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Mercoledì, 20 Novembre 2019

In riferimento ai comunicati stampa riguardanti la mostra di Antonello Da Messina inaugurata oggi a Mosca dal sottosegretario ai Beni Culturali Riccardo Villari nella galleria Tretiakov, alla presenza dell'ambasciatore italiano Antonio Zanardi Landi e dell'assessore ai Beni Culturali della Regione Siciliana, Sebastiano Missineo, Vittorio Sgarbi precisa quanto segue:

 

«Una delle quattro tavolette (legno e tempera) in mostra, la «Madonna col Bambino e un francescano orante (recto) e l'Ecce Homo (verso)» è stata in realtà acquistata dall’assessore regionale ai Beni Culturali Fabio Granata nel corso di un’asta a Londra nel luglio del 2003, su mia segnalazione, e non – come è stato diffuso erroneamente, e ripreso anche da alcune agenzie di stampa - “acquisita da una collezione privata tedesca e donata al Museo Regionale di Messina «Maria Accascina”

 

Quella dell’assessorato ai Beni Culturali della Regione Siciliana allora diretto da Granata - aggiunge Vittorio Sgarbi Sgarbi - fu una delle iniziative più meritorie essendo stata acquistata l’opera per una cifra irrisoria rispetto al reale valore economico: appena 300 mila euro»

Il 9 luglio 2011 si è inaugurata la terza edizione del Festival della Fotografia di Capri, organizzato dalla Fondazione Capri in collaborazione con Contrasto.

Dopo il grande successo delle mostre dedicate al barone Von Gloeden (2009) e a Mimmo Jodice (2010), la Fondazione Capri prosegue la propria attività culturale e artistica con

l’ iniziativa estiva, interamente dedicata al linguaggio, all’ arte contemporanea e alla fotografia.

Il Festival della Fotografia di quest’anno si presenta al pubblico con una veste rinnovata, che assume la forma di una vera e propria rassegna fotografica, arricchita da workshops tematici, con Maurizio Galimberti, Denis Curti e altri esperti e critici del settore e un portfolio review aperto a tutti gli appassionati e professionisti della fotografia, organizzati nel mese di luglio.

La mostra si propone di definire il percorso di una trilogia dedicata alla grande fotografia classica e di cominciare una nuova esplorazione sul contemporaneo. La selezione

dell’ autore tedesco (Amburgo nel 1903 – Monaco 1975) conta 50 stampe in bianco e nero, provenienti dal prestigioso Estate List di Amburgo.

Herbert List ha ambientato all'interno dell’area geografica del Mediterraneo una porzione molto ampia del proprio lavoro, facendo sì che diventasse anch'essa protagonista del proprio immaginario e declinando al suo interno tutti i principali motivi della sua ricerca. E' infatti in Grecia che realizza gran parte delle sue immagini fra il 1937 e il 1939, spostando poi il centro del suo interesse all'Italia dopo la tragica parentesi della guerra fra il 1950 e il 1961.

Sono soprattutto al centro e al sud i luoghi che attraggono la sua attenzione: Roma, cui dedica un libro nel 1955, Napoli, che diventa un'altra pubblicazione monografica nel 1962, e poi la dura bellezza della Sicilia e la luce splendente di Capri.

Le opere di Maurizio Galimberti sono un naturale innesto all’opera di List. Il suo sguardo ripercorre luoghi e stili del maestro dell’eleganza, per trasformarsi in un percorso sulla sperimentazione e la ricerca artistica. Quella di Galimberti è la prima di una serie di mostre che la Fondazione Capri realizzerà ogni anno, affidando il compito di narratore ad un autore diverso, per sviluppare un racconto originale e inedito sull’ isola caprese. Galimberti è ospite della Fondazione in tre diversi momenti: inverno, primavera estate, proprio per riprendere le diverse anime e prospettive di Capri.

La prima serie, del Natale 2010, è realizzata con materiale polaroid in bianco e nero.

E’ qui che l’artista rende omaggio al grande Herbert List, restituendo il fascino degli stessi panorami silenziosi ed eleganti. In tutte le immagini prevale l’ idea della bellezza esclusiva. La natura, il mare, le prospettive inaspettate sono i soggetti privilegiati di uno sguardo intimo e riservato. La seconda serie è realizzata con la tecnica dei mosaici. Grandi fotografie che contano anche 200 scatti in Polaroid assemblati tra loro. Qui emerge la capacità di Galimberti di restituire ritmo e fascino delle architetture e dei magnifici belvedere sparsi sull’isola.

