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Martedì, 20 Febbraio 2018

Sabato 16 settembre 2017 presso la Sala Meeting dell'UNA Hot­el di Lido di Camaio­re ha avuto luogo la Cerimonia di Premia­zione della XXIX edi­zione del "Premio le­tterario Camaiore" vinta da Silvia Venuti con l'opera "Sulla soglia della trasparenza" edita da Interlinea.
Una serata particolarmente toccante iniziata con un tributo al Presidente Franc­esco Belluomini, che ci ha lasciati lo s­corso 27 maggio: gli struggenti versi della poesia "B­lues in memoria" di Wistan Hugh. Un momento di forte impatto emozionale per tutti i presenti, che hanno salutato in piedi e con un lungo applauso il compianto Belluomini.
Quindi, il giornalista Alber­to Severi, al quale è stata affidata la conduzione dell'evento, ha dato il benvenuto al numeroso pubblico, soffermandosi sulla figura del Presidente, ideato­re e fondatore del Premio letterario Camaiore.
Nel discorso introduttivo, che ha segnato ufficialmente l'inizio della tanto attesa premiazione, il Sindaco di Camaiore Alessandro Del Dotto ha dichiarato che questa è un'edizione del Premio particolarmente triste, poichè il suo Presidente purtroppo è venuto a mancare; tuttavia, egli ha  lasciato a tutti noi un segno di speranza, palpabile attraverso il suo pensiero e la cospiqua produzione letteraria.  Per omaggiare la sua figura ed anche la poesia, ha anticipato che la prossima sarà un'edizione speciale; l'Amm.ne Comunale ha raccolto la  sensibilità da tutti dimostrata; pertanto,  il nome del Camaiore verrà accostato a quello di Francesco Belluomini, per dare continuità al prestigio di un  Premio ben noto nel mondo in quanto evento esclusivamente dedicato alla poesia.
Il Sindaco ha poi ringraziato Rosanna Lupi, consorte di Belluomini, l'Ufficio Affari Generali, nelle persone della sig.ra Calzolari, attualmente in pensione e di Paola Ciregia, che in questi ultimi  mesi si è tanto adoperata nell'organizzazione della XXIX edizione, la Giuria Tecnica, la Giuria Popolare e quanti hanno collaborato per la buona riuscita dell'evento (...)
A seguire, è intervenuta la Presidente Rosanna Lupi, la quale ha detto: sono qui a presentare un uomo che tutti hanno amato e rispettato. Ha dato la vita per le sue opere e per i suoi libri; non si è mai risparmiato, pensando sempre agli altri. Egli amava ripetere che "la poesia è la madre di tutte le arti". Stasera sono qui a rappresentare un'assenza, che sento tantissimo in ogni istante. Francesco è come se fosse qui stasera! Mi sento in dovere di ringraziare la Giuria, il Sindaco, l'Amm.ne Comunale, l'Ufficio Stampa e tutti. Finchè avrò un piccolo respiro non abbandonerò il premio, anche a tutela del mondo della letteratura (...)
Al termine, Rosanna Lupi ha ricevuto una targa in memoria del marito e della sua opera poetica, a testimonianza della stima e dell'affetto dei suoi concittadini.
Un momento particolarmente toccante, che ha dato ai presenti in sala la percezione della presenza spirituale del Presidente è stato quello della lettura da parte di Iacopo Vettori di due poesie scritte da Belluomini, la prima dedicata all'eccidio di Sant'Anna di Stazzema e la seconda alla sorella Anna in occasione della sua scomparsa, avvenuta nel febbraio scorso, quando nulla lasciava presagire che dopo tre mesi l'avrebbe raggiunta.
