Login to your account

Username *
Password *
Remember Me

Create an account

Fields marked with an asterisk (*) are required.
Name *
Username *
Password *
Verify password *
Email *
Verify email *
Captcha *
Reload Captcha
Mercoledì, 17 Luglio 2019

Conte avverte Di Maio e Salvini: dialogo con la Ue o lascio

L'intenzione di affondare il coltello non c'è. A Bruxelles in questi giorni si discute molto di nomine, oltre che di Brexit, e il problema dei conti pubblici italiani può continuare a restare sullo sfondo a patto che il governo Conte si mostri disponibile a trovare una soluzione con la Commissione. Questo è il ragionamento che in via XX Settembre, sede del ministero dell'Economia, si continuava a ripetere anche ieri, giornata di silenzio per i due vicepremier che stasera, o più probabilmente domani, incontreranno a palazzo Chigi il premier Giuseppe Conte.

Tre scogli importanti che si legano a doppio nodo l'uno con l'altro. Tra Matteo Salvini e Luigi Di Maio, però, c'è il premier Giuseppe Conte, che sembra averne abbastanza del ruolo di "avvocato del popolo" che si è ritagliato nell'ultimo anno. Dopo le elezioni europeo, ha infatti iniziato a giocare un'altra partita che trova la facile sponda con il Quirinale e le cancellerie di Bruxelles. In questa partita l'ostacolo maggiore è la Lega, forte del consenso popolare incassato nelle ultime due settimane.

Domani si incontreranno i direttori del Tesoro dei Paesi europei mentre alla fine della settimana toccherà ai ministri dell'Economia. Si tratta di riunioni importanti che serviranno a guadagnare tempo e evitare che il Consiglio europeo, a cui la Commissione ha avanzato la proposta di procedura di infrazione, adotti l'iter "più rapido" che porterebbe a una decisione già nel prossimo mese di luglio. Salvini, però, non sembra propenso a seguire la strada del compromesso suggerita da Conte. La proposta dei minibot messa sul tavolo dal leghista Claudio Borghi dimostra che l'obiettivo è alzare i toni dello scontro. L'intento della misura è pagare i debiti contratti dalla pubblica amministrazione con imprese e famiglie, ma c'è chi ci vede il tentativo di creare le condizioni per uscire dall'euro. Da Palazzo Chigi fanno sapere che il problema non si pone perché questi buoni del Tesoro alternativi hanno "evidenti criticità tecniche" e, quindi, non possono essere presi in considerazione. Devo poter condurre insieme al ministro dell'Economia, Giovanni Tria, il negoziato senza distonie e cacofonie", mette in chiaro il premier. Che ancora una volta non si fa problemi a mettere sul tavolo le proprie dimissioni. "Se Di Maio e Salvini non accetteranno un compromesso con l'Ue, rischiamo di andarcene tutti a casa - avverte - di certo me ne vado io".  

"Non vorrei che una Lega forte del risultato della consultazione europea si lasciasse prendere da prospettive di predominio, e assumesse via via atteggiamenti sempre più strumentali". In un lungo colloquio con Massimo Franco sul Corriere della Sera, Conte rompe gli argini e sfida apertamente Salvini. "La composizione del nostro Parlamento non è cambiata", mette in chiaro. "Se la Lega aspira a capitalizzare un consenso politico in un sistema fondato sulla democrazia parlamentare come il nostro, non può che passare da elezioni politiche - incalza - deve assumersi la responsabilità di chiedere nuove elezioni politiche e poi vincerle. Le elezioni europee - continua - hanno una logica e prospettive diverse". In chiaro il leader del Carroccio, così come Di Maio, continua ad assicurare che il suo obiettivo è la fine della legislatura e che un punto di incontro non solo è possibile ma non è nemmeno lontano. Ma molto dipende dalle prossime mosse del ministro dell'Economia Giovanni Tria che si è già dimostrato più vicino a Conte e al Quirinale che alle posizione dei due alleati gialloverdi.

Intanto Il ministro dell'Economia Giovanni Tria è "sicuro" che con Bruxelles sarà trovato l'accordo sullo squilibrio dei conti, così come è altrettanto certo che la vicenda dei minibot, che ha derubricato a scambio di opinioni, non sarà "trattata a livello di governo".

