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Lunedì, 17 Giugno 2019

L'Italia abbandonata per anni da Bruxelles

Le visioni sono contrapposte. L'Italia è convinta di essere stata abbandonata per anni da Bruxelles, lasciata sola a gestire una crisi migratoria senza precedenti. I numeri parlano chiaro: centinaia di migliaia di migranti si sono riversati sulle coste italiane, dopo la chiusura della tratta balcania (grazie ai soldi Ue). Per non parlare dei ricollocamenti, ancora fermi al palo. O della riforma del Trattato di Dublino che non trova una soluzione.

Cosi durante l'incontro odierno tra Jean Claude Juncker e Giuseppe Conte. Seduti attorno a un tavolo, i due parlano di economia, recessione mondiale e misure per la crescita. Ma anche di immigrazione. Ed è qui che la Commissione Europea ci tiene a rimarcare il fossato che divide Roma da Bruxelles. La politica dei porti chiusi non entusiasma l'Ue, l'addio alla missione navale di Sophia ha lasciato il segno e le continue critiche italiane sulla gestione della politica migratoria continuano a tenere alta la fiamma delle polemiche.  

E mentre la Ue "mente ufficialmente" che aiuta l Italia sulla questione immigrazione Un ragazzo che passeggia per le strade di Torino muore dopo essere stato sgozzato da un marocchino con cittadinanza italiana. Ma a rendere il tutto più doloroso, soprattutto per i familiari di Stefano, sono le parole con cui Said ha spiegato il suo gesto e la furia omicida: "Volevo uccidere un bianco, giovane e italiano. Avrebbe fatto scalpore. Ha comprato un coltello, poi è andato ai Murazzi del Po a Torino e ha osservato i passanti in attesa dell'uomo giusto". Il suo racconto poi si fa ancora più agghiacciante: "Mi bastava che fosse italiano, uno giovane, più o meno della mia età, che conoscono tutti quelli con cui va a scuola, si preoccupano tutti i genitori e così via. Non avrebbe fatto altrettanto scalpore. L’ho guardato ed ero sicuro che fosse italiano. Volevo ammazzare un ragazzo come me, togliergli tutte le promesse che aveva, dei figli, toglierlo ai suoi amici e parenti". Insomma Said Mechaquat cercava un "italiano".

Ha trovato Stefano che sorrideva e che per un assurdo motivo è finito sotto la furia omicida del marocchino. Proprio quella ricerca di "un uomo italiano" potrebbe far scattare l'aggravante di discriminazione razziale. A chiederlo Edmondo Cirielli, questore della Camera e parlamentare di Fratelli d'Italia: "L'assassino di Stefano Leo confessa che voleva uccidere 'un italiano'. Ha agito, dunque, per finalità di discriminazione razziale. Mi sembra strano che la procura di Torino non abbia ancora contestato all'assassino l'aggravante". Poi l'esponente di Fratelli d'Italia punta il dito contro una parte di quella sinistra che ha preferito restare in silenzio davanti ad un ragazzo italiano trucidato con una coltellata alla gola: "Appare ancora più imbarazzante- prosegue Cirielli- davanti a un omicidio crudele, spinto dall'odio verso gli italiani, il silenzio dei paladini dell'integrazione, Nicola Zingaretti e Laura Boldrini. E soprattutto mi aspetterei parole forti anche da parte del presidente della Repubblica Sergio Mattarella per condannare questo omicidio razzista".

Intanto di fronte ai tanti fallimenti dell'Ue e agli sforzi messi in campo dal Belpaese in questi anni, la Commissione sostiene che "l'Ue non è stata assente". Lo dice proprio Juncker, senza giri di parole. "Non bisogna dire che l'Ue è stata assente quando si è trattato di dare solidarietà - assicura al termine dell'incontro con Conte - L'Italia ha ricevuto un miliardo". Già, peccato che i contribuenti ne abbiano spesi 4,3 miliardi solo nel 2017 e per il 2018 erano stati messi a bilancio tra 4,6 e 5 miliardi. "La questione migratoria è importante - insiste Juncker - e ribadisco che bisognerà attuare una solidarietà più articolata". A parole ricorda che "l'Italia porta un grande fardello", ma la solidarietà europea c'è stata davvero?

