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Incontro di Giorgia Meloni con il Presidente degli Stati Uniti d’America, Joe Biden

Oggi la partenza per Washington dove domani, 1 marzo, Giorgia Meloni varcherà per la seconda volta a distanza di 7 mesi il portone della Casa Bianca per il faccia a faccia con Joe Biden. Neppure ventiquattr’ore dopo vedrà a Toronto il primo ministro canadese Justin Trudeau. Una doppia missione che arriva esattamente a una settimana di distanza dal G7 che la premier ha presieduto in videoconferenza da Kiev.

Joe Biden darà il benvenuto al premier italiano Giorgia Meloni alla Casa Bianca il 1 marzo, l'incontro come occasione per riaffermare gli stretti rapporti fra Stati Uniti e Italia. La portavoce del presidente americano, Karine Jean-Pierre anticipa in un comunicato i temi sul tavolo dei due capi di Stato: "Discuteranno gli approcci condivisi per affrontare le sfide globali, tra i quali l'impegno a continuare il sostegno all'Ucraina e contrastare l'aggressione russa, il prevenire un'escalation regionale in Medio Oriente, la consegna di aiuti umanitari al popolo di Gaza, gli sviluppi in Nord Africa e lo stretto coordinamento transatlantico riguardo la Cina". Sul tavolo anche la presidenza italiana del G7 e il summit della Nato di Washington.

Si sa già che nella Capitale statunitense si terrà a luglio il prossimo vertice Nato che arriverà giusto a un mese di distanza dal G7 in Puglia e dalle elezioni europee destinate a incidere fortemente sugli equilibri del Continente sia sul fronte interno che sulla politica internazionale. In ballo c’è il futuro del Patto anche guardando all’eventuale ascesa di Donald Trump alla Casa Bianca. Prima però c’è da decidere il successore di Jens Soltenberg a segretario generale, prorogato già di un anno e in scadenza a ottobre. Tra i candidati più forti l’ex premier olandese Mark Rutte con cui Meloni nell’ultimo anno ha costruito un rapporto forte soprattutto sul fronte della gestione dei flussi migratori provenienti dall’Africa e culminato nella firma del protocollo di Tunisi.

La preoccupazione è alta anche perché rispetto al primo incontro con Biden del luglio scorso la tensione a livello internazionale è ulteriormente peggiorata a seguito della crisi in Medio Oriente, che peraltro pesa non poco anche sulla campagna elettorale del presidente statunitense. Meloni che nella sua prima visita a luglio aveva avuto incontri anche con i vertici politici sia repubblicani che democratici stavolta ha preferito circoscrivere la sua missione al solo colloquio con l’inquilino della Casa Bianca. Biden continua a lavorare per raggiungere la tregua ma il rischio escalation resta altissimo. E in questo senso va letta anche l’imminente ritorno in Egitto di Meloni, entro la prima metà di marzo.

L’altro fronte caldo, l’Ucraina, non è certo meno preoccupante. Sabato scorso il G7 ha ribadito il pieno sostegno a Kiev e un passo avanti potrebbe realizzarsi sul fronte dell’uso dei fondi russi congelati nelle banche europee, di cui si fa cenno esplicitamente nella dichiarazione finale e su cui resta insistente il pressing statunitense . Meloni ne parlerà certamente con Biden ma anche con Trudeau visto che il Canada, come la Gran Bretagna e il Giappone, ha la stessa posizione di Washington. La premier ha svolto nella riunione a Kiev un ruolo di mediazione che intende portare avanti ulteriormente. Nessuna apertura invece sull’ipotesi di un coinvolgimento di truppe Nato in Ucraina bocciata sia dagli Stati Uniti che dall’Italia. Proprio l’Alleanza atlantica sarà l’altro grande tema su cui la premier e il presidente Usa si soffermeranno.

Intanto Vladimir Putin mostra i muscoli. In piena campagna elettorale in vista delle elezioni presidenziali di marzo, il presidente russo ha nuovamente messo nel mirino l’Occidente. Mosca ha armi che possono colpire obiettivi sul territorio dei Paesi occidentali, il suo annuncio in un discorso alla nazione davanti all’Assemblea federale. “Loro (l’Occidente – ndr) devono capire che anche noi abbiamo armi che possono colpire obiettivi sul loro territorio”. Putin ha colto l’occasione per tornare sulla proposta del presidente francese Emmanuel Macron di inviare truppe occidentali a Kiev: “Si è iniziato a parlare della possibilità di inviare contingenti militari della Nato in Ucraina ma le conseguenze per gli eventuali interventisti” saranno “tragiche”.

Tornando sull’invasione dell’Ucraina, Putin ha ribadito che le truppe del Cremlino non si ritireranno dal Paese di Volodymyr Zelensky: “Non ci deluderanno e non ci tradiranno”. “Quando guardo a queste persone meravigliose, che a volte sono ragazzi molto giovani. Senza alcuna esagerazione posso dire che il mio cuore è pieno di orgoglio per la nostra gente e per loro, che non si ritireranno, non ci deluderanno e non ci tradiranno”, ha aggiunto lo zar.

Nel corso del suo intervento, Putin ha sottolineato che la retorica dei leader occidentali fa rischiare una guerra con l’utilizzo di armi nucleari e conseguentemente la distruzione della civiltà: “Loro (l’Occidente ndr.) ora stanno escogitando modi per spaventare il mondo intero, tutto questo minaccia davvero un conflitto con l’uso di armi nucleari e quindi la distruzione della civiltà”.

Intanto mercoledì la Corte Suprema degli Stati Uniti d’America ha comunicato la sua disponibilità a pronunciarsi sulla possibilità di concedere l’immunità a Donald Trump, candidato alle elezioni presidenziali di novembre, per fatti commessi durante il suo mandato alla Casa Bianca.

Trump, il primo ex presidente americano a trovarsi invischiato in processi penali, è attualmente imputato in processi per frode, diffamazione, violenza sessuale e falso in bilancio a New York, oltre a essere indagato dal Dipartimento di giustizia per aver sottratto indebitamente documenti istituzionali altamente confidenziali e averli portati nella sua villa di Mar-a-Lago, in Florida.

L’ordinanza non firmata della Corte Suprema ha accolto la richiesta del procuratore speciale Jack Smith di portare al grado supremo della giustizia americana la questione dell’immunità per Trump: la corte, che ha una maggioranza di sei giudici di idee conservatrici a tre, inizierà ad ascoltare le dichiarazioni delle parti a partire dal prossimo 22 aprile

Fonte Varie Agenzie 

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