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Secondo la nota del Presidente del Consiglio Conte sul sito ufficiale del Governo Italiano scrive  : "Le previsioni di crescita della Commissione Ue per il prossimo anno sottovalutano l’impatto positivo della nostra manovra economica e delle nostre riforme strutturali. Andiamo avanti con le nostre stime sui conti pubblici, sulla crescita che aumenterà e sul debito e il deficit che diminuiranno. Non ci sono i presupposti per mettere in discussione la fondatezza e la sostenibilità delle nostre previsioni.

Per questo riteniamo assolutamente inverosimile qualsiasi altro tipo di scenario sui conti pubblici italiani. Il deficit diminuirà con la crescita e questo ci permetterà di far diminuire il rapporto debito/PIL al 130% nel prossimo anno e fino al 126,7% nel 2021. 

L’Italia non è affatto un problema per i Paesi dell’Euro zona, scrive la nota del Premier al  sito ufficiale del Governo, e dell’Unione europea, ma anzi contribuirà alla crescita di tutto il continente. Le riforme strutturali che mettiamo in campo, dalla riforma dei centri per l’impiego alla semplificazione del codice degli appalti, alla riforma del codice e del processo civile insieme al piano investimenti, daranno maggiore impulso alla crescita rispetto a quanto previsto dalla Commissione Ue. Sulla base di queste valutazioni, guardiamo positivamente agli sviluppi del dialogo intrapreso con le Istituzioni europee".

I numeri sulla manovra usciti ieri dalla Commissione Ue sarebbero "totalmente campati per aria". Così il leghista Claudio Borghi, presidente della Commissione Bilancio a Montecitorio, è pronto a dare battaglia.

Secondo Pierre Moscovici quelle diffuse sono invece "proiezioni su dati reali" e rivedono in forte rialzo il Deficit/Pil, che salirebbe al 2,9% il prossimo anno e al 3% nel 2020. "Mi sembrano numeri totalmente campati per aria - ha commentato Borghi nel corso di un'intervista a La Stampa-, che non possono per definizione essere reali in quanto proiezioni. Quindi stime, e come per tutte le stime, conta quello che avviene dopo".

"In passato sono stati forniti numeri totalmente avulsi dalla realtà. Il Def 2015 del Pd prevedeva per il 2018 un rapporto Debito/Pil al 127,4%. Siamo al 131,8. Parliamo di uno scostamento di quasi 80 miliardi. Direi che ci sono due pesi e due misure, altroché", ha denunciato il leghista.

Senza cambiamenti nel Documento di Bilancio, il prossimo 21 novembre l'Unione europea avvierà la procedura di infrazione per mancato rispetto della regola del debito."Non è uno scenario che ci preoccupa - ha spiegato Borghi -. Se la Commissione sanzionerà noi e non chi sforerà il 3% Deficit/Pil questo sarà un ottimo argomento per noi, per chiedere un cambiamento totale alle prossime elezioni europee". 

"Il debito - ha detto Di Maio - non deve rappresentare una colpa degli italiani. Il nostro obiettivo è ridurlo facendo degli interventi che ridanno diritti ai cittadini, col massimo dialogo con l'Ue e mai oltre il 2,4% di deficit che abbiamo fissato nella legge di bilancio". Lo ha detto il vicepremier Luigi Di Maio in conferenza alla stampa estera. "La garanzia che diamo è che il 2,4 è il termine massimo di deficit e saremo pronti a garantirlo e ad intervenire quando servirà nella legge di bilancio", ha aggiunto  

Intanto botta e risposta sulla manovra tra il presidente dell'Eurogruppo, Mario Centeno, e il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, dopo l'incontro a Roma.

