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Martedì, 04 Agosto 2020

Il premier ora scopre che la Ue non esiste più

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi è giunto a New York, dove prenderà parte ai lavori della 71esima Assemblea generale dell'Onu. Il premier si fermerà negli Stati Uniti fino a martedì sera. Oggi alle 10.30 le 16.30 in Italia prenderà parte a un dibattito della Clinton Global Initiative, moderato da Bill Clinton. In giornata parteciperà poi ai lavori del Summit dell'Onu per rifugiati e migranti. In serata riceverà il premio Global Citizen Award dell'Atlantic Council.

E poi di nuovo martedì, in un incontro del think thank del Council on Foreign Relations. A partire da una convinzione: "Bisogna riconoscere che l'austerity europea ha fallito". Il modello dichiarato è quello americano di Barack Obama, che il premier potrebbe incrociare a New York. Ma la battaglia, assicura il leader Pd, non è fatta per ottenere margini per la prossima manovra. La ragione? Tranchant: "La legge di bilancio è pronta. Rispetta le regole europee, il deficit scende ancora. Nessuna trattativa", afferma Renzi. Il governo è determinato ad andare oltre l'1,8% di deficit concordato con l'Ue per quest'anno (l'ipotesi è lo 0,5-0,6% in più). 

E si prenderà lo spazio extra-patto che gli spetta per il piano post terremoto Casa Italia e per la vicenda migranti "che l'Europa non riesce a gestire". Su questo il premier fa sapere che non accetterà veti dalla Ue che - nota polemico - spende per una sede nuova, anche considerato che Francia, Germania e Spagna le regole europee non le rispettano da anni. "I tedeschi violano la regola del surplus commerciale - incalza - e hanno l'obbligo di investire di più: parliamo di decine di miliardi che aiuterebbero l'intera Eurozona". Ma su questo, se Angela Merkel ha deciso per ora di non commentare, arriva una risposta puntuta dal governatore della Bundesbank Jens Weidmann: "L'idea che la Germania possa dare una spinta alla congiuntura europea attraverso un programma di investimenti pubblici è ingenua", dice a "La Stampa".

Cosi dai controlli, all’accoglienza fino agli accordi bilaterali con i Paesi terzi. La rivoluzione del governo in materia di immigrazione è in cantiere già da qualche mese, molto tempo prima del fallimentare vertice di Bratislava che, solo tre giorni fa, ha fatto alzare la voce a Matteo Renzi con i partner europei. L’obiettivo è portare sotto la supervisione diretta di Palazzo Chigi la competenza su una questione complessa, politicamente importante, anche rispetto all’Ue, e, soprattutto, significativa dal punto politico.

All'indomani dello strappo italiano al Consiglio europeo, Matteo Renzi spiega, in un'intervista al Corriere della Sera, le ragioni del suo allarme per il rischio di «fallimento» post Brexit dell'Unione Europea. E, dopo mesi di toni concilianti, di meeting a tre pieni di sorrisi con Germania e Francia e di duetti soavi con la Cancelliera, il premier italiano scopre che nulla è cambiato in meglio, e torna ad indossare in Europa i panni del guastafeste, ad alzare i toni con i partner e a denunciare che la Ue, così, non funziona. 

Una sfuriata tardiva, accusano i critici, che poco cambia in Europa e che - sospettano - è tutta mirata, piuttosto, all'opinione pubblica italiana. Lui nega recisamente di averlo fatto per rianimare il consenso in vista del referendum («Mai stato ottimista sul suo esito come adesso», assicura), ed esclude che abbia avuto un ruolo la sua battaglia pro-flessibilità in funzione della prossima legge di Stabilità: «È già pronta - dice - onora le regole europee e rispetta quei parametri del fiscal compact che il Parlamento precedente ha votato su indicazione di Brunetta e Fassina, responsabili economici dei partiti di allora». 

Quanto alla flessibilità, aggiunge, l'Italia se la prenderà: «Come prevedono le stesse regole, scomputeremo dal patto gli eventi eccezionali, legati al piano di prevenzione post-terremoto Casa Italia e all'immigrazione che l'Europa non riesce a gestire». E che l'Italia, primo approdo mediterraneo, sia stata lasciata sola a fronteggiare un fenomeno epocale che dovrebbe riguardare l'intero occidente Renzi lo denuncia, per la prima volta, con toni durissimi: «L'Europa ha parlato tanto e fatto poco. Noi abbiamo fatto hotspot, foto segnalamento, salvataggi, lotta agli scafisti». Mentre «loro» hanno solo «messo un paio di navi nel Mediterraneo, che scaricano i migranti in Sicilia». 

