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Venerdì, 22 Novembre 2019

Elezioni in Umbria, Di Maio: 'Alleanza non funziona ma nel M5S è resa dei conti'

La Lega, secondo i dati definitivi del voto, ha ottenuto il 36,9% (il 14% in più delle precedenti regionali), Fratelli d'Italia il 10,4% (era al 6,2) e Forza Italia il 5,5 (era all'8,5). Nella coalizione Bianconi, il Pd si è attestato al 22,3 % (35,8 nella precedente consultazione) e il M5s al 7,41 (era al 14.6).

Donatella Tesei è, dunque, formalmente la nuova presidente della Regione Umbria. E' infatti terminato lo scrutinio nelle mille e 5 sezioni, con il ministero degli Interni che ha ufficializzato il risultato. Tesei ha ottenuto il 57,55% dei voti, Vincenzo Bianconi, candidato presidente per il patto civico Pd-M5s il 37,48%. Una vittoria quella del centrodestra, quindi, con 20,07 punti di vantaggio.  

Avvocato cassazionista, nata a Foligno il 17 giugno del 1958, Donatella Tesei, che si avvia ad assumere la carica di presidente della Regione Umbria, alla guida della coalizione di centrodestra, vive a Montefalco dove è stata sindaco per due mandati, dal 2009 (eletta con la lista civica di centrodestra "Gruppo Montefalco") al 2014 e dal 2014 al 2019, quando venne riconfermata con il 63% dei consensi. Nel marzo del 2018 è stata eletta al Senato della Repubblica nel collegio uninominale (sostenuta dal centro destra) e presiede la Commissione Difesa. E' inoltre membro del consiglio di amministrazione della Bonifica umbra, coordinatore regionale delle Città del Vino dell'Umbria, vice presidente nazionale dell'associazione Città per la fraternità e consigliere del Gal Valle Umbra e Sibillini. "Ho sempre vissuto in Umbria" è scritto sul suo sito.

"Dal liceo classico alla laurea in Giurisprudenza a Perugia - aggiunge -, dalle esperienze professionali come avvocato ai successivi incarichi professionali. Sotto i miei occhi ho visto la mia terra impoverirsi e una burocrazia asfissiante soffocare imprese e realtà commerciali. Mi considero una donna pragmatica, più attenta ai fatti che alle parole". Come candidata presidente della Regione è stata sostenuta da cinque liste: Lega Salvini Umbria, Giorgia Meloni per Tesei, Forza Italia Berlusconi per Tesei, Tesei presidente per l'Umbria Civica presidente.

"Gli umbri hanno dimostrato che gli italiani hanno voglia di votare", aveva sottolineato Salvini a Perugia commentando a caldo i dati delle regionali.   "Festeggio anche una grande affluenza - ha sottolineato ancora Salvini - perché di solito commentiamo sempre un calo". Il candidato del centro sinistra Vincenzo Bianconi ha telefonato alla senatrice Donatella Tesei  "per congratularsi" per la vittoria alle elezioni regionali in Umbria.  

Intanto botta e risposta sulle possibili conseguenze sul governo tra Matteo Salvini e il premier Giuseppe Conte dopo il trionfo del centrodestra. Il leader della Lega è andato all'attacco sottolineando la valenza nazionale di queste elezioni.  "E' un voto che ha anche una valenza nazionale - dice Salvini - Conte continua con la sua arrogante distruzione dell'Umbria, sbagliare è umano ma perseverare è diabolico...ogni giorno si apre un problema nuovo". L'esito delle elezioni  in Umbria è "un test da non trascurare affatto" - dice Conte - ma "noi siamo qui a governare con coraggio e determinazione, il nostro è un progetto riformatore per il Paese. Un test regionale non può incidere, se non avessimo coraggio e lungimiranza sarebbe meglio andare a casa tutti", afferma il presidente del consiglio a margine della seconda edizione di "Sindaci d'Italia", organizzata da Poste Italiane.

