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Giovedì, 28 Ottobre 2021

Madonna di Capocolonna, per il Giubileo festeggiamenti solenni

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Nell’anno della misericordia, indetto da Papa Francesco con un Giubileo straordinario, ricorrono i grandi festeggiamenti, di regola settennali, in onore alla Madonna Nera di Capo Colonna, essendo essa icona di riconciliazione e mediazione tra culture diverse.

La devozione che da oltre 5 secoli lega Crotone a questa santa immagine di Maria non può essere separata dal glorioso passato della più famosa città della Magna Grecia.

Infatti, nell’antichità Crotone fu celebre ‒ oltre che per la Scuola medica di Alcmeone, per quella filosofica dei pitagorici e per quella ginnica di Milone ‒ anche per la venerazione di cui era oggetto il Tempio in stile dorico dedicato a Hera, che sorgeva maestoso sul promontorio chiamato, dal nome della dea, “Lacinioˮ. Da sempre, dunque, l’area ha costituito un richiamo di fedeli e pellegrini che a primavera, nel mese di maggio, chiedevano, tra le altre cose, fecondità alla dea, offrendole doni votivi.

Nel corso del tempo il tempio decadde, poco lontano sorse un santuario, e attraverso il processo della cristianizzazione il culto pagano di Hera Lacinia trova un punto d’incontro e continuità con il rito cristiano di Maria. Il promontorio divenne Capo Nao, parola greca che significa “colonna”, per l’unica superstite delle 48 colonne che componevano la portentosa struttura.

Purtroppo, i primi passi di Crotone nella cristianità non sono tramandati da alcun documento, per cui da questo momento la storia si fonde e confonde con la leggenda, come le circostanze in cui l’icona, di matrice certamente bizantina, venne introdotta in città.

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Secondo una tradizione popolare, il faro di luce cristiana che dissolse nell’ombra il culto pagano fu acceso dal patrono di Crotone, Dionigi l’Areopagita, che rivolse la sua opera di predicazione anzitutto alla nostra città, celebrata in tutta la Magna Grecia come modello di cultura e spiritualità. E, sempre secondo la tradizione, sarebbe stato lo stesso san Dionigi a portare a Crotone l’immagine soave di una Madonna nell’atto materno di allattare, dipinta da Luca Evangelista.

Alla mano di san Luca, in effetti, è attribuita una serie di immagini bizantine che, approdate in maniera furtiva in Italia, e soprattutto in Calabria, sono state e continuano a essere fonte di un’intensa religiosità per tutta la gente del luogo.

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Era, infatti, necessario metterle in salvo dalla furia iconoclasta che imperversò nell’arco dell’VIII secolo, ordinata da Leone III Isaurico per scongiurare che la venerazione delle immagini sacre sfociasse nell’idolatria, ma che procurò ingenti perdite al patrimonio artistico del tempo.

Crotone è una delle città calabresi in cui la devozione mariana risuona ancora oggi dell’originaria grandezza nonostante le intricate vicissitudini che portarono il quadro, datato dagli studiosi a non oltre il XIII secolo, nelle lande di Capo Colonna.

Quel che è certo è che il nuovo culto risvegliò la popolazione dal torpore di un Medioevo troppo lungo per la Calabria, fatto di brigantaggio e lotte intestine, segnando una ripresa all’insegna del Cristianesimo.

I successivi avvenimenti principali di devozione alla Madonna sono, infatti, documentati da date ben precise.

La prima è il 1519 quando, durante una delle loro scorrerie, i turchi saraceni sbarcarono proprio a Capo Colonna e, trovata l’immagine della Madonna, tentarono invano di distruggerla appiccando un fuoco. Le fiamme non intaccarono affatto l’icona che, anzi, riverberava fasci di luce miracolosi. I saraceni decisero, allora, di portarla con sé, ma non riuscirono a navigare oltre la foce del Neto, malgrado gli sforzi.

Fu solo gettandola in mare che riuscirono agevolmente ad allontanarsi. A quel punto la tela, di dimensioni e peso notevoli, galleggiò trascinata dalla corrente fino all’Irto di Capo Colonna come se fosse legata indissolubilmente a quel luogo.

A rinvenirla fu un povero pescatore del quale conserviamo anche il nome: Agatio lo Morello. Egli la custodì a lungo in una cassapanca, fin quando, in punto di morte e ormai sordo e cieco, rivelò al suo confessore, padre dell’Ordine dei Minimi, di esserne in possesso. Pare che, una volta consegnata l’immagine, Agatio sia ritornato in salute come prima.