Nel testo uscito dal vertice di Bratislava, lamenta il premier, «non c'è una riga su Africa e immigrazione», non c'è un accenno a quel Migration Compact che l'Italia si è fatta carico di presentare a Bruxelles e che, a parole, è stato apprezzato e lodato dagli altri paesi: «Lo abbiamo proposto sei mesi fa - ricorda il premier - Juncker lo ha ripreso nel suo discorso e gliene siamo grati. Ma per il momento sono solo parole». Se così stanno le cose, è l'affondo, «l'Europa ammetta di aver fallito, e che gli egoismi nazionali sono più forti della politica».

In Italia la situazione si è fatta insostenibile. Ventimiglia è al collasso. Milano e Como stanno implodendo. La maggior parte dei centri di prima accoglienza sono sovraccarichi. I governatori di centrodestra (Giovanni Toti, Roberto Maroni e Luca Zaia) hanno alzato un muro per stoppare la politica dell'accoglienza del governo. Ma non sono gli unici a fare resistenza. Molti sindaci, anche di sinistra, hanno iniziato a dire "basta" alle assurde richieste del Viminale. "Questo ha convinto il premier della necessità di procedere in maniera drastica, anche tenendo conto che bisogna gestire circa 800 milioni, che diventeranno un miliardo di euro alla fine dell’anno - spiega Fiorenza Sarzanini sul Corriere della Sera - e dunque, oltre agli immobili finora messi a disposizione dalle amministrazioni locali, saranno utilizzate le caserme e gli edifici demaniali

Secondo il Corriere della sera, la presidenza del Consiglio starebbe mettendo insieme una nuova struttura che "coordini gli interventi in materia di accoglienza e gli accordi bilaterali con i Paesi di origine dei profughi, per avviare progetti di sviluppo e rimpatriare chi non ha diritto di restare nel nostro Paese"

La decisione di rompere col vecchio schema sarebbe stata presa da Renzi dopo la rottura con la Merkel al vertice di Bratislava. Nei prossimi giorni individuerà una persona di fiducia che dirigerà la task force formata da esperti di Interno, Esteri e Difesa che andrà ad affiancare la nuova squadra voluta da Alfano. 

"Stiamo ripensando il sistema dell'accoglienza con un modello accentrato - ha anticipato il titolare del Viminale - in sei anni siamo passati da una dichiarazione di stato di emergenza per 30mila persone a un iter ordinario per quasi 160mila stranieri"

Non era estemporaneo e non è destinato a ricomporsi in sordina, lo strappo di Matteo Renzi in Europa. Per il terzo giorno consecutivo, dopo aver dichiarato a chiare lettere la sua insoddisfazione per i risultati del vertice Ue di Bratislava, il premier torna a ribadire la sua linea in un'intervista al "Corriere della sera": "Non faccio la bella statuina. Voglio risultati concreti - avverte gli alleati - non parate scenografiche". E si prepara a rilanciare il suo messaggio da New York, dove arriverà in nottata per prendere parte all'Assemblea generale dell'Onu. E dove ci saranno anche Angela Merkel e Francois Hollande. Con loro, assicura Renzi, non c'è "nessun problema". Ma da Berlino è il presidente della Bundesbank Jens Weidmann a lanciare una nuova stoccata. In una città ancor più blindata dopo l'esplosione di un ordigno nella notte di sabato, la fitta agenda del presidente del Consiglio pone al centro i due temi oggetto della sua battaglia: l'immigrazione e la crescita. Renzi parlerà di economia con Bill Clinton e con il presidente argentino Mauricio Macri, lunedì mattina alla Clinton Global Initiative.

Ma Renzi, spiegano i dirigenti Pd, ha ormai tracciato la linea e non si lascia impressionare. A margine dei lavori Onu su migranti e profughi - lunedì e poi martedì, in un evento organizzato da Barack Obama - rilancerà la ricetta del Migration compact che non ha trovato spazio nelle conclusioni del vertice di Bratislava. E potrebbe tornare a mettere in discussione l'accordo, caro alla Merkel, con la Turchia "E' tutto da verificare", sillaba. Non sono al momento in programma, a New York, colloqui con la cancelliera tedesca né con il presidente francese. Con loro, assicura Renzi, i rapporti non sono incrinati. Ma il terzetto di Ventotene sembra una fotografia sbiadita.

Il segretario del Pd fa sapere che non intende "stare zitto per quieto vivere" e punta ora dritto al referendum sulle riforme. Se, come scommette, lo vincerà, sarà più forte anche in vista del vertice Ue a Roma e del G7 a Taormina del prossimo anno. Se invece vincerà il "No" guidato da M5s e centrodestra, che continuano ad attaccare a testa bassa il premier, avranno un problema in più in Europa - questo Renzi non lo dice, ma i parlamentari a Lui vicini oltre Merkel e Hollande       

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