Da Fukuoka, al termine della due giorni di lavori del G20 finanziario, il ministro ha ricordato che sulla procedura e sul deficit c'è "un negoziato e un dialogo con la Commissione Ue e sono sicuro che troveremo una soluzione perché il governo italiano è solito rispettare le regole di bilancio dell'Ue". Dopo, "proveremo a dimostrare che il nostro programma le rispetta. Dobbiamo discutere su come misurare alcuni indicatori e questa è la situazione". Sul deficit, invece, "andremo sotto intorno al 2,2-2,1%", ha rilevato ancora, ricordando che "le aspettative sono quelle scritte nel Def". In altri termini, il messaggio è che il quadro tracciato è in linea col percorso concordato con l'Ue e potrà essere rispettato senza alcuna manovra correttiva, usando i risparmi di reddito di cittadinanza e di quota 100, nonché tutti quelli generati da altre voci, come i dividendi. Sui minibot, suggeriti dalla Lega per saldare i debiti arretrati della pubblica amministrazione, la questione per il ministro è chiusa, malgrado i commenti al rilancio delle forze che sostengono l'esecutivo. "Non credo che ci sia una discussione interessante perché abbiamo discusso di alcune opinioni, ma non è una questione principale che andremo a trattare a livello di governo", ha sottolineato. Nei bilaterali e negli incontri avuti al G20 sono stati trattati vari temi: ad esempio, l'economia globale col segretario al Tesoro americano Steven Mnuchin; di Ocse col suo segretario generale Angel Gurria; di un progetto specifico con Kristalina Georgieva, Ceo della Banca Mondiale. "Si tratta dell'apertura a Roma di un centro di ricerca che è finalizzato agli studi sulle migrazioni e l'Africa, e i temi collegati. Ne abbiamo abbiamo discusso e sta andando avanti", ha spiegato Tria.

Premier e ministro dell'Economia condividono la stessa linea e, supportati anche dal Quirinale, intendono convincere Bruxelles che non serve una manovra correttiva ma solo una sistemazione tabellare di alcune voci del bilancio pubblico per rientrare nei parametri. L'idea è di dirottare i risparmi di Reddito e Quota 100 sul deficit e promettere che non ci saranno risorse aggiuntive per sanità e pubblico impiego. In questo modo, secondo la Commissione, l'Italia non rientrerà subito nei parametri del 2,1% ma resterà poco sotto il 3% in modo da evitare la procedura e rimandando alla legge di Bilancio di ottobre - e alla nuova Commissione - ulteriori trattative e possibili limature.

Se è questa la cornice di disponibilità che la Commissione è destinata a concedere, Conte e Tria poco comprendono le intemerate dei due vicepremier in grado solo di allarmare i mercati e scoraggiare gli investitori. Trattare con Bruxelles, ma arrivare comunque ad un accordo, è la linea che Conte vuole proporre ai due leader e sulla quale non intende mollare, anche a costo di dover cedere il passo. Anche se Di Maio e Salvini continuano a marcarsi

Per il Fondo monetario internazionale, "la politica di spesa pubblica espansiva dell'Italia potrebbe costituire una grave violazione delle regole di bilancio" dell'Unione europea. Il senso degli allarmi che riecheggiano negli ambienti che contano è sempre lo stesso: qualora dovesse andare avanti su questa linea, il governo Conte porterebbe automaticamente l'Italia fuori dall'Eurozona. A preoccupare non è solo la sfida lanciata da Matteo Salvini alle regole comunitarie ma anche l'idea di iniziare a emettere mini buoni del Tesoro. "In Europa ci sono regole comuni che tutti i Paesi devono rispettare", tuona la leader dei Verdi tedeschi, Annalena Baerbock, in una intervista al Corriere della Sera anticipando così quella che sarà la crociata dei tedeschi contro l'Italia in Europa. "I governi nazionali devono presentare piani nei quali spiegano in che modo attraverso un'equa politica fiscale e finanziaria intendono ridurre il deficit e riportare sotto controllo il debito per evitare una procedura d'infrazione - continua - quando non accade, la Commissione in quanto guardiana dei Trattati, deve avviare la procedura di infrazione".  

Secondo l'agenzia di rating Moody's, però, a convincere l'esecutivo italiano a cambiare atteggiamento non sarà Bruxelles che fa la voce grossa con la procedura d'infrazione, ma piuttosto "il deterioramento del sentiment di mercato" che metterà "pressione sul governo affinché aggiusti il tiro della politica" di bilancio. L'arma sul tavolo della finanza è ovviamente lo spread tra i nostri Btp decennali e i Bund tedeschi. Le incursioni si sono già fatte sentire nei giorni scorsi mentre la Lega metteva sul tavolo del ministro dell'Economia Giovanni Tria l'idea dei minibot. Una proposta che ha subito trovato il muro della Bce e della stessa Unione europea. "Se consideriamo l'emissione di tali titoli molto improbabile, il fatto che la proposta sia riemersa è negativo sul credito", fanno sapere gli analisti di Moody's che sono pronti a considerare l'emissione dei minibot come "primo passo verso lo stabilire una moneta parallela e una mossa preparatoria affinché l'Italia esca dall'area dell'euro".

A Berlino non sono pochi quelli che fanno il tifo perché la Commissione europea apra la procedura di infrazione contro l'Italia.

Dalla politica alla finanza sta, infatti, montando la richiesta di una prova di forza contro Roma per lanciare un messaggio netto a tutti quei Paesi non allineati che non intendono seguire le regole imposte dall'Unione. Così, mentre a Strasburgo si sta formando il blocco anti sovranisti per impedirgli di toccar palla nelle commissioni, a Bruxelles sta montando il pressing per bloccare i provvedimenti promessi da Lega e Cinque Stelle in campagna elettorale.

