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Elezioni Grecia: trionfa la destra di Mitsotakis ma non ha la maggioranza assoluta

Nuova Democrazia perde la maggioranza assoluta, ma comunque tiene a oltre 20 punti percentuali di distanza Syriza, che esce sconfitta anche peggio di ND. I socialisti del Pasok, i Comunisti e Soluzione Greca (ECR) vincono e aumentano i voti.

Evidentemente le politiche di ND non sono state ritenute sufficienti, anche se hanno portato a un fisco più leggero e un aumento delle paghe minime. Syriza è deludente, non è una vera opposizione, e riconquista spazio il vecchio avversario di sinistra moderata del Pasok, che sembrava destinato a sparire. Successo per i comunisti mentre i conservatori si appoggiano a EL. Probabilmente il prossimo governo vedrà una spinta verso destra con un’alleanza ND e EL, che qualche conseguenza a livello europeo la potrebbe avere. Si avvicina sempre di più il momento in cui ci sarà un’alleanza conservatrice anche a Bruxelles.

Il premier e leader del partito conservatore greco Kyriakos Mītsotakīs, uscito vincente dalle elezioni di domenica, chiede un nuovo voto: "Ci stiamo dirigendo verso nuove elezioni (...) il prima possibile", ha dichiarato Mitsotakis durante un incontro con il presidente della Repubblica, Katerina Sakellaropoulou "possibilmente il 25 giugno" ha aggiunto. Nonostante la vittoria schiacciante con oltre il 40% dei voti, Mitsotakis non raggiunge il suo obiettivo di una maggioranza assoluta dei seggi nel nuovo Parlamento e dunque porterà il Paese di nuovo alle urne prima di luglio per consolidare il risultato.

Le nuove elezioni dovranno tenersi con un diverso sistema elettorale, approvato proprio durante il governo di Nea Dimokratia, che assegna direttamente un bonus di seggi, fino a un massimo di 50, al partito vincitore. "Prima si chiude questa questione in sospeso, meglio è, per discutere dei veri problemi della società greca": ha dichiarato il premier uscente durante l'incontro con la presidente della Repubblica Katerina Sakellaropoulou, quando gli aveva conferito il mandato esplorativo per formare un nuovo governo.

Cosi il premier e leader del partito conservatore greco Kyriakos Mītsotakīs, uscito vincente dalle elezioni di ieri, chiede un nuovo voto "possibilmente il 25 giugno"

Mitsotakis ha sottolineato che non ci sono le condizioni per le trattative e ha quindi annunciato che nel pomeriggio restituirà il mandato esplorativo. Il premier ha poi ribadito che con il prossimo sistema elettorale, visto il risultato di ieri, "Nea Dimokratia avrà una forte maggioranza". Dopo avere ricevuto il mandato esplorativo, Mitsotakis ha chiamato il leader di Syriza Alexis Tsipras, come riporta il sito di Kathimerini. Secondo la prassi prevista dalla Costituzione, quando Mitsotakis rinuncerà al mandato, la presidente della Repubblica convocherà il leader del secondo partito, ovvero Tsipras, per tentare la formazione di un governo.  

I greci alle urne hanno confermato la loro fiducia nel premier uscente Mitsotakis, capo del partito conservatore di Nea Dimokratia, che stacca l'opposizione. Il risultato non appare però sufficiente a formare un governo monocolore senza far ricorso a un'eventuale coalizione. E Mitsotakis quindi rinuncia a un mandato esplorativo per ripresentarsi al voto il 25 giugno, con un sistema elettorale che gli potrà garantire una più sicura maggioranza. La Borsa di Atene vola dopo l'esito elettorale, e con la riconferma della fiducia nel premier uscente, e scende il rendimento del titolo di Stato a 10 anni.

"Un terremoto politico". Così il premier uscente, a capo del partito conservatore di Nea Dimokratia, ha definito ieri il miglior risultato conseguito dai conservatori in Grecia dal 2007. Il suo partito ha ottenuto il 40,79%, superando di oltre 20 punti il rivale di sinistra Syriza, guidato dall'ex premier Alexis Tsipras, che si è fermato al 20,07. Nea Dimokratia ha ottenuto così 146 seggi nel Parlamento composto da 300 parlamentari e non è riuscita ad aggiudicarsi, per poco, la maggioranza assoluta. Il risultato non è stato dunque sufficiente a formare un governo monocolore e senza far ricorso a un'eventuale coalizione.

La terza forza politica, il Pasok, ottiene l'11,46% e festeggia il risultato (nelle elezioni del 2019 aveva preso l'8%) soprattutto perché, di fronte al crollo vertiginoso di Syriza, il partito è tornato a crescere. Soddisfatto del risultato è anche il Partito comunista greco (Kke) che aumenta in questa tornata i consensi, ottenendo il 7,21% rispetto al 5,30% di quattro anni fa. Un leggero incremento dei voti va anche a Soluzione greca (Elliniki lisi) partito di estrema destra che entra in Parlamento con il 4,45% (nel 2019 aveva ottenuto il 3,70%).

La Borsa di Atene vola dopo l'esito delle elezioni con la riconferma della fiducia nel premier uscente Kyriakos Mitsotakis. In picchiata il rendimento del titolo di Stato a dieci anni

"I dati delle urne sono chiari: il messaggio è che Nea Dimokratia è autonoma", ha osservato il premier uscente, spiegando che il sistema "proporzionale porta a vicoli ciechi": "Alle prossime elezioni dimostreremo che quello che hanno voluto i cittadini, l'autosufficienza di Nea Dimokratia, verrà confermato matematicamente".