In questi giorni - ha spiegato Tria - il governo è impegnato nella predisposizione di una risposta sugli aspetti ancora controversi" della manovra, una manovra "che il governo intende confermare nei suoi pilastri fondamentali".  "Ci rendiamo conto - ha detto ancora il ministro - che i problemi rilevati richiederebbero una manovra espansiva più incisiva ma è stato necessario trovare un corretto bilanciamento tra la stabilità finanziaria e sociale, entrambe necessarie".Intanto il ministro dello Sviluppo Economico Luigi Di Maio si mostra fiducia su una eventuale multa. "In questo momento - ha detto - non c'è in previsione una multa per l'Italia. Io credo nel dialogo che avremo con Bruxelles". "Ieri il Ministero dell'economia ha contestato le previsioni della Commissione, perché pensiamo che dal punto di vista econometrico siano sbagliate. Ma allo stesso tempo il nostro obiettivo è spiegare a Bruxelles i punti di partenza di questo Governo che partiva dal 2 di deficit senza far nulla", ha aggiunto.  

"Non ho dubbi sull'impegno dell'Italia per l'euro e la crescita sostenibile. E' essenziale che la legge di bilancio dimostri questi impegni", afferma Centeno. 

"Abbiamo avuto un confronto sulle rispettive opinioni sulla manovra di bilancio italiana che come voi sapete preoccupa gli stati membri - ha detto il ministro - . Noi abbiamo spiegato che queste preoccupazioni non sono fondate sul contenuto reale della nostra manovra di bilancio". E ancora: "Per evitare questa procedura sul debito noi dovremmo fare una manovra di restrizione fiscale violentissima, andare a un deficit dello 0,8%, che per una economia in forte rallentamento sarebbe un suicidio, non credo che la Commissione si aspetti una reazione di questo tipo anche se formalmente rispettosa delle regole di bilancio". 

Il rallentamento dell'economia evidenziato dagli ultimi dati, "anche alla luce dell'incertezza internazionale, rafforza ulteriormente gli obiettivi della manovra, contrastare il rallentamento della crescita e fornire uno stimolo con gli investimenti pubblici". Lo ha detto il ministro dell'economia, Giovanni Tria, in audizione sulla manovra, ricordando l'impatto espansivo della legge di bilancio, pari allo 0,6% del Pil. "La manovra 2019 - ha evidenziato - è stata pensata "per uscire dalla trappola della bassa crescita". "Le nostre preoccupazioni su un rallentamento sono confermate" e questo rende ancora "più necessario confermare l'effetto anticiclico della manovra". Le misure contenute nella legge di bilancio, ha proseguito, "aiuteranno il Paese a crescere per assicurare un maggior benessere ai nostri concittadini". 

 

 

Che la manovra del governo non piacesse all'Europa è ormai cosa nota. Ma dopo la bocciatura ufficiale della legge di Bilancio e la spada di Damocle della procedura di infrazione, ora la Commissione Ue taglia anche le stime di crescita dell'Italia nel 2018, portandole all'1,1% dall'1,3% previsto a luglio.

Bruxelles rivede al rialzo le stime sul deficit italiano: nel 2018 dall'1,7% previsto in primavera sale a 1,9%, per poi schizzare al 2,9% nel 2019 "a causa delle misure programmate" come reddito di cittadinanza, riforma Fornero e investimenti pubblici che "aumenteranno significativamente la spesa". Nel 2020 sfonda il tetto del 3%, raggiungendo il 3,1%. La Ue precisa che tale cifra non tiene in considerazione la clausola di salvaguardia, cioè l'aumento dell'Iva, data la "sistematica sterilizzazione".

La Commissione Ue prevede "solo un lento miglioramento" per il mercato del lavoro in Italia, e rivede leggermente al ribasso le stime della disoccupazione: dal 10,8% nel 2018 previsto la scorsa primavera si scende al 10,7%, e dal 10,6% del 2019 si cala al 10,4%, per poi arrivare al 10% nel 2020.

Su questo punto, in particolare, interviene il ministro dell'Economia, Giovanni Tria, spiegando che "Le previsioni della Commissione europea relative al deficit italiano sono in netto contrasto con quelle del Governo italiano e derivano da un'analisi non attenta e parziale del Documento Programmatico di Bilancio (DPB), della legge di bilancio e dell'andamento dei conti pubblici italiani, nonostante le informazioni e i chiarimenti forniti dall'Italia". Tria si dice "dispiaciuto" della "défaillance tecnica della Commissione". E aggiunge: che la "defaillance tecnica" non "influenzerà la continuazione del dialogo costruttivo con la Commissione stessa in cui è impegnato il Governo italiano. Rimane il fatto che il Parlamento italiano ha autorizzato un deficit massimo del 2,4% per il 2019 che il Governo, quindi, è impegnato a rispettare".

