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Giovedì, 13 Agosto 2020

Conte a Berlino dalla Merkel, ma il Mes è una fregatura

Alla vigilia della presidenza tedesca dell'Unione europea Angela Merkel entra a gamba tesa sul governo italiano  "Il Mes va usato", "Decido io".
Lo fa su un argomento, l'accesso ai fondi messi a disposizione dal Meccanismo europeo di stabilità, che è un nervo scoperto per il premier Giuseppe Conte perché ancora oggi divide profondamente la maggioranza giallorossa.

"È uno strumento che può essere usato da tutti - ha messo in chiaro la cancelliera tedesca - non lo abbiamo attivato perché rimanga inutilizzato". Un'ingerenza non indifferente che ha fatto infuriare Palazzo Chigi. "Rispetto le opinioni di Angela - ha replicato - ma a far di conto per l'Italia sono io con il ministro Gualtieri, i Ragionieri dello Stato ed i ministri". Capitolo chiuso? Mica tanto. Perché le pressioni dei tedeschi sull'Italia non si limiteranno a semplici consigli. Presto passeranno all'attacco.

I nodi stanno venendo tutti al pettine ci pensa Angela Merkel a ricordarlo a Palazzo Chigi, il cui orizzonte resta pieno d’incognite. A partire dal Mes, il nuovo prestito per le spese sanitarie creato sull'onda dell’emergenza dettata dal coronavirus.

La questione del fondo salva-Stati 'leggero' è tornata ancor più d'attualità per il pressing, quasi un invito esplicito a usarlo, giunto dalla cancelliera tedesca in un'intervista a diversi quotidiani europei tra cui La Stampa. Ma sul punto il premier non vuole avere pressioni esterne. La sua preoccupazione è tenere in piedi il fragilissimo equilibrio di una maggioranza debole nei numeri e costantemente segnata dalle tensioni dentro i due principali partiti alleati. Il fondo Ue per la ripresa «non può risolvere tutti i problemi – sono state le parole di Merkel –. Lavoro per convincere questi Paesi (i cosiddetti 4 stati 'frugali' che non vogliono aiuti diretti, ndr), ma le trattative sono difficili». Quindi, il messaggio: «Non abbiamo messo a disposizione degli Stati strumenti come il Mes o Sure perché restino inutilizzati».

Proprio rispetto al fondo Salva-Stati, il presidente del Consiglio sta affrontando la partita più difficile, stretto tra il netto rifiuto del Movimento 5 Stelle ad utilizzare i 37 miliardi che l'Unione europea metterebbe a disposizione dell'Italia per il comparto sanitario messo a dura prova dall'emergenza Covid-19, e il pressing del Partito Democratico che chiede invece a Conte di decidere al più presto sul suo utilizzo. Conte ha però respinto le pressioni dei dem, sottolineando che qualsiasi decisioni sarà rimandata a settembre.

«Il fatto che la Germania tifi Mes per l’Italia è l’ennesima riprova che il Mes è una fregatura o una “sola”, come si dice a Roma», dice il leader della Lega Matteo Salvini. «Lo stanno rifiutando tutti, dalla Grecia alla Spagna e alla Francia - ha aggiunto - la Merkel si occupi di Germania che all’Italia ci pensiamo noi». Giorgia Meloni, presidente di Fratelli d’Italia, rincara la dose: «In Parlamento vedremo chi sarà con noi e chi invece ci vuole consegnare alla troika. La posizione di Fratelli d’Italia è chiara: il Mes è una trappola, e l’Italia non deve caderci dentro».

La leader di FdI concorda con Salvini su quale sia il vero risultato del vertice europeo: "Mentre il Fondo per la ripresa viene declinato al futuro e con contorni ancora tutti da definire, l'unica cosa certa e' che tra pochi giorni sarà operativo il Mes con le sue condizionalità tutt'altro che light".

Oggi l Incontro a Berlino per il premier Giuseppe Conte con la Cancelliera tedesca Angela Merkel in vista del consiglio europeo. "La cancelliera incontra i leader di diversi Paesi europei e questi scambi servono a sondare le posizioni e la possibilità di eventuali linee di compromessi", ha risposto nei giorni scorsi la portavoce Martin Fietz a una domanda in proposito.

