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Sabato, 27 Maggio 2017

L'anziano oggi

foto-anziani

 

La senescenza o vecchiaia o, quarta età, come oggi viene definita, è sempre stata una questione particolarmente dibattuta. Allo stato attuale rappresenta un problema di generale interesse, in quanto l’odierna realtà sociale offre, alla persona, maggiori probabilità di pervenire ad una età elevata.

Oggi si registra un notevole incremento degli ultrasessantenni, infatti negli anni ’90 la popolazione che aveva superato i sessantacinque anni era costituita da circa sette milioni di persone, nel 2000 da poco più di 10 milioni, per il 2020, invece, si prevede un incremento di oltre il 7%.

Questo incremento della popolazione anziana condizionerà, di certo, in un futuro ormai prossimo, l’attuale contesto sociale, determinando questioni particolarmente complesse sia di ordine economico, sia di natura etica, sanitaria, assistenziale.

Nelle passate società la persona anziana era il custode degli usi, dei costumi, delle tradizioni di un popolo; garantiva il rispetto dei ruoli e delle leggi. Si desume, di conseguenza, la notevole considerazione che veniva attribuita all’anzia­no ed il rapporto esistente con le giovani generazioni.

Nella odierna società, invece, il rapporto giovani/anziani appare profondamente cambiato. Oggi, si impongono con sempre maggiore vigore i valori della produzione e del consumismo, quelli pratici e concreti, per cui l’assegnazione e la ripartizione delle risorse avviene in relazione alla capacità e alla possibilità produttiva. Questo vuol dire che l’anziano appare sempre più soccombente, dipendente dai familiari, estromesso dalle decisioni e dalle scelte che la famiglia assume. E’ di questi giorni la notizia che in Cina è stata promulgata una legge che obbliga i figli, trasferitisi in città per lavoro, ad andare a far visita ai genitori anziani rimasti, nelle campagne, soli e privi di mezzi. È sintomatico che questo accada nella terra dove la famiglia, per tradizione, è sacra e dove, fino a pochi anni fa, vigeva un vero culto del genitore anziano che doveva essere venerato ed ubbidito.

La fuoruscita dall’attività lavorativa e il subentrare dell’età della pensione, determinano la perdita dei ruoli svolti per decenni e questa nuova dimensione non solo riduce gli ambiti di operatività della persona, quanto conduce ad una progressiva inerzia.

Questo vuol dire che non si tratta di mancanza di potenzialità, di attitudini, di competenze, ma sono le aspettative del contesto sociale che impongono all’anziano di occupare ruoli subalterni e lo costringono a sentirsi inadeguato e incapace di svolgere alcuni compiti.

Bisogna riconoscere, comunque, che lo sviluppo continuo di sempre nuove e più sofisticate tecnologie connesse alle esigenze di una sempre maggiore produttività a costi più contenuti ed il ritmo incessante richiesto dalle attività lavorative, mettono l’anziano nella condizione di non poter competere con le giovani generazioni. Inoltre, anche le disposizioni normative privilegiano i giovani nelle attività lavorative, sollecitando gli anziani a lasciare la funzione fino a quel momento svolta.

Con il trascorrere del tempo l’anziano riduce i rapporti sociali; perde interessi, diventa, talune volte, insofferente e tende ad isolarsi; spesso è affetto da sentimenti di depressione che conducono all’insorgere di patologie mentali e fisiche. Qualora la vecchiaia, o quarta età, dovesse essere intesa in questo senso, si finirebbe con il perdere di vista ogni aspetto produttivo o positivo dell’anziano. È opportuno, perciò, rivedere e riconsiderare il concetto di vecchiaia, intesa, soprattutto, come una fase dell’esistenza umana alquanto differenziata e ancora fiorente e fervida. Una età basata non solo sui sentimenti affettivi, ma anche come una fase particolarmente carica di elementi innovatori. La vita umana, in definitiva, è un processo in continua evoluzione; ha origine nel momento del concepimento e termina con il momento del trapasso.