La Giuria Tecnica di questa edizione 2017,  presieduta da Rosanna Lupi, è composta da Corrado Calabrò, Emilio Coco, Vincenzo Guarracino, Paola Lucarini, Renato Mino­re, Mario Santagosti­ni.
La Giuria Popolare, tratto distintivo di questa manifestazione culturale, ha decretato con il pro­prio voto il vincito­re, scegliendolo tra la cinquina dei fin­alisti nominati nel giugno scorso dalla Giuria Tecnica.
Quest'anno i libri pervenuti alla segre­teria del Premio sono stati oltre centot­tanta; un numero di opere assolutamente lusinghiero, che conferma l'alto livello d'interesse verso questo importante appuntamento letterario.
Al termine dello spoglio delle schede, consegnate ad inizio serata dai cinquanta membri de­­­lla Giuria Popolar­e, presenti all'evento insieme ai vincitori del Premio "La Poesia dei ragazzi", è stata proclamata vincitrice della XXIX edizione del "Premio letterario Camaiore" Silvia Venuti, la quale emozionatissima ha dichiarato: (...)  poesia e pittura, le attività che svolgo, sono due aspetti dell'arte complementari, che si  rispecchiano vicendevolmente; faccio poesia dipingendo e faccio pittura scrivendo. Il mio desiderio più grande è che la poesia entri nella vita, quindi, nelle persone. La parola deve arrivare al cuore, affinchè possa trasformarsi in uno strumento utile ad aiutare a vivere (....)
A contendersi l’edi­­­zione 2017, oltre alla vincitri­c­e, gli altri quatt­ro fi­nalisti individ­ua­ti dalla Giuria  Tecnica: Lucetta Frisa - “Nell'inti­­­mo del mondo. Antologia 1970-2014” (Puntoac­­­apo), Francesco Sc­a­r­abicchi - “Il pr­ato bianco” (Einaudi­), Stefano Simoncelli - “Prove del diluvio” (Italic Pequod) e Alberto Toni - “Il dolore” (Samuele Editore). Ad ognuno dei cinque finalisti è stata dedicata la lettura, sapientemente curata dall'attrice Alessia Innocenti,  di due loro poesie presenti nelle opere in concorso.
Durante la ser­ata sono stati consegna­ti i premi già precedentemente asseg­nati dalla Giuria Te­cnica e dalla Presid­ente, primo fra tutti il Premio Internaz­ionale al poeta port­oghese Nuno Jùdice per “Formule di vita luce inesplicabile” (Kolibris). Al noto poeta sono state donate, oltre al premio principale, una pregiata pipa dal "Salmaso Pipa Club" e un’opera d’arte del M° Giuseppe Lippi, presente in sala. L’autore, che ringraziando per il prestigioso riconoscimento ricevuto, ha anche sottolineato le sue lontane origini italiane, era accompagnato dal Console Onorario del Portogallo a Li­vorno, dr. Giovan­ni Laviosa, in rappr­esentanza dell’Ambas­ciata del Portogallo.
Sono stati pre­miati con le menzioni speciali:  Rodolfo Di Biasio con “Mute voci mute” (Ghenome­na), Luigia Sorrenti­no con “Inizio e fin­e” (Stampa) e Norma Stramucci per “G. Ap­ollinaire – Traduzio­ne da Calligrammes” (Arcipelago itaca).
Il Camaiore Propost­a "Vittorio Grotti", riservato alle op­ere prime di autori che non abbiano supe­rato il trentacinque­simo anno di età, è stato consegnato a Mathias Pds con “Fra il silenzio e il rumore"(Campanotto).
Infine, il Premio Spe­ciale è stato assegnato a Paolo Valesio per “Il servo rosso” (Puntoacapo).
Con un brindisi offerto dal Comune di Camaiore, verso la mezzanotte si è conclusa la XXIX edizione del "Premio letterario Camaiore". Anche quest'anno ha trionfato l’arte poetica, nel ricordo di Francesco Bellu­omini e con il successo di cui egli sarebbe certamente andato fiero. 

