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Mercoledì, 12 Agosto 2020

Dal 16 marzo al 26 maggio 2013, Palazzo Collicola di Spoleto ospita la personale di Carlo d’Orta, dal titolo La Biologia dell’Inorganico.L’esposizione, curata da Gianluca Marziani, direttore del Museo spoletino, proporrà 20 grandi fotografie di architettura delle nuove serie Biocities e (Re)FineArt e 3 installazioni del ciclo (S)Composizioni.  Questo nucleo di lavori rappresenta una ulteriore evoluzione della ricerca di Carlo D’Orta, dopo le mostre allo Spazio Oberdan di Milano e in spazi pubblici e privati in Germania. L’artista, pur attraverso l’uso del medium fotografico, approda a opere dalla forte sensibilità pittorica e scultorea, dotate di intensa valenza concettuale. Per tale ragione alcune immagini di Biocities sono state selezionate nel 2012 dal Sony World Potography Award nella categoria Professional-Conceptual. Biocities indaga la superficie delle moderne architetture urbane per estrarne - mediante la scelta dei soggetti, il taglio delle inquadrature e la forte compressione della prospettiva – immagini in cui la riconoscibilità dell’edificio è quasi irrilevante rispetto alla trama e al tessuto di linee, forme e colori dello stesso, con risultati che spesso approdano all’astrazione geometrica. La serie di installazioni intitolata (S)Composizioni costituisce l’evoluzione tridimensionale di Biocities. Carlo D’Orta segmenta l’immagine fotografica e ne ripropone le singole parti in forma di sculture su plexiglass. Come la fotografia aveva appiattito la prospettiva architettonica trasformando il soggetto in un quadro astratto geometrico, così le sculture in plexiglass ripristinano la tridimensionalità dell’architettura originaria, ricomponendola in modo nuovo, con un processo concettualmente analogo a quello della ricerca cubista.Il ciclo (Re)FineArt propone provocatoriamente – sin dal gioco di parole del titolo, che unisce arte e processo industriale della raffinazione – una ricerca sulla bellezza architettonica della raffineria petrolifera OMV di Schwechat (Vienna). Anche qui l’occhio fotografico, sposandosi con la sensibilità pittorica dell’artista, approda a risultati poetici caratterizzati da un intenso lirismo che nasce dall’indagine iperrealista dei particolari e da prospettive di scatto e luci inconsuete. Accompagna l’iniziativa un catalogo Romberg edizioni, con testi di Gianluca Marziani e Valerio Dehò e una intervista a D’Orta di Gaia Conti. In contemporanea alla personale di Carlo d’Orta, a Palazzo Collicola si tengono due mostre: ‘Gastone Biggi. Antologica’ e ‘Ciogli. Nuova Memoria’
Carlo D’Orta (Firenze, 1955), giurista, manager pubblico, viaggiatore, coltiva da 40 anni la passione per la fotografia. Nel 2003 incontra la pittura e frequenta corsi avanzati nell’ambito della Rome University of Fine Arts.  Nel 2012 è stato uno dei 130 fotografi su 15.000 selezionati dalla giuria del Sony World Photo Award 2012, (categoria “Professional-Conceptual”), ha vinto il Premio del Vetro di Murano 2012 come fotodesigner nella categoria “Vetrofusione”, in coppia con il maestro vetraio Flavio Fuga, ed è stato finalista nel Premio Combat.Nel 2010, con la fotografia “Vibrazione FR8”, ha vinto il voto on line nel premio internazionale Celeste Prize ed ha partecipato alla mostra finale al “The Invisible Dog Art Center” di New York. Questa foto è stata scelta per scenografie d’ambiente nel film Usa Arbitrage (appena uscito in Italia col titolo La Frode) con regia di Nicholas Jarecki e interpreti principali Richard Gere e Susan Sarandon. Nel  2011 sue fotografie sono state finaliste nei Premi Ora e Massenzio Arte, mentre nel 2009 è stato selezionato dalla giuria del Premio Arte Mondatori.  Nel 2012 a Roma la mostra personale (Un)real city insieme a Claudio De Micheli presso lo Studio Transit Architettura, a cura di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco, la personale Spiegelungen a Stoccarda presso la F75 Gallery, a cura di Wilfried Dechau, e la Solo Show nell’ambito della collettiva 7 Ways of Seiing presso Palazzo Zenobio a Venezia, a cura ancora di Italo Bergantini e Alessandro Trabucco. Sempre nel 2012 partecipa a fiere importanti come Milan Image Art (MIA), cui sarà presente anche nella edizione del maggio 2013.Nel biennio 2010/2011 una selezione di immagini tratte dai progetti “Vibrazioni” e “Berlino” è divenuta, con il patrocinio del Ministero degli Esteri, mostra itinerante in Germania, con tappe a Monaco di Baviera, Stoccarda, Francoforte, Colonia, Berlino, Roma. Nel 2011 ha inoltre esposto allo Spazio Oberdan di Milano nella mostra Astrattismi paralleli, con Danilo Susi e Albano Paolinelli. Questa mostra è stata presentata nello stesso anno anche all’Aurum di Pescara.Sue opere sono presenti nelle collezioni pubbliche della Scuola del Vetro Abate Zanetti di Murano (Venezia), dell’Istituto Italiano di Cultura a New York (USA), dell’Architektenkammer Baden-Württemberg di Stoccarda (Germania), dell’Istituto Italiano di Cultura a Monaco di Baviera (Germania), della Provincia di Milano e del Consiglio Regionale della Campania.Di lui hanno scritto critici d’arte e artisti come Giovanni Benedicenti, Gaia Conti, Wilfried Dechau, Tullio de Franco, Valerio Dehò, Gianni De Mattia, Giorgio Giovanetti, Ann-Katrine Gunzel, Katharina Hausel, Gianluca Marziani, Alfio Mongelli, Carola Peter, Andrea Romoli Barberini, Loris Schermi, Alessandro Trabucco.