Si provvide a trasferire la sacra icona nella Chiesa Cattedrale e iniziò così la festa che ancora oggi si celebra la terza domenica di maggio. Anche se la prima data ufficiale che attesta l’origine della devozione alla Madonna di Capo Colonna è il 1579, anno in cui Papa Gregorio XII, attraverso la bolla del 28 febbraio, dichiara privilegiato «l’altare posto nella Cappella della Beata Vergine del “Capo”».

Da questo momento sono numerosi i richiami al culto di Maria di Capo Colonna e numerosi gli episodi in cui si pensa ci sia stata la sua intercessione in favore della città. A cominciare dal 1638 quando i turchi assediano nuovamente Crotone, ma alla vista della venerata icona, posta sulle mura della città dai crotonesi in preghiera, si ritirano terrorizzati.

Anche il terribile terremoto che nel 1832 colpisce tutta la Calabria venne interpretato da tutti come una grazia della Madonna, dal momento che a Crotone andarono distrutti solo alcuni edifici.

Una data importante per la città è il 1893, anno in cui la Madonna viene incoronata, con decreto del Capitolo Vaticano, da corone in brillanti e pietre preziose, in piazza Duomo davanti a un numero inverosimile di fedeli tutti riuniti per ossequiare la loro Regina.

Nel corso degli anni il culto della Madonna di Capo Colonna divenne sempre più strutturato e nel 1901, attraverso un decreto del vescovo Merra, viene regolamentata anche l’apertura della santa effigie.

È il 1908 quando Reggio e Messina vengono colpite dal disastroso terremoto, ma Crotone è nuovamente risparmiata e nel 1913 viene benedetta una nuova riproduzione dell’immagine (il Quadricello), dipinta dal Prof. Di Falco, che sarà collocata nel santuario di Capo Colonna.

Risale, poi, al pellegrinaggio del 1930 un episodio alquanto miracoloso che vede il Quadro salvarsi da un’inevitabile caduta a picco dall’Irto, ma una data che rimarrà per sempre scritta nel cuore dei crotonesi è il 1983, quando un nuovo furto sacrilego spoglia il Quadro della Madonna dei sui gioielli e degli oggetti sacri dono di fede di tante generazioni. Bisognerà attendere il 1986 per rivedere il Quadro adornato da un nuovo artistico fregio frutto della passione del maestro Gerardo Sacco. E in quella stessa data, anche l’immagine fu restituita al suo antico splendore dalla mano di esperti restauratori.

La Madonna doveva tornare al luogo da cui era venuta: Capo Colonna. Così iniziarono solenni pellegrinaggi di andata e ritorno, in una giornata di festa per il corpo e per lo spirito.

Fin quasi da subito, però, ci si rese conto dell’enorme fatica che comportava portare ogni anno il Quadro originale avanti e indietro per quei viottoli scoscesi e angusti, distanti 14 km, che portano a Capo Colonna. E fu a causa di queste difficoltà materiali che la festa fu scandita in due grandi momenti: il pellegrinaggio abituale che si svolge annualmente e in cui viene trasportato il cosiddetto “Quadricello”, e il pellegrinaggio settenario di carattere solenne, conosciuto come “festa grande”, in occasione del quale viene trasportato l'antico Quadro.

Si è indagato a lungo sull’esistenza di un significato simbolico della cadenza settennale. È nota, in verità, la simbologia religiosa che ruota attorno al numero 7, ma più in particolare, oltre alla santità del “settimo giorno”, nella Bibbia emerge anche quella del “settimo anno”, inteso come l’anno della “riconciliazione”, che è appunto ciò che la festa si prefigge.

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Verso il 1930 si introdusse l’innovazione di un ritorno del “Quadricello” per mare, accompagnato dalla tenue luce del vespro, in un’atmosfera ancora più suggestiva di folklore e di fede, così intensa da coinvolgere incontenibilmente anche i meno praticanti. L’intera cittadinanza è trascinata fuori di casa attratta da Lei, confortevole e misericordiosa con tutti coloro le si vogliano avvicinare.

In occasione dei solenni festeggiamenti invece, il Quadro grande continua, come un tempo, ad andare e tornare a piedi trainato da un carro di buoi, dal momento che il considerevole peso dell’effigie e la sua imponenza renderebbero assai difficili le manovre d’imbarcazione.

La festa, che abbraccia l’intero mese di maggio, si apre il 30 aprile, giorno in cui l’immagine viene trasferita, dalla sua sede abituale, sul presbiterio.

Un momento di forte raccoglimento religioso è rappresentato dal giovedì che precede la seconda domenica di maggio, quando l’effigie della Madonna viene esposta alla venerazione dei fedeli per il tradizionale “bacio”.