In questi giorni fervono i preparativi per la Cerimonia di Premiazione del prestigioso "Premio letterario Camaiore", giunto alla XXIX edizione.
L'evento avrà luogo presso l'elegante sala conferenze dell'UNA Hotel Versilia di Lido di Camaiore sabato 16 settembre 2017 alle ore 21:00.
Questa edizione sarà dedicata al ricordo dell'ideatore e fondatore del Premio Francesco Belluomini, poeta e scrittore scomparso dopo una breve malattia il 27 maggio scorso.
La serata sarà condotta dal giornalista Rai Alberto Severi, mentre la lettura dei testi poetici verrà  curata  da Alessia Innocenti.
La Giuria Popolare decreterà con il proprio voto il vincitore, scegliendolo tra la cinquina dei finalisti nominati nel giugno scorso dalla Giuria Tecnica, presieduta dalla consorte di Belluomini, Rosanna Lupi, sua compagna di vita e negli anni insostituibile collaboratrice, come egli amava ricordare nel suo discorso d'apertura di ogni edizione.
Quest'anno i libri pervenuti alla Segreteria del Premio sono stati oltre centottanta; una conferma del notevole interesse verso un Premio letterario di alto spessore editoriale.
Gli autori che si contenderanno l'ambito riconoscimento sono Lucetta Frisa con “Nell'intimo del mondo. Antologia 1970-2014” (Puntoacapo), Francesco Scarabicchi con “Il prato bianco” (Einaudi), Stefano Simoncelli con “Prove del diluvio” (Italic Pequod), Alberto Toni con “Il dolore” (Samuele Editore) e Silvia Venuti con “Sulla soglia della trasparenza” (Interlinea).
Nel corso della serata saranno consegnati i premi già assegnati dalla Giuria Tecnica e dalla Presidente, primo fra tutti il Premio Internazionale al poeta portoghese Nuno Jùdice per “Formule di vita luce inesplicabile” (Kolibris) a cui sarà donata, oltre al premio principale, una pregiata pipa dal Salmaso Pipa Club e un’opera d’arte del M°  Giuseppe Lippi. L’autore sarà presente all’UNA Hotel Versilia, accompagnato dal Console Onorario del Portogallo a Livorno, dott. Giovanni Laviosa, in rappresentanza dell’Ambasciata del Portogallo. Saranno anche  premiati con le menzioni speciali:  Rodolfo Di Biasio con “Mute voci mute” (Ghenomena), Luigia Sorrentino con “Inizio e fine” (Stampa) e Norma Stramucci per “G. Apollinaire – Traduzione da Calligrammes” (Arcipelago itaca).
Il Camaiore Proposta, riservato alle opere prime di autori che non abbiano superato il trentacinquesimo anno di età, verrà consegnato a Mathias Pds con “Fra il silenzio e il rumore” (Campanotto). Infine, il Premio Speciale verrà assegnato a Paolo Valesio per “Il servo rosso” (Puntoacapo).
La Giuria tecnica, presieduta da Rosanna Lupi, è composta da Corrado Calabrò, Emilio Coco, Vincenzo Guarracino, Paola Lucarini, Renato Minore, Mario Santagostini, mentre i Giurati popolari sono Sara Benassi, Silvia Benedetti, Monica Betti, Giuseppe Bianchi, Matilde Bianchi, Giacomo Bicchieri, Roberto Bonfadini, Stelio Bonuccelli, Elisa Chimenti, Floriana Chinzi, Filippo Cipolla, Daniela Conti, Marisa Daini, Paola D’Alessandro, Angela Da Prato, Sabrina Del Carlo, Silvana Galli, Chiara Giannini, Tiziano Gragnani, Giulio Cesare Guidi, Fabrizio Lari, Tiziano Lavorini, Carmela Longoni, Nicola Magnani, Simona Mallegni, Graziella Marchetti, Nilo Mattugini, Barbara Morelli, Bruno Nencioni Pardini, Luciano Nesti, Patrizia Pacini, Marco Palagi, Monica Paolinelli, Francesca Pedonese, Stefano Peselli, Valentina Salvini, Chiara Starace, Matteo Sulis, Silvia Vannuccini, Franco Vernacchia, Elasia Viviano.
Insieme alla Giuria popolare i vincitori del Premio "La Poesia dei ragazzi" Marco Moriconi, Silvia Vizzoni, Malvina Pardini, Teo Tribuzio, Andrea Moriconi, Ilaria Bartelloni, Veronica Bonora, Melissa Gallione e Alessandro Pardini.
Il Sindaco Del Dotto e la Presidente Lupi invitano la cittadinanza tutta a partecipare alla serata a ingresso libero e a unirsi alla Giuria tecnica e popolare per celebrare l’arte poetica, portata avanti in questi anni con sincera passione e serietà dal compianto Francesco Belluomini, figura di riferimento del Premio letterario Camaiore, che rimarrà scolpita nella memoria di ognuno.
La connotazione di internazionalità del Premio, che ogni anno vede fra i premiati anche personaggi di spicco nell'ambito culturale ed intellettuale provenienti da ogni parte del mondo, rappresenta un tratto distintivo di un'iniziativa che festeggia la poesia di qualità.

