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Domenica, 05 Luglio 2020

Monsignor Timothy Verdon, conferenza stampa virtuale con la stampa estera

Statunitense di nascita (New Jersey, 1946), è uno storico dell’arte formatosi alla Yale University (Ph.D. 1975). Vive in Italia da più di 50 anni e dal 1994 è sacerdote a Firenze, dove dirige sia l’Ufficio Diocesano dell’Arte Sacra e dei Beni Culturali Ecclesiastici, sia il Museo dell’Opera del Duomo. Verdon è anche direttore del Centro per l’Ecumenismo dell’Arcidiocesi Fiorentina e direttore scientifico del Centro Ecumenico di Arte e Spiritualità ‘Mount Tabor’ a Barga (LU).

Autore di libri e articoli in italiano e inglese sul tema dell‘arte sacra, è stato Consultore della Pontificia Commissione per i Beni Culturali della Chiesa e Fellow della Harvard University Center for Italian Renaissance Studies (Villa I Tatti); tuttora insegna presso la Stanford University (sezione fiorentina). Scrive per la pagina culturale dell‘Osservatore Romano e tra il 2010-2015 ha ideato ed organizzato mostre d’arte a Torino, Firenze, Seul, Washington, D. C., e New York.
Risiede in Italia, a Firenze dove è Canonico della Cattedrale.
Grazie alla nostra collega Julia Sandra Virsta e stato possibile intervistare Mons.Timothy  Verdon che e stato un ora con tutta la stampa internazionale

Sulla mia domanda perché la statua del David è stata dirottata dalla cattedrale a piazza della signoria, Mons. Verdon mi ha risposto cosi :

Il David, spiega monsignor Timothy Verdon, direttore dell’ufficio di arte sacra della Diocesi fiorentina, venne commissionato al giovane Buonarroti dall’Opera di Santa Maria del Fiore per abbellire l’esterno della Cattedrale e poi “dirottata” in piazza della Signoria pochi mesi prima dell’ultimazione. Fu la particolare situazione politica di Firenze del 1504 che spinse a valorizzare la statua in senso civico, trasformando l’eroe biblico in un simbolo della Libertas repubblicana allora in pericolo». 

Ma vediamo un po la storia di questa statua meravigliosa

Il 16 agosto del 1501 gli Operai di Santa Maria del Fiore e i Consoli dell’Arte della Lana danno incarico al giovane Michelangelo di condurre a termine una colossale statua d’uomo per il Duomo di Firenze, lasciata incompiuta da Agostino di Duccio nell’antica sede dell’Opera in Piazza Duomo. Definiscono quella figura “gigante” senza specificarne l’identità. La commissione a Michelangelo è parte di un programma che prevede 12 colossali sculture da posizionare su altrettanti contrafforti della Cattedrale. Due anni e mezzo dopo, mentre Michelangelo sta finendo di scolpire il “gigante”, il governo della città chiede all’Opera di Santa Maria del Fiore di convocare una riunione, con i massimi artisti e intellettuali fiorentini del tempo, per valutare una nuova collocazione. Due sono le posizioni proposte dal governo di Firenze, attraverso l’araldo Francesco Filarete: l’arengario del Palazzo della Signoria oppure il centro del cortile di Michelozzo, al posto del David bronzeo di Donatello.

Tra queste due posizioni, precisa l’araldo, sarebbe consigliabile di porre il gigante di Michelangelo al posto della Giuditta: “Primo perché l’eroina biblica è simbolo di morte, secondo perché non è pertinente a una città che nelle sue insegne abbia la croce e il giglio, e poi perché non è bello esibire una donna che uccida un uomo, ma soprattutto perché la Giuditta donatelliana è un simulacro che ha portato sfortuna: da quando c’è la sua effigie sulla piazza le cose per Firenze sono andate sempre peggio, fino alla perdita di Pisa”.

E’ il 25 gennaio del 1504, mentre Michelangelo sta finendo di scolpire il David, l’Opera di Santa Maria del Fiore, che gli ha commissionato la celebre scultura per il Duomo di Firenze, convoca i maggiori artisti fiorentini del tempo, tra cui Leonardo da Vinci, perché esprimano un parere riguardo al luogo più adatto dove collocare il “gigante”, così allora era chiamata la statua del Buonarroti.

L’acceso dibattito sarà registrato in un verbale che, in occasione del cinquecentenario della morte di Leonardo, l’Opera di Santa Maria del Fiore ha deciso di esporre in pubblico e dove si potranno leggere i pareri di Leonardo e degli altri grandi artisti presenti a quella riunione, tra cui: Botticelli, Perugino, Filippino Lippi, Andrea della Robbia, Antonio e Giuliano da Sangallo, Piero di Cosimo, Il Cronaca, Lorenzo di Credi e Francesco Granacci

Si tratta di “un documento eccezionale di una stagione fiorentina irripetibile” aveva affermato Antonio Natali, curatore dell’esposizione. Il verbale, conservato nell’Archivio dell’Opera di Santa Maria del Fiore, è stato esposto solo una volta prima d’ora, 80 anni fa, nelle mostre leonardiane del 1939 a Milano. Il prezioso documento e stato in mostra nel Museo dell’Opera del Duomo, nella Sala della Pietà di Michelangelo, l anno scorso dal 12 settembre al 3 novembre 2019, proprio dove, cinque secoli fa, fu realizzato il David, ovvero l’antica sede dell’Opera in Piazza Duomo, progettata da Filippo Brunelleschi.  

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