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Le previsioni choc dell'Ue: recessione storica per Italia e Eurozona

La sentenza emessa dalla Corte Costituzionale mette in luce alcune controversie tra diritto europeo e quello dei singoli stati. Il primo prevale sempre sul secondo, stando ai trattati costitutivi dell’Ue, ma la decisione dei giudici tedeschi sostiene che questo sia vero solo fino a quando non intacca l’identità costituzionale dello stato membro. Infatti, stando alla sentenza della Corte di Karlsruhe, tutto quello che concerne la politica monetaria e il bilancio finanziario di una nazione permette a uno stato costituzionale di essere pienamente democratico. Quindi, in buona sostanza, nel caso in cui i programmi europei di natura economica e fiscale intacchino pesantemente il bilancio dello stato, in totale autonomia la Germania può decidere di non parteciparvi. Ovviamente, questo contrasta con il principio di comunità che ha animato la fondazione dell’Unione Europea  

Questa sentenza crea un precedente che potrebbe avere conseguenze sugli sforzi messi in atto dalle istituzioni europee per approvare un programma d’aiuti per gli stati colpiti dal coronavirus, si diceva. A pensarla così è l’ex vicepresidente della Bce, Vitor Constâncio, che su Twitter ha parlato di “grande rischio” che potrebbe dare la stura a nuovi ricorsi giudiziari (d’altronde la Polonia, per bocca del suo viceministro alla Giustizia, ha già fatto sapere che “la Germania difende la propria sovranità: l’Unione Europea fa solo ciò che le permettiamo noi stati membri”).  

Alla fine, il nodo da sciogliere resta sempre lo stesso: se la Bce - usando l'espressione della presidente Christine Lagarde - sia qui per "chiudere gli spread" oppure no. Che, letta da Karlsruhe, equivale a dire se la Bce, mentre combatteva la deflazione ieri, e lo shock da lockdown oggi, non stia facendo finanziamento monetario ai Paesi ad alto debito.

Dopo la sentenza della Corte tedesca sul quantitative easing c'è un problema che emerge: rifondare l'Europa su principi nuovi e tornare ad avere un controllo sulla moneta e sulla legislazione", ha infatti dichiarato il segretario della Lega in occasione dell’ospitata alla rubrica Start su Sky Tg 24.

Nel corso dell’intervento in televisione, il numero uno del Carroccio ha tenuto il punto circa le misure e i provvedimenti – carenti e in ritardo – che l’Ue ha adottato a sostegno dell’economia del Vecchio Continente, travolto come il resto del mondo dall’emergenza sanitaria causa pandemia di coronavirus, spiegando come le mezze decisioni prese sul Mes (attivazione del Fondo Salva Stati per le spese sanitarie), Recovery Fund, Bei e Sure non siano certamente sufficienti per dare uno choc positivo all'economia italiana e continentale.

Matteo Salvini (ri)lancia la sfida dall’Unione europea, proponendo di rifondare l’unione politica e monetaria su nuovi principi, così da permettere a ogni Stato membro di non cedere troppa sovranità.

L’Italia risulterebbe il Paese colpito dalla peggiore recessione assieme alla Grecia, vedendo confermate le previsioni iniziali che indicavano Roma e Atene fanalini di coda. Meno 9,5% la previsione per l’Italia, meno 9,7% per la Grecia, che rischia di subire contraccolpi durissimi dal sostanziale blocco del settore turistico

Il Pil dell’Eurozona dovrebbe scendere del 7,7% nel 2020 per poi rimbalzare del 6,3% nel 2021. Lo prevede la Ue, dando dunque corda alla narrazione di una “crisi a V” con tonfo in un anno e rimbalzo nel periodo successivo. Nel suo rapporto economico primaverile, giustamente, la Commissione ricorda che le previsioni sono soggette a un “ampio grado di incertezza”, ma l’ordine di grandezza delineato comincia a essere nell’ordine vicino alla realtà che nelle scorse settimane già colossi dell’analisi come McKinsey e Prometeia avevano iniziato a delineare.

