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Martedì, 28 Settembre 2021

Giornalisti spiati, von der Leyen: “Anche in Ue, è inaccettabile”

I temi tornano d'attualità con l'inchiesta del Washington Post sull'attività di spionaggio condotta da decine di paesi su migliaia di cellulari, compresi quelli di molti politici, giornalisti, attivisti per i diritti umani, manager.

Non sono chiari gli autori materiali della lista o i motivi specifici per cui i soggetti siano stati spiati. Il lavoro svolto da Forbidden Stories, un'organizzazione no profit di base a Parigi, e da Amnesty International è stato determinante per consentire di identificare oltre 1.000 persone spiate in oltre 50 paesi di 4 continenti: spiccano oltre 600 tra politici e figure istituzionali di rilievo. Nella lista, secondo il Washington Post, figurano anche primi ministri. Accanto a loro ministri, diplomatici, militari. 

E poi almeno 65 manager, 85 attivisti per i diritti umani, 189 giornalisti. Ci sarebbero anche diversi membri della famiglia reale saudita, nell'elenco che comprende 37 soggetti legati a titolo diverso all'omicidio del giornalista Jamal Khashoggi. Tra i giornalisti, nomi riconducibili a CNN, Associated Press, Voice of America, New York Times, Wall Street Journal, Bloomberg News, Le Monde, Financial Times e Al Jazeera.

Prime reazioni istituzionali dopo la pubblicazione dell'inchiesta del Guardian e di altre 16 organizzazioni ribattezzata "The Pegasus Project" secondo la quale oltre 50mila numeri di telefono erano stati attenzionati da governi mondiali che avevano acquistato il programma della società israeliana Nso Group. Reporter, avvocati, attivisti e dissidenti.

Ursula von der Leyen, ha commentato definendo ciò che è emerso fino ad ora “completamente inaccettabile”: “Deve essere verificato, ma se fosse così sarebbe contro qualsiasi regola – ha dichiarato in conferenza stampa a Praga – La libertà della stampa è uno dei valori fondamentali dell’Ue”.

L'elenco comprende anche capi di stato e di governo, membri di famiglie reali arabe e dirigenti d’azienda. Tra i governi sospettati di aver hackerato i telefoni di giornalisti investigativi, c’è quello ungherese di Viktor Orban.

Il governo ungherese ha smentito queste affermazioni mettendosi sulla difensiva, nella sua replica ha infatti chiesto se i giornalisti investigativi avessero interrogato allo stesso modo gli Stati Uniti, il Regno Unito, la Germania o la Francia.

L'azienda che produce Pegasus, Nso, ha negato le gravi accuse, sostenendo che le rivelazioni di ieri siano “piene di ipotesi errate e teorie non corroborate che sollevano seri dubbi sull’affidabilità e gli interessi delle fonti”. Nso ha anche dichiarato che la lista di cui si parla non può contenere numero di persone spiate da Pegasus e ha descritto la cifra di 50.000 come “esagerata”.

Una tecnologia israeliana, nota come Pegasus, usata da diversi paesi per hackerare e spiare migliaia di persone in tutto il mondo attraverso i cellulari: nel mirino politici, giornalisti, attivisti per i diritti umani, manager di primo piano. Lo afferma il Washington Post sulla base di un'inchiesta condotta con altri 16 media. I telefoni fanno parte di una lista di oltre 50.000 utenze, individuate in paesi "noti per impegnarsi nella sorveglianza dei cittadini e noti anche per essere stati clienti dell'azienda israeliana NSO Group", scrive il Washington Post, facendo riferimento alla società attiva nel settore della 'spyware industry'. Molti numeri sarebbero associati ai cluster di 10 paesi: Azerbaijan, Bahrain, Ungheria, India, Kazakistan, Messico, Marocco. Ruanda, Emirati Arabi.

