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Giovedì, 02 Luglio 2020

Arte e sanità, il potere terapeutico della bellezza nel progetto di Antonio Presti

«Il potere terapeutico della bellezza»: la Fondazione Fiumara d’Arte incontra l’Ospedale San Vincenzo di Taormina per dar vita a un lavoro incentrato sul valore della conoscenza come “cura” per una società anestetizzata dall’individualismo. Il nuovo progetto “Bandiere di vita, il valore dell’essere”, vede il mecenate messinese Antonio Presti ancora protagonista nel territorio della riviera ionica dopo il dono elargito alle Rocce di Capo Mazzarò: per il creatore della Fiumara d’Arte la restituzione si rivela ancora una volta via maestra che ispira l’azione, un agire caratterizzato da quello spirito di condivisione e apertura verso le istanze del territorio che connota da anni le attività della Fondazione.

Il mecenate ha invitato le scuole della costiera ionica a rinnovare il dono delle bandiere-quadro, opere che saranno poi esposte in mostra permanente nelle corsie dei reparti dell’Ospedale San Vincenzo di Taormina. Un’iniziativa – quella presentata stamattina - nata per regalare un pensiero di gioia e di speranza a tutti i degenti di un luogo che deve necessariamente dialogare con l’Arte e la Bellezza.

«Ho accolto con gioia e grande interesse il progetto di Antonio Presti – ha sottolineato don Francesco Venuti, cappellano dell’ospedale - è un’occasione per lanciare, soprattutto in questo momento storico, messaggi positivi e di speranza a sostegno di fratelli che vivono un momento di sofferenza». Anno dopo anno il progetto crescerà insieme agli studenti, rendendoli protagonisti di un importante percorso di sensibilizzazione nei confronti del loro territorio. La Fondazione Fiumara d’Arte intende con ciò recuperare e divulgare i valori dell’impegno civile e culturale, affidando alla scuola un ruolo attivo e centrale nell’ambito sociale: un’educazione alla cittadinanza attraverso un viaggio immaginario intorno alla propria identità, per lo sviluppo di una nuova cultura ambientale. Coinvolti nel progetto oltre tremila studenti di centocinquanta scuole del territorio ionico-etneo, l’associazione Avulss di Gaggi e il Centro psicoeducativo di Trappitello. «Degno di pregio è stato il momento in cui gli studenti del Comprensivo hanno incontrato il maestro Presti  - ha detto la dirigente dell’Istituto Comprensivo Francavilla di Sicilia Angela Mancuso - in quell’occasione hanno interiorizzato il  significato del termine “esistere” come essenza e valore, prendendo consapevolezza della poca importanza che hanno le apparenze e tutto ciò che ci distoglie da noi stessi. Attraverso l’interazione, guidata dal mecenate, hanno compreso il valore dell'essere come impegno civile e dono disinteressato verso gli altri, soprattutto nei confronti di coloro che si trovano in condizioni di vulnerabilità».

«L'Istituto Comprensivo di Giardini Naxos è orgoglioso di contribuire alla diffusione della cultura, del rispetto e dell'inclusione - ha continuato la dirigente Maria Concetta d'Amico - tutti i bambini sono portatori di unicità. Tale unicità va coltivata con l'esempio di noi adulti, che abbiamo il compito di valorizzare la loro crescita».

I progetti proposti da Antonio Presti per l’Ospedale San Vincenzo intendono restituire alle nuove generazioni il Valore dell’Essere come impegno civile e dono disinteressato: una riconsegna artistica, in primo luogo, come gioia condivisa in uno spazio segnato dalla sofferenza. «La direzione aziendale ha inteso accogliere un progetto che estendesse gli occhi e la mente oltre le pareti del San Vincenzo – ha spiegato il direttore sanitario del presidio taorminese Rosario Cunsolo - che fosse in armonia con la sua mission, cioè quella di curare il corpo, che infondesse messaggi rassicuranti di vita e di speranza».

