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Lunedì, 18 Ottobre 2021

Emilio Longoni e la sua personale rappresentazione del "Divisionismo"

Atmosfere
Le Gallerie Maspens di Milano - VIa Manzoni, 45, dal 18 settembre al 18 ottobre 2014, ospitano un'importante mostra dedicata al Pittore Emilio Longoni, uno fra i maggiori esponenti del "Divisionismo".
Questa esposizione, curata da Francesco Luigi Maspes, sotto il patrocinio della Commissione Europea, Regione Lombardia, Provincia di Milano, Comune Milano, ripercorrerà la carriera di Longoni, attraverso una selezione di 25 opere, tutte provenienti da collezioni private, che toccano la sua prima fase artistica, attraverso le nature morte e la sfera affettiva legata all'infanzia, con ritratti di fanciulli dell'ultima decade del XIX secolo, per poi passare ai luoghi incontaminati del paesaggio montano ed infine approda, negli anni venti, alle vedute del Lago di Garda.
Emilio Longoni nasce a Barlassina nel 1859, quartogenito di una numerosa famiglia. Fin da piccolo dimostra una spiccata attitudine alla pittura e dal 1875 al 1878 frequenta l'Accademia di Brera, dove gli vengono conferiti numerosi riconoscimenti. Nel 1882 incontra Giovanni Segantini, già suo compagno  d'Accademia e con lui instaura un importante legame artistico ed umano; proprio Segantini lo presenta ai fratelli Grubicy, titolari di una Galleria d'arte molto attiva nella promozione di giovani artisti. In questo periodo la loro attività artistica è intensa e Segantini, grande rappresentante del "Divisionismo" per eccellenza, ha senza dubbio influenzato, almeno inizialmente, la sua formazione artistica.
Tuttavia, negli anni Longoni ha saputo sviluppare una sua personale ed originale interpretazione di questo stile, derivato dal neo-impressionismo e caratterizzato dalla divisione dei colori in singoli punti e linee, che interagiscono fra loro in senso ottico. Questa sua originalità d'espressione gli permetterà di partecipare tra il 1900 ed il 1932,alle maggiori esposizioni nazionali ed internazionali.
Quindi, seppur con soggetti distanti, Longoni e Segantini fondono la loro arte su una nuova percezione del colore, nella sperimentazione della tecnica divisionista e l'espressione della luce.
Nel 1886, trasferitosi nel suo studio di via della Stella, (attuale via Corridoni), inizia a dipingere ritratti e nature morte su commissione, per l'aristocrazia e la borghesia milanese e nel 1891 partecipa alla prima Biennale di Brera, affacciandosi così al grande pubblico e alla critica. Fra le due nature morte maggiormente rappresentative "Angurie ", che torna eccezionalmente esposta a Milano, dopo la sua prima presentazione nel 1890 presso la Permanente e "Ortensie", in cui esprime un intenso attaccamento alla realtà ed una notevole capacità di incontrare il gusto della borghesia milanese.
Rimasto impressionato dai tumulti di Milano del 1898, nelle sue opere, di seguito, toccherà tematiche politiche e di carattere sociale, che comprendono anche i processi di modernizzazione di Milano.
L'opera "L'oratore in sciopero" viene presentata nel 1891 alla Prima Triennale di Brera insieme ad un'altra straordinaria opera, "Le due madri" del suo amico Segantini, il quale attraverso di essa sancisce la nascita del "Divisionismo".
Nell'ultimo decennio dell'Ottocento Longoni di dedica intensamente ad un altro delicato ed interessante tema, quello dell'infanzia, come in "Ritratto di bambola" o "Il bambino con trombetta e cavallino", dove l'incommensurabile povertà dei bambini viene trasformata dalle pennellate dei loro innocenti sorrisi in grande dignità.
Con l'inizio del Novecento, il suo avvicinamento alla spiritualità buddhista lo porta alla ricerca di nuovi punti di riferimento. Egli sviluppa, quindi, un crescente contatto con la natura inviolata d'alta montagna, dove vi soggiorna per lunghi periodi, soprattutto nella zona del Massiccio del Bernina, che alla fine dell'Ottocento aveva già ispirato l'arte del suo famoso amico di Arco.
Il maestoso e puro paesaggio alpino costituisce uno dei soggetti prediletti di Longoni, che esegue con maestria dipinti dal vero, come "Eriofori" e "Primavera alpina ".
Sempre ai primi del Novecento l 'artista si lascia trasportare da una vena simbolista, che sfocia in alcune interessanti opere, come "Vallata alpina ", dove le atmosfere evanescenti e i colori tenui regnano incontrastati e dove il lento procedere della figura ritratta non può che accompagnarci verso un sentimento d 'infinito.
Dopo la I Guerra Mondiale egli è costretto, a causa del l'avanzata dell'età, a rinunciare ai soggiorni d'alta quota e si rinchiude in se' stesso.
Quindi, trascorrerà gli ultimi anni della sua carriera artistica tra le Prealpi  bergamasche, l'Alta Brianza e i laghi di Como e di Garda, dando vita ad opere come. "Serina", "Paese", "Sul Garda" e "Lago di Garda, Monte Baldo". Ormai lontano dalla scena espositiva e dai mercanti d'arte, lavora per le poche persone con le quali è in contatto.
Nel 1928 sposa la sua compagna Fiorenza De Gaspari e muore nel proprio studio il 29 novembre 1932.
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