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Giovedì, 17 Agosto 2017

La memoria degli elefanti

«Ho raccontato le difficoltà dei giovani a diventare giornalisti o magistrati, oggi siamo qui a parlare di legalità, specialmente ai giovani che hanno bisogno di una sponda culturale», cosi il consigliere di Cassazione Vincenzo Pezzella intervenendo alla presentazione del suo libro “Toghe, banchieri e rotative” nel locale “Amico Bio” a Santa Maria Capua Vetere al convegno sulla legalità.

«Il mio libro vuole essere uno spunto per parlare di legalità, un modo di raccontare fatti e persone con cui sono venuto a contatto, un modo per raccontare Napoli e l’Italia con i fatti accaduti in tanti anni». Nel libro Pezzella racconta come a diciannove anni aveva vinto un concorso del Banco di Napoli e la sua successiva sofferta decisione di lasciare un sicuro impiego per  seguire le sue aspirazioni: studiare e fare il giornalista. L’incontro con Siani forse è stato decisivo, quando Siani andò a fare l’abusivo a “Il Mattino”, il nostro andò fare l’abusivo al quotidiano “Napoli Notte”. I ricordi di Carlo Azeglio Ciampi sono fra i più suggestivi, infatti Pezzella lo troviamo all’Ufficio Stampa della Banca d’Italia al fianco di Ciampi che aveva, ci viene svelato, un profondo amore per Napoli, anche se i napoletani non lo compresero. Roberto Conte, Project manager e direttore della comunicazione del Festival della Letteratura nel segno del mito, ha moderato il secondo incontro  della seconda edizione dal tema “Eroi valorosi valori - I am Spartacus”, “Io sono Spartacus” la frase pronunciata dai gladiatori vinti e destinati al supplizio nella celebre pellicola di Stanley Kubrick (Spartacus, Usa 1960) dedicata al leggendario schiavo tracio che proprio nell’anfiteatro dell’antica Capua (l’attuale Santa Maria Capua Vetere) diede inizio a quella che è considerata la prima rivoluzione della storia.

Sventurato quel popolo che ha bisogno di eroi”, fece dire Bertold Brecht - nella “Vita di Galileo” - al grande scienziato dopo l’umiliante abiura di fronte al Tribunale dell’Inquisizione. Il Festival è intitolato alla “memoria degli elefanti”  vuol dire  ritrovare la memoria con una mobilitazione culturale che risvegli la coscienza civile di un territorio martoriato da camorra e rifiuti.

Introducendo i lavori ha detto Roberto Conte:« Questo Festival è dedicato a Spartaco la cui rivoluzione è partita proprio da Santa Maria Capua Vetere - dall’Anfiteatro che era secondo solo al Colosseo - definita da Cicerone l’altra Roma». La costruzione fu iniziata  tra la fine del I e gli inizi del II secolo d.C. in sostituzione della più piccola arena. L’edificio, in genere adibito agli spettacoli dei gladiatori, presentava in origine i quattro ordini di spalti, accessibili attraverso scale interne ed esterne. Il piano dell’arena era costituito da tavoloni di legno cosparsi di sabbia per consentire lo svolgimento dei combattimenti, al si sotto del quale vi erano i sotterranei, accessibili attraverso quattro scalette, dietro il podio vi erano i macchinari e gli apparati scenici.

«Oggi si è riusciti a valorizzare degli importanti monumenti come la Reggia di Caserta - ha continuato Conte - che ha visto lo scorso anno aumentare notevolmente il numero dei visitatori. I manager incaricati dal Ministero  generalmente non sono natii del luogo o provengono dall’estero, innamorati del nostro patrimonio culturale. Auspichiamo che anche Capua con il suo Anfiteatro possa diventare un importante attrattore culturale». Il Festival della letteratura nasce dalla consapevolezza che oggi si debba riprendere il filo di un discorso interrotto. Per provare a ritrovare la memoria, quella degli elefanti di Annibale, che proprio a Capua fece una lunga pausa di riflessione.  La memoria della narrazione del passato è alla base di ogni futuro possibile. Gli eroi costituiscono un invito ad un esame di coscienza  per esercitare il loro ruolo nel nostro sentimento.

E’ seguito un animato dibattito, nel quale si è posto in luce il binomio cultura-legalità, a cui hanno partecipato magistrati, sindaci, giornalisti, rappresentanti dell’Università e il sacerdote Peppino Palmese che - con un colorito linguaggio -  ha riportato il discorso sulla legalità ai temi concreti della dura realtà quotidiana. Dopo il convegno tutti a tavola ad assaporare le eccellenze del ristorante “Amico Bio” di  Bruno Zarzaca, amministratore di “Amico Bio Food & Beverage Srl”. Il ristorante è l’ unico in Italia aperto dal 2013  all’interno di scavi archeologici, si vanta di utilizzare prodotti biologici a chilometro zero, provenienti dall’omonima azienda di famiglia. Alla fine ci si attendeva che il cameriere portasse il “conto”, invece per i tavoli è passato il “Conte” (Roberto), per salutare e ringraziare i numerosi intervenuti.

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