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Giovedì, 04 Giugno 2020

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Paure, ansie, famiglia, bambini, dei proprietari di piccole e medie aziende

La notte non si dorme. Paure, ansie, famiglia, bambini. Sono stati costretti a chiudere in una città e un Paese che vive di micro aziende. Non è solo via dei Condotti, la via dello shopping per antonomasia. O via Frattina, o via della Vite. C’è un mondo che si è fermato all’arrivo del coronavirus e che potrebbe non ripartire più. La pandemia si abbatte sulle attività commerciali che devono fare i conti con il fatturato zero dei due mesi di serrata totale. E con una prospettiva di riapertura che per molti, nella proclamata fase due, potrebbe non essere certa. C’è chi pensa che la vera emergenza debba ancora arrivare. Deve ancora palesarsi di fronte agli italiani.

Sono in 70 mila a Roma. E il loro silenzio è assordante. Non possono pagare dipendenti e fornitori. Senza introiti non gli riesce di saldare le rate del mutuo, gli affitti, le utenze. Questi sono solo alcuni casi di spese da liquidare. C’è chi ha una bottega artigiana e produce mobili su misura che chiede liquidità per andare avanti. C’è chi ha una sartoria e si è vista fermare tutta la produzione per la stagione estiva. "Ci hanno annullato tutti gli abiti commissionati e le spese sono tante".Una parrucchiera che in 50 anni di attività non ha mai preso un giorno di ferie, commenta le dichiarazioni del premier Giuseppe Conte con queste testuali parole: "Quando ha detto che i parrucchieri avrebbero riaperto a giugno ho sentito un pugno nello stomaco. Ancora sto male. Questi vogliono farci chiudere e non capisco cosa cambia aprire ora o fra un mese. Diciamo che è una dittatura silenziosa. Si possono fare i funerali con 15 persone, si può salire sui mezzi pubblici. E noi costretti a casa ad aspettare. Nella vita ci vuole forza, coraggio e tanta, tanta pazienza". Queste società hanno subito un crollo. E spesso sono costrette a ripartire da zero. Un tunnel senza luce.

Quando hanno chiuso la saracinesca, ormai mesi fa, si sono accorti che non c’era nessuno che potesse realmente aiutarli. Niente comune. Niente Stato. Quell’entità che con puntualità disumana è sempre pronto a chiedere. E che ora non sembra fare abbastanza. Certo, ci sono i 600 euro di bonus. C’è la cassa integrazione.

Sarà di diversa natura. Non sanitaria, ma economica. E sarà un’onda anomala che potrebbe spazzare via gran parte dei negozi e piccole attività di Roma e in Italia. Quattro negozi al dettaglio su dieci, dalle gelaterie all’abbigliamento, rischiano di fallire a causa del coronavirus. Stessa sorte per almeno 3 su 10 fra ristoranti, alberghi e centri estetici. L’allarme arriva dall’ultimo report della Cna, l’associazione delle piccole imprese e artigiani di Roma. La ripartenza è più complessa e incerta del previsto. "Altro che aiuti promessi. Serve ben altro", dicono i negozianti.  

Il problema è che per Paesi come l’Italia, che rischiano di venir travolti con maggior forza dall’onda anomala della crisi, l’attuale conclusione delle trattative è tutt’altro che soddisfacente, e la spada di Damocle del Mes pende ancora sulla testa di Giuseppe Conte e del suo governo: il rischio che l’Italia possa andare a sbattere e che la risposta Ue possa sul lungo periodo risultare incompleta nel suo contributo alla ripresa italiana si lega a doppio filo al pregiudizio dei Paesi del Nord Europa germanocentrico nei confronti dell’indebitamento pubblico di Roma e dei presunti rischi sistemici della sua economia.

“L’Europa rischia di sprofondare nel dramma, non perché gli italiani sono fuori strada, ma a causa di una parte predominante della percezione tedesca”. “Forse è per colpa dei tanti film sulla mafia”, scrive l’autore dell’articolo Thomas Fricke
sul settimanale tedesco ironizzando sui rispettivi stereotipi tra i due Paesi, “forse è solo l’invidia per il fatto che l’Italia ha il clima migliore, il cibo migliore, più sole e il mare”.

il settimanale tedesco Spiegel il più influente, contro l’atteggiamento dominante nel governo, nei media e nell’opinione pubblica della Germania nei confronti dell’Italia, in un articolo firmato da Thomas Fricke definito condizionato da “un’arroganza” che rischia di avere connotati “tragici” nell’ora più buia della crisi dell’Unione europea, travolta dalla pandemia di coronavirus e dalla minaccia di una recessione senza precedenti.