I processi di invecchiamento sono maggiormmente evidenti se la persona percepisce la sua situazione, il suo stato, con sensazioni di declino, di decadenza, di un ormai prossimo tramonto. Finisce, così, con l’avvertire un forte senso di impotenza, di sconforto, di demoralizzazione, di afflizione, anticamera di un probabile e incombente stato di depressione.

Questo declino fisico e psichico determina, generalmente, instabilità affettiva, irritabilità, suscettibilità. Ma la senescenza, vecchiaia, o quarta età, non va considerata e vista solamente come una fase di declino, come il momento del tramonto dell’esistenza umana, ma soprattutto come continuazione del processo di sviluppo della persona. Ed ecco che la quarta età può essere definita come la sintesi dell’esistenza della persona, come momento di verifica della propria vita presente e passata. È proprio una siffatta concezione della senescenza che contribuisce a dare alla persona fiducia in se stessa e nelle proprie risorse e, nello stesso tempo, un nuovo valore e significato all’esistenza umana in tutti i suoi aspetti e periodi. Si finisce, così, con il riscoprire e valorizzare l’importanza della vita in ogni sua fase.

Spesso si sostiene che la persona anziana non è più nella ottimale condizione di poter svolgere talune attività riservate, invece, solo ai giovani; questo è vero, ma è anche vero che l’anziano può assolvere ad impegni, forse, ancora meglio di chi anziano non è, in quanto non sempre è necessaria la possanza fisica e la rapidità di riflessi, ma vi sono attività che richiedono, invece, avvedutezza, prudenza, discernimento, ragionevolezza.

È proprio mediante il possesso di siffatte doti che, spesso, si portano a compimento progetti e attività di notevole importanza. Si tratta, comunque, di qualità che l’anziano possiede e in forma, forse, maggiore rispetto ai giovani.

Il vigore posseduto dalla persona anziana non è affatto la forza fisica, ma quella intellettiva, quella razionale. Si tratta, comunque, di una forza che intanto esiste, si conserva e si arricchisce, in quanto viene continuamente esercitata e mantenuta viva.

Ovviamente esistono anche taluni anziani alquanto possessivi, collerici, stizzosi, arteriosclerotici e particolarmente legati ai beni materiali e al denaro. Questo, però, non è una prerogativa specifica della vecchiaia, ma scaturisce e deriva dall’indole, dalla personalità e dal temperamento della persona. L’anziano dotato di indole buona e tranquilla conduce una quarta età in modo disteso, lieto, sereno.

È certamente importante rimanere impegnati a livello sociale il più a lungo possibile, in quanto il continuare ad essere utili sia a se stessi che agli altri rappresenta una importante condizione per la persona anziana. Infatti, garantisce e rappresenta una occasione e una possibilità per continuare a svolgere, ancora, quelle funzioni sociali maggiormente sentite e gratificanti. È un modo intelligente per essere e sentirsi felici e soddisfatti.

E’ certamente per questo che, in genere, le donne invecchiano “meglio” degli uomini: doversi comunque occupare della casa, della spesa, della cucina, dei nipotini, le preserva da ogni forma di noia o malinconia.

Infatti, continuare ad essere operosi ed efficienti in ambito sociale conferisce valore e senso all’esistenza. Vivere la vita nella sua interezza vuol dire, anche, assumere comportamenti di distacco dai ruoli svolti durante l’attività lavorativa per assumerne altri orientati a funzioni alternative. E’ questo processo di “riqualificazione” che risulta particolarmente difficile e che andrebbe, in qualche modo, gestito ed organizzato dalla comunità sociale, in base alle esigenze dell’utenza. In alcune città, per esempio, hanno avuto molto successo “gli orti comunali”: appezzamenti di terreni incolti che vengono divisi in “piccoli orti” ed affidati, gratuitamente, agli anziani che ne fanno richiesta. Una attività simile riempie molte ore, dà una “produzione”, cioè un riscontro del lavoro svolto, e, soprattutto, fornisce un punto di ritrovo e di scambio fra persone della stessa età.

Ursula Lehr sosteneva: «Se l’invecchiare per il singolo assurge a problema, ciò dipende essenzialmente dal­la società che determina una svolta nel ruolo dell’anziano, ma dipende anche dal carat­tere di ogni singolo individuo”.  

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