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Giovedì, 13 Agosto 2020

Iorio: troppi torti subiti dal popolo calabrese in questi cinquant’anni

“Siamo disposti a perdonare i tanti errori commessi dalla classe politica centrale e locale e i troppi torti subiti dal popolo calabrese in questi cinquant’anni, ma vogliamo risposte immediate e concrete alle problematiche critiche che impediscono lo sviluppo di questa terra”: sono le parole di Alfredo Iorio al Corriere del Sud, (Calabria prima di tutto), al primo giorno di sciopero della fame nell’anniversario dei moti di Reggio Calabria del 1970.

“Sono qui a Reggio Calabria non soltanto per ricordare quella che fu la prima e unica rivolta popolare della storia italiana, ma per richiamare il governo alle sue responsabilità di fronte ad una terra e un popolo al quale da cinquant’anni sono state tarpate le ali per un reale sviluppo sociale ed economico. 

Sono qui per chiedere alla regione e al governo progetti concreti per il rilancio di una regione dalla quale ogni anno 5.000 persone fuggono all’estero per mancanza di lavoro e di prospettive. Chiedo al governo e alla regione investimenti per costruire infrastrutture, creare posti di lavoro e bonificare i disastri ambientali generati da quei poli industriali con i quali nel 1970 la classe politica socialista e democristiana ha illuso il popolo e comprato la fine della rivolta. Di fronte agli errori e alle mancanze del passato, di fronte alle parole vuote che abbiamo sentito in questi cinquant’anni, è il momento di impegni concreti”.

“Con il mio sciopero spiega al Corriere del Sud della fame e la mia presenza continua di fronte al monumento ai caduti della rivolta, voglio evitare che questi morti non siano caduti invano e che altri calabresi perdano la vita, vittime non più dell'esercito, ma di una malapolitica che ha cancellato la Calabria da qualsiasi programma di investimento”.

Intanto altri sbarchi incontrollati nelle spiagge del nostro meridione, stavolta in Calabria e nuovamente ci sono decine di clandestini risultati positivi al Covid-19. La politica delle braccia aperte del governo giallorosso e di papa Francesco mette seriamente a rischio la salute dei nostri cittadini e l'economia del paese. Abbiamo fatto enormi sacrifici, che possono essere vanificati da queste politiche, che Conte vorrebbe perpetuare sotto l'ombrello dello stato d’emergenza. Ma la vera emergenza non è il coronavirus, piuttosto l’atteggiamento irresponsabile del governo verso l’accoglienza indiscriminata, che rischia di minare le fondamenta della nostra società.

«I 28 migranti positivi al Covid-19 arrivati ieri a Roccella Jonica confermano gli enormi rischi connessi agli sbarchi di persone che arrivano da Paesi in cui l'epidemia è ancora fuori controllo». A dirlo è il presidente della Regione Calabria, Jole Santelli. «Per mesi – spiega Santelli – abbiamo combattuto il Coronavirus, al costo di grandissimi sacrifici esistenziali, sociali ed economici

I nostri uomini in divisa hanno così provveduto a far attraccare in tutta sicurezza l'imbarcazione, per poi trasferire gli immigrati al porto di Madonna delle Grazie di Roccella Jonica, dove sono stati sottoposti alle prime cure. Subito hanno fatto il tampone.

Secondo quanto riportato dal quotidiano locale Telemia, i risultati degli esami parlano chiaro: ben 28 dei 70 immigrati sono risultati positivi al coronavirus, seppur dichiarati asintomatici e in buone condizioni di salute. Gli stranieri sono stati quindi affidati alle cure della croce rossa e degli operatori dell'Azienda Sanitaria Provinciale di Reggio Calabria, la quale ha il compito istituzionale di assicurare i livelli essenziali di assistenza definiti dal Piano sanitario regionale.

Seguendo scrupolosamente le disposizioni esistenti in casi come questo, nelle prossime ore verranno sottoposti a tampone tutti coloro i quali sono entrati in contatto coi positivi, questo naturalmente per scongiurare ed eventualmente circoscrivere possibili nuovi piccoli focolai d'infezione. I soggetti minorenni (circa una ventina) sono stati accolti a Roccella Jonica, mentre tutti gli adulti sono stati smistati fra Bova ed Amantea.

 

 

 

 

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