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Martedì, 16 Ottobre 2018

Scontro frontale nel Centro destra

Scontro frontale all'interno del centrodestra sulle prossime mosse in vista del prossimo giro di consultazioni al Quirinale. La polemica si consuma sotto traccia, al termine di un vertice ad Arcore tra i tre leader della coalizione, quando viene diffusa una nota congiunta in cui non si citano i Cinque Stelle e si ribadisce la richiesta a Mattarella di un incarico a un proprio leader, ovvero Salvini.....Sul fronte opposto, anche Giancarlo Giorgetti, ancora prima che inizi il vertice di Arcore, punzecchia il Cavaliere: "Berlusconi può decidere di fare un discorso orgoglioso, come quello che ha fatto al Colle, ma che però non ha sbocchi politici. Le alternative - osserva il capogruppo leghista su Rai 3 - sono peggiori a quelle che gli abbiamo proposto noi". Quindi, auspicando un'intesa con i Cinque Stelle, chiede a Di Maio di evitare ogni "pregiudiziale sulla premiership" esortando tutti al fatidico passo indietro, come segnale di "responsabilità nei confronti il Paese".

"Premier terzo? Quarto, quinto, dodicesimo, ma chi lo vota? I voti in parlamento da dove arrivano? Dal centrodestra e io immagino dai Cinque stelle, se vogliono ragionare seriamente". Lo ha detto a Udine Matteo Salvini. "A Di Maio - ha aggiunto - chiedo se vuole ragionare o se preferisce il Pd, perché io ho visto che dice dialogo col Pd e anche con Renzi... auguri".

"Non ci sono altri vertici, non è che possiamo far vertici tutti i giorni. Esiste il telefono fortunatamente, nel 2018". 

«A Di Maio chiederò un incontro - ha aggiunto - volentieri, sulla disponibilità a venirci incontro per fare. Gli italiani chiedono di fare. Al di là dei veti o delle simpatie, facciamo qualcosa o no? Se la risposta è no, i numeri sono numeri, si torna al voto». «Escludo quindi qualsiasi tipo di accordo di governo con il Pd, che ha mal governato negli ultimi anni. Si parte della coalizione di centrodestra, che è quella più votata. Mancano dei voti, a chi li chiedo? A caso, alla gente che passeggia per strada? No, provo a dialogare sui temi con i 5 Stelle. A Di Maio chiederò un incontro volentieri sulla disponibilità a venirci incontro per fare».

Io escludo di andare in Parlamento al buio». sottolinea il Corriere della sera Matteo Salvini è appena uscito da Villa San Martino ed è saltato in auto per raggiungere Treviso. Le interpretazioni che circolano sul summit di Arcore con Silvio Berlusconi e Giorgia Meloni, quello che ha appena lasciato, sorprendono il leader leghista. Che infatti scandisce chiaramente e a scanso di equivoci: «Io dirò al presidente Mattarella che non andremo alle Camere a caccia di voti. Al capo dello Stato noi diremo “siamo pronti”, questo è il nostro programma ed è su questo che noi chiediamo i numeri che ci mancano». Ma attenzione: «Se ci sono questi numeri io parto, e non vedo l’ora. Se non ci sono, se vedo che c’è chi vuole tirare a campare e perdere tempo, noi torniamo diritti agli italiani». Insomma, un accordo andrà trovato prima. Il presentarsi in Aula sperando di trovare i voti è ipotesi non contemplata: «Se proprio devo cercare qualcosa, io vado a funghi...». L’eventualità della caccia al voto confligge con la linea che il capo leghista nelle ultime settimane non si è stancato di ripetere: «Non ho alcuna intenzione di chiedere l’elemosina. Il nostro programma è chiaro, su quello abbiamo chiesto i voti e su quello la coalizione è risultata la più votata».

«Ma scusi: secondo lei è davvero possibile cancellare la legge Fornero andando a chiedere il consenso voto per voto? Secondo il quotidiano Corriere della sera ha un senso l’andare in Parlamento sperando di imbattersi nei numeri per approvare i provvedimenti sulla legittima difesa?». L’ira del leader leghista non traspare dal post su Facebook in cui ribadisce che «se il voto degli italiani conta, è giusto che la coalizione che ha preso più voti abbia la responsabilità di governare». Eppure, il cattivo umore esiste: «Una volta di più — dice un salviniano da sempre — il summit non è stato inutile: è stato dannoso». Perché a dispetto dell’annunciata volontà di tornare al Quirinale con tutti e tre i leader insieme, a dispetto del comunicato diffuso da Arcore al termine dell’incontro, la sensazione resta quella: e cioé, che nel centrodestra ciascuno giochi una partita propria e diversa da quella degli altri. I sostenitori del segretario spiegano che loro tutto vogliono «tranne il ritrovarci Salvini impallinato in Parlamento in un tentativo infruttuoso. Ma non siamo affatto sicuri che a qualcuno degli alleati questa ipotesi dispiaccia». E così, a dispetto del freddo ostentato da Di Maio nei suoi confronti, Salvini annuncia che lo cercherà già questa mattina «per fissare un nuovo incontro. Perché il mio obiettivo è quello di dare un governo che rispetti fino in fondo gli italiani.E cioé, con la coalizione che ha preso più voti insieme al primo partito».