Anche se la celebrazione mariana trova il suo apice nel pellegrinaggio, che si svolge nella notte tra il sabato e la terza domenica del mese.

Il Quadro della Madonna è atteso in una piazza Duomo gremita all’inverosimile di fedeli, tutti restano svegli nelle loro abitazioni illuminate a festa, con i balconi ornati delle più belle coperte del corredo e le vie principali brillano di luminarie in attesa del passo raccolto della processione.

All’apparizione puntuale della santa effigie di Capo Colonna, l’intera piazza esplode in un’ovazione di “Viva Maria” e il suono delle campane a distesa proclama l’inizio del pellegrinaggio.

Nel lungo corteo, animato dalla banda musicale, l’associazione dei “Portantini” porta a spalla l’icona di Maria che rivolge il suo sguardo in avanti ed è accolta dal plauso della gente riunita sui balconi che lancia “volantini” e petali di rose.

La prima sosta è al cimitero: i cancelli vengono spalancati per far spazio a Lei e tutti si riuniscono in una preghiera per i propri cari defunti.

A questo punto l’immagine viene girata verso i fedeli, la massa di persone che l’ha accompagnata torna indietro, qualche centinaio invece la segue nel pellegrinaggio vero e proprio, pregando e cantando sotto gli occhi materni della Vergine.

Ad attirare l’attenzione nel Quadro, infatti, è soprattutto la forza espressiva dello sguardo di Maria, la sua sorprendente concentrazione che la fa percepire dalla tradizione popolare come colei che “guarda e protegge”.

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Man mano ci si allontana dai rumori del centro abitato, con la serenità di spirito di una notte misteriosa e speciale votata alla Regina della città e nel richiamo simbolico di un cammino verso la luce, che conduce alla conversione.

Con le prime luci dell’alba, i pellegrini riprendono fiato a metà del percorso; il Quadro viene poggiato su di un cippo (la “pietra”) che, una volta ripreso il tragitto, viene ricoperto dai fedeli con tante piccole pietre come auspicio di ritornare l’anno seguente.

Si arriva a Capo Colonna verso le sette del mattino e, alla vista del santuario, la gioia e la commozione dei pellegrini è così forte che la fatica di quest’indimenticabile notte è già dimenticata. Il nuovo giorno inizia omaggiando la Regina di Capo Colonna con un lungo e fragoroso applauso per poi accingersi a celebrare la prima Messa mattutina.

Nel pomeriggio, dopo l’ultima Messa, l’Icona ritorna in città accolta da fuochi d’artificio che tengono i cittadini col naso all’insù mentre albeggiano l’intera città di una sera spettacolare.

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Una nuova processione accompagna la Madonna fino in piazza Duomo, dove la festa volge alla sua conclusione con la deposizione del Quadro nella Cattedrale.

Le celebrazioni mariane si concludono definitivamente l’ultimo giorno del mese, quando il Quadro viene riposto nella sua cappella per rimanervi fino al maggio successivo.

La festa della Madonna di Capo Colonna è un vero e proprio marchio nell’animo dei crotonesi. In qualsiasi altro posto essi vivano, trovano sempre un modo per ritornare in città quella terza domenica del mese di maggio, estendendo molto spesso l’invito anche a forestieri che, come tutti, rimangono affascinati dalla forte carica emotiva che quei giorni di festa sprigionano.

In un tempo in cui siamo assuefatti da una realtà fatta di nonluoghi – come li definisce Marc Augé – si fa strada, nel singolo, il bisogno di un ritorno al passato, ricco di memorie spesso perdute, in una piccola delimitazione di spazio, come può essere il centro cittadino, che costituisce un irriducibile elemento di identità.

Fondamentale, a riguardo, è il lascito di tale patrimonio religioso ai più giovani, in modo da sentirsi partecipi e connessi alle proprie radici cristiane.

Sono momenti che offrono uno spunto di riflessione individuale e spirituale: dai più la commozione suscitata dalla festa sarà già dimenticata il giorno seguente; alcuni aspetteranno impazienti il prossimo anno per riscoprire se stessi e gli altri; pochi invece conserveranno vivo il ricordo di quella suggestione magica per ricercarla nella propria quotidianità, fra le persone che li circondano.

E come non appellarsi, in questo anno particolare, proprio alla Madre della Misericordia che – come sostenuto da Papa Francesco nella bolla di indizione del Giubileo straordinario dal titolo Misericordiae Vultus – «è stata da sempre preparata dall’amore del Padre per essere “Arca dell’Alleanza” tra Dio e gli uomini» affinché ci stimoli alla misericordia intesa come la via che «apre il cuore alla speranza di essere amati per sempre nonostante il limite del nostro peccato».

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