Oggi il nostro tempo sembra fatto apposta per non sperare. Sono troppi i fattori che che impediscono di sperare. Penso al terrorismo islamista, alla crisi economica, alla mancanza di lavoro per i giovani, alla crisi del matrimonio, della famiglia, la crisi demografica. Si potrebbe continuare. Ma potremmo vivere senza speranza? Il cristiano, l'uomo d'oggi può vivere senza speranza? Risponde alla grande questione fondamentale il cardinale Gerhard Ludwig Muller, in un libro scritto insieme al giornalista spagnolo Carlos Granados, “Indagine sulla speranza”, Cantagalli (2017). Le pagine del libro mettono in evidenza la grande personalità dell'ex Prefetto della Congregazione per la Dottrina della Fede, uno splendido esempio di “cristiano credibile”, di un uomo che testimonia con coraggio e chiarezza la propria fede, il proprio pensiero, i propri sentimenti, non censurando ciò che pensa sui temi più importanti che riguardano la Chiesa, la società, il mondo.

Il testo assomiglia molto, già nel titolo, al famoso libro-intervista che l'allora cardinale Joseph Ratzinger, concesse al giornalista Vittorio Messori, “Rapporto sulla fede”, Granados lo ricorda nella presentazione. Peraltro il giornalista spagnolo sottolinea l'amicizia di Muller con il Papa emerito e spera che anche questa sua intervista abbia altrettanto successo come quella di Messori.

Il libro è composto di quattro sezioni: I. Cosa possiamo sperare da Cristo? II. Cosa possiamo sperare dalla Chiesa? III. Cosa possiamo sperare dalla famiglia? IV. Cosa possiamo sperare dalla società? Inizia con l'appello di Papa Francesco: “Non fatevi rubare la speranza! Quella che ci dà Gesù”, ma poi si ricorda che Benedetto XVI, nell'enciclica Spe salvi, del 2007, sosteneva che la crisi della fede nel mondo contemporaneo coincide con la crisi della speranza cristiana, nello stesso tempo il Papa, facendo riferimento alle due grandi rivoluzioni della modernità: quella francese e quella comunista. Spiegava che per colpa di queste ideologie, gli uomini, avevano cessato di sperare, come pure il cristiano moderno. Nell'epoca della modernità, Dio è stato sostituito dalle ideologie, che hanno prodotto false speranze e indotto all'errore milioni di uomini. Oggi, dopo il 1989, venute meno le ideologie, l'uomo è rimasto solo e disperato.

L'opera del cardinale Muller, conferma questa situazione dell'uomo contemporaneo, che non crede più in nulla, neanche nella propria storia personale.

Allora che fare? “Alzare lo sguardo, guardare in alto, dove troviamo il Signore della storia” e soprattutto fare riferimento, come aveva suggerito Benedetto XVI a Ratisbona, ai“quattro movimenti che avevano fatto grande la civiltà occidentale”: il mondo greco, il profetismo ebreo, la fede cattolica e la libertà di coscienza moderna”.

E' necessario elaborare e diffondere un “pensiero forte”, scrive Marco Invernizzi, recensendo il libro sulla rivista Cristianità (n.385; maggio-giugno 2017). Un pensiero che trasmetta certezze, tenendo conto delle fragilità del mondo contemporaneo, delle situazioni di disagio esistenziale di molti giovani e adulti di oggi.

“La nostra società - scrive il cardinale - che si vanta della democratizzazione della cultura e dell'informazione, assiste però impavida alla marginalizzazione di quegli intellettuali che propongono un pensiero forte, alla nascita costante di convinzioni irrazionali e offensive per la loro volgarità, alla diffusione di ideologie distruttive che si impongono con la scusa del politicamente corretto, ai movimenti oscuri di poche persone che detengono il potere economico e che manipolano a propria discrezione le coscienze di gran parte della popolazione”.

A questi intellettuali, uomini di buona volontà, il cardinale sembra consigliare di abbandonarsi alla Persona di Cristo, perchè qui sta la speranza, la Persona che ha il potere di salvare e di offrire la vera felicità che ogni uomo cerca. Quella del cristiano non è una speranza generica, che nasce da una specie di ottimismo, il cristiano spera in Cristo, persona concreta, uomo e Dio.

“Credo che la nostra società odierna – scrive Muller – considerando Dio come metafisicamente non necessario e proponendo un ottimismo che non si basa sulla realtà, stia rendendo ancora più drammatici i problemi che affliggono. Si sta diffondendo - continua il cardinale - uno stile di vita scettico ed edonista, totalmente contrario alla natura dell'uomo, che irrimediabilmente lo danneggia. Basta notare la rassegnazione, oggi tanto diffusa, e la disperazione di tante persone riguardo alla possibilità di trovare un senso alla vita”.