Conte sarà ricevuto dalla cancelliera al Castello di Meseberg. I due leader terranno una conferenza stampa alle 17.30 e poi avranno una cena di lavoro.
Conte e Rutte, la cena “indigesta” sul Recovery Fund: «Ci sono ancora divergenze»

Prima di andare da Cancelliera Merkel qualche giorno fa era andato in Olanda,
trattativa su trattativa, riunione dopo riunione, il Recovery Fund rischia di uscire dal Consiglio Ue di metà mese con più condizionalità del famigerato Meccanismo europeo di stabilità. Sarà per i 500 miliardi a fondo perduto e i 250 sotto forma di prestiti e la resistenza dei Paesi del Nord Ue, ma allo stato delle proposte avanzate sinora dal presidente del Consiglio Ue Charles Michel e dalla cancelliera Angela Merkel, si comprende che potrebbe esserci uno stretto rapporto tra soldi erogati e riforme. Quali? Non soltanto quelle che ha promesso il governo di turno, nel nostro caso l'esecutivo-Conte, ma anche sulla base delle raccomandazioni che ogni anno Bruxelles rivolge ai partner renitenti

Per l'Italia si tratterebbe di ricevere risorse dal Recovery solo dopo aver fatto la riforma del mercato del lavoro, del fisco, della giustizia (con i tribunali ancora chiusi), delle pensioni (abolendo Quota 100). Ciò l'Italia ha in parte promesso e in parte gli è stato chiesto nel corso degli anni da parte della Commissione. Inoltre, a valutare il progresso del processo riformatore - si legge nella bozza presentata da Michel - non sarà più la Commissione Ue, ma il Consiglio europeo e quindi i governi. A Palazzo Chigi la proposta del presidente del consiglio europeo piace poco, perché tra l altro sarebbe l intervento della troika

Al sentir parlare di “troika” – anche se non esplicitata direttamente – le tensioni a Palazzo Chigi sono aumentate ulteriormente, con la conferma che purtroppo ancora non c'è un piano condiviso europeo dopo più di 3 mesi dall'inizio dell’emergenza coronavirus: «Il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e la Presidente della Commissione europea, Ursula von der Leyen, hanno avuto uno scambio di vedute telefonico sulle prospettive di un Recovery Fund ambizioso e all'altezza della sfida del Covid-19,», rivela una nota ufficiale di Palazzo Chigi, con il Presidente del Consiglio che ha chiesto ulteriore sforzo “ambizioso” a Bruxelles pur condividendo in pieno il piano presentato da Macron e Merkel.

Da un lato il piano di Macron e Merkel da almeno 500 miliardi di euro con previsti fondi perduti e contributi di debito rimborsabile a livello comunitario, dall'altro la controproposta di Austria-Olanda-Svezia-Danimarca lanciata stamane dal Premier Sebastian Kurz da Vienna: «Vogliamo essere solidali con gli stati che sono stati colpiti duramente dalla crisi ma riteniamo che la strada giusta siano mutui e non contributi», ha spiegato il presidente austriaco in una intervista al quotidiano Obersterreichischen Nachrichten. La differenza è praticamente incolmabile tra l’area Francia-Italia-Spagna-Grecia con il sostegno della Germania sull’emissione di bond garantiti dal bilancio Ue e finanziamenti a fondo perduto e il contro-piano dei Paesi del Nord.

Intanto i  frugali non mollano e Paesi Bassi, Austria, Svezia e Danimarca possono contare sui paesi dell'est Europa per mettere in difficoltà l'asse franco-tedesco e, di conseguenza, anche l'Italia che ha urgente necessità di poter attingere ai fondi in tempi rapidi. Convincere il primo ministro olandese che stavolta l'Italia fa sul serio, è stato l'obiettivo di Conte ieri sera all'Aja dove è stato accolto, prima del premier Rutte, da Geert Wilders, leader dell'opposizione olandese con al collo un cartello «Non un centesimo all'Italia». «Sarebbe doverosa ora una presa di distanza da parte della Lega, compagna di gruppo parlamentare» di Wilders, sostiene Filippo Sensi (Pd) ricordando lo stretto rapporto del sovranista olandese con il leghista Salvini. Conte e Rutte, la cena “indigesta” sul Recovery Fund: «Ci sono ancora divergenze» la strada per l'accordo tra i Ventisette non è ancora spianata del tutto e non è escluso che a fine mese possa essere convocata una nuova riunione.

In vista del Consiglio Ue, mercoledì Conte sarà in Parlamento e la maggioranza rischia di essere alle prese con le risoluzioni pro-Mes dei radicali di +Europa Riccardo Magi ed Emma Bonino che dovrebbero essere messe al voto costringendo Conte e parte della sua maggioranza a dire se intendono considerare il Mes tra gli strumenti a disposizione







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