"A causa del deterioramento del bilancio, unito ai rischi al ribasso sulla crescita, l'alto debito italiano rimarrà stabile attorno al 131% su tutto il periodo delle previsioni" cioè 2018, 2019 e 2020. Lo scrive la Commissione Ue nelle nuove previsioni economiche autunnali. "A causa del deterioramento del bilancio, unito ai rischi al ribasso sulla crescita, l'alto debito italiano rimarrà stabile attorno al 131% su tutto il periodo delle previsioni" cioè 2018, 2019 e 2020.Le previsioni Ue tagliano il Pil italiano del 2018 da 1,3% a 1,1% e ritoccano quello 2019 da 1,1% a 1,2%. E' quanto emerge dalle previsioni d'autunno della Commissione Ue. "Dopo una crescita solida nel 2017 l'economia italiana ha rallentato nella prima metà di quest'anno per l'indebolimento dell'export e della produzione industriale. Una ripresa degli export e una maggiore spesa pubblica sosterranno la crescita moderatamente ma l'associato rischio nel deficit, assieme ad interessi più alti e considerevoli rischi al ribasso, mette in pericolo la riduzione dell'alto debito", si legge nel testo.

L'Italia si conferma ultima per crescita in tutta Europa sia per il 2018 che per il 2019 e il 2020. Con l'1,1% quest'anno, persino la Gran Bretagna nonostante le difficoltà legate alla Brexit fa meglio con l'1,3%. Nel 2019, allo stesso livello di pil dell'1,2% dell'Italia ci sarà solo Londra ma ormai sarà già fuori dall'Ue. La peggiore crescita dopo l'Italia sarà l'1,5% del Belgio, secondo con l'1,4% anche nel 2020 dietro l'1,3% italiano.

"Le prospettive di crescita sono soggette ad elevata incertezza e ad intensificati rischi al ribasso" e "le misure previste" dall'Italia "potrebbero rivelarsi meno efficaci, con un impatto minore sulla crescita", scrive la Commissione Ue nelle nuove stime economiche.

La Ue avverte anche sullo spread: "Un aumento prolungato dei tassi d'interesse peggiorerebbe le condizioni del credito delle banche e ridurrebbe ulteriormente la fornitura di credito, mentre la spesa pubblica potrebbe ridurre gli investimenti privati. "In alcuni Paesi dell'eurozona altamente indebitati, soprattutto in Italia, il circolo vizioso tra banche e debito sovrano potrebbe riemergere in caso di dubbi sulla qualità e la sostenibilità dei conti pubblici, che in un ambiente di riprezzamento complessivo dei rischi e di un aumento dei costi di rifinanziamento, potrebbe sollevare preoccupazioni di stabilità finanziaria e pesare sull'attività economica". Tra gli altri rischi negativi per l'economia segnalano la guerra commerciale Usa-Cina e la Brexit.

Una "crescita sostenuta ma meno dinamica in un'incertezza elevata". Le previsioni economiche Ue d'autunno rivedono al ribasso le stime di crescita dell'eurozona per il 2019 a 1,9% dal 2% dell'estate e pronosticano 1,7% nel 2020, mentre confermano il 2,1% per il 2018 dopo il 2,4% del 2017. "Incertezza e rischi, sia interni che esterni, sono in aumento e cominciano a pesare sul ritmo dell'attività economica", avverte il vicepresidente della Commissione Ue Valdis Dombrovskis.

l'Italia cresce lentamente secondo le stime. Eppure gli italiani sono più ricchi anche se producono meno.

A dirlo è l'Ocse, secondo cui nel secondo trimestre di quest'anno il reddito individuale è schizzato al +1,6% contro l -0,4% del primo trimestre. Cala però il pil pro capite rallenta: ora è +0,2% da +0,3% dei primi tre mesi dell'anno.

