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Domenica, 20 Ottobre 2019

Pompeo arriva in Italia per parlare di dazi e Libia

Il Segretario di Stato americano Mike Pompeo è arrivato a Roma, per una visita di quattro giorni in Italia. Il volo speciale, un boeing 757 dell'Us Force, con a bordo Pompeo è atterrato sulla pista dell'aeroporto militare di Ciampino alle 11.22.

Il segretario di Stato americano Mike Pompeo, nel pieno della bufera sul possibile impeachment di Donald Trump, arriva per tastare il polso al nuovo governo italiano. La sua missione a Roma rappresenta infatti il primo bilaterale ad alto livello tra l'amministrazione Trump e l'esecutivo giallorosso. A riceverlo saranno il presidente della Repubblica Sergio Mattarella, il presidente del Consiglio Giuseppe Conte e il ministro degli Esteri Luigi Di Maio, quest'ultimo già incrociato al Palazzo di Vetro delle Nazioni Unite.

Mercoledì invece sarà la volta del Vaticano, con un'udienza privata da papa Francesco. Pompeo - la cui missione europea proseguirà in Macedonia, Montenegro e Grecia - ha come obiettivo quello di confermare e rinsaldare le forti relazioni di cooperazione e di collaborazione che da sempre uniscono gli Stati Uniti all'Italia. Con il nostro Paese - sottolineano al Dipartimento di Stato - considerato un alleato imprescindibile e un partner commerciale fondamentale. E le premesse sono buone, visto l'ottimo rapporto instauratosi tra il presidente americano e il premier Conte. Ma il capo della diplomazia Usa è innanzitutto interessato a capire se ci sono cambi di orientamento tra il primo ed il secondo governo Conte, con l'uscita dall'esecutivo della compagine leghista. Due i delicati dossier su cui Pompeo chiederà maggiore chiarezza: i rapporti di Roma con Pechino e Mosca.

Mentre starà a Conte fare pressing sul segretario di Stato per chiedere un maggior coinvolgimento Usa nella crisi libica e per scongiurare che la possibile imminente ondata di dazi Usa all'Europa colpisca pesantemente il Made in Italy, soprattutto sul fronte del settore agroalimentare. Il segretario di Stato americano, in particolare, non ha fatto mistero in passato di non aver gradito l'adesione del nostro Paese alla Via della Seta, il progetto che apre agli investimenti provenienti dalla Cina anche in settori che Washington considera vitali sul fronte della sicurezza nazionale, come dimostra la vicenda di Huawei e dello sviluppo delle reti 5G. Conte potrà mettere sul piatto però la decisione del governo italiano di ricorrere alla golden share per le aziende che faranno accordi con investitori cinesi.

Al centro dei colloqui in Vaticano, dove Pompeo incontrerà anche il segretario di Stato Pietro Parolin, di sicuro ci sarà il tema dell'immigrazione che tanto a cuore sta al Pontefice e che spesso ha visto Santa Sede ed amministrazione Trump su posizioni opposte. Prima di lasciare l'Italia per Pompeo ci sarà anche tempo per una tappa in Abruzzo, nel paese delle sue origini: Caramanico Terme, in provincia di Pescara, da dove emigrarono i suoi bisnonni

Cosi Mike Pompeo e oggi a Roma e, mentre il Segretario di Stato Usa prepara gli incontri istituzionali, la visita Oltretevere da Papa Francesco e il viaggio nella terra dei suoi avi (l’Abruzzo) sullo sfondo si staglia la fondamentale questione commerciale, con la faglia tra Stati Uniti ed Europa che potrebbe presto divaricarsi ulteriormente. Si attende il verdetto del Wto sulla natura dei dazi che gli Usa sono autorizzati a imporre verso i prodotti europei come ritorsione dopo la causa presentata contro gli aiuti pubblici ad Airbus, considerati distorsivi della libertà di concorrenza.

