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Domenica, 15 Dicembre 2019

Usato dai marines in guerra: ecco il coltello che ha ucciso il carabiniere

«Gli indiziati sono stati individuati e interrogati dai magistrati nel rispetto della legge». Così il procuratore aggiunto di Roma, Michele Prestipino, durante la conferenza stampa sul caso dell'omicidio del carabiniere Mario Cerciello Rega. «Gli interrogatori sono stati effettuati con tutte le garanzie difensive - spiega -, alla presenza dei difensori, dell'interprete e previa lettura di tutti gli avvisi di garanzia previsti dalla legge. Gli interrogatori sono stati anche registrati».

Accerteremo i fatti «senza alcun pregiudizio e con il rigore già dimostrato da questa procura in altre analoghe vicende». Lo ha detto il procuratore aggiunto di Roma Michele Prestipino nella conferenza stampa sull'omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega in merito alla foto di Natale Hjorth bendato e ammanettato. «La procura - ha aggiunto - ha già avviato le indagini per accertare quanto accaduto, per consentire la più adeguata qualificazione giuridica e per individuare tutte le responsabilità».

«Stop presunte ombre e misteri». «Vorrei esprimere disappunto e dispiacere per le ombre e i presunti misteri che sono stati sollevati e diffusi in merito a questa vicenda». Lo ha detto il comandante provinciale dei carabinieri di Roma, Francesco Gargaro, nella conferenza stampa sull'omicidio del vice brigadiere Mario Cerciello Rega. «La ricostruzione attenta e scrupolosa ha dimostrato la correttezza e regolarità di questo intervento - ha sottolineato -, analogo e ricorrente nella città di Roma».

L'arma che ha colpito per 11 volte Mario Rega Corciello è a "lama fissa lunga 18 centimetri tipo 'Trench knife' Ka-Bar Camillus con lama brunita modello marines con impugnatura di anelli di cuoio ingrassato e pomolo in metallo brunito".

A riportarlo è il Gip nell'ordinanza che ha disposto la custodia cautelare in carcere per Finnegan Lee Elder e Gabriel Christian Natale Hjorth, accusato dell'omicidio del carabiniere a Roma. Le carte  hanno chiarito alcuni punti su quanto successo quella notte e aperto nuovi interrogativi .

Di certo c'è l'arma del delitto, ritrovata dai militari nel contro soffitto dell'hotel di lusso dove i due presunti assassini si sono rifugiati dopo i fatti. A utilizzarlo, si legge nell'ordinanza, è stato lo statunitense Finnegan Lee Elder. Mentre a nasconderlo sarebbe stato Natale, perché "preoccupato per il mio amico".

Si tratta di un coltello per combattimenti corpo a corpo, in dotazione ai marines statunitensi sin dal 1942, quando prese il posto dei vecchi pugnali da trincea in bronzo o in lega della Prima guerra mondiale, ritenuti ormai inadeguati. Per trovarne alcune foto basta andare su internet e viene venduto anche su Amazon. A produrlo per prima fu la Camillus Cultery di New York, che ne sfornò più di un milione.

Durante la guerra, i militari Usa preferivano portarsi da casa un coltello piuttosto che uitilizzare quelli in dotazione. E così la Difesa americana decise di cambiare fornitura. Così si arrivò al pugnale Ka-bar, considerato più maneggevole, multiuso (sia in combattimento che per altri utilizzi) e con una lama robusta.

Il nome del coltello deriva da una lettera inviata da un cacciatore alla Camillus per per tessere le lodi dell'arma con cui era riuscito a uccidere un orso che lo aveva aggredito. Tra le poche parole ancora leggibili nella lettera, per l'appunto, 'k a b ar' da 'kill a bear': uccidere un orso. Ora il termine Ka-Bar viene utilizzato per indicare genericamente il tipo di coltello, indipendentemente dall'azienda che lo produce.

Intanto Eliana Frontini che ha scritto un post indecente su facebook sulla morte del Carabieniere si è scusata, ma rischia comunque il posto di lavoro al liceo Pascal di Romentino, in provincia di Novara.

E ora la docente si difende e sostiene di non avere scritto lei quella frase brutale e senza rispetto nei confronti della vittima e della sua famiglia. "Io ho 50 anni, non sono mai stata una 'testa calda', ho alle mie spalle trent'anni di lavoro. Guardate per favore il mio curriculum e decidete se è la stesa persona che poteva scrivere quel post", la tesi, snocciolata all'Adnkronos, dall'insegnante piemontese.

Dunque, la prof continua così: "Io ho sempre sostenuto di non aver scritto quel post e per fortuna chi lo ha scritto ha telefonato a un giornalista assumendosi tutte le responsabilità. Purtroppo i media sono molto veloci, se le cose fossero andate più lentamente questa gogna mediatica si sarebbe potuta risparmiare".