Angela Merkel è uscita vincitrice dal lungo round negoziale che in Europa ha visto la Germania mettere sul piatto la precocità della sua politica di contenimento della pandemia e la forza della risposta interna per orientare favorevolmente a Berlino gli esiti dell’Eurogruppo e del Consiglio europeo più recenti. Il pacchetto di misure Sure-Bei-Mes è stato anticipato, agli Eurobond si sono chiuse sostanzialmente le porte e anche il Recovery Fund si farà, ma ai tempi dettati da Berlino. Che non ha fretta e intende aspettare il 2021 per vederlo pienamente operativo.

Intanto vediamo cosa ha detto Conte in sintesi : ha riferito che il Governo si impegna a bloccare il prezzo delle mascherine per evitare speculazioni, delegando il commissario straordinario Arcuri al controllo. Il prezzo massimo sarà di 0,50€.
Spiegando in concreto le nuove misure che entreranno in vigore a partire dal 4 maggio ha dichiarato:

Per gli spostamenti sono consentiti se giustificati da esigenze lavorative, di salute (visite mediche) o assoluta emergenza. Restano vietati gli spostamenti tra varie regioni, ad eccezione di esigenze lavorative. Si potrà far visita a parenti, ma senza riunioni familiari, party, rispettando la distanza sociale;
chi ha febbre sopra 37,5°C obbligatoriamente deve stare a casa e avvertire il proprio medico;

riapertura di parchi e giardini pubblici, ma col rigoroso rispetto della distanza di sicurezza di 1 metro e utilizzo di mascherine. I sindaci dovranno provvedere a garantire il rispetto delle condizioni di sicurezza, potendo anche introdurre numero limitato di ingressi, qualora non fosse possibile questi luoghi pubblici dovranno restare chiusi;

per le discipline sportive individuali via libera ad allenamenti all'aperto, con mantenimento della distanza di 2 metri. Per le attività motorie (passeggiate) la distanza di sicurezza resta 1 metro;

via libera alla celebrazione dei funerali, con massimo 15 persone all'aperto e col rispetto di distanza sociale e utilizzo di mascherine;

via libera alla ristorazione con asporto, ma si entra uno alla volta e si consuma a casa o in ufficio, sempre col rispetto della distanza di sicurezza;

riprende il comparto della manifattura e costruzione, così come il commercio all'ingrosso dedicato a questi settori. Le aziende devono garantire il rispetto del protocollo di sicurezza al lavoro, concordato il 24 aprile con le parti sociali;

Dopo aver spiegato la ripresa delle attività economiche e sociali, il premier Conte ha riferito che è stato concordato con le Regioni un meccanismo di controllo per tenere sotto monitoraggio la situazione epidemiologica di COVID-19 e le condizioni degli ospedali. I dati su base giornaliera verranno trasmessi al ministero della Salute e al comitato tecnico-scientifico, che nei prossimi giorni determineranno delle "soglie d'allerta", oltre le quali "si chiuderanno i rubinetti" col ripristino di lockdown isolati per evitare la risalita della curva dei contagi.

Dal 18 maggio via libera al commercio al dettaglio e potranno riaprire nel rispetto delle condizioni di sicurezza ancora da perfezionare i musei, biblioteche, teatri, così come gli allenamenti per gli sport di squadra.

Il governo anche valuta la riapertura delle attività per la cura della persona (parrucchieri, centri estetici, centri massaggio) e di bar e ristoranti a partire dal 1° giugno, con le misure per garantire la sicurezza che verranno esaminate successivamente.

Parlando del Recovery fund in discussione con i partner europei per l'assistenza finanziaria contro i danni al tessuto economico-sociale della pandemia di coronavirus, Conte ha affermato che è stato fatto "un importante passo avanti" per portare come risultato il fatto che questi strumenti "non creino più debito per Paesi come l'Italia" e siano "offerti subito ai Paesi più colpiti".