«Abbiamo sin da subito sposato l’idea di abbellire l’ospedale di Taormina con opere realizzate da alunni – ha detto il direttore dell’Azienda sanitaria provinciale di Messina Gaetano Sirna - un’occasione per aprire una struttura sanitaria ancor di più alle istituzioni (in questo caso quelle scolastiche), con un messaggio positivo di arte e bellezza a chi frequenta l’ospedale per vari motivi: operatori sanitari, pazienti, visitatori». Rigenerare diviene dunque la parola d’ordine in un contesto inevitabilmente legato alla ciclicità dell’esistenza umana: la parola, il segno e la pittura restituiscono energia ai pazienti, rassicurano i familiari in attesa, accompagnano il personale nelle lunghe giornate di lavoro.

Le opere donate dai ragazzi, grandi tele colorate (240 x 150 cm) corredate da brevi componimenti e racconti personali, saranno testimonianza di una bellezza figlia dell’armonia universale, rinnovamento di quella dialettica tra etica ed estetica oggi spesso soffocata da un bieco individualismo e piegata da una rivoluzione tecnologica disumanizzante. Gli studenti coinvolti saranno così protagonisti dello scambio ideale di un patrimonio immateriale con i pazienti della struttura: una comunicazione puramente emozionale attraverso i colori e la forza eversiva della parola, un incontro tra mondi distanti per rifondare su nuove basi il senso stesso di una comunità. «Mi piace immaginare – ha affermato Antonio Presti – gli occhi di chi vedrà queste opere, sguardi emozionati che rifletteranno i colori e la bellezza legati al vissuto di tanti giovani. I bambini e i ragazzi decidono così di scegliere consapevolmente il valore dell’impegno sociale e della differenza rispetto ai disvalori contemporanei, offrendo una generosa testimonianza ed un grande esempio di solidarietà e di senso civico».

Tema centrale del progetto, come detto, il Valore dell’Essere. Da un punto di vista filosofico della conoscenza, quella dell’essere è una nozione semplice e universale: essere significa infatti esistere come pura essenza. Affermare il proprio essere equivale dunque ad affermare di esistere come entità unica e irripetibile. Nella natura dell’essere si contrappongono il materialismo e l’idealismo, il soggettivismo e l’oggettivismo. In un’epoca che schiaccia le coscienze - espropriando la Bellezza - occorre, come unico atto di salvezza, riappropriarsi dell’essenza dell’essere: contro la frenesia del consumismo, l’inutile apparenza o la vanità del possesso. Un progetto, infine, che può dare un senso ulteriore, al giuramento di Ippocrate e a quei concetti di civiltà e cittadinanza che dovrebbero sempre accompagnare la convivenza sociale negli spazi pubblici.

L’Ospedale S. Vincenzo dè Paoli di Taormina ha radici, e quindi memoria storica, in un antico Convento della città di Taormina, il più antico fra tutti i conventi di Taormina di regolari, quello tenuto dai Frati minori dell’Ordine di S. Francesco di Paola. Che l’Ospedale abbia lontane radici è provato da una lapide, murata nell’attuale struttura e dedicata ad Ascanio Marziani, nobile e ricco giurato taorminese vissuto tra la fine del XVI e l’inizio del XVII secolo, e nella quale, oltre lo stemma del casato nobiliare è inciso: “Ad Ascanio Marziani che nel 1609 a sue spese fondò l’Ospedale S. Vincenzo. Taormina riconoscente. Struttura relativamente recente situata nella baia della perla dello Jonio, il P.O. S. Vincenzo (inaugurato nel 1987) nel giro di pochi anni è passato da piccolo Ospedale di provincia a DEA I° livello e Polo sanitario di riferimento, in ambito provinciale ed interprovinciale, specie per le discipline di Oncologia, Cardiologia, Cardiochirurgia pediatrica, Diagnostica, Radioterapia. La modernità della struttura, l’assenza di barriere architettoniche, le attrezzature diagnostiche e terapeutiche altamente specializzate, uno staff sanitario e parasanitario professionalmente competitivo fanno di quest’Ospedale un Centro veramente all’avanguardia. Ciò trova conferma nell’incremento esponenziale dei dati riferiti alle diverse prestazioni diagnostiche, al numero di ricoveri ordinari ed in regime di Day-hospital, Day-surgery e Day-service e all’affluenza massiccia agli Ambulatori centralizzati.

