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Athos, i colori della fede

La Fondazione Ellenica di Cultura Italia, in collaborazione con la Comunità Greco Orientale di Trieste e l’Università degli Studi di Trieste - Lingua Neogreca, organizza a Trieste la mostra fotografica di Stratos Kalafatis dal titolo “Athos, i colori della fede” dall’8 al 31 Gennaio 2016, presso la Sala Giubileo – Filoxenia. La mostra è una produzione della Fondazione Culturale della Banca Nazionale Greca (M.I.E.T.), con il patrocinio del Ministero della Cultura e dello sport della Repubblica Greca, dell’Ambasciata di Grecia a Roma, del Consolato Generale Onorario di Grecia a Trieste, del Comune di Trieste, della Provincia di Trieste e del Comune di Salonicco e la sponsorizzazione di Minoan Lines – Grimaldi Group e dell’Aegean Airlines. La mostra è a cura di Afrodite Oikonomidou ed Enrico Debandi. L’inaugurazione della mostra si terrà l’8 Gennaio 2016 alle ore 18.00 con la presenza dell’artista. La mostra è già stata presentata con grande successo a Torino presso il Palazzo Saluzzo Paesana dal 20 settembre al 25 ottobre 2015 ed è in programma un’esposizione anche a Roma nel corso del 2016.

Il fotografo greco Stratos Kalafatis ha dedicato cinque anni del suo lavoro all'esplorazione e alla conoscenza del Monte Athos, dei paesaggi, dei monasteri, ma soprattutto degli uomini che lo abitano. Ci sono volute 25 visite, un totale di 200 giorni di pellegrinaggi fotografici tra il 2008 e il 2013, per arrivare ad una profonda comprensione di questo mondo di clausura e spiritualità, che viene svelato attraverso le 120 immagini che compongono la mostra “Athos, i colori della fede”
Attraverso uno sguardo più spirituale che estetico, le immagini di Kalafatis riescono a trasmettere l’essenza di questo posto unico, descrivono la storia e la tradizione millenaria, documentano la natura rimasta quasi incontaminata e la bellezza selvaggia del paesaggio. Ma la sensibilità del fotografo si rivolge al profondo, si ferma sui volti, sui dettagli della vita quotidiana, sulla lentezza del tempo, sul contrasto tra la ricchezza interiore e la povertà ascetica. Elementi che si combinano a forme e linguaggi del tutto contemporanei, per costruire un racconto insolito del Monte Athos secondo uno stile personalissimo, fedele ai principi fotografici dell’autore. “Sul Monte Athos non nascono vite umane”. Questa costatazione di Stratos Kalafatis richiama una delle particolarità più significative del Monte Athos, il famoso “Avaton”, il divieto assoluto di accesso alle donne.
La stessa frase segna i mondi interiori che il fotografo sceglie di raccontarci e i ritratti dei loro protagonisti che rivelano fede profonda, bisogno o disperazione. In questo mondo dominato dai maschi, le storie di Kalafatis si dispiegano su una gamma cromatica ben più ricca rispetto al nero rigoroso del saio monastico. Il risultato è un Monte Athos dipinto con colori brillanti, a volte abbaglianti e ipersaturi, in modo da ottenere un forte contrasto, un chiaroscuro denso, che ci rimanda alla pittura del Caravaggio o di Rembrandt.
Descritto così, il centro del Monachesimo Cristiano Ortodosso, alla fine del primo decennio del XXI secolo diventa un anello della lunga catena di documentazioni fotografiche dello stato monastico. Il primo fotografo ad arrivarci è stato Sebastianof che, nel 1860, ha prodotto circa 40.000 scatti su lastra di vetro. Sono seguiti, nel XX secolo, dei nomi illustri come Stephane Passet e Fred Boissonnas, oltre ad una serie di famosi fotografi Greci negli anni '50 e '60, come Takis Tloupas, Kostas Balafas, Spyros Metletzis. Kalafatis ha subìto, come molti altri fotografi prima di lui, il fascino singolare e irresistibile del Monte Santo dell’Ortodossia e ha tentato di catturare la vita monastica da una nuova prospettiva proponendo una versione inedita del più spettacolare complesso monastico d’Europa.
Non è stato un turista, né tantomeno un fotografo invadente. Ha visitato il Monte Athos con estremo rispetto, si è avvicinato ai monaci gradualmente, ha parlato con loro, è stato ospite nelle loro celle, ha accettato la loro benedizione e i loro doni. E alla fine si è guadagnato la loro fiducia e ha avuto il permesso di immortalarli con la macchina fotografica. Ma “non mi è stato consentito di fotografare all’interno delle chiese, durante le funzioni, né i cimeli che sono considerati proprietà spirituale dei monasteri. Questo in fondo è il vero Avaton del Monte Athos”.
Stratos Kalafatis nato nel 1966 nella città di Kavala nel Nord-Est della Grecia, ha studiato fotografia all’Art Institute di Philadelphia, USA. Dal 1993 ha realizzato numerosi progetti fotografici come: Immagini archetipe, Diario 1998-2002, Saga, Arcipelago, Athos-I colori della fede. Ha ricevuto numerosi premi internazionali e ha partecipato ad importanti mostre manifestazioni culturali come la Biennale di Architettura di Venezia (2006). Vive a Salonicco, lavora come fotografo e insegna fotografia creativa.
“Il Monte Athos dichiara al Corriere del Sud è difficile da fotografare: non tanto perché resiste al carattere laico della fotografia, ma piuttosto perché ha bisogno di tempo per essere svelato. Da più di mille anni rimane nascosto dietro una pittoresca semiologia, un folklore sentimentale, dietro interpretazioni mistiche e rivelazioni miracolose. È un mondo fatto di silenzio e di mistero, un luogo sospeso, in bilico tra passato e presente, tradizione e libertà, forza e debolezza, tra il buio e la luce. E non è semplice superare la sua storia poderosa, la sua religiosità esasperata e creare immagini che rispettano il luogo senza ledere l’autonomia creativa del fotografo.”
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