La via di uscita a tutti i problemi dell'uomo moderno, è quella di confidare solo in Lui, non negli uomini. Anche se questo non significa, che dobbiamo diffidare sempre e di chiunque. Il cardinale ci ricorda“che non dobbiamo assolutizzare neanche la persona più onesta che merita fiducia incondizionata”. Pertanto,“Anche il più leale tra gli uomini alla fine muore e ci lascia soli”. Quindi la nostra speranza non deve venire meno neanche davanti ai molti scandali che sembrano travolgere la Chiesa, che, nonostante i tanti peccati gravissimi,“non hanno ostacolato la Chiesa nel continuare ad annunciare con forza il Vangelo [...]”.

Dopo essersi interrogato su che cosa possiamo sperare da Cristo nel primo capitolo, nel secondo il cardinale Muller risponde alla domanda su che cosa si possa sperare dalla Chiesa, che “se è santa nel suo capo rimane peccatrice nelle membra, compresi i vescovi e i sacerdoti”. Muller è molto realistico, accenna che “è nata tradita nel primo collegio apostolico e ha conosciuto periodi tremendi, come per esempio l'Alto Medioevo, per quanto riguarda l'esemplarità dei pastori”.

Subito dopo Muller fa riferimento al grande gesto di San Giovanni Paolo II di chiedere perdono per i peccati commessi dagli uomini di Chiesa, in occasione dell'Anno Santo del 2000. E' stato un grande gesto di purificazione della memoria. A questo proposito l'ex prefetto sottolinea che “sono gli eredi di alcune ideologie che dovrebbero imitare il Papa polacco, chiedendo scusa delle violenze inflitte alla Chiesa durante la Rivoluzione francese o quella comunista, o con le leggi che toglievano i diritti civili ai cristiani, come per esempio nel Messico del secolo XX. Ma ciò non avviene”i

Pertanto i cattolici, nonostante certi errori, devono essere“fieri del tanto di vero, di bene e di bello che la Chiesa ha introdotto nella società attraverso l'evangelizzazione”. Inoltre è giusto ricordare l'inculturazione della fede che peraltro può avvenire se vi è una dottrina che a sua volta diventa vita e si incarna nella storia.

Muller è attento a denunciare qualsiasi contrapposizione tra dottrina e vita. “La dottrina cristiana non è una teoria, un sistema come lo presenta l'idealismo o anche un'ideologia, cioè una composizione di idee umane[...]”. Certo il cristianesimo non è una dottrina, ma ha una dottrina e questa deve essere conosciuta, promossa e difesa dagli errori, perché “l'ortodossia è la condizione per la redenzione e per concepire adeguatamente la vita eterna”.

E' una dottrina che è durata fino al 1789, poi dalla “Rivoluzione francese in poi, i regimi liberali e i sistemi totalitari del secolo XX che si sono succeduti, l'oggetto dei principali attacchi è sempre stato la concezione cristiana dell'esistenza umana e il suo destino”. Certo non è che prima in Europa c'era il“paradiso terrestre” e poi è subentrato l'inferno. Anche perchè si rammenta che“non potrà mai darsi la società perfetta”. Tuttavia il mondo occidentale ha conosciuto per due secoli una progressiva disumanizzazione, nonostante il grande progresso materiale. Aggiunge Invernizzi: “La fede è stata aggredita ed è entrata in crisi, finchè la stessa Chiesa ha convocato il Concilio Ecumenico Vaticano II al fine di riflettere e indicare la via per uscire dalla crisi”. Sul Concilio Muller è determinato: la crisi nella Chiesa si manifesta prima del Concilio Vaticano II e i documenti prodotti sono proprio per porre fine a questa crisi. A questo proposito Muller rivaluta il pontificato di Pio XI, che meglio di altri aveva compreso il “nefasto progetto culturale della mentalità laicista”.

Dalla crisi si esce, da una parte esigendo una condotta di vita seria dei religiosi e dei sacerdoti; dall'altra con “la formazione di giovani alla gratuità, alla costituzione di gruppi familiari forti[...]”.

