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Domenica, 22 Settembre 2019

In Grecia ha vinto il centrodestra di Nuova Democrazia

Kyriakos Mitsotakis, leader di Nea Dimokratia e vincitore delle elezioni in Grecia, giura da nuovo premier oggi nel primo pomeriggio e, fedele alla promessa di mettersi subito al lavoro fatta in nottata, già domani dovrebbe presentare la lista dei ministri. Con il 39,8% dei voti e 158 seggi in Parlamento su 300, il politico conservatore potrà governare senza mediazioni, affrontando i problemi che ancora affliggono la Grecia anche dopo la fine dei programmi di aiuti, con i numerosi e stringenti obiettivi di bilancio costantemente monitorati dai creditori. Oggi a Bruxelles, alla riunione dei ministri delle Finanze dell'Eurozona, la Grecia con il prossimo governo di centrodestra sarà tra gli argomenti all'ordine del giorno. Mitsotakis ha promesso agli elettori di rinegoziare l'avanzo primario richiesto dai creditori per alleggerirlo e usare i fondi in surplus per tagliare le tasse a partire dal 2020.

Il leader Kyriakos Mitsotakis, 51 anni, punta a riforme per diminuire le tasse per lasciare spazio a una maggiore apertura agli investimenti privati e meno burocrazia. Nea Dimokratia è lo stesso partito che era al governo quando esplose la catastrofica crisi finanziaria greca, diventata poi crisi sociale. Ma oggi si presenta come una forza nuova e diversa :  Mitsotakis ha condotto una campagna elettorale in cui ha visitato ogni angolo del Paese. Ed è riuscito pian piano a conquistare la fiducia delle classi medio-alte, forte del suo ruolo da economista con studi in università americane. Ma Mitsotakis è anche l'erede della famiglia politica conservatrice (ma fortemente europeista) dei Mitsotakis-Bakoyannis: suo padre, Konstantinos Mitsotakis, è stato premier greco dal 1990 al 1993. Mentre sua sorella, Dora Bakoyannis (nata Theodora Mitsotakis), è stata ministro della Cultura, per poi diventare sindaco di Atene e ministro degli Esteri.
Mitsotakis dovrà affrontare i problemi che il Paese continua a fronteggiare dopo la fine dei programmi di aiuti della troika con stringenti obiettivi di bilancio costantemente monitorati dai creditori.

La Grecia “rialzerà di nuovo la testa con orgoglio”, ha detto il neo premier secondo quanto riporta la Bbc online. L’ex analista di McKinsey, figlio dell’ex premier Konstantinos Mitsotakis, ha sottolineato che le elezioni gli hanno dato un forte mandato per il cambiamento, aggiungendo però che sarà il primo ministro di tutti perché i greci sono “troppo pochi per restare divisi”. E ha ribadito la sua promessa: meno tasse, salari più alti e più investimenti, anche attraverso la richiesta di maggiore flessibilità ai creditori internazionali. A cui il nuovo premier chiederà di rinegoziare l’avanzo primario richiesto per recuperare coperture con cui tagliare le tasse a partire dal 2020. E’ ora che la Grecia “si faccia sentire” in Europa, ha concluso Mitsotakis. “I cittadini hanno preso il destino nelle loro mani. Domani è l’alba di un nuovo giorno”.

I mercati hanno festeggiato la vittoria dei conservatori: il rendimento dei titoli di Stato greci decennali è sceso a un nuovo minimo storico, il 2,09%, con lo spread in calo a 246,1 punti. Nel 2015, all’apice della crisi e dei timori di una Grexit, il tasso pagato dai bund ellenici aveva toccato il 14%.

Il risultato di ieri consentirà a Nuova Democrazia di governare da sola. La legge elettorale greca assegna infatti un bonus di 50 seggi al partito vincitore, cosa che di fatto garantisce la maggioranza a chi ottiene una percentuale intorno al 40 per cento dei voti. Al momento si stima che nella prossima legislatura il partito di Mitsotakis controllerà 158 seggi sui 300 della camera unica del Parlamento greco, la Boulè.

L’opposizione sarà formata quasi solo da partiti di sinistra: oltre a Syriza ci saranno KINAL – una coalizione di centrosinistra che comprende il vecchio PASOK, arrivata terza con l’8,1 per cento dei voti – i comunisti del KKE e il piccolo partito dell’ex ministro dell’Economia Yanis Varoufakis, . È entrato in Parlamento anche Soluzione Greca, un nuovo partito di destra nazionalista. Non ha superato la soglia di sbarramento Alba Dorata, il partito neofascista che alle ultime quattro elezioni aveva sempre ottenuto percentuali intorno al 7 per cento.

