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Mercoledì, 17 Luglio 2019

Spadafora: Odio maschilista contro Carola". L'ira della Lega: "Si scusi o si dimetta"

Bufera per un'intervista nella quale il sottosegretario M5s alle pari opportunità Vincenzo Spadafora attacca il vicepremier Matteo Salvini. La replica del leader leghista è durissima: 'Lasci'.

"Cosa sta a fare Spadafora al governo con un pericoloso maschilista? Se pensa che io sia così brutto e cattivo, fossi in lui mi dimetterei e farei altro, ci sono delle Ong che lo aspettano", dice Salvini in conferenza stampa al Cara di Mimeo. "Per me - dice ancora Salvini - il governo dura altri 4 anni, spero, certo se ogni giorno c'è un sottosegretario del Movimento 5 stelle che si alza la 'spara', diventa impegnativo... Lavorassero, se invece hanno voglia di fare polemica io son qua a fare il mio lavoro e vado a fare un giro nel centro liberato".  
 
Le parole del sottosegretario hanno scatenato un putiferio. Dal fronte leghista il coro è unanime: “Si scusi o si dimetta”. "Si può anche dissentire dal pensiero di un membro del Governo di cui si fa parte, ma c'è modo e modo e a tutto, comunque, c'è sempre un limite”, tuona il capogruppo della Lega alla Camera, Riccardo Molinari. E a chiedere un passo indietro del sottosegretario è lo stesso titolare del Viminale: "Cosa sta a fare al governo con un pericoloso razzista e maschilista? Se pensa che sono così brutto e cattivo, fossi in lui mi dimetterei e farei altro, ci sono delle Ong che lo aspettano".  

L''Italia - denuncia Spadafora in un colloquio con Repubblica - 'vive una pericolosa deriva sessista' e gli insulti alle donne 'arrivano proprio dagli esponenti più importanti della politica'. L'esponente M5s prende ad esempio di insulti contro le donne 'gli attacchi verbali' di Salvini a Carola Rackete, definita 'criminale, sbruffoncella, pirata'. 'Parole che - dice Spadafora - hanno aperto la scia dell'odio maschilista contro Carola, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social'. Durissima la replica della ministra leghista Stefani. 'E' vile usare il dramma delle donne per attaccare Salvini. Andrebbe ripensato l'incarico di Spadafora.

Dagli insulti a Carola Rackete, alla condizione delle donne migranti, fino alle carte d’identità con scritto padre e madre che discriminano gli omosessuali, è un continuo j’accuse contro il vicepremier leghista e gli alleati di governo.

Dopo lo scontro con la ministra della Difesa in quota penta stellata, gli attacchi sul Blog delle Stelle e i paragoni calcistici del sottosegretario Manlio Di Stefano, non si placa l’offensiva grillina contro il leader della Lega. “L'Italia vive una pericolosa deriva sessista, come facciamo a contrastare la violenza sulle donne, se gli insulti alle donne arrivano proprio dalla politica, anzi dai suoi esponenti più importanti?”, provoca il fedelissimo di Luigi Di Maio con un chiaro riferimento. Quello agli “attacchi verbali" del vicepremier alla capitana della Sea Watch 3. “L'ha definita criminale, pirata, sbruffoncella”, continua Spadafora. “Parole, quelle di Salvini – prosegue il sottosegretario - che hanno aperto la scia dell'odio maschilista contro Carola, con insulti dilagati per giorni e giorni sui social”.

Poi c’è la “tragedia delle donne migranti” che secondo l’esponente grillino porta "la firma della Lega". “Il decreto sicurezza peggiorerà ancora di più la loro condizione di vulnerabilità, il ministero dell'Interno le sta lasciando senza più supporti", denuncia nel giorno della presentazione del primo censimento nazionale dei centri anti violenza. E tra le vittime del clima di ostilità, per il sottosegretario, non ci sarebbero solo le donne ma anche gli omosessuali. “Ero a Palermo, con una coppia di papà che stavano registrando all'anagrafe la loro bambina, l'ufficiale di stato civile ha allargato le braccia dicendo: 'Non ci possiamo fare niente, lo spazio è quello, uno di voi due verrà definito madre per legge'", racconta criticando una delle prime misure volute dal ministro dell’Interno.

