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Giovedì, 15 Aprile 2021

Blues Connection e Luciano Federighi: tempo di blues

E dire che il blues, in fondo, è un giro di accordi! 
Come sia possibile che da quel gene siano state originate tante altre musiche, per quanto si sia scritto e spiegato a più riprese, resta in parte misterioso.
Come resta curioso, quantomeno, il fatto che questa musica abbia delle capacità di rigenerarsi, nonostante l'età veneranda, partorendo neonate melodie e virgulte sonorità.
I sei musicisti di "Blues Connection", progetto Notami sull'Italian Way to Feel Blues, danno vita, al riguardo, ad una musica dinoccolata, snodata, sciolta da briglie, che passa dal teso al gaio come niente. Il dobro (Roberto Luti), le chitarre elettrica ( Nauhel Schiumarini) ed acustica (Andrea Valeri), la batteria (Vince Vallicelli), il basso (Felice Del Gaudio), l'hammond (Pippo Guarnera) danno vita ad un succoso amalgama di strumenti accordati sulle blue notes. Ed ecco scoccare la scintilla, quella che trasmette, tocca, fa percepire a chi ascolta quanto quel genere di musica faccia parte di noi, insinuandosi, incuneandosi dal padiglione auricolare e poi giù fino ai nostri meandri più riposti in base ad una strana alchimia musipsicosomatica.
Che si produce già a partire dalla prima traccia alquanto funky, Better Get A Dime, di Del Gaudio e Guarnera; per proseguire con lo swing di Art, a firma del batterista, poi con la tipica struttura blues di Half Past Four, a seguire con un classico fingerstyle come Windy and Warm, e la gettonata song After Hours di Avery Parrish, ed altre chicche ancora (How Could I Love You Such, Aerosol, Corner Store) fino al finale Blues Stuff di Del Gaudio. Che sarà, sotto un certo profilo, anche musica da entertainment, utile per gradevolezza a favorire i rapporti sociali e la vicinanza dettata dal suon di musica.
Ed è forse questo aspetto "umano" del blues, cosí connesso alla nostra natura desiderosa di arrendevolezza in alcuni momenti della vita, a renderlo comunque attraente ed attrattivo.

Luciano Federighi/Andrea Garibaldi, October Land, OceanVibes.
Luciano Federighi/Davide DalPozzolo, Viareggio, Appaloosa.

Diavolo di una musica, il blues! Quando ti entra dentro, è il caso di Luciano Federighi, ti rimane appiccicata addosso. Fino a scriverne, di blues, ed a scrivere blues, ed ancora intonare songs con spirito bluesy. Federighi è un accreditato writer-songwriter, per certi versi un "songster" per il gusto di cantare storie in musica. Uno che, di riffa o di raffa, è ben conosciuto nell'ambiente del jazz. Chi non ne ha almeno sbirciato un articolo su grandi vocalist o non ne ha ascoltato la voce in qualche disco a suo nome? Un' autorità indiscussa non un semplice cultore della materia che incarna la simbiosi ideale dell'intellettuale che si presta alla "manualità" del lavoro (artistico) e del musicista che svolge anche attività intellettuale, nel suo caso saggistica. 
Nell'album "October Land" (OceanVibes) eccolo ancora una volta al canto accompagnato dal pianista Andrea Garibaldi, altro musicista la cui cicogna si immagina sia stata dirottata dal Mississipi in direzione Serchio-Arno. 
Il disco contiene una dozzina di tracce per tredici brani considerato il medley con i due standard The House is Haunted by The Eko of Your Last Goodbye e Evenin'.
Negli altri la firma di "FaithLines" (libera traduzione da FedeRighi) compare a più riprese, talora con Alberto Marsico tal'altra con Fabio Ragghianti (Another Lonely Sunday) o con lo stesso Garibaldi in almeno due occasioni (Sicilian Nights, Sometime in May), sí da prefigurare un nutrito capitolo del personale songbook.
Il lavoro è di tinta autunnale, lo si percepisce già dalle tonalità della cover - un'oktoberfest del grigio - e, naturalmente dal titolo. October Land è oltretutto la ballad centrale che fa da "civetta" ad un lavoro che si sviluppa, per l'appunto, su due gradi, quello vocale e quello pianistico, ambedue amplificati, rispettivamente, da tensione lirica e ordito armonico che si riconnettono in un unicum espressivo di suggestione crepuscolare.
La voce, impastata di slang, trova nell'orchestrazione della tastiera la base che le fa trasvolare il paesaggio ombrato che il disco descrive con sobria essenzialità. 
Come nelle poesie più intense, anche alla musica basta poco per comunicare uno stato d'animo, una sensazione, delle idee.
Di differente tenore il duo Luciano Federighi & Davide DalPozzolo dell'album "Viareggio and Other Imaginary Places" (Appaloosa).
È un Federighi pianista oltre che vocalist quello che qui si presenta in chiave più jazz che blues. Esaltato dal suono "nero/yankee" del sax di DalPozzolo, che ha fra l'altro curato gli arrangiamenti del cd, Federighi compie un viaggio musicale organizzato per duo che parte da una Viareggio chiassosa e carnascialesca come New Orleans alla volta di altri luoghi sia reali come Seattle e Londra che fantastici.
Le "vedute" sono illustrate nel booklet con gusto noir (s)confinante nel fumetto gothic quasi a far da contrappeso ad una musica in genere ariosa e swingante.
Per la cronaca il disco ė stato registrato e mixato da Pippo Monaro allo Studio Blumusica di Torino, città dove i due viaggiatori sono approdati con il loro bagaglio di cartoline di strade ed hotel, old town e figure alla Mr. Lonesome... geografie di immagini e suoni per la mappa della memoria. 

 

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