Già nei giorni scorsi l'Istituto per la ricerca economica tedesco (Ifo) aveva appoggiato la richiesta della Commissione europea di avviare una procedura di infrazione per disavanzo eccessivo nei confronti dell'Italia. Secondo il presidente Klemens Fuest, la misura andava adottata già "mesi fa" quando Bruxelles aveva aveva dato l'ultimatum all'esecutivo italiano invitandolo a modificare "la propria politica di bilancio". "Il governo Conte - ha spiegato l'economista all'emittente radiofonica tedesca Deutschlandfunk - ha detto che cambierà politica fiscale, ma nella direzione sbagliata, con massicci tagli delle tasse e aumento della spesa". Questo, a detta del numero uno dell'Ifo, porterebbe automaticamente l'Italia fuori dai parametri imposti da Bruxelles obbligando, dunque, la Commissione europea a usare il pugno duro per far cambiare i piani ai gialloverdi. "Altrimenti - è il suo avvertimento - si possono abolire le regole di bilancio dell'Ue in questo stesso momento".

A Fukuoka s'è "discusso di tutto tranne che di Italia: s'è parlato di problemi globali che riguardano l'andamento economico", ha assicurato Tria, in risposta a una domanda specifica. "Si è parlato di molti rischi, dalla hard Brexit ai rischi geopolitici, ma nessuno ha menzionato l'Italia", ha ribattuto da parte sua il governatore di Bankitalia, Ignazio Visco, presente con Tria a un breve incontro coi media. "Si è parlato di questioni strutturali, più che congiunturali. E si è dato per acquisito che abbiamo avuto un rallentamento e che si sta uscendo, a meno che questi rischi di protezionismo e geopolitici, non rendano - ha aggiunto - più difficile il rientro a un passo di crescita sostenuto".  

Coi leader europei, di Germania, Francia, Spagna e Olanda, invece, c'è stato un giro di opinioni su diversi argomenti in discussione: l'Esm, il bilancio dell'eurozona e i preparativi in vista dell'Ecofin del Lussemburgo. E poi il commissario Ue agli Affari economici e monetari, Pierre Moscovici. Un incontro definito costruttivo, parte di un percorso di confronto. "Ho avvertito veramente che il ministro Tria è conscio di quello che deve fare", ha commentato Moscovici, per quello che appare un assist sul ministro attaccato da Roma per le sue frasi sui minibot. Moscovici, che si è detto convinto che il processo sarà completo prima della decadenza dell'attuale commissione, ha detto di vedere "un ampio supporto all'approccio seguito".  

Intanto dopo i numeri negativi fatti registrare a marzo, anche ad aprile l'Istat registra dati in calo per l'industria italiana", ha affermato il Codacons in una nota.

Secondo la rilevazione dell'Istat relativa al mese di aprile, l'indice destagionalizzato della produzione industriale è sceso dello 0,7% rispetto a marzo. Nella media del trimestre febbraio-aprile, permane una variazione positiva (+0,7%) rispetto al trimestre precedente.

Corretto per gli effetti di calendario (20 giorni lavorativi nell'aprile scorso contro i 19 del 2018), ad aprile l'indice complessivo è diminuito su base annua dell'1,5%.

Ampie diminuzioni contraddistinguono i beni strumentali (-3,8%) e i beni intermedi (-2,6%), mentre diminuiscono in misura più contenuta i beni di consumo (-0,6%). I settori di attività economica che invece registrano variazioni annue positive sono la fornitura di energia elettrica, gas, vapore ed aria (+5,8%) e le industrie alimentari, bevande e tabacco (+4,9%).

Crollo netto per la produzione italiana di autoveicoli, giù del 17,1% rispetto all'anno precedente. La contrazione accumulata nei primi quattro mesi dell'anno arriva in questo modo al 14,7%.

L'iter della prossima manovra parte già con il gap di 23 miliardi da trovare per sterilizzare quelle clausole che farebbero aumentare l'Iva. A questo bisogna poi aggiungere gli obiettivi, le priorità e le richieste di ciascun leader. In campagna elettorale Salvini ha promesso che ridurrà la pressione fiscale con la flat tax al 15%. Una misura dai costi proibitivi, se associata al reddito di cittadinanza e a "quota 100", ma su cui il leghista non ha alcuna intenzione di arretrare di un millimetro. Di Maio, invece, punta tutto sul salario minimo orario. Un'altra norma dai costi non proprio contenuti. Il tutto mentre aleggia sull'Italia lo spettro della procedura di infrazione per debito eccessivo. Nel colloquio col Corriere della Sera di oggi, Conte invita Salvini a fare "attenzione a sfidare la Commissione europea". "Se (la procedura, ndr) viene aperta davvero, farà male all'Italia - lo avverte - ci assoggetterà a controlli e verifiche per anni. Con il risultato di compromettere la nostra sovranità in campo economico: una bella eterogenesi dei fini, per questo governo che è geloso custode dell'interesse nazionale - continua - senza considerare che potrebbero essere messi a rischio i risparmi degli italiani".

 

 

 

 

 

 

 

  1. Più visti
  2. Rilevanti
  3. Commenti

Per favorire una maggiore navigabilità del sito si fa uso di cookie, anche di terze parti. Scrollando, cliccando e navigando il sito si accettano tali cookie. LEGGI