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La giustizia della restituzione nella misericordia giubilare

Carissimi,

per ristabilire la giustizia è necessario “restituire”. La tradizione ebraica ha fissato, ogni cinquant’anni, un anno nel quale erano restituite le terre confiscate ed erano affrancati tutti coloro che avessero perduto la libertà, divenuti schiavi a causa della loro povertà. Quell’anno era introdotto dal suono di un corno di ariete (jobel, da cui viene il nostro “giubileo”). Il motivo era semplice: stabilire un po’ di perequazione, perché non ci fossero gli eccessivamente agiati e i totalmente immiseriti. Quando Gesù entrò nella sinagoga di Nazaret proclamò un “anno di grazia del Signore” attraverso la lettura del brano del profeta Isaia 61. E’ simpatico sapere “dove” e “quando” Gesù chiuse quel rotolo del Libro: avrebbe immediatamente dovuto leggere, “…e un anno di vendetta del nostro Dio” e non lo fece. Ecco lo scandalo: “il Dio di Gesù non si vendica più…è solo amore, sempre misericordia”. Tanto più che pretese: “oggi si realizza questa Scrittura”. Tanti sono stati gli anni giubilari nella tradizione cristiana e così sarà per il futuro. Resta il fatto che l’evento cristiano (l’accadimento che porta il nome di Gesù di Nazareth e si lascia raccontare nella sua vicenda di amicizia, prossimità, gioiosa vicinanza a tutti, sofferenza morte e risurrezione) è in ogni istante “giubilare”. Siamo, infatti, sempre in quell’anno di grazia del Signore. Perciò, tutto quello che facciamo deve portare il “crisma” della restituzione. Nel cammino di conversione non restituisco forse a Dio la bellezza della mia anima, tanto deturpata dalle mie miserie e dai miei peccati? Nel perdono dato al fratello non gli restituisco forse la dignità di un affetto alienato dal rancore e dall’odio? L’incontro con Gesù che redime dal di dentro l’uomo non ha portato Zaccheo a restituire “quattro volte tanto” quanto aveva rubato? La misericordia è sempre giubilare, perché fa crescere e diffonde la giustizia della restituzione. La commissione che sta lavorando sulla “questione di Avola” dovrà/potrà tenerne conto. Santa Domenica di quaresima…”Donna, nessuno ti ha condannata?... va e non peccare più”.

Con affetto,

Mons. Tonino Staglianò

Vescovo di Noto

 

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