“Vile” strumentalizzare “il dramma della violenza per attaccare Salvini” secondo la ministra per gli Affari Regionali e le Autonomie, Erika Stefani. Dello stesso parere anche la senatrice del Pd Valeria Valente, presidente della commissione di inchiesta parlamentare per il Femminicidio, che chiede di non cercare visibilità “sulla pelle delle donne”. Di intervista “delirante” parla, infine, Giorgia Meloni, che ha espresso solidarietà al ministro Salvini per le "gravissime parole pronunciate dall’alleato di governo”.

Intanto, forse proprio per le nuove tensioni scatenate nella maggioranza dalle parole del sottosegretario grillino, è stata cancellata la cabina di regia per l’attuazione del piano sulla violenza contro le donne e la conferenza stampa di presentazione del primo censimento nazionale dei centri anti-violenza. L’incontro, al quale Spadafora avrebbe dovuto partecipare assieme al ministro per la Pubblica Amministrazione, Giulia Buongiorno, è stato annullato per “motivi personali” e sarà riconvocato a breve, ha chiarito in una nota proprio il sottosegretario.

“Il cinismo di Spadafora è incredibile, su Repubblica attacca le regioni e i centri anti violenza negando di non aver dato i fondi per loro previsti e oggi che tutti attendevano la cabina di regia per discutere finalmente del piano anti-violenza Spadafora annulla tutto perché non solo non ha idee ma con la sua intervista ha fatto arrabbiare la Lega e Salvini”, ha commentato la presidente dei deputati di Forza Italia, Maria Stella Gelmini. “Siamo davvero allo sbando”, chiosa la parlamentare azzurra, che evidenzia come “a pagarne le spese siano i cittadini, in questo caso le donne vittime di violenza che meriterebbero una sensibilità diversa”.

A spegnere l'incendio nel primo pomeriggio arrivano le dichiarazioni del leader del M5S, Luigi Di Maio, che interviene sulla questione cercando di smorzare i toni. "Quanto casino per un'intervista, ma è possibile che ora debba diventare il problema di questo Paese?", minimizza il vicepremier grillino mettendo l'accento sui "risultati" raggiunti sinora dall'alleanza giallo-verde: "Sono già partiti quasi tutti gli appalti, il 96%, dei 400 milioni stanziati per i Comuni, questi sono temi di cui deve parlare il governo e che ci rendono orgogliosi". "Lavoriamo e andiamo avanti", è l'appello di Di Maio per ricompattare la maggioranza.

Già il ministro della Difesa, Elisabetta Trenta, aveva annunciato di voler intensificare la presenza della Marina nel Mediterraneo, con nuove misure, andando allo scontro con il collega del Viminale, accusato di aver voluto sospendere l'operazione Sophia. Oltre a questo si procederà con i controlli aerei e radar volti a capire quando i barconi partono in modo da intervenire in tempo con un vero e proprio blocco navale militare. Inoltre, saranno fornite altre dieci motovedette alla Guardia costiera libica e si punterà a una trattativa diplomatica con la Tunisia per assicurare controlli anche da parte di quel Paese.

Nella diatriba tra Salvini e Trenta entra a gamba tesa il premier Giuseppe Conte: «Da alcune settimane stiamo assistendo a un progressivo incremento del numero di imbarcazioni che trasportano migranti che si approssimano alle nostre coste e sollecitano un attracco nei nostri porti. Diventa pertanto ancora più urgente coordinare le iniziative dei ministeri competenti, anche al fine di evitare che possano ingenerarsi sovrapposizioni o malintesi che finirebbero per nuocere alla nostra azione». Il vertice si terrà domani.

Ma i numeri dell'operazione Sophia danno ragione a Salvini. Nel 2017 si fecero 126 interventi per 15.218 persone soccorse, nel 2018 29 interventi per 3.172 immigrati soccorsi, con un totale di 18.390 soggetti recuperati, tutti arrivati in Italia.Peraltro, la Trenta più volte ha fatto capire che vorrebbe i porti aperti, a differenza del collega vicepremier leghista.

«Lei - proseguono alcuni ufficiali - pensa che la soluzione sia accogliere chi arriva dalla Libia perché quel Paese è instabile. In realtà, ha ragione Salvini, in Italia non devono arrivare».