Intervista ad Antonio Presti

 

Dopo il complesso caso legato alle Rocce di Capo Mazzarò, il progetto delle Bandiere di Vita rappresenta un’ulteriore testimonianza del legame instaurato negli anni con il territorio taorminese.

Il progetto delle Rocce si reggeva sulla volontà di coinvolgere tutto il mondo del sapere in un percorso di rigenerazione del territorio. In continuità con quel lavoro ho strutturato per questo progetto una rete di centocinquanta scuole come vettore di conoscenza, un ponte verso le nuove generazioni nel nome della riconsegna di Bellezza e della ridefinizione dell’identità di un territorio. Come, del resto, era avvenuto a Capo Mazzarò, un luogo incantevole cristallizzato per mezzo secolo dal disinteresse delle istituzioni e poi investito dalla luce della purezza e del dono: una restituzione etica, innanzitutto, per creare una nuova consapevolezza del nostro agire in relazione ai luoghi che viviamo quotidianamente. Per esperienza posso affermare che una sentenza di un tribunale non potrà mai interrompere l’afflato delle coscienze o la poesia dell’offerta disinteressata.

Perché ha scelto l’Ospedale San Vincenzo di Taormina come base del suo nuovo lavoro?

Da Santa Teresa di Riva a Giarre, tremila studenti di tutta la riviera jonica collaboreranno ad una rivendicazione etica di civiltà e progresso: la Cura dell’Arte per chi soffre. La disumanizzazione tecnologica ha reso molte persone insensibili al dolore, e forse al concetto stesso di mortalità. Una società fortemente individualista difficilmente prova a fare i conti con la caducità della vita: eppure essa impregna in ogni frangente l’esistenza umana. Ho lanciato come tema il Valore dell’Essere per esaltare il rapporto tra anima e corpo nella ciclicità delle età e delle esperienze. Più semplicemente, voglio lasciare un pensiero di gioia in un luogo freddo, intriso di paure e timori. L’Arte, dunque, dovrà offrire un sollievo al personale, ai volontari, ai visitatori e a tutti i pazienti. Una cura spirituale, prima che fisica.

Cosa lascerà questa esperienza agli studenti coinvolti nel progetto?

A distanza di anni potranno rispecchiarsi nella Bellezza della loro gioventù, in quell’impronta lasciata con gioia in un’epoca felice e spensierata.

Tutto il suo lavoro è rivolto alle nuove generazioni per la rifondazione di un nuovo umanesimo.

Mi rifaccio spesso alla celebre frase di Gesualdo Bufalino: un esercito di maestri elementari redimerà la Sicilia dai suoi mali atavici. Con il mio lavoro provo a contrastare la dittatura dell’apparire in un’epoca vessata da una tecnologia opprimente e pervasiva. Non sono solo in questo cammino poiché posso contare su centinaia di insegnanti, guerrieri di luce che sposano la via della conoscenza in luogo della sterile burocrazia. Mi feriscono personalmente certi episodi di cronaca che vedono i docenti come vittime della prepotenza di alcuni genitori: stiamo perdendo le basi dell’educazione, e dunque della convivenza sociale. Condivido la tesi del “no” educativo e salvifico in un’epoca che sta smarrendo i suoi valori fondamentali. Appoggerò sempre e incondizionatamente i docenti che invitano alla riflessione, al progresso etico prima del semplice e standardizzato cumulo di inutili nozioni. Dovrebbe farlo anche lo Stato, retribuendo in modo eccellente chi lotta in prima linea contro l’imbarbarimento provocato dalle mille tentazioni dell’apparenza e del possesso.

Chi desidera ringraziare per questo nuovo progetto delle Bandiere di Vita?

Il mio plauso va a tutti i dirigenti scolastici coinvolti, alla governance dell’Ospedale San Vincenzo – e dunque il dott. Sirna e il dott. Cunsolo - e alle sue maestranze, generosa parte attiva nel reperimento dei materiali da destinare agli studenti e nella logistica necessaria alla realizzazione del progetto.

 

 

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