La terza parte è dedicata al grande formato Polaroid 50x60. Immagini uniche, ritratti, interni di case e ancora paesaggi mozzafiato, ripresi con i colori della fotografia istantanea.

 

Herbert List

La carriera fotografica di Herbert List, nato ad Amburgo nel 1903, è lunga circa trent'anni, concentrandosi fra il 1936, anno in cui lascia la Germania per ragioni politiche e personali, e la metà degli anni '60. E’ impegnato nella ditta del padre, protagonista nel settore dell'importazione di caffè dal Sudamerica e viene assorbito dall'attività di collezionista di disegni italiani realizzati nel XVII e XVIII secolo.

Inizia a scattare le prima fotografie, utilizzando inizialmente una Hasselblad con pellicola di medio formato e poi una più agile 35 millimetri, immagini che rimangono fra le più eleganti e poetiche dell'intera storia della fotografia.A voler rendere in estrema sintesi la sua biografia di fotografo, List appare anzitutto come un autore estremamente eclettico: lavora dapprima per riviste di moda come Vogue e Harper's Bazaar, si dedica alla produzione artistica e nel contempo dal 1951, dopo

l’ incontro con Robert Capa, entra a far parte del gruppo dei fotografi di Magnum, la più importante agenzia fotogiornalistica di sempre, fondata poco prima a Parigi dallo stesso Capa insieme con Henri Cartier-Bresson, David Chim Seymour e George Rodger. Eppure l'eclettismo di List è di una specie molto particolare, riguarda soltanto la sua capacità di adattare il proprio lavoro a destinazioni molto diverse, poiché al contrario la sua produzione si caratterizza per un'assoluta continuità nella poetica e nello stile.

Hanno radici italiane anche alcuni dei principali riferimenti culturali di List. Sono la Metafisica di De Chirico e il Neorealismo che caratterizza la rinascita artistica italiana, dopo gli orrori del conflitto mondiale e il cui apprezzamento da parte di List si concretizza in una collaborazione con Vittorio De Sica per la realizzazione della serie napoletana. Dalla Metafisica sembra provenire il costante interesse di List per le antichità e lo svelamento dell'aspetto enigmatico del reale. Il Neorealismo entra invece nel suo lavoro per via della predilezione di un contesto pastorale, vale a dire per uno specifico interesse nei confronti dell'ambiente naturale e la sua capacità nel restituirne allo stesso tempo l'incanto e la durezza. Antichità e paesaggio, cultura e natura, sono pertanto i termini opposti e complementari in questa sorta di arcadia che l’artista riscopre nel mezzogiorno d'Italia, ma il quadro non sarebbe completo senza l'introduzione di un ulteriore elemento intermedio che regola buona parte della ricerca del fotografo tedesco: il corpo umano. Alcune sue immagini sono un autentico trionfo di corpi, di carni e di muscoli esposti al sole, cui spetta la medesima importanza di una preziosa scultura o la maestosità di una marina. Ogni cosa è elevata al massimo grado di perfezione. Il mare, la sabbia, la pietra, il sole del Mediterraneo, risultano nella loro forma più pura. Tutte sono il frutto della sua straordinaria capacità di combinare la pulsione intima e viscerale nei confronti di ogni soggetto con il rigore estremo della rappresentazione. E' in questo sottile equilibrio che si ritrova l'unicità dell'opera di List, facendone un'inevitabile classico del moderno.

Durante gli anni sessanta l’ artista conduce ricerche di tipo antropologico su molti temi: dalle feste e i rituali religiosi del mondo popolare del sud ai problemi della sanità e della malattia mentale, dalla scuola alla reclusione, dal lavoro all'emarginazione sociale nella grande periferia napoletana. La sua fotografia sociale non si colloca però nel quadro del reportage tradizionale.

 

Maurizio Galimberti

Maurizio Galimberti nasce a Como nel 1956. Studia da geometra e nei cantieri e affina il punto di vista rigoroso con cui impressionerà il mondo.

