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Biden valuta la revoca dei limiti all'uso delle armi in Ucraina

Si tratterebbe di un ultimo, non certo secondario tassello nel complesso mosaico geopolitico. Il presidente americano Joe Biden sta prendendo in considerazione la possibilità di revocare i limiti all'uso delle armi a corto raggio fornite dagli Stati Uniti a Kiev per attaccare obiettivi in Russia. Questo via libera seguirebbe quello già manifestato da Polonia, Finlandia e Canada, mentre l'Italia si oppone fermamente e il presidente francese Emmanuel Macron si dichiara favorevole.

Secondo Eurocomunicazione «Se l’Occidente smettesse di fornire armi a Kiev sarebbe (teoricamente) possibile accelerare su una eventuale soluzione politica per porre fine al conflitto tra Mosca e Ucraina». Queste le parole del ministro degli Esteri russo Sergej Viktorovič Lavrov intervistato dall’agenzia di stampa russa Ria Novosti sottolineando che prima Kiev interrompe le ostilità, prima sarà possibile parlarne.

Contestualmente però Lavrov ha precisato che Mosca potrebbe adottare delle misure specifiche per quanto riguarda la deterrenza nucleare nel caso in cui gli Usa dovessero schierare in Europa e nella Regione Asia-Pacifico i propri missili, affermando che il presidente Vladimir Putin prenderà una decisione in merito e che se gli americani dovessero procedere con i loro piani di dispiegamento dei missili a medio e corto raggio, Mosca sicuramente reagirà e potrebbe addirittura abbandonare le autolimitazioni unilaterali adottate dalla Russia dopo l’uscita degli Usa dal Trattato Inf (Intermediate-Range Nuclear Forces Treaty, siglato nel 1987 sulla presenza di missili nucleari a medio-corto raggio in territorio europeo).

«Non escludiamo» – conclude il ministro – «ulteriori passi nel campo della deterrenza nucleare, dopo tutto, i missili avanzati americani, saranno in grado di coprire i posti di comando e le posizioni delle nostre forze nucleari. Le decisioni su questi temi sono di competenza del presidente della Federazione russa».

Varsavia ha chiarito che "non ci sono restrizioni sulle armi polacche fornite all'Ucraina" e Stoccolma, che ha recentemente annunciato aiuti militari per 1,16 miliardi di euro, non si oppone all'uso delle armi svedesi su suolo russo. Dello stesso avviso sono Repubblica Ceca, Olanda e i Paesi Baltici, seguiti da Finlandia e Canada che hanno dato il loro consenso.

La cordata dei favorevoli è sostenuta dal segretario generale della NATO, Jens Stoltenberg, il quale a Praga cercherà di far valere le loro ragioni. Secondo una fonte dell'Alleanza Atlantica, l'intento non è quello di favorire "un'escalation". Tuttavia, l'opposizione è forte e determinata. L'Italia, rappresentata dal ministro degli Esteri Antonio Tajani, ribadisce che il materiale militare italiano in Ucraina non potrà mai essere usato oltre confine. Il vicepremier Matteo Salvini ha criticato aspramente le "idee folli" di Macron e del cancelliere tedesco Olaf Scholz, che non ha bocciato l'idea di usare munizioni tedesche in Russia, ma ha parlato di "accordi confidenziali" e del rispetto del diritto internazionale.

Anche Elly Schlein, segretaria del PD, si è espressa contro la posizione di Parigi, mentre Giuseppe Conte, leader del M5S, ha dichiarato che l'Europa è "già in guerra" e le parole di Macron e Scholz sono "uno schiaffo" alla prudenza richiesta dalla premier Giorgia Meloni.

Secondo il Washington Post, cresce la preoccupazione dell'amministrazione americana per la vulnerabilità ucraina sul campo di battaglia. Alla Casa Bianca, il dibattito è aperto. Questa decisione rappresenterebbe un'ulteriore concessione alle richieste di Volodymyr Zelensky, con Mosca che accusa la NATO di trascinare il mondo verso una guerra totale, mettendo in allerta le proprie forze nucleari.

Nonostante il crescente numero di alleati favorevoli, il no dell'Italia resta fermo. Il portavoce del dipartimento di Stato, Matthew Miller, ha ribadito che "la politica Usa è quella di non incoraggiare né consentire attacchi al di fuori dei confini dell'Ucraina". Tuttavia, secondo i media americani, il segretario di Stato Antony Blinken sarebbe favorevole a una revoca mirata del veto per colpire almeno le basi vicino al confine da dove partono i missili russi, mentre il consigliere per la Sicurezza nazionale Jake Sullivan e lo stesso presidente Biden sembrano contrari.

Le indiscrezioni arrivano a poche ore dalla ministeriale Esteri della NATO in programma giovedì a Praga, dove i Paesi più inclini a "fare di più" per Kiev cercheranno di convincere i più cauti a "rimuovere le restrizioni" sull'uso delle armi, secondo fonti dell'Alleanza.

Sono almeno dieci gli Stati favorevoli. Il Regno Unito è stato il primo ad annunciare che l'Ucraina ha il diritto di colpire basi militari su suolo russo con armi britanniche. Emmanuel Macron, con mappa alla mano, ha chiesto di autorizzare l'Ucraina a colpire "in Russia" le postazioni da cui viene attaccata, e si prepara ad annunciare l'invio di "istruttori" in Ucraina durante le celebrazioni del D-Day, accanto a Zelensky.

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