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Lunedì, 18 Gennaio 2021

Il nuovo libro di poesie di Adriana Gloria Maringo

La raccolta poetica di Adriana Gloria Marigo si presenta come una serie di brevi composizioni, quasi tutte ispirate dal bellissimo paesaggio del Lago Maggiore. Brevi perché tale è l’estensione  narrativa di un'emozione, e brevi perché mai si cerca di connotare con precisione l'ora del giorno o la stagione, sempre evocate per fuggevoli indicazioni o, meglio, per rapide annessioni sinestetiche con luce, acqua, aria, foglie.

Adriana Gloria Marigo è nata a Padova, vive a Luino (VA). Dopo gli studi universitari in pedagogia a indirizzo filosofico, ha insegnato per alcuni anni nella scuola primaria. Attualmente è direttrice della collana di poesia Alabaster per Caosfera Edizioni di Vicenza; collabora al blog di cultura letteraria Limina Mundi e alla rivista Re[a]daction Magazine. Sue poesie e articoli di critica letteraria sono reperibili in vari siti web, blog, riviste letterarie on line e cartacee. 

Numerose sono le prefazioni e le note critiche per poeti italiani e romeni: la prefazione più recente è al saggio di Gianluca Conte Il niente ineludibile, L'argolibro Edizioni, 2020. Ha curato la brochure La tensione del filo (2019) per la mostra della pittrice padovana Patrizia Da Re. È stata finalista al Premio Camaiore 2016, al Premio Lorenzo Montano 2016 e 2020 con la Menzione d’Onore. Ha tradotto alcune poesie di Anna de Noailles per il n.18 dei quaderni Traduzione Tradizione diretti da Claudia Azzola e in uscita a gennaio 2021. Ha pubblicato: Sillogi – Un biancore lontano, LietoColle, 2009; L'essenziale curvatura del cielo, La Vita Felice, 2012; Senza il mio nome, Campanotto Editore, MMXV; Minimalia (aforismi), Campanotto Editore, MMXVII; Astro immemore, Prometheus 2020; Plaquettes – Impermanenza, Pulcino Elefante, 2015; Santa Caterina d’Arazzo, GaEle Edizioni, 2017; Uno, Caosfera Edizioni, 2017, collana libro d'artista Amaryllis; Neoterica (poesie), 2019; Tarsie (aforismi), 2020 entrambe FUOCOfuochino Editore; … del blu i pigmenti… (leporello in sole due copie con l’artista francese Caroline François-Rubino), 2020.

Scrive Andrea Matucci  :  Un luminoso “sentimento dello spazio”
Né si tenta mai, in questo percorso, di seguire un ordine temporale, quello breve dell'orologio o quello esteso del clima: le fulminee evocazioni si susseguono sconnesse e disperse, senza alcun legame consequenziale, a palesare ancora una volta quello che è sempre stato l'orrore della poesia pura per qualsiasi forma di serialità narrativa. Poco incline alle rime e alle assonanze, Marigo gestisce i suoi piccoli impianti metrici puntando più sul contrasto  e sull’interruzione ritmica che sull’armonia del verso isocrono. 

Più volte infatti continua Andrea Matucci al brusco succedersi di versi lunghi (talvolta endecasillabi perfetti, talvolta ipermetri, o endecasillabi privi di accenti) e versi più brevi, senari e settenari – e fino a far “suonare” un endecasillabo con un quinario – si affida il ricordo di quel blocco del respiro, di quell’istante di irripetibile fusione dell’io nell’armonia del mondo. Perché di questo si tratta: di un’armonia quale raramente si coglie fra mente corpo e natura, fra infinitamente piccolo e infinitamente grande, fra attimo e eterno, in una sapiente unione di un rinnovellato “Sentimento del tempo” con un luminoso “sentimento dello spazio”. 

Tanto che è rarissima, in questi versi, l’esplicita presenza di un “io” che vede, pensa, parla: solo in cinque dei quarantacinque componimenti troviamo un verbo alla prima persona, e due dei tre, come ci avverte la Nota dell’Autrice, non appartengono a “quel” paesaggio. Ma non si tratta solo dello storico rifiuto della soggettività ordinante proprio di tanto ermetismo novecentesco: qui c’è di più, come un nuovo passo oltre il confine della soggettività, nell’esperire una vera fusione sensoriale, e quasi sensuale, del sé con l’altro da sé.

Forse anche per questo è scarsissimo, come si diceva, l’uso della rima, quasi solo interna, e dell'assonanza, motivi che la Poeta separa da una classica ricerca di musicalità e riserva solo, in pochi memorabili casi, a una geminazione di parole che nascono, ungarettianamente, da un “porto sepolto” quasi inconscio di sensazioni: è il caso ad esempio di «si serra la sera sopra», incipit di un testo in cui è peraltro particolarmente evidente l'alternanza “emotiva” del verso lungo col verso breve; ed è il caso di «maestoso / ramoso / ramo» di Sopra un albero maestoso, dove il progressivo puntualizzarsi di uno sguardo non individualmente identificato ci trasporta improvviso dentro la chiarezza breve di una sensazione. 

Oppure si usano, le assonanze, per produrre legami fra i testi che costituiscono quelli più banalmente narrativi della cronologia e della vicinanza spaziale: come «Ora di fitto oro in festa», di Improvvisa una lucertola che introduce a «ora / orazione / oro» del testo successivo. Ma è sulla parola, sulla parola poetica, che Marigo prevalentemente lavora: prima di tutto nella ricerca di accostamenti inusitati e illuminanti, e fino dal titolo: Astro immemore che ci riporta di nuovo a una parola cara a Ungaretti, e alla sua magistrale capacità di provocare corti circuiti semantici, cosi come in questa raccolta un «esecrabile nullora», le «ere turbinanti», la «minuzia ventosa», le «volte virtuose», e gli esempi sarebbero innumerevoli: tutto il viaggio senza movimento di questo libro è un percorso di sinestesie estese e incessantemente rinnovate, e quindi di continua forzatura del normale uso della parola per valorizzare la sua capacità evocativa. Non solo negli accostamenti ma anche, come già si vede dalle precedenti brevi citazioni, nell'uso di termini desueti, o comunque il più possibile lontani da un vocabolario quotidiano: ed ecco «lucenza», «venetico», «iemale».  

E  se  la  fonte  di  quest’ultimo  termine   è sicuramente D'Annunzio, è l'ancora più alto magistero dantesco che insegna alla Poeta di oggi la possibilità di guardare una «incelestiata veste», o, ancora più bella, una «incorollata luce». Se dunque la poesia è l’arte della parola, nella sua inesausta  ricerca espressiva che sia evocazione, indicazione, emozione prima e oltre il normale comunicare, quella di Marigo è poesia vera, pura come un cristall, finisce la sua postfazione Andrea Matucci
 

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