"Oggi votiamo per salari più alti, votiamo per posti di lavoro più numerosi e migliori, per un Paese più forte, con un ruolo importante in Europa, con confini protetti".

Lo ha dichiarato il premier uscente greco Kyriakos Mitsotakis fuori dal seggio elettorale in cui si è recato a votare questa mattina, nel sobborgo a nord di Atene di Kifisià.

Davanti ai giornalisti, il leader del partito conservatore di Nea Dimokratia si è detto "assolutamente certo che domani sarà un giorno ancora migliore per il nostro Paese".Ad Atene ha votato questa mattina anche il segretario di Syriza Alexis Tsipras. Fuori dal suo seggio nel quartiere di Kypseli, il leader dell'opposizione ha dichiarato che oggi i greci hanno la possibilità di "lasciarsi alle spalle quattro anni di disuguaglianze e ingiustizie" e un "governo arrogante che non sente i bisogni dei molti". Il segretario di Syriza ha poi concluso: "Il cambiamento oggi è nelle mani del nostro popolo".

Dopo la vittoria di Nea Dimokratia di Kyriakos Mitsotakis, che nelle elezioni di domenica ha ottenuto il doppio dei voti di Syriza, il partito di sinistra guidato dall’ex premier Alexis Tsipras, ci aspettiamo titoli che lamentano l’avanzata della destra in Europa. Qualcuno accenna persino ad un effetto Giorgia Meloni, la quale ha dovuto ricredersi da quando, nel 2015, scriveva  “Tsipras, in Grecia, è distante da noi anni luce, ma il risultato delle elezioni in Grecia racconta il fallimento delle politiche della Troika e la voglia di libertà che arriva dai popoli europei. Noi, in Italia, lavoriamo per costruire una risposta credibile a quel bisogno e la nostra stella polare è l’interesse nazionale. Perché la risposta non è l’internazionale dei popoli, ma la riscoperta delle patrie”.

Qualche anno dopo, quando si parlava di Mes (una questione ancora aperta nonostante il nuovo corso di FdI), Meloni preconizzava che, aderendo al trattato, l’Italia rischiava di ‘’fare la fine della Grecia’’. La storia la conosciamo. La coalizione di sinistra guidata da Tsipras vinse le elezioni nel gennaio del 2015 e si trovò ad affrontare una situazione drammatica. La Grecia aveva perso un quarto del suo PIL, più di un terzo della popolazione era a rischio di povertà o di esclusione sociale, mentre la disoccupazione aveva raggiunto quasi il 22%. Erano necessarie severe misure di risanamento della finanza pubblica, ma Tsipras promise che avrebbe seguito un’altra linea, in sostanza – come si diceva allora – contro l’austerità. Mandò a negoziare in sede europea il ministro delle Finanze, Yanis Varoufakis, un pittoresco economista che lo consigliava di rifiutare il pacchetto di aiuti, senza badare a quali fossero le conseguenze. 

La giustizia greca ha deciso di escludere dalle prossime elezioni politiche del 21 maggio i neonazisti di Alba Dorata. La decisione è stata presa dalla Corte Suprema greca che ha vietato che il partito politico fondato da un ex dirigente della formazione neonazista, che sta scontando una pesante pena detentiva, possa presentare le liste. Ilias Kassidiaris, ex portavoce di Alba Dorata e leader del partito di estrema destra Les Hellènes, non potrà quindi candidarsi, come ambiva, alle elezioni che si terranno tra meno di tre settimane.

La Corte suprema ha stabilito che la candidatura di Kasidiaris è contraria alla legge che vieta la partecipazione alle elezioni di chi ha condanne, anche con sentenza di primo grado, per diversi reati gravi, tra cui quello di associazione per delinquere, reato per il quale Kasidiaris è stato condannato nel 2020 a 13 anni. Attualmente l'ex leader sta scontando la pena nel carcere di Domokos, a nord di Atene. La legge a cui ha fatto riferimento la Corte, che da prassi si esprime sulla legittimità della candidatura dei partiti, era stata votata il 9 febbraio scorso in Parlamento, con l'obiettivo di escludere dalle elezioni il partito "Greci per la patria" di Kasidiaris, che secondo le previsioni avrebbe potuto superare la soglia di sbarramento.

Intanto l’ex vicepresidente del Parlamento europeo Eva Kaili, sospettata di essere coinvolta nel presunto caso di corruzione Qatargate, ha dichiarato che non tornerà in Grecia, sua terra natale, fino a quando non sarà riconosciuta la sua “innocenza”. In un’intervista all’edizione domenicale del quotidiano greco “To Vima”, Kaili ha dichiarato: “Se non riesco a convincere la giustizia belga della mia innocenza, non tornerò mai più nel mio Paese d’origine”. Kaili è sospettata di aver favorito per diversi anni le istanze di alcune potenze straniere, tra cui il Qatar, in merito ad alcune decisioni del Parlamento europeo, in cambio di pagamenti in denaro.  

Kaili ha sempre respinto tutte le accuse e venerdì è stata rilasciata dal carcere e trasferita agli arresti domiciliari con l’obbligo di indossare un braccialetto elettronico. “Nel dicembre del 2022, quando sono stata informata dai media delle accuse contro il mio compagno e padre di mia figlia (Francesco Giorgi), tutto il mio mondo è crollato”, ha raccontato Kaili al quotidiano greco. “Sono passati tempi in cui pensavo di porre fine a questa tortura (…) ma il pensiero di mia figlia mi ha sostenuto”, ha aggiunto l’eurodeputata.

Fonte varie agenzie

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