Ad inizio giornata il premier Giuseppe Conte aveva sentito i capi delegazione delle forze di maggioranza per mettere a punto e definire le misure per la Fase 2. Successivamente sempre da Palazzo Chigi aveva avuto un incontro nel formato di videoconferenza con rappresentanti di Regioni, Comuni (Anci) e Province (Upi). Alla riunione con le amministrazioni locali insieme al presidente del Consiglio per il governo hanno partecipato anche il ministro della Sanità Roberto Speranza e il titolare del dicastero degli Affari Regionali Francesco Boccia.

Intanto Il numero dei casi totali in Italia dall'inizio della pandemia sale a 197.675, con un aumento di 2.324 unità rispetto a ieri. Oggi il dato più confortante arriva dal numero dei decessi, che nelle ultime ventiquattro ore sono cresciuti 260, 156 in meno di ieri: da notare che per la prima volta da oltre un mese a questa parte che l'aumento giornalieri delle vittime di COVID-19 è minore di 300. Dall'inizio dell'epidemia in Italia sono morte per il coronavirus 26.644 persone.

Ad oggi in Italia 106.103 persone risultano positive al coronavirus.Continua a crescere il numero dei guariti, con +1.808 guarigioni nell'ultimo giorno, che porta il bilancio delle persone che sono riuscite a sconfiggere COVID-19 a 64.928. L'aumento è inferiore rispetto a ieri, quando erano guarite 2.622 persone.

Prosegue il trend decrescente dei giorni scorsi sul numero di ricoveri ospedalieri e terapia intensiva: 21.372 persone si trovano ancora negli ospedali con sintomi, 161 meno rispetto a ieri, mentre i malati in condizioni gravi sono 2.009, 93 meno di ieri. I restanti 82.722 malati di COVID-19 asintomatici o con sintomi lievi sono in isolamento domiciliare.

Sullo sfondo del miglioramento della situazione epidemiologica di COVID-19, il governo valuta seriamente la fine del lockdown e la ripartenza delle attività produttive e sociali con allentamenti graduali delle misure draconiane anti-contagio per il 4 maggio.  

Mentre il premier Giuseppe Conte sta conducendo una riunione con i capi delegazione delle forze di maggioranza per discutere le questioni aperte sulla Fase 2, questo pomeriggio alle 15 il presidente del Consiglio vedrà le delegazioni delle amministrazioni locali: Regioni, Anci e Upi.

La prima richiesta che l'Anci presenterà al Governo nell'incontro di oggi a Palazzo Chigi è conoscere nel dettaglio le attività che potranno riaprire dopo il 4 maggio con l'avvio della Fase 2 per adottare le misure necessarie su mobilità e trasporto, regolare gli orari di uffici ed negozi e assicurare il corretto utilizzo da parte dei cittadini degli spazi pubblici come parchi.

"Se si vuole davvero far ripartire il Paese, se si vuole dare un’iniezione di liquidità dopo il lungo stop, bisogna affidarsi ai sindaci. Se si vuol cercare di governare il graduale ritorno alla normalità, bisogna dare a chi amministra le città regole certe e misure attuabili", hanno dichiarato in una lettera congiunta all'indirizzo del presidente del Consiglio i sindaci delle più grandi città italiane di ogni schieramento politico.

I sindaci insistono affinché Palazzo Chigi dia indicazioni chiare e inequivocabili sulla Fase 2 per consentire "una programmazione in sicurezza", in particolare sull'uso delle mascherine, garantendone la disponibilità ad un prezzo fisso e comprandole ai cittadini che non se lo possono permettere.

Tra le altre richieste, i sindaci chiedono inoltre al governo centrale chiarezza nelle funzioni e nei rapporti con le Regioni.

"Rivendichiamo chiarezza su chi fa cosa. Le Regioni smettano di interferire sulle nostre competenze, come gli oneri di urbanizzazione e l’occupazione di suolo pubblico. Se il loro intento è collaborare, doveroso in questa fase, ci diano una mano a recuperare le risorse per quei servizi che i cittadini si aspetteranno da noi... Questo è il momento di essere responsabili e collaborare. Noi sindaci lo facciamo dall'inizio. Ci aspettiamo gli altri rappresentanti istituzionali facciano lo stesso".
 

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