Sin da ragazzo partecipa a numerosi concorsi fotografici, vincendoli, addirittura con nomi diversi, come quello della madre o della moglie. Inizia a fotografe utilizzando una classica pellicola analogica lavorando molto con una fotocamera ad obiettivo rotante widelux in bianco e nero e in diapo/cibachrome, poi nel 1983 inizia la sua passione-ossessione per la Polaroid. La sceglie per il semplice motivo che non sopportava l’attesa dello sviluppo per vedere il risultato del suo scatto e anche per una eterna paura del buio della camera oscura. Si accorge inoltre che la resa dei colori con la pellicola istantanea è semplicemente magica ed inizia un lungo percorso fino ad oggi di ricerca e di sperimentazione nell’uso di questo mezzo. Nei primi anni novanta abbandona l’attività edilizia di famiglia e decide di dedicarsi solo alla fotografia.  Nel 1991 inizia la collaborazione con Polaroid Italia della quale diventa ben presto il testimonial ufficiale e che ha come risultato il volume POLAROID PRO ART pubblicato nel 1995, vero oggetto di culto per gli appassionati di pellicola polaroid di tipo integrale.

Il 1997 è l'anno che vede l'entrata nel mondo del collezionismo d'arte dei suoi mosaici di polaroid. Nello sviluppo di questa sua peculiare tecnica hanno grande influenza il futurismo di Boccioni e il movimento cinetico esasperato di Duchamp.

Galimberti riesce in un istante a visualizzare una complessa scomposizione dell'immagine da ritrarre, matematica nel suo rigore e musicale nell’ armonia d’ insieme, che realizza di getto leggendo le note nella sua mente.

Con la stessa tecnica diviene conosciuto per i suoi ritratti a mosaico. Arriva nel 1999 la nomina al primo posto nella classifica dei foto-ritrattisti italiani redatta dalla rivista Class. La popolarità e successo con cui vengono accolte queste inusuali rappresentazioni di volti lo portano a partecipare nel ruolo di ritrattista a numerose edizioni del Festival del Cinema di Venezia. In particolare, nell'edizione del festival del 2003, il suo ritratto di Johnny Depp sarà la copertina del Times Magazine inglese del 27 settembre dello stesso anno. La curiosità per la particolare tecnica da lui sviluppata ha suscitato l'interesse di numerose aziende leader in vari settori, tra le quali: Milan calcio (“Il Milan del centenario”) Fiat Auto (calendario 2006, libro "Viaggio in italia...nuova fiat 500") Kerakoll (libro "NewYorkmatericomovimentosa") Jaeger Lecoultre  (libro "La grand maison") Illy caffè (campagna istituzionale 2008) Nokia ( libro "telefoninotempoemozione”)Lancia Auto (ritratti alla 66a mostra del cinema di Venezia).

Nel 2005 l'incontro con i Sig.ri  Fumagalli, appassionati e collezionisti di arte contemporanea, ha permesso a Galimberti di iniziare la realizzazione di importanti volumi sulle città del mondo come New York, Venezia, Berlino. Inoltre nel 2007 viene fondato l'Archivio NordEst che raccoglie, numera e cataloga le sue opere al fine di valorizzarle e di tutelarne l'autenticità. Nell’ottobre 2009 in occasione della riapertura di Polaroid è invitato in veste di testimonial ufficiale alla fiera della fotografia di Hong Kong per il lancio dei nuovi prodotti. Galimberti è inoltre visiting professor alla Domus Academy e all'Istituto Italiano di fotografia di Milano.

Tiene regolarmente workshop di fotografia creativa durante i principali festival fotografici.

Attualmente lavora ad un prestigioso volume sulla città di Milano in vista dell'Expo del 2015.

 

 

Il curatore

Denis Curti è direttore della sede milanese di Contrasto e vicepresidente della FONDAZIONE FORMA, Centro Internazionale di Fotografia.

Direttore del Master post universitario di Fotografia realizzato in collaborazione con NABA e Fondazione FORMA.

Direttore della scuola di Fotogiornalismo di Contrasto

Consulente della Fondazione di Venezia per la gestione del patrimonio fotografico

Direttore artistico del Festival di Fotografia di Savignano sul Rubicone dal 2000 al 2006

Per oltre 15 anni è stato giornalista e critico fotografico per le pagine di Vivimilano e Corriere della Sera. E’ stato direttore artistico di 5 edizioni della Biennale Internazionale di Fotografia di Torino.Esperto del mercato del collezionismo legato alla fotografia e negli anni l 2002-2003 è stato curatore delle prime aste fotografiche di Sotheby's a Milano.

Nel 2003 ha partecipato alla giuria della prima edizione del premio Internazionale di fotografia del Festival di Fotografia di Arles. Dal 1995 al 2002 ha diretto la Fondazione Italiana per la Fotografia Negli anni '90 è stato direttore della scuola di Fotografia dell'Istituto Europeo di Design di Torino. E' autore e curatore di diversi libri sulla fotografia, la sua ultima pubblicazione è Collezionare fotografia, pubblicato nel 2010.

