affinchè, contribuisca a dare al Sud, una scossa poderosa di sviluppo.

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