Più tardi, fonti vicine alla Lega - in un estenuante ping pong con Arcore - traducono esplicitamente la nota precedente bocciando senza mezzi termini l'ipotesi che Salvini accetti un incarico al buio, senza avere prima in mano una maggioranza chiara. Insomma, nessuna 'caccia al voto' in Parlamento. Giorgia Meloni, invece, ospite da Barbara D'Urso, conferma che la coalizione punta alla premiership leghista ma poi, sottolinea: "vediamo chi ci sta in Parlamento".

E' necessario, recita il comunicato, che "dopo anni di governi nati da giochi di palazzo, il prossimo esecutivo sia rispettoso della volontà espressa dai cittadini nelle elezioni dello scorso quattro marzo".

Appello del persidente della Camera, Roberto Fico, per il dialogo in vista della formazione di un governo. "I gruppi parlamentari - ha detto al Gr Rai - devono dialogare fino in fondo per cercare di risolvere i problemi che affliggono il Paese: dalla lotta alla povertà, alla corruzione fino all'obiettivo di annullare gli incidenti sul lavoro". "Auspico - ribadisce - che i gruppi dialoghino per fare una governo che alla fine riesca a risolvere questi problemi, cosi' come la gente ci chiede".

"Dobbiamo combattere i privilegi che fanno parte dei costi della politica e razionalizzare i costi della Camera senza penalizzare la democrazia", ha detto ancora.

Secondo il Corriere il capo leghista lo ha ribadito anche a Silvio Berlusconi: «A me continua a interessare il dialogo con i 5 Stelle. Mentre continuo ad escludere qualsiasi ragionamento con il Pd». Il fondatore di Forza Italia era d’accordo? «Mi pare che gli altri fossero d’accordo. Anzi, sono sicuro che gli altri erano d’accordo». Ma che cosa si è detto ad Arcore sul tema della caccia ai voti in Parlamento? «È stata fatta l’ipotesi di un governo che parte senza i voti e resta in carica soltanto per pochi mesi prima di andare a votare». Ma per il leader leghista questa «è l’ultima delle ipotesi». E agli alleati ribadisce: «Serve ancora un po’ di tempo». Come dice poi ai militanti riuniti in piazza dei Signori a Treviso, «se mi vogliono tirare in un governo da “dentro tutti”, che dura solo qualche mese, dico “no, grazie”». Resta il fatto che il Movimento non sembra muoversi troppo dalla sua proposta di «patto di governo alla tedesca» rivolto sia al Pd che a una Lega che abbia tagliato i ponti con Silvio Berlusconi: «Io non credo — dice Salvini — che Di Maio e i suoi possano andare molto avanti continuando a mettere veti su veti».

La maggioranza degli italiani pensa che ci vorrà più di un mese per arrivare a una qualche definizione. Nel toto-governo, questa settimana, salgono le quotazioni dell'ipotesi di un esecutivo Lega-M5S". E' quanto si legge nel sondaggio Swg "Verso un nuovo governo". 

Secondo i numeri, "lungo tutto l'arco del mese di marzo questa ipotesi era ritenuta giusta e auspicabile dal 38% degli elettori (dal 58% dei supporter della Lega e dal 59% dei grillini). Questa settimana il quadro si è leggermente modificato e la desiderabilità della soluzione a due è salita al 44%. A determinare il salto non è solo l'aumento dei consensi tra le fila degli elettori di Salvini (dal 58% al 61%) e Di Maio (dal 59% al 67%), ma è, innanzitutto, il salto avvenuto tra i sostenitori di Silvio Berlusconi, nelle cui fila il sostegno a un governo Lega-M5S passa dal 18% al46%".

"Tra gli elettori PD, invece, non si registrano cambiamenti e il sostegno a un'ipotesi di tal fatta resta sempre intorno al 20%. Ma su quale soluzione governativa scommetterebbero gli italiani? Il 43% dell'opinione pubblica, punterebbe su un governo Salvini-DiMaio. In subordine le scommesse andrebbero a finire su una soluzione istituzionale (38%), mentre meno quotata appare l'ipotesi di un esecutivo sostenuto dall'intero centrodestra in alleanza con i Pentastellati (28%). Bassissime, infine, le quotazioni su un esecutivo PD-M5S (10%). Se osserviamo le puntate scomponendole per elettorato, possiamo cogliere alcuni dati interessanti. Su un'ipotesi Lega-M5S, scommette il 58% dei fan grillini, mentre su un governo centrodestra-M5S, le puntate pentastellate scendono al 24%".

"Promosso a pieni voti è Matteo Salvini - si legge nel sondaggio di Swg - . Il leader della Lega prende il 40% dei voti. Segue Luigi Di Maio che raccoglie il 35% di voti positivi. Terza in classifica Giorgia Meloni, con il 22%, mentre performano meno Silvio Berlusconi e Maurizio Martina (entrambi al 17%). Ultimo Pietro Grasso che raccoglie il 6% di voti positivi. Gli italiani promuovono l'atteggiamento dialogante e costruttivo del capo della Lega, mentre hanno qualche riserva (e qualche fastidio) sui leader che eccedono nei paletti e nei distinguo. Il messaggio del Paese è chiaro: fate un governo. Fatelo bene. Ma non mettete avanti gli interessi di partito a quelli del Paese".

 

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