"Ho alle mie spalle trent'anni di lavoro, prima in municipio e poi a scuola, senza la minima macchia. Da quasi trent'anni sono presidente di seggio nominata dalla corte d'Appello di Torino. Mai assenze sul posto di lavoro, mai parlato di politica o di argomenti sconvenienti in classe.

Intanto nomi sbagliati, topografie impazzite: ad aumentare il caos nell'inchiesta sulla morte del carabiniere Mario Cerciello Rega arriva ieri l'ordinanza di custodia in carcere spiccata dal giudice Chiara Gallo nei confronti di Gabriel Natale Hjorth e di Finnegan Elder, i due giovani americani accusati di omicidio volontario

In una sua ricostruzione il quotidiano il Giornale costruisce cosa potra essere successo la notte che e morto il vice Brigadiere : una ordinanza piena di incongruenze, in cui è impossibile distinguere i lapsus figli della fretta dalle reali incertezze su come siano andati i fatti. Basti pensare che a pagina 3 si dice che gli americani danno appuntamento al derubato, Sergio Brugiatelli «in via Belli», cioè a Trastevere, mentre l'incontro avviene a Prati. Anche a pagina 4, quando si racconta l'aggressione, si dice che Cerciello e il suo collega di pattuglia Andrea Varriale «lasciano Brugiatelli nei pressi dell'auto di servizio in sosta presso via Belli»; invece due pagine dopo Brugiatelli dice di essere stato lasciato dietro piazza Cavour, e infatti sente chiaramente le urla seguite all'uccisione di Cerciello.

Insomma, secondo il quotidiano un pasticcio sintomatico del caos in cui si muove l'inchiesta. La sciatteria degli atti amplifica le incongruenze vere, i tanti dettagli che non collimano, i buchi neri. Ieri ne salta fuori un altro. Si scopre che Varriale già alle 01,19 si era trovato faccia a faccia con Brugiatelli, in piazza Mastai, convocato per dare la caccia a uno spacciatore che era scappato. Verosimilmente si tratta di Italo Pompei, lo stesso che tira agli americani il «bidone» a base di tachipirina che innesca tutto il dramma. Domanda inevitabile: dov'è in quel momento Cerciello? Perchè viene precettato solo Varriale, inferiore in grado, e lui no? Per quello che se ne sa finora, i due carabinieri erano di pattuglia insieme, in un servizio anticrimine a Trastevere. Ma qual era la catena di comando? A convocare Varriale in piazza Mastai è il maresciallo Sansone, suo superiore gerarchico della stazione di piazza Farnese. Invece a precettare Varriale e Cerciello un'ora dopo per tendere la trappola agli americani - che risulterà fatale al vicebrigadiere - è la centrale operativa del Nucleo radiomobile. Perché? La risposta ufficiale è: serviva ovviamente personale in abiti civili. Ma dal verbale di Pompei si scopre che altri carabinieri in abiti civili erano già entrati in scena due ore prima: in piazza Mastai «giungeva un motociclo di colore nero con due persone che si qualificavano come appartenenti all'arma dei Carabinieri», quindi evidentemente non erano in divisa. Che fine fanno i due in moto nella fase successiva? Perché al loro posto devono subentrare Cerciello e Varriale?

Il racconto di Varriale come scrive il giornale della fase finale solleva anche domande sulle modalità operative. Alle 2,30 Brugiatelli ha parlato in presenza sua e di Cerciello, col telefono in vivavoce, con i due americani, dandosi appuntamento in via Cesi, sotto il loro hotel, per lo scambio borsello-soldi. I due carabinieri fanno salire l'uomo sull'auto civetta con loro, ma posteggiano a duecento metri di distanza dal luogo dell'incontro: lasciano Brugiatelli accanto all'auto e proseguono a piedi. Perché non lo portano con loro, perché non mandano lui coprendogli le spalle? Così facendo rinunciano alla chance, apparentemente ovvia, di lasciare che Brugiatelli consegni i soldi e di intervenire dopo arrestando i ricattatori in flagranza; rischiano addirittura di non riconoscere gli americani (Varriale dirà di averli individuati solo per «l'atteggiamento guardingo e sospettoso»), o che loro si allontanino.

Tutto,come scrive il Giornale, riporta alla domanda: perché proprio la coppia Cerciello-Varriale fu incaricata, o si incaricò, di sbrigare la parte finale della pratica, la più delicata e come si è visto la più pericolosa ? Se c'è un non detto, in questa vicenda, ci sono almeno due persone in grado di portarlo alla luce. Uno è Brugiatelli, questa improbabile figura di mezzano di spacciatori che di Trastevere, delle sue dinamiche di sbirri e di soffiate, sa molto. L'altro è Varriale, il compagno di pattuglia di Cerciello, quello che ne ha tamponato le ferite mentre agonizzava sull'asfalto. Chi sarà, dei due, a fare un po' più di luce  ?

 

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