Secondo le previsioni, segnala l’Adnkronos, “tutti i Paesi dell’Ue e dell’Eurozona accuseranno crolli del Pil superiori al 4% quest’anno: tra le principali economie, Germania -6,5%, Francia -8,2%, Spagna -9,4%, Olanda -6,8%, Polonia -4,3%”. Varsavia risulterebbe la “prima della classe” pur con una decrescita di ampia portata, vedendo premiata la tempestività degli interventi economici che il governo conservatore del partito “Giustizia e Libertà” ha sdoganato anche in un contesto di diffusione relativamente contenuta del contagio economico. Nel complesso, il progetto di sostegno per le aziende è stimato al 6,7% del Pil, la dimensione dell’assistenza diretta al 7,4% del Pil e nel complesso Varsavia ha messo in campo misure pari a un quinto dell’economia nazionale.

La Bce secondo il Secolo d Italia ha il coronavirus e deve stare in quarantena. Paradossalmente potremmo leggere così la decisione della Corte costituzionale tedesca che ha intimato l’altola’ a Francoforte. “Non vi azzardate a spendere ancora, voi dovete solo sorvegliare le politiche monetarie e non deciderle, altrimenti noi tedeschi ci rimettiamo”. La sostanza è questa. Hanno intimato alla Bce di spiegare che cosa si sono messi in testa, per inibire l’acquisto di titoli di Stato.

I no euro stanno in Germania continua il giornale diretto da Francesco Storace... Perché saranno loro a sfasciare la costruzione europea con questi atteggiamenti. Assolutamente vero quello che ha detto Giorgia Meloni dopo la sentenza della consulta tedesca contro la Bce. “La BCE non è proprietà tedesca, è anche dell’Italia, visto che ne possediamo il 14% e visto che le abbiamo delegato il potere di emettere moneta. In questa fase di emergenza la BCE deve fare quello che fanno tutte le banche centrali del mondo: immettere liquidità e acquistare illimitatamente titoli di Stato, altrimenti non sappiamo cosa farcene di questa BCE e di questa Unione Europea. Se ad altri sta bene vivere da servi dei tedeschi, problemi loro, noi difenderemo con ogni mezzo la libertà e la sovranità del popolo italiano”.

Nel suo  interviento Claudio Borghi mette in luce che , con la decisione della Corte Costituzionale tedesca, abbiamo l affermazione della propria superiorità come fonde del diritto, al di sopra della Corte di Giustizia Europea. Quindi mentre la Germania afferma la sua superiorità su tutti gli altri ordinamenti, la Costituzione Italiana viene distrutta dall’alto dall’Europa e dal basso dai Decreti di Giuseppi Conte. Insomma l’Europa si divide fra paesi che difendono le proprie prerogative ed altri che le lasciano straccaire, e sarebbe utile sentire il Presidente della Corte Costituzionale Cartabia sulla materia.

Tale pretesa di sovra ordinazione giurisprudenziale del Giudice delle leggi tedesco rispetto alla Corte Europea di Lussemburgo è resa manifesta dal richiamo alle norme della Grundgesetz assuntivamente lese dal QE: art. 38, in combinato disposto con l’art. 20, e art. 79, i quali licitano la sovranità esclusiva dei cittadini tedeschi e dei relativi corpi elettivi. Non appaia curioso che il Paese guida della UE manifesti, per tali vie, una conclamata dichiarazione di sovranismo, coerente con la sua storia come Stato Nazionale. Gli scenari aperti dalla sentenza tedesca, adombrati con le precedenti analisi che l’hanno preannunciata, già pubblicati sul questo sito , da un lato danno conto del perché alti esponenti del Governo germanico, tra cui la stessa Merkel, si siano negli ultimi giorni dichiarati disponibili per il diverso programma denominato recovery fund, ciambella di salvataggio connotata dal controllo (ritenuto insufficiente per il QE) della Commissione europea sulle condizioni di politica economico-fiscale che possono essere imposte ex art. 122 TFUE agi Stati indebitati. Dall’altro aprono ad una crisi potenzialmente esplosiva della configurazione dell’Europa sancita da Maastricht in poi, e al suo stesso venir meno; e dimostrano l’inconsistenza della dialettica europeisti/sovranisti, piuttosto riconducibile alla strutturale equivocità del processo di formazione dell’Unione: costituita sulla moneta comune invece che su princìpi autenticamente federativi.

