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Martedì, 23 Gennaio 2018

A Roma alcuni leader europei discutono di Europa

Consultazioni a tappeto, dunque, a partire dalla primavera, per raggiungere le province, le cittadine e dare il via ad un "dibattito democratico" che coinvolga tutti, secondo Macron. Un'idea accolta da tutti e inserita nel documento finale, per far capire ai cittadini, ha sottolineato il premier maltese Joseph Muscat, che l'Europa "può realmente cambiare la vita dei cittadini". Una consultazione conoscitiva, che non avrà dunque il peso e i pericoli di un vero e proprio referendum, come quello sulla Brexit. 

Cosi sette paesi "fortemente europeisti" che non vogliono dividere ma unire perché "credono nel futuro dell'Europa" ma sanno anche che possono avere un peso specifico a Bruxelles per spingere i 27 ad accelerare un processo di riforma che ormai non è più rimandabile.

I leader italiano, francese, portoghese, maltese, spagnolo, greco e cipriota hanno trovato una piena convergenza su dossier cruciali per fare del 2018 "l'anno dell'attuazione" delle riforme, come lo ha definito la Commissione europea: l'emergenza immigrazione, con la riforma di Dublino, ormai non più procrastinabile e la condivisione da parte di tutti i paesi europei dell'emergenza. 

L'Europa, con la fine della crisi - per Tsipras il 2018 è l'anno dell'uscita dall'emergenza, che si chiude "proprio dov'era iniziata, nel sud" - può tornare a parlare di sviluppo, crescita e investimenti sul futuro. Perché, ha aggiunto il premier greco, i Paesi meridionali "possono avere un ruolo decisivo nell'indurre cambiamenti audaci e radicali di cui il continente ha bisogno". 

Ma anche l'Unione economica e monetaria con l'assoluta priorità, sottolineata nel documento finale, di procedere finalmente all'unione bancaria.

E ancora la lotta al terrorismo che rappresenta "la maggiore preoccupazione dei cittadini europei", secondo il premier spagnolo Mariano Rajoy. Per questo, ha spiegato l'inquilino della Moncloa, "l'appoggio a chi viene colpito dal terrore sarà una grande priorità".

Ma quello che Gentiloni, Macron, Tsipras, Rajoy, Muscat, Anastasiades e Costa ripetono come un mantra è lo spirito fortemente europeista dell'iniziativa dei leader dei paesi meridionali, che torneranno ad incontrarsi a marzo a Cipro.

L'obiettivo è "unire, non separare", assicura il premier. "Non vogliamo concorrere con altri - gli fa eco Macron - ma essere complementari". Del resto, insiste Gentiloni, "la domanda di Europa a livello globale e il momento positivo per tutte le economie europee fanno sì che questo sia il momento giusto per fare uno sforzo per una maggiore coesione europea".  

E che puntano anche, con iniziative come le consultazioni popolari in tutta Europa, a coinvolgere di più i cittadini per far loro capire che l'Ue non è solo burocrazia ma può concretamente cambiare il loro futuro. I sette leader dei Paesi meridionali dell'Unione europea, guidati dal padrone di casa Paolo Gentiloni, sottolineano con forza lo spirito europeista del loro incontro a Villa Madama. E accolgono la proposta lanciata dal presidente francese Emmanuel Macron di andare ad ascoltare cosa ne pensano i cittadini dell'Europa che verrà. 

Intanto stamattina Il presidente francese Emmanuel Macron, il premier Paolo Gentiloni e il ministro dei Beni culturali Dario Franceschini hanno visitato la Domus Aurea di Roma, come seconda tappa dell'agenda della mattinata di Macron nella Capitale. A una domanda dei giornalisti se gli piacesse Roma, il premier francese ha risposto "beaucoup" ("molto"). Dopo la visita alla Domus Aurea, Macron si sposterà a Palazzo Chigi.