Se la nuova soluzione proposta da Salvini da una parte piace, i militari sono però preoccupati per un altro aspetto.

«Prima di tutto - chiarisce un ufficiale della Marina di servizio a Roma - dobbiamo ricordarci che già con Mare Nostrum, all'epoca in cui capo di stato maggiore della Forza armata era l'ammiraglio Giuseppe De Giorgi - si ipotizzò di bloccare i flussi. Il risultato fu che avemmo un'invasione. È ovvio che se ci si trovasse come allora di fronte a un gommone carico di migranti e gli stessi fossero in difficoltà o si gettassero in mare, come è probabile che facciano, le nostre navi dovrebbero recuperarli e portarli in Italia.

Ok al blocco navale, ma no a eventuali recuperi dei barconi, perché se il piano non fosse supportato da accordi bilaterali tra il nostro Paese e altre nazioni sarebbe un fallimento e rischieremmo una nuova invasione». Come ammesso dalla stessa Trenta la situazione libica è instabile, quindi è ovvio che a Tripoli non potrebbero essere riportati. «Ed è improbabile - fanno sapere ancora alcuni dipendenti della Marina militare - che anche Stati come la Tunisia possano decidere di accoglierli. Gioco forza si dovrebbe portarli nei Paesi a sud dell'Europa, in primis il nostro».

Vero è, peraltro, che con Mare Sicuro finora si è garantita la sicurezza delle acque territoriali, ma in tutti questi mesi gli interventi che hanno riguardato il recupero dei migranti da parte della Marina si contano sulle dita di una mano.

Il Cara di Mineo, come da tempo annunciato, chiuderà i battenti e il ministro dell'Interno, Matteo Salvini oggi è andato nella struttura del Catanese parlando di «bellissima giornata». Al suo ingresso una delegazione di dipendenti ed ex lavoratori del Centro accoglienza richiedenti asilo più grande d'Europa ha protestato utilizzato fischietti ed esposto uno striscione con la scritta 'Lasciati in mutande' contro la perdita del posto di lavoro e per chiedere garanzie al riguardo.

«Sul Cara siamo passati dalle parole ai fatti. Pensiamo già a cosa verrà al suo posto. Si recupereranno al presidio del territorio uomini e donne, si risparmieranno un sacco di quattrini: lavoriamo per ricollocare lavoratori, ma la Sicilia, Catania e Mineo non possono fondare il loro futuro sull'immigrazione. Oggi è un bel giorno per legalità territorio che dedico ai due anziani massacrati».

Il caso a cui ha riferimento il ministro Salvini, nella sua 'dedicà, è quello del 18enne ivoriano Mamadou Kamara, ospite del Cara di Mineo, condannato, l'8 febbraio del 2019, all'ergastolo dalla Corte d'Assise di Catania. I giudici, accogliendo la richiesta del Procuratore di Caltagirone, Giuseppe Verzera, lo hanno riconosciuto colpevole del duplice omicidio per rapina, commesso il 30 agosto 2015, nella loro villa di Palagonia di Vincenzo Solano, 68 anni, e di sua moglie Mercedes Ibanez, di 70. La donna, è la tesi dell'accusa, sarebbe stata anche violentata. 

L'ivoriano si è sempre proclamato innocente. Rientrato in bicicletta nel Centro accoglienza richiedenti asilo di Mineo in cui era ospite, il 18enne fu bloccato da militari dell'Esercito e da un Ispettore Capo in servizio nel Cara, insospettiti dai vestiti che indossava, quelli della vittima, troppo grandi per lui. Ad accusarlo ci sono anche le indagini e i filmati visionati dalla Squadra Mobile di Catania e del commissariato di Caltagirone che lo riprendono mentre esce dal Cara e mentre si avvicina alla villa. Ma soprattutto lo accusa una sua polo blu trovata sporca di sangue nell'abitazione dei coniugi, dove furono trovati anche parte di un braccialetto che aveva nello zainetto con la refurtiva, ed i suoi pantaloni sporchi di sangue, i vestiti che indossò per tornare al Cara, che erano di Vincenzo Solano, taglia 56, enormi per lui, e le ciabatte della vittima.

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