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Giovedì, 29 Giugno 2017

Tajani: Nessuno puo offendere un Paese democratico come l'Olanda

"Oggi si vota in Olanda e nessuno può offendere un Paese democratico che va alle elezioni, offendendo tutti i cittadini europei". Così il presidente del parlamento europeo Antonio Tajani in apertura di plenaria, in riferimento agli attacchi dei giorni scorsi arrivati dalla Turchia ed in vista del dibattito sul futuro dell'Ue che si tiene questa mattina a Strasburgo. A intervenire davanti all'Europarlamento riunito in seduta plenaria saranno, su invito di Tajani, il primo ministro italiano Paolo Gentiloni, il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk, il vice Primo Ministro maltese Louis Grech e il presidente della Commissione europea Jean-Claude Juncker.

"L'Olanda è Europa, Europa è l'Olanda, posto di libertà e democrazia. Se qualcuno vede fascismo a Rotterdam è completamente distaccato dalla realtà", ha aggiunto il presidente del Consiglio europeo Donald Tusk parlando a Strasburgo al Parlamento europeo.

Il dibattito è l'occasione per fare il punto sui risultati del Consiglio Europeo svoltosi a Bruxelles la scorsa settimana ed esporre davanti all'assemblea - unica istituzione Ue eletta direttamente dai cittadini - gli obiettivi del vertice sul futuro dell'Unione che si terrà il 25 marzo prossimo a Roma per celebrare i 60 anni dei Trattati di Roma.

"Se i Paesi in prima fila nella gestione dei flussi migratori vengono lasciati soli non ci sarà fiducia nel futuro dell'Ue". Così il premier Gentiloni in plenaria a Strasburgo. Quello della crisi migratoria è uno dei temi su cui l'Ue "ha difficoltà ad avere una risposta comune".

Passi in avanti enormi sotto il profilo istituzionale non se ne possono fare, ma l'Europa deve rimettersi in marcia, perché se si ferma è destinata a tornare indietro, spiega il premier Gentiloni all' Europarlamento e sollecita ad impedire il rischio di nuovi muri perché, sostiene, "non ci sarà mai un'Europa di serie A e di serie B". Quanto all'emergenza migranti, Gentiloni raccomanda di non lasciare soli i Paesi in prima fila nella gestione dei flussi, altrimenti "non ci sarà fiducia nel futuro dell'Ue".

Intanto nei giorni scorsi lo youtuber Luca Donadel ha realizzato un video sulla sua pagina facebook da due milioni di visualizzazioni e 62 mila condivisioni. Un successo. Utilizzando il sistema informatico "Marine Traffic", Donadel ha tracciato gli spostamenti delle circa 14 navi umanitarie che pattugliano il Mediterraneo, "dimostrando" che vanno a recuperare i migranti a poche miglia dalla costa libica e fanno la spola con la Sicilia. Lo stesso esprimento venne fatto alcuni mesi fa il think tank olandese "Gefira". Le immagini parlano chiaro: le operazioni di salvataggio avvengono sempre nello stesso punto. Poco lontano da Tripoli. A pensar male si fa peccato, ma spesso ci si azzecca.

Ora quelle perplessità sono sostenute dalle immagini . E dimostrano come i soccorritori vadano a recuperare i migranti a poche miglia dalla costa libica.

Il Giornale a fine febbraio ha rivelato i contatti tra scafisti e organizzazioni umanitarie. È stato proprio uno dei traficanti contattato al telefono a confermare che se vai in Italia dalla Libia "ti vengono a prendere quelli delle missioni". Non è un caso dunque se ben due procure, sia quella di Cagliari che quella di Palermo, stanno indagando sulle Ong. Non solo. Alcuni hanno più volte sollevato la questione del porto in cui vengono sbarcati i migranti una volta tratti in salvo. Lo scalo "più vicino" non è di certo la Sicilia, né Lampedusa, visto che prima ci sarebbero i pontili della Tunisia o di Malta. Si tratta però di una questione di lana caprina: la convenzione di Amburgo del 1979 obbliga le navi a lasciare i naufraghi in un "luogo sicuro", che non necessariamente è il porto "più vicino". E così alla fine i disperati finiscono tutti in Italia. Contenta - si fa per dire - di accoglierli.

A settembre secondo il quotidiano il Giornale l'agenzia Frontex dell'Unione Europea accusò le Organizzazioni Non Governative di essere "colluse" con gli scafisti. L'addebito suonava più o meno così: i trafficanti prima di mettere in mare le imbarcazioni forniscono ai migranti l'esatta posizione delle navi delle missioni (Aquarius, Golfo Azzurro e altre), così da assicurare un rapido ripescaggio. Ovviamente le Ong, a partire da Medici Senza Frontiere fino ad arrivare a Save the Children, risposero piccate affermando che si trattava di una "aggressione politica".

Come rivela il quotidiano il Giornale : In realtà il tempo ha portato a galla una verità meno rosea di quella delineata dai vertici delle Ong. A febbraio Frontex è tornata alla carica, scrivendo nel rapporto 2017 che di fatto le navi umanitarie "aiutano i criminali a raggiungere i loro obiettivi a costi minimi, rafforzando il loro modello di business". Le operazioni umanitarie di salvataggio sono schizzate nel corso degli anni: appena 1.450 persone salvate nel 2014 a fronte delle 46.796 anime recuperate nel 2016. I trafficanti insomma preferiscono le missioni alle navi militari. Perché? La mancanza di coordinamento con le autorità Ue e il vizio delle Ong di spingersi anche oltre i limiti delle acque territoriali, secondo l'Europa sono un invito ai trafficanti a mettere in mare sempre più barconi, sempre più carichi e con meno benzina. Tanto - è il ragionamento - poco dopo la partenza i migranti vengono presi in carico dai soccorritori che li portano in Italia. Con l'unico effetto di aumentare i morti in mare.

Come riferisce il quotidiano il Giornale secondo Frontex, le modalità di azione delle Ong e la fame di denaro dei trafficanti spinge a partire anche in condizioni di mare pericolose e con barche sempre più affollate (la media è salita da 90 a 160 passeggeri per gommone). E i morti in mare sono aumentati a 4.500 dai 3.175 del 2015. Al momento non ci sono prove di collusioni vere e proprie tra i trafficanti e le Ong, collusioni difficili da immaginare per le Ong più grandi. Ma, come aveva raccontato il Giornale già a giugno 2016, tra i vertici militari europei si fa largo il sospetto di una sorta di sabotaggio da parte di almeno alcune delle Ong contrarie al contenimento degli arrivi dalla Libia.

A livello europeo del resto, si è ormai deciso di adottare una linea più restrittiva per tentare di chiudere la rotta libica. Pesano anche i rischi per la sicurezza, visto che alcuni stranieri arrivati come profughi si sono resi responsabili di attentati terroristici in Europa. Ieri il Parlamento europeo ha varato nuove norme contro il terrorismo che prevedono di classificare come reati una serie di «atti preparatori» ad attentati, tra cui viaggi all'estero per aderire a un gruppo terroristico e/o ritorno nell'Ue, reclutamento, favoreggiamento o finanziamento di gruppi terroristici, complicità o tentativo di attacco, incitamento pubblico o inneggiare al terrorismo. Reati già previsti dalle norme italiane, ma non da quelle di altri Paesi europei.

 

 

 

 

 

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