Dal 23 marzo al 18 agosto 2013 Palazzo Strozzi, a Firenze, sarà sede della mostra La Primavera del Rinascimento. La scultura e le arti a Firenze 1400-1460, concepita e realizzata in stretta collaborazione con il Museo del Louvre. In dieci sezioni tematiche, la rassegna illustrerà quel momento “magico” che a Firenze ha dato il via al Rinascimento all’aprirsi del Quattrocento, attraverso 140 opere, molte delle quali di scultura: l’arte che per prima si è fatta interprete di quella ‘rivoluzione’. Dopo la sede fiorentina, l’esposizione si terrà a Parigi, al Museo del Louvre, dal 23 settembre 2013 al 6 gennaio 2014.

La rassegna riunisce una gran quantità di capolavori assoluti, provenienti da musei di tutto il mondo: opere di qualità straordinaria che illustrano come il Rinascimento in scultura preceda e influenzi, a Firenze, tutte le altre arti, compresa la pittura. Attraverso opere del Ghiberti, di Donatello, di Nanni di Banco, Luca della Robbia, Nanni di Bartolo, Agostino di Duccio, Michelozzo, Desiderio da Settignano, Mino da Fiesole – ma anche attraverso dipinti di artisti come Masaccio, Filippo Lippi, Andrea del Castagno, Paolo Uccello – la mostra mette in luce il ruolo guida che la scultura ha avuto nella prima metà del Quattrocento per la nascita e lo sviluppo del linguaggio rinascimentale e la sua incidenza soprattutto sulla pittura fiorentina contemporanea.

Curata da Beatrice Paolozzi Strozzi, direttore del Museo Nazionale del Bargello, e da Marc Bormand, conservateur en chef del dipartimento di Scultura del Museo del Louvre, la rassegna ha permesso un’ampia e fondamentale campagna di restauri in Italia e in Francia – finanziata congiuntamente dalla Fondazione Palazzo Strozzi e dal Museo del Louvre – che permetterà al visitatore di ammirare molti capolavori rinascimentali, tornati a ‘nuovo splendore’: su tutti, il San Ludovico di Tolosa di Donatello, in bronzo dorato, smalti e cristalli di rocca, simbolo del genio sperimentale di Donatello, che fu anche nella tecnica un precursore della modernità.

La mostra è promossa e organizzata dalla Fondazione Palazzo Strozzi, dal Museo del Louvre, dal Ministero per i Beni e le Attività Culturali, dalla Soprintendenza PSAE e per il Polo Museale della città di Firenze e dal Museo Nazionale del Bargello, con la partecipazione del Comune di Firenze, la Provincia di Firenze, la Camera di Commercio di Firenze e l’Associazione Partners Palazzo Strozzi e Regione Toscana. Con il contributo dell’Ente Cassa di Risparmio di Firenze.