Il Wto potrebbe garantire agli Usa spazi di manovra per dazi da 11 miliardi, ma l’amministrazione Trump ne vuole imporre quasi il doppio: 20 miliardi. Con Ginevra che oltre ad aeronautica e auto è pronta a dare semaforo verde a Washington anche su settori esterni come l’agroalimentare. E qui per Roma potrebbero essere dolori: Ettore Prandini, presidente bresciano di Coldiretti, ha dichiarato al Corriere della Sera che “i prelievi su Parmigiano e Grana, per esempio, potrebbero balzare da 2 a oltre 20 euro al chilo, con un crollo dell’ export pari al 90%”. Trump ha preparato due liste di beni da colpire con dazi per un valore complessivo di 25 miliardi di dollari di importazioni europee. L’obiettivo? Usare come leva i settori meno aperti dall’Unione, come l’agricoltura, per ottenere vantaggi a tutto campo. Le nuove tariffe potrebbero arrivare già ad ottobre e il rischio è quello di innescare una vera e propria guerra commerciale tra le due sponde dell’Atlantico, che colpirebbe l’export italiano negli Usa, salito dell’8,3% nei primi otto mesi del 2019.

Un altro tema importante di discussione sara il  Spygate e come ha spiegato l’ex consigliere di Donald Trump George Papdopoulos in un’intervista rilasciata a InsideOver, “il rapporto dell’Italia (con gli Stati Uniti, Ndr) non progredirà a meno che tutte le informazioni sulle attività di Joseph Mifsud e la Link Campus riguardanti lo spionaggio e il lavoro con le agenzie di intelligence americane contro di me e Trump nel 2016-2017 venga rivelato”. Su Twitter, l’ex consulente di The Donald confermava di essere “in attesa di testimoniare” e anticipa i contenuti delle sue dichiarazioni. Il governo italiano dell’epoca (Renzi-Gentiloni) sarebbe pienamente coinvolto e le accuse sono pesantissime: “Voglio che gli americani vedano cosa è successo. Essere spiati da Fbi/Cia, dal Regno Unito, dall’Australia e dall’Italia non è uno scherzo, specialmente quando lo scopo era tentare un colpo di stato e interferire nel processo democratico in America. Lo dirò per la prima volta. Attraverso i miei occhi”.

Papadopoulos scrive InsideOver  ha da poco pubblicato il libro Deep State Target, un “resoconto di prima mano che dimostra il tentato sabotaggio della campagna presidenziale di Trump da parte di servizi di intelligence americani e internazionali”. Un “complotto” in piena regola, secondo l’ex collaboratore del tycoon, che prende il nome di “Spygate”. Anche secondo il presidente Usa, Roma è al centro della cospirazione. Lo ha confermato lui stesso in un’intervista rilasciata lo scorso 19 giugno a Fox News. L’anchorman Sean Hannity chiede al presidente se i “gruppi di intelligence ai massimi livelli” di “Italia, Gran Bretagna e Australia” sono stati coinvolti nell’aver spiato “cittadini americani e violato leggi americane”. Il tycoon non smentisce e aggiunge: “E l’Ucraina. Attenzione all’Ucraina”.

Centrale in questa vicenda sottolinea il Giornale è il ruolo di Joseph Mifsud che, come vi abbiamo raccontato su IlGiornale.it, ha fornito una deposizione audio al procuratore John Durham nelle scorse settimane. La notizia della deposizione di Joseph Mifsud è stata data in diretta su Fox News dal giornalista John Solomon: “Posso assolutamente confermare che gli investigatori di Durham hanno ottenuto una deposizione audio di Joseph Mifsud dove egli descrive il suo lavoro, perché ha preso di mira George Papadopoulos, chi lo ha indirizzato a fare questo, quali istruzioni gli furono date, e perché ha messo in moto l’intero processo di introduzione di Papadopoulos alla Russia nel marzo 2016, che è davvero il punto focale e di partenza di tutta la vicenda della narrativa sulla collusione” ha spiegato Solomon incalzato dalle domande di Sean Hannity. “Posso inoltre confermare – ha aggiunto il giornalista – che la Commissione giudiziaria del Senato ha ottenuto la stessa deposizione”.

