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Sabato, 03 Dicembre 2022

Bush e le staminali embrionali, la scienza ha dato ragione all'etica

Sono passati quindici anni da quando il presidente George W. Bush annunciava l'intenzione di sospendere il finanziamento, tramite fondi federali, alla ricerca sulle cellule staminali embrionali. Momento decisivo della sua presidenza. Non a caso, quella decisione, ha rappresentato uno degli aspetti più controversi e dibattuti della sua eredità presidenziale. 

Bush, infatti, durante e dopo il suo mandato, ha dovuto far fronte alla prepotenza, all'arroganza e alla violenza di chi difendeva simili sperimentazioni. Era l'agosto del 2001. 

Dopo quindici anni la scienza non ha mai smesso di inanellare successi grazie alla ricerca sulle sole staminali adulte. L'ultimo obiettivo è stato raggiunto alla fine del mese scorso. E non è passato inosservato, certo, agli esperti del settore: un gruppo di scienziati guidato dal Saban Research Institute del Children's Hospital Los Angeles ha generato un fegato umano funzionale da tessuti ingegnerizzati creati da cellule staminali e progenitrici adulte. Lo studio è stato pubblicato online sulla rivista 'Stem Cells Translational Medicine'. Per non parlare, poi, dei seppur meno recenti risultati raggiunti da Angelo Vescovi. Con l’associazione Revert Onlus, di cui è direttore scientifico, è riuscito ad accertare che le cellule staminali cerebrali umane sono sicure, e pure ottime alleate, nella ricerca contro le malattie neurologiche e neurodegenerative come la Sclerosi laterale amiotrofica, l’Alzheimer e il Parkinson.

Il professor Angelo Vescovi - l'agnostico prof. Vescovi - in tempi non sospetti si schierò proprio contro la sperimentazione con e sulle cellule staminali embrionali, sostenendo che "una scienza che crea vita per distruggerla con lo scopo di aiutare la vita, ha fallito la sua concezione: è una tecnologia applicata, ma non al servizio dell'uomo".

E' nel corso di questi quindici anni che la scienza, da sola, ha posto fine alla distruzione di embrioni nel perseguire metodi alternativi per il progresso medico. Sebbene, per anni, appunto, il penultimo presidente della Stati Uniti d'America sia stato tacciato di rappresentare la quintessenza dell' "anti-scienza". 

Le cellule staminali adulte sono state utilizzate per far crescere un cuore che batte, curare la cataratta e la cecità, per il trattamento di numerosi malati di cancro e sostenere gli individui con malattie autoimmuni. Ad oggi, sono oltre 1,5 milioni di persone ad essere state trattate con la terapia con cellule staminali adulte. Mentre, mai, qualcosa di buono, in nome del fantomatico progresso, è stato ottenuto con le cellule staminali embrionali.

Ma andiamo con ordine. Va chiarito, anzitutto, un aspetto: le cellule staminali non sono embrioni. E non è una puntualizzazione da poco. Si tratta di cellule dotate della capacità di trasformarsi in diversi altri tipi di cellule del corpo, attraverso un processo denominato "differenziamento cellulare". E' in virtù di tale capacità che i ricercatori medici, a lungo, hanno desiderato investire in queste cellule allo scopo di utilizzarle per sostituire o riparare tessuti danneggiati.  Il dibattito riguardo le staminali concerne la loro origine. Vale a dire: in che misura possono essere utilizzate ai fini della medicina rigenerativa?

Chi difendeva la ricerca sulle cellule staminali embrionali ha, da sempre, goduto del sostegno e della pubblicità di personaggi noti. Anche del mondo dello spettacolo. Un caso su tutti è stato Christopher Reeve - il celebre attore che ha interpretato Superman - il quale sosteneva che, "sono già stati fatti importanti progressi. Ma se ci si concentrasse solo sulle cellule staminali provenienti da adulti gli scienziati perderebbero tempo nel tentativo di farle comportare come cellulare staminali embrionali, e fallire. E avremmo perso del tempo prezioso". 

Reeve, e quelli come lui, avevano l'ambizione di sostenere la ricerca anche con fondi statali. Tutto il contrario di quello che propose Bush. Nel 2001 decise di finanziare coi soldi federali soltanto la ricerca sugli embrioni già esistenti, cioè su quelli già creati in laboratorio, ma non più utilizzabili a scopo riproduttivo. E sospese, quindi, i soldi federali destinati alla ricerca sugli embrioni creati dopo il 2001. La cosa non fu troppo ben vista. Sebbene pochi riuscirono a rendersi conto che non poteva esserci posizione più moderata: parte dei contribuenti considerava, e considera, immorale distruggere una vita. 

Allo stesso tempo, l'allora presidente Bush, annunciò anche che avrebbe raddoppiato i finanziamenti federali per la ricerca con metodi alternativi. Il suo discorso venne diffuso a livello nazionale, e rappresentò, secondo tanti esperti, il discorso sull'etica della medicina più serio mai fatto da un presidente. 

Il Dr. Charles Krauthammer, un noto medico statunitense (disabile) - che forse aveva più di altri da guadagnare sulla ricerca - scrivendo al Washington Post, affermò: "Il verdetto è chiaro: raramente un presidente così vilipeso per una posizione morale è stato così 'scagionato' ".

Aggiungendo, "non sono una persona religiosa. Non credo che l’umanità venga conferita dal concepimento. Ma non credo neanche che un embrione umano sia l’equivalente morale delle cuticole e meriti lo stesso rispetto di un’appendice".

L'occasione delle sue riflessioni fu conseguenza del cambio drastico di politica, e visioni, nel passaggio di testimone con Obama. "Il presidente americano ha visibilmente lasciato aperta la possibilità di usare embrioni umani clonati – ed embrioni derivati dallo sperma e dagli ovuli non clonati – creati solamente con lo scopo dello smembramento e uso delle singole parti.[...] Questo è molto di più di un’abdicazione morale. Si tratta di acquiescenza nei confronti della mistica della “scienza” e della sua connessa benevolenza morale".

Riflettendo sul grande dibattito sulle cellule staminali ci si è potuti soffermare sul fatto che, troppo spesso, la fama di progresso trascura la riflessione su ciò che si sta davvero facendo. 

Come ha fatto, invece, Bush nel 2001. Il presidente non si accontentò dell'approccio più banale e scontato della politica, ma, invece, chiese alla sua nazione di riflettere sulla questione e, soprattutto, sul mistero della vita umana, anche nelle sue fasi nascenti. Nel sondare la complessità del dibattito in quel modo, ricordò che c'è qualcosa di più profondo in gioco al di là delle cellule staminali: le nostre anime. 

E se uno come il dottor James Thomson, il pioniere delle cellule staminali embrionali, colui che ne ha studiato e scoperto le presunte potenzialità, ha detto, "se la ricerca sulle cellule staminali di embrioni umani non ti fa stare almeno un po' scomodo, allora vuol dire che non ci hai pensato su abbastanza", vuol dire che tra Bush e Obama uno aveva più ragione dell'altro. Vuol dire che il prossimo presidente USA dovrà scegliere quale dei due modelli seguire. E che la scienza, nel frattempo, ha dato ragione all'etica. Sebbene non ne avessimo, poi, così tanto bisogno.

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