Secondo il rapporto, nei primi 9 mesi dell'anno, nell'Ocse, la crescita del Pil reale pro capite ha superato la crescita del reddito pro capite reale delle famiglie di 0,7 punti percentuali, contro i 0,5 punti percentuali dell'Italia, gli 1,2 punti della francia, gli 0,3 punti della Germania, gli 1,7 punti della Gran Bretagna e gli 0,2 punti degli Usa. Dal primo trimestre del 2010, tra le sette maggiori economie mondiali, il divario tra crescita del reddito disponibile pro capite reale e Pil reale pro capite è stato più alto nel Regno Unito (7,1 punti percentuali), mentre negli Stati Uniti e in Canada, la crescita il reddito pro capite reale delle famiglie ha superato la crescita del Pil reale pro capite rispettivamente del 3% e dello 0,3%. Anche l'Unione europea nel suo complesso ha mostrato un notevole divario negativo tra crescita reale del reddito familiare e Pil pro capite, pari al 6,8%.

Per quanto riguarda il solo secondo trimestre la crescita del reddito individuale rallenta a +0,3% da +0,7%, mentre il Pil pro capite cresce da +0,4% a +0,6%. Nell'area euro il reddito individuale avanza marginalmente rispetto al Pil pro capite: +0,5% contro +0,4%. In Germania la ricchezza individuale frena a +0,1%, contro il +1,2% del primo trimestre e il Pil pro capite cresce a +0,4%, mentre in Francia il reddito individuale s'invola a +0,5%, contro il -0,5% dei primi tre mesi dell'anno e il Pil pro capite è stabile a +0,1%. Negli Stati Uniti e in Gran Bretagna la ricchezza individuale cresce rispettivamente dello 0,4% e dello 0,3%, mentre il Pil pro capite accelera da +0,4% a +0,9% negli Usa e solo dello 0,2% nel Regno Unito.

Il governo porrà la questione di fiducia al decreto sicurezza e immigrazione, si apprende da fonti di Palazzo Chigi del M5S.

Con l'intervento illustrativo del relatore, Stefano Borghesi (Lega), l'Aula di Palazzo Madama ha iniziato l'esame del decreto sicurezza, già licenziato la settimana scorsa dalla Commissione Affari costituzionali del Senato.

"Senza la fiducia avrei votato contro il provvedimento, che credo finirà per produrre più irregolari. Ma siccome mi aspetto che questo governo farà in futuro cose buone, nel momento della fiducia uscirò dall'Aula. Ma posso assicurare che tutti i miei colleghi, nel merito di questa legge, la pensano come me". Lo afferma Paola Nugnes, senatrice 'ortodossa' dei 5 Stelle. "La verità - aggiunge - è che non si vuol fare vedere che Fi e FdI votano a favore

La risposta di De Falco non si è fatta attendere. "La replica non esiste. Ho sempre assunto su di me le responsabilità del mio ruolo in ogni momento, e le responsabilità del mio ruolo non le decide Buffagni. Se un genio si sente più illuminato degli altri, evidentemente non riesce a far parte di una comunità. Che faccio, commento 'ste sciocchezze? Non voglio scendere a quei livelli, proprio per rispetto della mia storia, del mio nome e del futuro che deve avere la dialettica politica. 

Per rispetto all'intelligenza di tutti, non voglio commentare questa roba. Io non ho presentato 80 emendamenti. Questa è gente che parla senza sapere di che cosa sta parlando, con una superficialità che è essa stessa criminale. Spero ancora che il provvedimento in aula possa essere all'ultimo migliorato. Nel caso in cui dovesse essere posta la fiducia, valuterò la situazione. A quel punto la fiducia non si riferisce più al provvedimento ma al governo. Se su questo provvedimento può cadere il governo? Non lo so. Chi pone la fiducia pone in discussione, non io".