Catalogo Contrasto Testi di Denis Curti.

 

2.Falco biancone, olio su faesite cm 125 x 90

Falco biancone, olio su faesite cm 125 x 90

 

Giusto 50 anni fa, Antonio Ligabue (Zurigo, 1899 - Gualtieri, Reggio Emilia, 1965) viveva la sua consacrazione d’artista con una mostra a Roma alla galleria La Barcaccia, presentata da Giancarlo Vigorelli e alla quale Ligabue partecipò a patto che il governo gli desse una medaglia d’oro. Singhiozzava quando se la trovò tra le mani.
Poco dopo, ad ascoltare “Dam un bes” (“Dammi un bacio”), la celebre canzone di Augusto Daolio dei Nomadi, lo si ritrova a chiedere un “bacio per favore” alla Cesarina, la solare ostessa del paese. Era l’espressione di “un bisogno d’amore che spacca il cuore”.

Un sogno di normalità, dunque, che si concretizza nell’acquisto della Gilera. Ma El matt è ormai un artista se non consacrato almeno considerato.
Dopo la moto, ecco la macchina, altro inarrivabile sogno di una vita, con tanto di autista che si levasse il cappello aprendogli la portiera: una rivalsa su una esistenza terribile, fatta di rifiuto e marginalità, di abbandoni e di malattia. Presto arriva una paresi e, nel 1965, la morte.
Nel 1966 la Quadriennale di Roma ospita le sue opere e lo sdogana definitivamente al mondo dell’arte, mentre la grande antologica di Palazzo Reale a Milano e la più recente mostra alla Galleria d’arte moderna di Palazzo Pitti a Firenze lo hanno posto tra i grandi artisti del Novecento.
Curata da Augusto Agosta Tota, per iniziativa della Fondazione Magnani Rocca presieduta da Manfredo Manfredi, in collaborazione con Comune di Parma, Comune di Traversetolo e Centro Studi & Archivio Antonio Ligabue, presieduto dallo stesso Augusto Agosta Tota, presentata da Marzio Dall’Acqua e Vittorio Sgarbi, col coordinamento di Stefano Roffi, una grande antologica celebra colui che semplicisticamente a lungo è stato definito “il buon selvaggio” della pittura italiana. La mostra, dal titolo “Antonio Ligabue. La follia del genio”, è visitabile dal 12 marzo al 26 giugno proprio nella Villa dei Capolavori, la raffinata dimora che fu di Luigi Magnani. Vengono presentate circa centocinquanta opere, un esemplare excursus su tutte le diverse anime d’artista: una ampia selezione dei suoi celebri oli, un nucleo di disegni e di incisioni e alcune delle sue intense sculture realizzate dall’originale in argilla del suo amato Po che l’artista masticava a lungo per renderla duttile.
Ligabue è certamente uno dei protagonisti dell’arte del XX secolo, un grande espressionista, al pari di Van Gogh e Munch. Il talento e le tensioni, infatti, sono quelli di un maestro sicuro e ben si colgono dalla potenza visionaria, dalla stesura pittorica e dai rimandi continui – come contrappunti – nello sviluppo della sua opera. Dal primitivismo incerto della prima fase, più ingenua e conclusasi con gli anni Trenta, all’esplosione espressionista dal colore violento e dalla pennellata convulsa. Una vita vissuta come conflitto che non lascia tregua, un’esistenza trascorsa fuori e dentro il manicomio, dove l’arte era puro e semplice mestiere di vivere e andava a coincidere con la vita stessa, in un mondo a lui sempre ostile. Una vita passata a contatto con l’universo animale che amava tanto, che ritraeva con studio anatomico rigoroso, imitando i versi delle bestie mentre le dipingeva con colori frenetici, in una visionaria ricerca identitaria. Dagli animali domestici del primo periodo, alle tigri dalle fauci spalancate, i leoni mostruosi, i serpenti, i rapaci che ghermiscono la preda o lottano per la sopravvivenza: una vera e propria giungla che l’artista immagina con allucinata fantasia fra i boschi del Po.
E’ particolarmente negli autoritratti che Ligabue dipinge il proprio dolore esistenziale, gridandolo con l’urgenza di una sensibilità intensa e ferina; è il tormento di un’anima che grazie alla pittura trova la propria voce e il proprio riscatto.


 

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