Mitsotakis ha 51 anni ed è figlio di una delle famiglie più ricche e potenti della Grecia. I Mitsotakis-Venizelos sono infatti una dinastia di armatori greci che ha già espresso tre primi ministri, numerosi ministri, parlamentari e governatori regionali. Dopo la laurea in relazioni internazionali ottenuta a Stanford, Mitsotakis lavorò come consulente per alcune banche e altre società finanziarie internazionali, tra cui la discussa società di consulenza McKinsey. Nei primi anni Duemila abbandonò il settore privato per entrare in politica. Nel 2013 fu nominato ministro della Riforma della pubblica amministrazione nel governo Samaras, quello che aveva il difficile compito di implementare le più dure misure di austerità richieste dai creditori e che fu sconfitto da Syriza alle scorse elezioni politiche, tenute nel 2015.

Nel corso della campagna elettorale Mitsotakis ha puntato sui temi classici del centrodestra: ha proposto come sua principale misura per il futuro un massiccio taglio di tasse alle imprese e agli investitori. Si è poi opposto al accordo stretto dal governo di Tsipras col paese un tempo conosciuto come Repubblica Jugoslava di Macedonia. In seguito all’accordo, una disputa diplomatica e culturale che andava avanti da decenni, la Fyrom ha preso il nome di Macedonia del nord e la Grecia ha rimosso il veto che aveva posto fino ad allora al suo ingresso nella NATO. Secondo diversi osservatori uno degli errori di Tsipras è stato proprio quello di sottovalutare l’ostilità dei greci all’accordo con la Macedonia del nord, dare il nome di Macedoni del Nord ai slavi che non hanno nulla a che vedere con la Grecia, Tsipras con l accordo di Prespes ha creato un pericoloso precedente, che il Popolo Greco mai ha condiviso questa sua scelta .

Ma Mitsotakis ha anche cercato di guardare al centro: in campagna elettorale aveva promesso una nuova spinta alla crescita economica, e nel suo primo discorso dopo il voto si è rivolto ai moltissimi giovani greci – fra i 350mila e i 400mila, secondo alcune stime – che si sono trasferiti all’estero negli anni della crisi. «Non vi chiederò di tornare», ha detto Mitsotakis, «ma di rivolgere lo sguardo e il cuore alla Grecia. Da oggi lavoreremo per cambiare il paese che siete stati costretti a lasciare».

Le ultime elezioni politiche in Grecia si erano tenute nel 2015, e Syriza le aveva vinte con il 36 per cento dei voti. Tsipras aveva promesso ai greci la fine delle misure di austerità e la rinegoziazione delle durissime condizioni imposte al paese dai suoi creditori. Il suo linguaggio radicale e la presenza di numerosi esponenti della sinistra estrema nel partito fecero temere a molti che il governo stesse preparando il paese all’uscita dall’euro. Il no proposto da Tsipras si e trasformato in Si firmando accordi lacrime e sangue portando il Paese in enorme difficolta economica...

Durante il suo mandato però Tsipras aveva mostrato un certo pragmatismo cedendo alle pressioni dei creditori e finendo con l’accettare un prestito internazionale a condizioni dure peggio delle precedenti. In seguito Tsipras aveva allontanato dal suo governo gli elementi più radicali, come l’allora ministro delle Finanze Yanis Varoufakis, e adottato quasi del tutto i nuovi tagli di spesa e gli aumenti di tasse richiesti dai creditori.

Nell’ultimo periodo il governo Tsipras aveva anche superato gli obiettivi dei creditori, sulla carta promettendo di raggiungere un surplus primario – cioè incassare più di quanto spende al di là degli interessi sul debito – pari al 3,5 per cento, un livello altissimo e praticamente senza precedenti nella storia del mondo industrializzato, con cui aveva avviato alcune misure di redistribuzione (tardivamente, secondo alcuni). Il tasso di disoccupazione era comunque rimasto al 18 per cento, di gran lunga il più alto in Europa.

Oggi Nea demokratia ha il 39,8%, Syriza il 31,6, i socialisti l’8 e i comunisti il 5. Entra in parlamento per il rotto della cuffia la formazione di Yanis Varoufakis (3,5) mentre resta fuori Alba Dorata (2,9). Anche questo scenario garantisce al candidato premier Mitsotakis la maggioranza assoluta dell’assemblea con 158 seggi. A Syriza ne andrebbero 88. Il premier uscente ha chiamato il rivale alle 20.45, ammettendo la sconfitta. «Abbiamo fatto scelte difficili per cambiare il paese abbiamo pagato un prezzo alto».

Oggi lunedì, è prevista una riunione dell’Eurogruppo che dovrà fare il punto sulla situazione economica, finanziaria e fiscale di Atene. Il quadro di sorveglianza rafforzata per la Grecia e’ stato attivato nel luglio 2018 ed e’ entrato in vigore dopo che il programma greco finanziato dal Meccanismo europeo di stabilita’ si e’ concluso, nell’agosto 2018.

 

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