"Continueremo a fare grandi cose con l'Italia. Continueremo a procedere con le ambizioni tra i nostri due Paesi e con le ambizioni europee", ha detto il presidente francese al termine della visita. Tra i due Paesi c'è una "comunanza di storia"

Oggi  Macron e il presidente del Consiglio italiano Paolo Gentiloni discuteranno del progetto e sarà nominato un gruppo di lavoro per preparare il testo del Trattato da firmare entro il 2018, magari in occasione del prossimo vertice italo-francese che si terrà in Italia. L’idea si è affacciata a Lione nel settembre scorso.

Come riferisce il Corriere della Sera : c’è la domanda di un giornalista italiano dell’Ansa, Tullio Giannotti, dietro al «Trattato del Quirinale» che sarà al centro dei colloqui bilaterali tra Francia e Italia, in occasione della visita del presidente francese Emmanuel Macron oggi a Roma per la riunione dei sette Paesi dell’Europa del Sud. 

All’indomani dell’importante discorso di Macron alla Sorbona sul rilancio dell’Europa, il 27 settembre 2017 si teneva a Lione l’annuale vertice franco-italiano. Intorno alle 20, dopo oltre un’ora di conferenza stampa dominata dalla soluzione del caso Fincantieri, ha preso la parola per porre l’ultima domanda Tullio Giannotti, 60 anni, corrispondente dell’Ansa da Parigi.

Dice oggi  al quotidiano Tullio Giannotti -. Tre domande per la stampa francese e tre per quella italiana. A me spettava l’ultima, e avrei dovuto porre solo la questione dei migranti. Ma quando è arrivato il mio turno se ne era già molto parlato, quindi all’ultimo momento ho pensato di aggiungere qualcosa. Ho voluto chiedere a Macron quello che mi era venuto in mente il giorno prima, quando alla Sorbona l’ho visto proporre un secondo Trattato dell’Eliseo tra Francia e Germania. 

Il giornalista, da molti anni in Francia, si è rivolto in francese a Macron: «Lei ieri ha annunciato che inviterà la Germania a firmare un nuovo Trattato dell’Eliseo (il 22 gennaio 2018, in occasione del 55° anniversario dello storico trattato firmato da De Gaulle e Adenauer, ndr). Ha immaginato un’iniziativa simile per l’Italia, una cerimonia per sottolineare la rifondazione dell’Europa? Grazie».

Ho saputo oggi che a Roma Macron e Gentiloni parleranno di nuovo del Trattato dell’Eliseo. Per me una sorpresa, e una piccola soddisfazione».dice oggi  al Giornale Tullio Giannotti -.  Non mi aspettavo però che la cosa avesse davvero un seguito

"Con la Francia abbiamo rapporti importanti, storici e straordinari", ha detto Gentiloni, in conferenza stampa con il presidente francese Emmanuel Macron. "Credo - ha aggiunto - sia molto importante che alle relazioni storiche tra Italia e Francia abbiamo deciso di dare una cornice più stabile e più ambiziosa con l'idea, già emersa nel vertice di Lione e che in questo incontro abbiamo messo a fuoco, di mettere al lavoro un gruppo di persone per un Trattato bilaterale italo-francese. Cooperiamo da sempre in modo straordinario ma siamo convinti che possa rendere ancora più forti e sistematiche le nostre relazioni".

"C'è un rapporto franco-tedesco strutturale e all'origine dell'Europa - ha sottolineato Macron -. Quando Francia e Germania non riescono a mettersi d'accordo l'Europa non può andare avanti. Ma quel rapporto non è esclusivo. Il legame con l'Italia ha un'altra storia, legami culturali, un'amicizia speciale e specifica. E non è in concorrenza né inferiore ma perfettamente complementare con quello franco-tedesco. Il rapporto è forte a tutti i livelli e abbiamo voluto dargli una forma nuova con il Trattato del Quirinale". 

Macron ha reso omaggio anche al lavoro dell'Italia sui migranti:  "L'Italia ha fatto un ottimo lavoro nel 2017, cui rendo omaggio, per ridurre la destabilizzazione causata dal fenomeno migratorio. Ha tutto il mio rispetto per il lavoro condotto".

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