Un'altra dissidente, Paola Nugnes, ha annunciato: "Non permettere un regolare dibattito dell'aula, voler mettere insieme il giudizio su un provvedimento con un giudizio complessivo sul governo e sulle sue funzioni future non è il modo più opportuno di procedere. Alla fiducia non posso in coscienza votare no, ho ancora molte aspettative in questo esecutivo soprattutto sulla legge di bilancio espansiva che si sta approntando. Ritengo che mi asterrò dal votare".

In aula a Palazzo Madama ha iniziato a parlare il relatore, il senatore leghista Stefano Borghesi. Secondo quanto confermato da fonti governative di entrambi i partiti di maggioranza, M5s e Lega, il governo porrà la questione di fiducia al dl Sicurezza. Tra i nodi da superare la contrarietà di almeno quattro dissidenti  5 stelle che hanno annunciato la loro avversità al decreto, caro alla Lega e voluto dal ministro dell'Interno Matteo Salvini. Che si trova in viaggio per il Ghana e che ha fatto sapere che dovrebbe essere in aula domani per il probabile via libera definitivo.

Insomma, il governo mette all'angolo i dissidenti. Stamattina, su Radio Capital, il sottosegretario alla presidenza del Consiglio Stefano Buffagni ha tuonato: "Se Gregorio De Falco non voterà il decreto si assumerà le sue responsabilità. Se non si ritrova nella maggioranza sono certo che si dimetterà e tornerà a fare il suo lavoro. Se pensi che c’è un provvedimento con delle criticità ne discuti internamente, nella maggioranza, non è che presenti 80 emendamenti come se fossi all'opposizione, perché questo mette in difficoltà tutti. Intendiamoci, quello che sta facendo la Lega con il ddl anticorruzione è esattamente lo stesso giochino".

Tito Boeri continua a "picconare" il governo e soprattutto continua a puntare il dito contro la manovra. Il presidente dell'Inps non ha mai digerito le nuove misure previste in manovra sul fronte previdenziale. Boeri è stato molto duro nei giorni scorsi e adesso rincara la dose: "La Manovra non è ancora definita perchè sulle pensioni, come ho sottolineato anche nei giorni scorsi, è ancora da scrivere: ci sono soltanto dei fondi ma non c’è ancora nulla dentro la legge di bilancio. Questo non lo dico in senso negativo; è tutto ancora da fare. Più che riscrivere la manovra bisogna ancora scriverla e quindi - ha sottolineato Boeri - la si può scrivere anche bene e spero che venga fatto".

Intanto in vista della riunione dell'Euro gruppo di oggi, il commissario agli Affari economici, Pierre Moscovici, torna ad attaccare duramente l'Italia criticando la manovra economica presentata dal governo Conte. "Che il governo italiano voglia mettere in opera un piano contro la povertà e degli investimenti in infrastrutture lo capisco perfettamente e non lo discuto - spiega in un'intervista a France info  - ma non si può fare ciò che si vuole quando si appartiene alla zona euro, perché i governi e gli Stati hanno firmato insieme dei trattati, il Patto di Stabilità, che impone delle regole comuni. Tutti le hanno rispettate - incalza - se all'improvviso qualcuno dice che queste regole non valgono, parla non solo al popolo ma anche ad altri".

Nell'intervista a France Info Moscovici assicura che l'Eurogruppo sosterrà la decisione di chiedere all'Italia una versione rivista del Documento programmatico di bilancio. "I ministri delle Finanze - annuncia - diranno che il passo della Commissione è un passo di rispetto dello Stato di diritto e di rispetto di una regola che non è stupida, perchè assicura che il debito pubblico non aumenta troppo". Secondo il commissario agli Affari economici, le sanzioni all'Italia potranno anche arrivare, ma restano "lesito peggiore" di questa trattativa. "Non sono mai stato un partigiano di una sanzione - ci tiene, poi, a precisare - sono a favore del dialogo. Sono per un dialogo ininterrotto, continuo, vigoroso con l'Italia".

Interrogato su cosa farà la Commissione europea nel caso l'Italia non presenti un nuovo Documento programmatico di bilancio, Moscovici non si è voluto sbilanciare: "Vedremo... ma la Commissione c'è per far rispettare lo Stato di diritto, la regola, il regolamento di comproprietà della zona euro, perché non bisogna pensare che ciò che accade in Italia non abbia impatto sulla Francia - continua il commissario agli Affari economici - se l'Eurozona è destabilizzata, se abbiamo problemi finanziari, sono i francesi che ne soffriranno".