Il terzo capitolo sulla famiglia, vista da Muller come “la realtà sociale che meglio esprime la speranza per l'umanità”. Sempre però se rimane fedele alla sua origine e non cede a quelle tentazioni di ridurre il matrimonio ai desideri soggettivi e ai sentimenti. Oggi si rileva “una pericolosa ridefinizione dell'amore basata sul sentimento, delimitando anche il concetto di famiglia sulla base dell'utilità e della soddisfazione e non in base alla verità accolta nell'intimo di questa esperienza”. E' una visione ideologica, che porta ad una vera e propria “rivoluzione sociale in base alla quale ognuno può determinare liberamente, secondo il proprio capriccio e la propria volontà, il modo di vivere la sessualità che desidera, anche se ciò significa snaturare la famiglia come istituzione basilare della nostra società”.

Peraltro questa ideologia si avvale della legislazione penale censurando chiunque non accetta questo “diritto alla scelta”, definendolo omofobo e considerandolo un pericolo sociale. Muller chiarisce che i diritti umani si fondano sulla natura, non sui desideri dell'individuo. A chi desidera vivere con tante donne,“questo desiderio non dovrebbe mai ricevere alcun riconoscimento legale, poiché non si fonda su alcun diritto che debba essere riconosciuto come tale dall'insieme della società”. Per il cardinale i cittadini responsabili, “non dovrebbero mai cedere alla pressione intollerabile dell'ideologia del pensiero unico che confonde i desideri con i diritti soggettivi”. Il cardinale pertanto auspica una reazione contro i diversi “modelli di famiglia”, della società occidentale impazzita. La famiglia tradizionale oggi è sotto attacco, soprattutto dalle diverse “colonizzazioni ideologiche” come ama definirli Papa Francesco. C'è un autentico scontro, nonostante molti, anche cattolici, vogliono evitare ogni contrapposizione.

Le nuove ideologie anti-famiglia ci stanno conducendo a un paganesimo precristiano. Del resto per Muller,“non c'è niente di più controllabile di un individuo frammentato, senza veri legami familiari, senza storia e senza altro obiettivo della ricerca del benessere, anche se di scarsa qualità: gli si offre panem et circenses come nell'antica Roma, ma in versione moderna e digitale”.

Ci troviamo di fronte ad una sfida educativa di primaria grandezza: “dovremo educare meglio i nostri bambini, i nostri giovani, accompagnarli meglio con la nostra testimonianza di vita”. Dobbiamo prepararli a un matrimonio indissolubile e soprattutto proteggerli “dal sesso inteso come mera occasione di piacere”. Non bastano sei o sette incontri prematrimoniali. Muller nel libro risponde a tutte le domande “calde” inerenti alle questioni del sesso e della coppia, facendo riferimento al documento tanto discusso della “Humanae vitae” del beato Paolo VI.

“Ma chi mai potrà restituire speranza al mondo contemporaneo, tecnicamente disperato, cioè privo di qualsiasi prospettiva per il futuro?”A questa domanda risponde la IV parte del libro: la società.

Qui il cardinale Muller utilizza molto l'immagine usata da Benedetto XVI: la “minoranza creativa”, che a sua volta faceva riferimento al grande storico, Arnold J. Toynbee, che era convinto che per superare la decadenza di una cultura, di una civiltà, “è necessario che nella società sorgano minoranze creative che affrontino la crisi con intelligenza nuova. Esistono oggi queste minoranze?”. Oggi i cristiani, cattolici, che vivono in un mondo che sta morendo possono contribuire a farne nascere uno nuovo, con alcune caratteristiche riconducibili al cristianesimo.

La realtà della minoranza creativa è sempre esistita nella vita della Chiesa, soprattutto nei periodi a cavallo fra due epoche, come poteva essere alla fine dell'impero romano, oppure dopo la Riforma protestante nell'epoca della scoperta dell'America.

Del resto,“La minoranza creativa, opposta all''uomo massificato' è un concetto profondamente evangelico”. Monsignor Muller a questo proposito ricorda l'esempio dei Paesi di frontiera, come la Polonia, la Croazia o l'Ungheria. Popoli con una tradizione culturale di prima grandezza che sono stati plasmati dall'evento cristiano sulla scia della conversione al cattolicesimo dei loro re.

Concludo con le parole del reggente nazionale di Alleanza Cattolica, Marco Invernizzi: “La minoranza creativa può essere un buon modello per i cattolici di oggi, che vivono dentro un mondo che muore, ma che sperimentano anche l'aurora di un altro che nasce”. Invernizzi insiste, “bisogna costruire degli ambienti dentro il mondo moribondo, come lievito che possa far fermentare con il loro esempio, imparando sempre ad attrarre, come spiega spesso Papa Francesco”.

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