Alla luce del risultato elettorale, frena sull'alleanza col Pd il leader M5s, Luigi Di Maio, sostenendo, tuttavia, che il governo va avanti. "Quello in Umbria, ha detto, era un esperimento. Non ha funzionato. Tutta la teoria per cui si diceva che se ci fossimo alleati con un'altra forza politica saremmo stati un'alternativa non ha funzionato", ha affermato intervistato a Sky Tg24 parlando di "strada impraticabile" per il patto Pd-M5s. "Abbiamo bisogno che il governo sia migliorato e innovato", ha aggiunto Di Maio. "Sto lavorando affinché questo governo porti a casa il programma nei prossimi tre anni - ha rilevato -, e poi si faccia valutare dagli italiani. Il voto arriverà e sarà il momento in cui valutare se abbiamo fatto bene o male".

Intanto non solo i parlamentari: a schierarsi contro la posizione di Luigi Di Maio c'è anche Beppe Grillo. Come riportato da La Repubblica, il comico genovese avrebbe detto a gran voce: "Non gli consentirò di far saltare l'alleanza con il Pd". Fonti del M5S hanno però smentito: "Si tratta di una frase assolutamente inventata e frutto della fantasia di Repubblica". Pure Roberto Fico si è smarcato: "Guai a fermare la costruzione dell'alleanza con il Pd". Il presidente della Camera si è sfogato: "Dovevamo grillizzare il sistema, invece il sistema ha normalizzato noi".

Non mancano poi le molteplici anime dissidenti causate anche dalle mancate nomine di sottogoverno: la resa dei conti per Di Maio è vicina. Lui smentisce: "Non mi risulta". Ma in realtà ci sono diversi esponenti grillini sul piede di guerra: da Alessandro Di Battista a Gianluigi Paragone, passando per Barbara Lezzi e Danilo Toninelli. A questo si aggiunge che alcuni senatori starebbero lavorando a un documento per mettere Luigi a un bivio: "O fai il capo politico o il ministro".

Non è un mistero che durante la formazione del governo io fossi abbastanza perplesso". Luigi Di Maio prova così a mettere le mani avanti dopo l'umiliante sconfitta rimediata nelle elezioni Regionali in Umbria, in cui il Movimento 5 Stelle ha subito un drastico calo dei voti: "Tutte le analisi di voto dicono che la metà dei nostri elettori si è astenuta a causa della coalizione con il Pd

Il capo politico del M5S ha ribadito che "l'esperimento in Umbria non ha funzionato" e dunque si deve "guardare avanti". Ma da parte di Giuseppe Conte è arrivato un invito a riflettere sulle prossime mosse. Il presidente del Consiglio si è schierato a favore di nuove alleanze territoriali, ma l'ex vicepremier gli ha risposto: "Dopo uno tra i nostri minimi storici alle Regionali, direi che può considerarsi una esperienza chiusa". Nelle prossime ore ci sarà un incontro con gli eletti di Calabria ed Emilia-Romagna, e si è detto sicuro di una cosa: "Nessuno mi chiederà di allearci con il Pd dopo il dato umbro".  

Matteo Renzi, leader di Italia Viva che non era andato all'incontro conclusivo con gli altri componenti della maggioranza di governo , parla di "una sconfitta scritta figlia di un accordo sbagliato nei tempi e nei modi. Lo avevo detto, anche privatamente, a tutti i protagonisti. E non a caso Italia Viva è stata fuori dalla partita. In Umbria è stato un errore allearsi in fretta e furia, senza un'idea condivisa, tra Cinque Stelle e Pd. E non ho capito la 'genialata' di fare una foto di gruppo all'ultimo minuto portando il premier in campagna elettorale per le Regionali". Così Matteo Renzi a Bruno Vespa per il libro "Perché l'Italia diventò fascista (e perché il fascismo non può tornare)".

La replica di Franceschini arriva via Twitter: "Non mi sembra particolarmente acuta l'idea che poiché anche presentandoci insieme abbiamo perso l'Umbria, è meglio andare divisi alle prossime regionali. L'onda di destra si ferma con il buon governo e con l'allargamento e l'apertura delle alleanze, non di certo ridividendoci".