Pegasus è concepito per aggirare le difese degli iPhones e degli smartphone Android. Gli attacchi lasciano pochissime tracce. Le tradizionali misure - password ordinarie e complesse - sono scarsamente utili. Pegasus può insinuarsi rubando foto, registrazioni, dati relativi alla localizzazione, telefonate, password, registri di chiamata, post pubblicati sui social. Il programma può anche attivare telecamera e microfono dello smartphone

Uno spyware evoluto è in grado di attaccare sostanzialmente ogni sezioni di un device. Si va dalla 'tradizionale' registrazione delle telefonate che vengono intercettate all'acquisizione di email, post sui social, registri delle chiamate, messaggi inviati con app criptate come WhatsApp e Signal. Lo spyware è in grado di localizzare l'apparecchio e quindi l'utente, stabilendo anche se la persona sorvegliata è ferma o in movimento. Dal cellulare aggredito vengono sottratti contatti, user name, password, note, documenti, compresi foto e video. I programmi più moderni sono in grado di attivare microfoni e telecamere, senza azionare i sensori e senza mostrare segnali relativi alla registrazione in corso. Gli spyware più moderni assumono il controllo dei device senza apparentemente modificarne il funzionamento: un telefono hackerato si rivela tale solo dopo un esame approfondito condotto da uno specialista.

Il termine spyware indica una categoria di software definiti 'malicious', detti anche malware, che puntano a raccogliere informazioni contenute nel device di un altro utente: pc o telefono cellulare finiscono nel mirino. Uno spyware, elaborato con relativa semplicità, sfrutta le lacune della sicurezza del device-obiettivo. Gli spyware più complessi sono in grado di aggirare anche le difese più attente e moderne. Tali strumenti vengono utilizzati anche dalle agenzie di intelligence: si tratta di prodotti al centro di un mercato privato, al quale i paesi accedono come acquirenti.

Gli spyware 'entrano' nell'apparecchio attraverso un'interazione dell'utente, che potrebbe cliccare su un link ricevuto via email, WhatsApp, social o sms. Spesso si tratta di messaggi che appaiono sospetti e vengono cestinati. Nel caso di Pegasus, è lecito ipotizzare che le 'esche' siano state confezionate in maniera estremamente convincente, tenendo conto anche delle caratteristiche e degli interessi degli utenti presi di mira

NSO Group è un'azienda israeliana leader nella produzione di spyware. Pegasus è il suo prodotto di punta, concepito per insinuarsi negli iPhone e negli apparecchi Android. Fondata nel 2010, l'azienda -secondo il Washington Post- vanta clienti in 40 paesi. L'azienda ha uffici in Bulgaria e a Cipro, nel complesso ha 750 dipendenti e lo scorso anno ha registrato un fatturato record di 240 milioni di dollari secondo Moody's. La maggioranza delle azioni appartiene a Novalpina Capital, società finanziaria con sede a Londra.

Pegasus, scrive il Washington Post, sarebbe stato concepito come strumento per monitorare l'attività di terroristi e criminali di rilievo. La società NSO ha giudicato privi di fondamento i risultati dell'inchiesta sottolineando -si legge- che non gestisce il software ceduto ai propri clienti e non "ha elementi" relativi alle specifiche attività di intelligence. "Detto chiaramente -afferma l'azienda- MSO Group è impegnato in una missione di salvataggio e continuerà a svolgere nonostante tutti i continui tentativi di screditare l'operato su basi false". 

La compagnia ha negato ogni coinvolgimento in attività contro il giornalista Jamal Khashoggi -ucciso nel 2018- e ha aggiunto che "continuerà a indagare" sulla base di tutte "le segnalazioni credibili di abuso" di Pegasus e "adotterà le azioni appropriate sulla base dei risultati di tali indagini". Tali azioni comprendono anche "la chiusura del sistema di clienti" che abbiano agito in modo scorretto: "NSO ha dimostrato di avere la capacità e la volontà di farlo, lo ha fatto più volte in passato e non esiterà a farlo ancora se una situazione lo richiede", la posizione dell'azienda riportata dal WP.

 

 

Fonti ADNKronos / varie agenzie

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