Conte non la pensa così. "Ho ribadito al presidente Juncker che è improcrastinabile una rapida attuazione delle conclusioni del consiglio europeo di giugno - dice in conferenza stampa - Non è ammissibile continuare a operare senza considerare che chi sbarca in Italia, in Spagna o in Grecia sbarca in Europa". Ed è proprio sulla "condivisione della responsabilità" che Bruxelles e Roma sono ancora distanti. se questa non cambia, "il coordinamento delle guardie costiere non serve" e "rischia di diventare un fattore di attrazione". Per Conte "serve un meccanismo di redistribuzione, i miliardi vanno spesi per una politica seria".

Intanto è dal fronte libico che arrivano le migliori notizie per il governo italiano. Il portavoce della Guardia costiera libica, Ayoub Qasem, rivendica infatti di aver "ridotto insieme alla marina libica del 90 per cento le partenze dei migranti nel Mediterraneo". Qasem spiega che "la decisione di sospendere l'operazione Sophia indica la validità del lavoro da noi condotto anche se la marina libica e l'Unione europea non sempre hanno lo stesso punto di vista sul fenomeno dell'immigrazione illegale".

Secondo " i occhi allla guerra " è evidente che Palazzo Chigi dovrà dare una risposta agli Americani riguardo i accordi con la Cina. Perché quello posto da Washington non è un problema di poco conto. Ieri l’ambasciatore è stato netto: “Gli Usa non possono condividere informazioni con Paesi che adottano tecnologie cinesi, ci saranno implicazioni a lungo termine, siamo seriamente preoccupati per le conseguenze sull’interoperabilità Nato. Tutti vogliamo fare affari con la Cina, ma ci sono minacce informatiche”. L’irritazione americana è evidente. E nessuno Oltreoceano lo sta nascondendo. Prima era stato Garrett Marquis dalle colonne del Financial Times. Poi erano arrivati i tweet del National Security Council. Infine, in ordine sono arrivate le dichiarazioni di Mike Pompeo e di nuovo quelle di Marquis. Insomma, tutto l’establishment Usa ha pesantemente condannato la decisione del governo italiano.

Ieri, l’ambasciatore Usa in Italia, Lewis M. Eisenberg, è stato chiarissimo. Prima ha parlato del rammarico americano per la scelta di Luigi Di Maio di recarsi in Cina prima di andare negli Stati Uniti, poi ha ricordato che Washington è estremamente dispiaciuta per quanto avvenuto durante la visita di Xi Jinping a Roma e Palermo. Perché gli Stati Uniti non volevano che venissero firmati quegli accordi. E Eisenberg, pur ammettendo che tutti vogliono fare affari con la Cina, ha ribadito la necessità di escludere determinate aree strategiche dai patti con Pechino. In primis il 5G.

Le parole di Eisenberg risuonano limpide. Non accenna a cambi di rotta da parte degli Stati Uniti. Segno che questo accordo con Pechino non sia affatto stato rimosso dai pensieri americani. Anzi, è molto probabile che il governo statunitense continui a battere su questo tasto e chiedere garanzie a tutti i partiti di governo e anche dell’opposizione. Tanto è vero che dopo essersi augurato un Di Maio “illuminato” dopo il viaggio in America, ha incontrato in queste ore anche Nicola Zingaretti, neo segretario del Partito democratico. Così, dopo aver confermato i rapporti con la Lega e gli altri partiti di centrodestra, ha voluto ribadire la volontà di Washington di blindare l’asse con Roma coinvolgendo tutti i partiti presenti in parlamento.

 

 

 

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