Il Financial Times, in un editoriale firmato dal board del giornale, ha definito la decisione dei giudici tedeschi “una sentenza errata”, spiegando anche che “getta luce su una delle principali vulnerabilità dell’eurozona: cioè che la Bce ha dato prova di essere l’unica istituzione europea in grado di agire rapidamente e in modo risoluto per proteggere l’unione monetaria europea”.

La sentenza emessa dalla Corte Costituzionale mette in luce alcune controversie tra diritto europeo e quello dei singoli stati. Il primo prevale sempre sul secondo, stando ai trattati costitutivi dell’Ue, ma la decisione dei giudici tedeschi sostiene che questo sia vero solo fino a quando non intacca l’identità costituzionale dello stato membro. Infatti, stando alla sentenza della Corte di Karlsruhe, tutto quello che concerne la politica monetaria e il bilancio finanziario di una nazione permette a uno stato costituzionale di essere pienamente democratico. Quindi, in buona sostanza, nel caso in cui i programmi europei di natura economica e fiscale intacchino pesantemente il bilancio dello stato, in totale autonomia la Germania può decidere di non parteciparvi. Ovviamente, questo contrasta con il principio di comunità che ha animato la fondazione dell’Unione Europea.

Questa sentenza crea un precedente che potrebbe avere conseguenze sugli sforzi messi in atto dalle istituzioni europee per approvare un programma d’aiuti per gli stati colpiti dal coronavirus, si diceva. A pensarla così è l’ex vicepresidente della Bce, Vitor Constâncio, che su Twitter ha parlato di “grande rischio” che potrebbe dare la stura a nuovi ricorsi giudiziari (d’altronde la Polonia, per bocca del suo viceministro alla Giustizia, ha già fatto sapere che “la Germania difende la propria sovranità: l’Unione Europea fa solo ciò che le permettiamo noi stati membri”).

Già dal 2012 alcuni membri della Cdu si erano opposti al bazooka pensato dall'allora presidente della Bce, Mario Draghi. In particolare i parlamentari tedeschi non avevano condiviso il programma Omt (Outright Monetary Transactions), le operazioni di acquisto illimitato di titoli di stato a breve termine dei paesi in difficolta'. Questi acquisti illimitati possono scattare in caso di richiesta di intervento del Fondo salva stati, Mes, di cui in questi giorni si parla tanto. Per i ricorrenti tedeschi permettere alla Banca Centrale di comprare titoli di stato di un paese dell'Eurozona senza limiti equivale a finanziare direttamente gli stati e quindi si tratta di una pratica che va contri i trattati. A giugno 2016, pochi giorni prima, il referendum sulla Brexit, la Corte costituzionale tedesca ha dichiarato legittimo il programma di acquisto di titoli di Paesi in crisi (Omt)varato dalla Bce nel 2012 respingendo il ricorso presentato da un gruppo di cittadini.  

