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Sabato, 15 Dicembre 2018

La scrittrice Silvana De Mari conquista i giovani crotonesi

“Non abbiate paura perché essere uomini è straordinario, essere vivi è straordinario, la luce trionferà”.

Così Silvana De Mari, medico chirurgo, psicoterapeuta, ma soprattutto scrittrice di successo, ha concluso il suo ciclo di incontri con gli studenti crotonesi spiegando quale sia il messaggio della letteratura fantasy.

L’autrice torinese è stata la punta di diamante dell’iniziativa IncontriAmo l’autore, promossa dalla Fondazione D’Ettoris nell’ambito del progetto Bibliocinescuola per l’anno scolastico 2017/2018 e realizzata con il contributo della Regione Calabria.

Primo incontro in calendario quello tenutosi il 7 marzo alle ore 9.30 presso l’I. C. Antonio Rosmini cui hanno partecipato gli alunni dell’omonimo istituto e alcuni studenti dell’I. C. Maria Grazia Cutuli che hanno aderito all’iniziativa. Erano presenti la vicepreside, Erminia Zurlo, la direttrice della biblioteca Pier Giorgio Frassati, Maria Grazia D’Ettoris, che ha moderato l’incontro, e un’immensa platea di ragazzi armati di libri consumati dall’entusiasmo della lettura, pronti per essere autografati. Qui la De Mari ha presentato L’Ultimo elfo, best seller internazionale della letteratura fantasy, tradotto in ben 20 lingue, in cui l’autrice cela il fantasma dei grandi genocidi del XX secolo, risultato della perdita dell’etica e dei valori cristiani di lealtà, coraggio e cavalleria. Ma non solo. L’elfo Yorsh, ultimo rappresentante della sua stirpe, diventa pretesto per spiegare ai giovani studenti che qualunque problema incontreranno nel cammino della vita avranno la forza di affrontarlo: “Senza coraggio, non è possibile la ricerca della verità, cioè non è possibile la libertà. E, senza libertà, non è possibile alcuna felicità”.

Nella stessa mattinata l’autrice ha incontrato i ragazzi del Liceo Scientifico Filolao cui ha presentato il suo ultimo capolavoro, Arduin il Rinnegato, alla presenza dell’Assessore alla Cultura, Antonella Cosentino.

I liceali, incantati dalla figura di Arduink, il guerriero orco il cui destino non è dettato dalle sue origini, bensì dal coraggio e dall’amore per la vita, hanno travolto la De Mari con domande ben oltre il contenuto apparente della narrazione. La scrittrice ha quindi alzato il tiro parlando di come la narrazione fantastica sia il luogo privilegiato in cui releghiamo la nostra disumana ferocia, la nostra paura di non essere amati e il dolore. In un’epoca come quella postmoderna, che ci condanna al relativismo, alla superficialità, al dominio del sentimentalismo, i personaggi della De Mari dicono ai ragazzi che la verità esiste, che non è flessibile né opinabile e non bisogna avere paura di dirla e metterla in pratica, quand’anche fosse necessario combattere soli contro tutti.

Sulla stessa linea, l’incontro tenutosi l’8 marzo presso il Liceo Gravina dove nuovamente Arduin è stato protagonista di un dibattito che ha allargato i propri orizzonti fino a toccare, in occasione della ricorrenza del giorno, troppo spesso banalizzata, la delicata tematica della violenza sulle donne nei diversi paesi del mondo. L’argomento, anch’esso incastonato nelle fiabe e nella letteratura fantastica come la stessa De Mari spiega, è stato affrontato con rigore scientifico senza mai divenire volgare seppur nella sua pungente concretezza. Le studentesse, profondamente colpite dall’onestà intellettuale con cui l’autrice ha esposto il tutto da un punto di vista storico, antropologico e psicologico, hanno ringraziato la scrittrice per la ricchezza tratta dall’incontro.

Nel pomeriggio del 7 marzo invece, presso la biblioteca Pier Giorgio Frassati, si è tenuto un appuntamento fuori programma, fortemente voluto dall’autrice, aperto a tutti. Nonostante lo scarso preavviso, la sala ricolma di attenti ascoltatori ha visto incrementare minuto dopo minuto il numero dei posti a sedere che hanno riempito anche l’ingresso. In questo clima di recalcitrante attesa si è tenuta la presentazione del saggio La realtà dell’orco: dal poema epico precristiano all’avvento del poema epico cavalleresco i cui valori cristiani hanno cambiato la prospettiva dell’etica. Gli ascoltatori sono stati condotti in un viaggio incredibile attraverso l’evoluzione della narrazione e l’avvento della fiaba, capace di registrare il dolore e la vergogna del “non detto”, di ciò che non trova posto nella realtà perché troppo atroce da poter guardare se non attraverso un filtro. Proprio la fiaba, con i suoi significati nascosti, non è solo uno specchio, ma uno strumento terapeutico efficace, capace di ripristinare il corretto funzionamento biochimico a livello fisiologico. La perdita dell’identità come conseguenza della perdita dei valori in una società scristianizzata, ci conduce alla fine del viaggio, all’avvento del fantasy, nel quale possiamo conservare e dal quale possiamo attingere tutti i valori perduti: la speranza nella vita, la fede nell’uomo e nel futuro, perché anche “nella notte più buia, la grazia e la luce torneranno a risplendere”.

 

 

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