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Il centrodestra ha un piano per contrastare il caro-vita: sforbiciata al reddito grillino

In questo strano autunno energetico e un po' «autarchico», più per egoismo tedesco che per effettiva volontà dell'Italia, il governo di centrodestra che verrà sta pensando a tutte le soluzioni possibili per risparmiare sulla spesa corrente e reperire risorse per attenuare la stangata delle bollette, ma con giudizio. «La priorità è fermare la speculazione sul gas», ha scritto ieri su Twitter la presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni, aggiungendo che «continuare all'infinito a compensare il costo delle bollette regalando soldi a chi si sta arricchendo sulle spalle di cittadini e imprese, sarebbe un errore».

La crisi energetica richiede da parte dell'Europa una risposta che permetta di ridurre i costi per famiglie e imprese, di limitare i guadagni eccezionali fatti da produttori e importatori, di evitare pericolose e ingiustificate distorsioni del mercato interno e di tenere ancora una volta unita l'Europa di fronte all'emergenza". Lo dice il presidente del Consiglio Mario Draghi.

"Davanti alle minacce comuni dei nostri tempi, non possiamo dividerci a seconda dello spazio nei nostri bilanci nazionali. Nei prossimi Consigli Europei dobbiamo mostrarci compatti, determinati, solidali - proprio come lo siamo stati nel sostenere l'Ucraina", aggiunge il premier.

Ci sono fondamentalmente due strade all'esame per tamponare l'emergenza energetica e, allo stesso tempo, tenere fede all'impegno del programma elettorale di rivedere alcune misure di spesa. Il primo provvedimento nel mirino del centrodestra è il reddito di cittadinanza, che ha un costo annuo compreso tra i 9 e i 10 miliardi annui e coinvolge 3,5 milioni di persone. Secondo alcune stime, una quota compresa tra il 40 e il 50% dei beneficiari sarebbe in grado di lavorare e, dunque, il reddito grillino ha fallito nella missione di costituire un sussidio funzionale al ricollocamento di queste persone. Discorso diverso per chi è impossibilitato a lavorare (persone alle prese con dipendenze, caregiver o disoccupati vicini all'età pensionabile) e ha in questa misura l'unica fonte di sostegno.

Il progetto è revocare il sussidio al primo rifiuto di una proposta di lavoro. Come ha spiegato il vicepresidente della Camera, Fabio Rampelli (Fdi), «non vogliamo eliminare il reddito di cittadinanza, vogliamo cambiarlo: dare anche più soldi a chi è realmente inabile al lavoro, e dare un lavoro a chi invece può lavorare, perché il lavoro è dignità e integrazione».

Nella migliore delle ipotesi si recupererebbero tra i 4,5 e i 5 miliardi di euro che si potrebbero reimpiegare per i sostegni anti-inflazione. Ovviamente, un'azione in questo senso comporterebbe un «intervento» anche sulla guida dell'Inps considerato che l'attuale presidente Pasquale Tridico è in scadenza nel maggio prossimo ma, secondo alcune interpretazioni, potrebbe restare in carica fino alla scadenza del consiglio nel 2024. Tridico, di nomina grillina, è uno dei più strenui difensori del reddito di cittadinanza come misura anti-povertà. Inoltre, ha spesso ripetuto che «solo un terzo dei percettori è occupabile», quasi a legittimare il fine puramente assistenzialistico. Allo stesso modo, si creerebbe una «faglia» tra governo e Regioni meridionali. Su 1,6 milioni di nuclei familiari beneficiari un milione risiede nel Mezzogiorno e isole. Proprio i territori nei quali M5s ha preso il maggior numero di voti e in difesa dei quali Giuseppe Conte ha evocato la «guerra civile». Insomma, per quanto necessaria una revisione delle politiche attive del lavoro rischia di aprire un fronte politico sul quale poi si imparerebbero sinistra Pd (qualunque fine faccia il partito ancora guidato da Letta) e sindacati, a partire dalla Cgil.

Una revisione, comunque, è necessaria. Allo stesso modo, il centrodestra sta anche valutando un accorpamento dei bonus edilizi (incluso il super bonus 110%) sotto un'aliquota unica tra 60 e 70% per semplificare e riorganizzare un'altra voce di spesa che, sebbene sia un volano dell'economia, è anche di impatto sul bilancio.

Con un intervento straordinario, ritenuto necessario per le condizioni di eccezionale gravità della situazione, l'Arera limita l'aumento dei prezzi dell'energia elettrica per le famiglie ancora in tutela e, pur rimanendo su livelli molto alti, evita il raddoppio.

"Con l'intervento quello che si è evitato in questa fase è l'impatto di quel picco che si è registrato in agosto, che ha portato il gas oltre i 300 megawattora". Lo ha detto Stefano Besseghini, Presidente Arera. "Siamo una fase di riposizionamento, se questo andamento dovesse confermarsi l'allineamento rispetto ai prezzi delle variazioni dell'ultimo trimestre dovrebbe essere più contenuto".

L'intervento eccezionale dell'Autorità per il quarto trimestre del 2022, che si somma agli interventi del Governo, pur non essendo in grado di limitare gli aumenti, ha ridotto al +59% l'aumento del prezzo di riferimento dell'energia elettrica per la famiglia tipo in tutela.

"I prezzi all'ingrosso del gas, giunti a livelli abnormi negli ultimi mesi a causa del perdurare della guerra in Ucraina, dei timori sulla sicurezza dei gasdotti e delle tensioni finanziarie, avrebbero portato ad un incremento del 100% circa, nonostante l'intervento del Governo con il decreto Aiuti bis", spiega l'Authority.

L'Autorità, per limitare ulteriormente gli aumenti dei prezzi su famiglie e imprese, ha deciso di posticipare eccezionalmente il necessario recupero della differenza tra i prezzi preventivati per lo scorso trimestre e i costi reali che si sono verificati, anch'essi caratterizzati da aumenti straordinariamente elevati.

Nel terzo trimestre 2022, in base ai dati di preconsuntivo, il prezzo unico nazionale dell'elettricità (PUN) infatti è pressoché raddoppiato rispetto al secondo trimestre 2022 e quasi quadruplicato rispetto al livello medio del corrispondente trimestre del 2021.

L'enorme crescita dei prezzi all'ingrosso e il loro mantenersi su livelli altissimi, si riflette sulla differenza di spesa rispetto all'anno precedente (nell'ultimo trimestre l'anno scorrevole corrisponde con l'anno solare). Lo comunica l'Arera.

In termini di effetti finali, per la bolletta elettrica la spesa per la famiglia-tipo nel 2022 (1 gennaio 2022 -31 dicembre 2022) sara' di circa 1.322 euro, rispetto ai 632 euro circa del 2021 i 12 mesi equivalenti dell'anno precedente.

fonti il giornale Agi e varie agenzie 

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