La cancelliera Angela Merkel, secondo la Dpa, avrebbe detto che i giudici hanno mostrato chiaramente alla Bce i suoi confini. Vitor Constancio, ex vicepresidente della Bce con Draghi, vede il "grosso rischio" che la sentenza apra a un'ondata di nuovi ricorsi in Germania finendo per coinvolgere il 'Pepp'. Christine Lagarde ha nei fatti assicurato che il Pepp avrebbe tenuto a bada gli spread deviando dalla 'capital key'. Ma sono proprio queste deviazioni - che ad oggi rappresentano l'unico freno a una spirale del debito in Paesi come l'Italia - ad essere nel mirino della Corte tedesca. La Bce, poi, con il 'Pspp' ha finora mantenuto in bilancio i circa 2.300 miliardi di debito pubblico dei Paesi dell'Eurozona acquistato, rinnovando con nuovi acquisti i bond che man mano giungevano a scadenza. E promette di farlo finché servirà. Anche qui i giudici mettono un'ipoteca. Che rischia di far tramontare definitivamente l'ipotesi che possa essere la Bce, in definitiva, a farsi carico del conto salatissimo delle due crisi, quella del 2008 e quella attuale, tenendo il debito in eterno o persino comprando bond perpetui.

Significative le parole di Jens Weidmann, presidente della Bundesbank e consigliere Bce: i giudici rilevano "un margine sufficiente di sicurezza al finanziamento monetario dei governi", "sosterrò gli sforzi per soddisfare questo requisito". E poi ci sono le conseguenze istituzionali. A partire dal monitoraggio della Bce demandato dai giudici a Parlamento e governo tedesco, paradossale vista la storia tedesca: tanto che il commissario Ue agli Affari economici, Paolo Gentiloni, è costretto a ricordare che "la Bce è un'istituzione indipendente. La sua indipendenza è alla base della politica monetaria europea".

Le parole di Olaf Scholz, ministro delle Finanze tedesco, tradiscono l'imbarazzo di Berlino: "proprio in questi giorni, in cui a causa della pandemia siamo di fronte a uno sforzo notevole, la moneta unica e la politica monetaria comune ci tengono uniti in Europa". E poi c'è l'umiliazione, sul piano giuridico, inflitta alla Corte di giustizia europea, la cui sentenza del 2018 a favore della Bce è giudicata dai colleghi tedeschi "insostenibile". Tanto da costringere un portavoce della Commissione Ue a riaffermare "il primato della legge europea, e il fatto che le decisioni della Corte europea sono vincolanti su tutte le corti nazionali".

Secondo Vicenzo Sofo  della Lega, in una sua dichiarazione al Corriere del Sud,ci ha detto che il Sud chieda autonomia e si organizzi in macro regione per uscire dalla crisi ... "Invito i governatori ci ha detto delle regioni del Sud Italia a riflettere sull'opportunita' di costituire un tavolo permanente per gestire insieme l'uscita dalla crisi, chiedendo al governo autonomia. I dati sul numero di decessi e sui tassi di contagio indicano che il meridione non ha bisogno di attendere il Nord per ripartire. Al contrario, il Sud deve cogliere l'occasione per iniziare a crearsi un percorso di sviluppo autonomo dalla meta' settentrionale del nostro Paese, cosa che i ministri Boccia e Provenzano dovrebbero incentivare invece che ostacolare." Cosi'  l'eurodeputato della Lega Vincenzo Sofo, che ha poi spiegato:

"La crisi dovuta al coronavirus ha innescato dinamiche nuove che il Mezzogiorno deve affrontare subito, cito ad esempio la voglia di ritornare a vivere nel luogo di origine di moltissimi meridionali emigrati che puo' trasformarsi per questi territori in occasione di ripopolamento o la crisi del settore aereo che rischia di aumentarne l'isolamento. Brexit e coronavirus stanno rimettendo in discussione lo status quo dell'Italia e dell'Europa aprendo al nostro Mezzogiorno uno spazio per riscattarsi ma serve che esso agisca unito e coordinato per rispondere alle imminenti sfide che si trovera' davanti e che potrebbero riportalo al centro della vita politica ed economica del Paese o farlo definitivamente sparire", ha concluso Sofo.  
 
 
 
 
 
 
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