Dal 9 al 14 aprile 2013, la Triennale di Milano ospita una mostra dedicata a MASSIMO IOSA GHINI, (Bologna, 1959), una delle personalità più eclettiche dell’architettura e del design internazionale. L’esposizione, curata da Iosa Ghini Associati, con la partnership di Fiandre Architectural Surfaces, Iris Ceramica, Rossato, ripercorre 30 anni di carriera di Iosa Ghini, dagli anni ’80 a oggi, attraverso una ricca selezione di progetti d’interni e di architettura, oggetti di design, illustrazioni, contributi audiovisivi, che si caratterizzano per il minino comun denominatore del disegno, sentito dall’architetto bolognese come una costante pratica e un imprescindibile punto di partenza di tutto il suo iter creativo.  “Negli anni Settanta-Ottanta - afferma lo stesso Iosa Ghini - il mio è stato un grande lavoro di segno, basato sull’esercizio anche manuale del disegno, fino al raggiungimento della coscienza di poter trasformare uno scenario bidimensionale in uno reale, capace di evocazioni, in oggetti anche slegati dalla mia formazione progettuale, come occhiali, oggetti per la tavola, carrelli per gelati, lampade”. Il percorso espositivo, organizzato per aree tematiche, in ordine cronologico, si apre con la sezione, Disegnare, che analizza i suoi esordi quando, nel vivace fermento culturale bolognese dei primi anni Ottanta, caratterizzato, tra gli altri, dalla nascita dell’università delle arti e comunicazione di Umberto Eco, partecipa attivamente alla creazione di una nuova visione dell’integrazione dell’immagine, tra illustrazione, moda, comunicazione e fumetto. Proprio dai comics - in mostra saranno presentati alcuni suoi disegni per Frigidaire, Alter Linus, Vanity - e dalle suggestioni della fantascienza avvia la sua ricerca professionale. Nel 1985, trasferitosi a Milano, prende parte alle avanguardie del design, fondando il gruppo del Bolidismo, che si caratterizza per la tensione e la purezza delle linee curve di matrice futurista. Nello stesso anno, l’azienda Moroso realizza il suo primo oggetto, la poltrona Numero Uno, vero manifesto di questa tendenza, subito seguita dalla produzione della poltroncina Otello per Memphis. Nasce così quello che si può definire lo ‘stile Iosa Ghini’. L’anno seguente viene chiamato da Ettore Sottsass a far parte del gruppo Memphis, nel quale le sue forme aerodinamiche riescono a mantenere la propria riconoscibilità. Disegna poi la collezione di oggetti Dinamic di Moroso, il cui successo gli aprì le porte alla consacrazione europea e mondiale. La dimensione internazionale di Iosa Ghini sarà oggetto d’indagine della terza sezione, Parlare con il mondo, con oggetti - come la poltroncina Metropolis, le lampade Aladin, Scuba e Solar II e le rubinetterie Duravit - progettati per importanti aziende estere, come IBM Italia, Zumtobel, Duravit, Dornbracht in Germania, Roche Bobois International in Francia, Silhouette Modellbrillen in Austria, Yamagiwa in Giappone.La mostra prosegue con l’area Interpretare la quintessenza italiana, in cui si propongono i lavori che Iosa Ghini ha realizzato per i marchi che rappresentano l’eccellenza italiana nel mondo, tra cui Ferrari, Maserati, Superga, per i quali ha progettato spazi per il lavoro, negozi e l’immagine coordinata che permette all’azienda di essere immediatamente riconoscibile. Un fattore di fondamentale importanza, perché, come ricorda lo stesso Iosa Ghini, “oggi, la qualità aziendale va oltre il prodotto e coinvolge la comunicazione”.E poi ancora, la collaborazione con Alitalia e, per quanto riguarda il design di prodotto, con Cassina, Poltrona Frau e Snaidero cucine. L’esposizione continua e si chiude con l’attualità - dagli anni Novanta a oggi - ovvero con i progetti architettonici e di design, in cui il tema della sostenibilità ambientale diventa preminente coniugata con la capacità di innovazione tecnico stilistica del sistema produttivo italiano, riassunte nella frase Sostenibile ma bello. Ne è un esempio il progetto People Mover, che sposa il tema architettonico del trasporto con quello della sostenibilità ambientale, che l’architetto aveva già affrontato nella main station della metropolitana di Hannover. Sono inoltre da ricordare l’installazione South Face, il concorso per Torrenova Città Parco di Roma, la lampada Leva di Leucos e il faretto Pixel Pro di iGuzzini Illuminazione. Un ricco apparato audiovisivo darà conto, con filmati d’epoca, delle scenografie che Iosa Ghini ha realizzato per programmi Rai, come Disco Ring, Obladì obladà condotto da Serena Dandini, o Fuori Orario di Enrico Ghezzi. Accompagna la mostra un catalogo Skira, coordinato da Alessandra Coppa e Anna Maria Mainoli, con testi di Luca Beatrice, Stefano Casciani, Aldo Colonetti e Luigi Prestinenza Puglisi. Note biografiche Massimo Iosa Ghini (Bologna, 1959) è architetto, laureato al Politecnico di Milano. Dal 1985 partecipa alle avanguardie del design italiano, per il gruppo Bolidismo di cui è fondatore, e fa parte del gruppo Memphis con Ettore Sottsass. Come architetto la propria evoluzione professionale si svolge nella progettazione di architetture e spazi espositivi, ridefinendo l’interior design identity di un gruppo altamente selezionato di aziende con l’applicazione world-wide a tutte le loro sedi, consociate e punti vendita. I suoi progetti hanno ricevuto importanti riconoscimenti, tra cui il Good Design Award dal Chicago Athenaeum e il Red Dot Award. Ha tenuto conferenze e lectures in varie università, tra le quali il Politecnico di Milano, la Domus Academy, l’Università La Sapienza di Roma, la Scuola Elisava di Barcellona, la Design Fachhochschule di Colonia, Hochschule für Angewandte Kunst di Vienna. Dal 2007 è docente di Industrial Design e Made in Italy all’Alma Graduate School di Bologna. Dal 2008 è Adjunct Professor alla School of Design del Politecnico di Hong Kong.

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