Conte ha avvertito: "Quanto accaduto in Umbria non deve replicarsi necessariamente a livello nazionale. Decidi tu, ma pensaci un attimo prima di mandare tutto all'aria con il Pd. Commetteresti un errore storico". E ha rilanciato una possibile alleanza in Emilia-Romagna: "Possiamo vincere e cambierebbe tutto". La risposta di Di Maio sarebbe netta: "Io non posso passare per quello di sinistra. Perdo voti a favore della Meloni, lo capisci?". E rivela anche l'intenzione di spostarsi più a destra: "I flussi dicono

Cosi le Cinque stelle che sono a rischio di estinzione non solo a Perugia e Terni, ma anche in tante altre parti d'Italia. Ecco perché ieri il capo politico Luigi Di Maio è tornato alla carica elencando vari punti della manovra su cui l'M5s intende discutere. «Per noi la lotta all'evasione non è criminalizzare commercianti, artigiani e professionisti con pos, carte di credito e abolizione del regime forfettario», ha dichiarato il ministro degli Esteri su Facebook. 

Questo significa, da un lato, che i pentastellati non vogliono perdere contatto con il mondo delle pmi rendendo meno invasiva la lotta al contante e, dall'altro, che vorrebbero estendere la platea della flat tax. Mancano le risorse: il contrasto all'evasione cifra 3,3 miliardi e punta tutto sulla limitazione delle transazioni e sull'obbligo di utilizzo delle carte. L'introduzione di paletti molto stretti sulla flat tax al 15% per chi ha ricavi fino a 65mila euro nasce da analoghe esigenze di taglio alla spesa per cui, nella versione prevista dal documento programmatico di Bilancio, viene resa inaccessibile a coloro che detengono beni strumentali di valore superiore a 20mila euro e a chi eroga compensi a collaboratori e dipendenti superiori a 20mila euro. Anche in questo caso si parla di centinaia di milioni di euro

«Questo testo deve definire dove vanno i soldi per le famiglie che fanno i figli, quale sia lo strumento per erogare le risorse», ha aggiunto Di Maio. In pratica, il leader grillino ha lamentato pubblicamente la mancanza di un sussidio per i nuclei familiari numerosi che non sarebbero coperti dalla dotazione unica di 400 euro al mese per i genitori con redditi bassi. Allo stesso modo, M5s vorrebbe garantire continuità tanto al reddito di cittadinanza quanto a quota 100 (per non perdere la sfida populista con la Lega), quest'ultima destinata a esaurirsi nel 2021. Ma proprio quest'ultimo punto rischia di aprire un nuovo fronte con Italia viva.

Un altro riguarda le tasse, in generale. «Sono d'accordissimo con la sugar tax e la plastic tax, ma altri meccanismi vanno discussi nelle prossime settimane», ha precisato. La tassazione «etica» sta attirando molte antipatie a M5s e, dunque, all'occorrenza, Di Maio è disposto a venire meno a questi principi pur di non consegnare argomenti ai propri avversari (non ultimo quello di una perdita di potere d'acquisto indotta dalle tasse sui beni di largo consumo). I renziani, invece, puntano sullo stop all'incremento al 12,5% della cedolare secca sugli affitti a canone concordato.

Ieri, invece, il premier Giuseppe Conte ha ricordato i 110 milioni annui garantiti ai Comuni al Fondo di ristoro per il minor gettito di Imu e Tasi, finora erogati a intermittenza. Il ministro dell'Economia, Roberto Gualtieri, invia ogni giorno segnali di fumo alle forze politiche ricordando loro che con 23,1 miliardi di clausole Iva da bloccare non ci sono possibilità di incrementare le voci di spesa perché le coperture sono già risicate. Anche una spesa di 300 milioni potrebbe far crollare questo castello di carte. E non è un caso che la Commissione europea ieri abbia fatto sapere di essere pronta a dare l'ok preliminare al Documento programmatico di Bilancio. Un modo come un altro per fermare l'assalto alla diligenza.

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