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Papa Francesco a Ronald Lauder: Un attacco deliberato contro lo Stato di Israele è antisemitismo

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“Sì alla riscoperta delle radici ebraiche del cristianesimo. No ad ogni forma di antisemitismo e condanna di ogni ingiuria, discriminazione e persecuzione che ne derivano”. È la strada tracciata da Bergoglio nel cinquantesimo anniversario dalla promulgazione della Nostra Aetate, il documento conciliare che ha dato inizio a una nuova fase nei rapporti tra la Chiesa cattolica e le altre religioni, in particolare l'ebraismo. Un anniversario carico di significati simbolici, celebrato nel corso di un'udienza pubblica svoltasi alla presenza di numerose rappresentanze.
Tra cui una delegazione del World Jewish Congress guidata dal suo presidente Ronald Lauder e dal presidente dell'Unione delle Comunità Ebraiche Italiane Renzo Gattegna. Incontrando in forma privata il papa, Lauder ha espresso il proprio apprezzamento per i risultati conseguiti dal 1965 ad oggi. Consegnando al papa una risoluzione approvata poche ore prima dal direttivo del Congresso Mondiale, riunitosi a Roma per discutere i principali temi strategici della propria agenda, Lauder ha inoltre posto l'accento sull'importanza che ebrei e cattolici facciano fronte comune per affrontare insieme sfide e criticità tra cui le persecuzioni dei cristiani in molti paesi arabi e la lotta all'odio e all'antisemitismo. “Attaccare gli ebrei è antisemitismo.
Un attacco deliberato contro lo Stato di Israele è antisemitismo” il messaggio rivolto da Bergoglio a Lauder, come lo stesso lo ha riferito in una successiva conferenza stampa che e stata  realizzata oggi pomeriggio di 28 ottobre,con il presidente del World Jewish Congress, nella sede della stampa estera a Roma,che ha incontrato i rappresentanti dei media incentrando il suo intervento sui 50 anni della Nostra Aetate Lauder... ha presentato un draft al Papa,e ha risposto alle domande sui rapporti tra ebrei e cattolici, sull'intifada in Israele, sui rapporti Israele ed Europa e infine un'ampia parte dell'incontro e stata dedicata alla crisi dei rifugiati e al pericolo costante di attacchi terroristici.

Cosi in attesa di una prossima sua visita alla Sinagoga di Roma, nella mattina di mercoledì 28 ottobre Papa Francesco ha incontrato per la seconda volta in Vaticano il presidente del World Jewish Congress Ronald S. Lauder, presente a Roma per presiedere il Congresso annuale della federazione internazionale delle comunità e delle organizzazioni ebraiche, fondata nel 1936 a Ginevra. I due si sono incontrati per la prima volta nel Palazzo Apostolico in Vaticano, il 17 settembre 2014, esattamente un anno fa, per confrontarsi sulla situazione mediorientale e sulla persecuzione dei cristiani nel mondo moderno accolta da un silenzio corale: "Nel mondo ci sono ancora grandi sofferenze, prima è stato il vostro turno, adesso è il nostro turno", disse il Papa al presidente Lauder, secondo quanto riferito alla stampa dallo stesso leader ebreo al termine dell'incontro privato.

Il 13 marzo 2013, all'elezione di Papa Francesco, Lauder accolse con favore e particolare interesse la nomina del cardinale di Buenos Aires, che già conosceva da parecchi anni, manifestando il desiderio di proseguire la stretta relazione tra la Chiesa cattolica e la comunità ebraica mondiale. "Papa Francesco non è estraneo a noi - disse in quell'occasione - negli ultimi anni ha frequentato molti eventi interreligiosi co-organizzati dal WJC e dal Congresso ebraico latino-americano. Ho incontrato personalmente Bergoglio a Buenos Aires nel mese di giugno 2008. Ha sempre avuto un orecchio aperto alle nostre preoccupazioni. Scegliendo un uomo così esperto, noto per la sua apertura mentale, i cardinali hanno inviato un segnale importante al mondo", sottolineò Lauder definendo Francesco un uomo in grado di costruire ponti con le altre fedi.

Dall'inizio del suo ministero petrino, infatti, Papa Francesco ha avuto incontri frequenti con rabbini e con la comunità ebraica mondiale, si pensi al messaggio personale inviato al Rabbino capo di Roma Riccardo Di Segni perché partecipasse alla sua messa di insediamento o al rapporto fraterno che lo lega al rabbino di Buenos Aires, Abraham Skorka, con cui ha scritto il libro intervista “Il cielo e la terra”, poi venuto in Vaticano con una delegazione di leader religiosi.

Tutti i pontefici che si sono succeduti dalla fine del Secondo Conflitto mondiale ad oggi hanno sempre mostrato particolare premura e cura nel custodire e preservare il rapporto e il dialogo con i "fratelli maggiori": certamente, il primo a porsi sulla "via della riparazione" fu il Papa Santo Giovanni Paolo II, che è stato anche il primo pontefice a stabilire rapporti diplomatici con Israele e ad entrare nella sinagoga (esattamente trent'anni fa), seguito da Benedetto XVI. Inoltre, resta impressa nella memoria la sua condanna dell'antisemitismo e della 'barbarie pianificata' che si è accanita contro il popolo ebreo nel corso del '900.

"Nessuno dimentichi l'Olocausto", disse Giovanni Paolo II, in visita allo Yad Vashem nel 2000, monito ribadito con forza da Papa Francesco nel maggio 2014, che visitando il memoriale della shoah di Gerusalemme, nel terzo e ultimo giorno del suo viaggio in Terra Santa, ha incontrato sei sopravvissuti ai lager nazisti baciando loro le mani ed ha pronunciato uno straordinario salmo di lamentazione incentrato sulla domanda “Dove sei, uomo?”.

È più che certo dunque che questo secondo incontro tra il Papa e Ronald Lauder e avvenuto nel segno della radicata tradizione di dialogo ebraico-cristiano promosso dalla Congregazione dei Camaldolesi nel 1980; nello spirito dell'imminente Giubileo della Misericordia e i due leader religiosi hanno affrontato pertanto temi cruciali: cristiani perseguitati, antisemitismo, intifada dei coltelli, terza guerra mondiale combattuta a pezzi, ed è probabile che si soffermino anche sul processo di beatificazione di Papa Pio XII.

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