È proprio Solomon a spiegare che “Mifsud era un collaboratore di vecchia data dei servizi di intelligence occidentali cui venne richiesto specificatamente dai suoi contatti alla Link University di Roma e London Center of International Law Practice (Lcilp) – due gruppi accademici legati alle diplomazie e servizi di intelligence occidentali – di incontrare Papadopoulos a pranzo a Roma a metà marzo 2016”. Solomon ha ottenuto queste informazioni direttamente dall’avvocato del professor Mifsud, Stephan Roh.

L’indiscrezione lanciata in solitaria da InsideOver pochi giorni fa è stata confermata: William Barr, procuratore generale degli Stati Uniti, è stato qualche giorno in Italia, la scorsa settimana, per raccogliere prove sull’inchiesta “Spygate”. Come ci aveva riferito George Papadopoulos, ex membro del comitato consultivo per la politica estera nella campagna elettorale di Donald Trump durante le elezioni presidenziali del 2016, Barr era Roma, a Palazzo Margherita – dove ha sede l’ambasciata americana – in giorni particolarmente convulsi per l’amministrazione Usa con l’avvio della procedura di impeachment nei confronti del presidente annunciata da Nancy Pelosi per via dello scandalo Kievgate.

Come conferma il New York Times, e inside over, William Barr è arrivato in Italia la scorsa settimana dove ha incontrato i funzionari del governo italiano venerdì. Secondo ex funzionari del Dipartimento di Giustizia, il ministro della giustizia avrebbe chiesto la collaborazione di alcuni Paesi stranieri – tra cui l’Italia – e la consegna di alcuni documenti relativi alle elezioni del 2016. Nei mesi scorsi, William Barr ha costituito un team investigativo guidato dal procuratore John Durham per indagare sulle origini delle indagini dell’Fbi sul Russiagate nel 2016 e determinare se la raccolta di informazioni sulla campagna di Trump fosse “lecita e appropriata”. La presenza di Barr in Italia conferma il fatto che lo “Spygate” potrebbe essere usato dallo staff del presidente come controffensiva dopo la richiesta di impeachment avviata dai democratici contro Trump. Presto, probabilmente, scopriremo cosa hanno raccolto il procuratore generale Barr e John Duhram in questi mesi di indagini e se i democratici, in collaborazione con i servizi di intelligence europei, hanno effettivamente “cospirato” contro Trump nel 2016.

Il viaggio del procuratore generale Barr in Italia sottolinea il Giornale è confermato anche dal Washington Post: il ministro della giustizia Usa avrebbe chiesto a funzionari del governo Conte di fornire il massimo supporto al Procuratore John Durham, incaricato di indagare sull’origine torbida del Russiagate. Secondo il Washington Post, non sarebbe peraltro il primo viaggio di Barr nel nostro Paese. Come reso noto nelle scorse settimane, il giornalista investigativo John Solomon ha pubblicato su The Hill un articolo in cui cita dieci documenti classificati che il presidente Usa potrebbe presto divulgare e che potrebbero causare un terremoto politico a Washington, confermando la tesi della cospirazione contro il tycoon della Casa Bianca ad opera dei democratici, dell’Fbi, del Dipartimento della Giustizia e dei servizi segreti occidentali, italiani e inglesi in testa. 

Tra i dieci documenti classificati citati dal giornalista di The Hill ce n’è uno, il più interessante, che riguarda proprio il nostro Paese e il ruolo svolto dai governi Renzi e Gentiloni nella possibile cospirazione contro Donald Trump: si tratta dei documenti che proverebbero che gli alleati degli Usa nel 2016 avrebbero contribuito agli sforzi dell’Fbi di provare i presunti collegamenti di Trump con la Russia.

 

 

 

 

 

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