Contro Salvini, a Bruxelles, hanno ormai detto di tutto. Gli hanno dato del fascista e del razzista, lo hanno paragonato ai peggiori dittatori del Novecento e adesso lo accusano di instaurare una “democrazia illiberale” in Italia. Rientra tutto nella propaganda che alcuni commissari europei, insieme ai governi di Francia e Germania, stanno cercando di portare avanti per invitare gli europei a non votare i partiti sovranisti alle prossime elezioni europee. 

Nel mirino dell’Unione europea c’è (sempre) l’Italia. In quello di certi commissari c’è, in particolar modo, Matteo Salvini. Tanto che, nel giorno in cui si riunisce l’Eurogruppo, Pierre Moscovici, oltre a criticare l impianto della manovra economica  preannunciando sanzioni economiche contro Roma, attacca il vicepremier leghista accusandolo di creare un “clima” di populismo e democrazia illiberale. Ormai da Bruxelles piovono anatemi quotidiani contro il governo gialloverde. Insulti e accuse che si fanno sempre più violente pur di provare a delegittimare quelle forze sovraniste che, stando ai sondaggi, faranno il botto alle elezioni europee del prossimo maggio.

Intervistato da La verita, Doris ha ribadito che l'Italia è un Paese sicuro e che il sistema non è in pericolo come descritto da molti. "Guardi, l' altro giorno al bar mi ha fermato un signore, peraltro favorevole a questo governo - spiega il presidente di Mediolanum -: aveva timore di acquistare i titoli di Stato italiani. Naturalmente gli ho detto: 'Vai tranquillo'. Anche la mia banca sta continuando a comprare titoli di Stato, che restano prodotti sicuri. È significativo che un elettore di questa maggioranza abbia già perso fiducia".

Sul tema spread, Doris ci va cauto. Ha timore, come lo ha Ignazio Visco, il presidente di Banca d'Italia. Ma cerca di fare da pompiere: "Per carità, lo spread ha effetti nefasti: le banche vedono il patrimonio erodersi e non sono più in grado di fare credito. Ma spesso gli economisti si concentrano solo sui numeri. A me interessano i sentimenti dei risparmiatori, che generano effetti molto più immediati della salita dello spread. Chi ha paura di solito stacca il cervello: taglia subito i consumi e gli investimenti".

L'obiettivo di Ennio Doris è quello di diffondere tranquillità: l'Italia è sotto attacco, ma il sistema è solido. E i risparmiatori non devono avere la percezione del contrario, perché è dalla loro paura che si crea il pericolo per il Paese. E, come ha spiegato il presidente di Mediolanum, è il pensiero anche di Silvio Berlusconi, che ha incontrato di recente.

Ma questo non significa che Doris sia perfettamente in linea con i dettami dell'Unione europea. "Io ho vissuto la tragedia della guerra, e quindi mi batterò sempre perché vi sia amicizia e collaborazione tra i popoli europei. Certo, l' Italia era il Paese più europeista in assoluto e ora non lo è più. Forse qualche colpa a Bruxelles ce l' hanno", spiega il banchiere. "A volte sembrano davvero semplici burocrati, senza legittimazione elettorale, con una concezione dell' economia di stampo socialista. L' Unione deve rispettare le tradizioni e la diversità delle nazioni: deve guidare ma non imporre. Ricordo che negli anni Settanta Margaret Thatcher attaccava sempre l' Europa e questo mi infastidiva. Poi la vidi a Milano, la sentii parlare contro questa élite e aprii gli occhi, me ne innamorai".

E sulla caduta del governo nel 2011, il giudizio del presidente di Banca Mediolanum è chiaro: "I guai iniziarono nell'aprile di quell'anno, quando le banche tedesche cominciarono a liberarsi dei titoli di debito italiani. Quando la svendita uscì alla luce del sole, lo spread decollò". Poi arrivò Mario Monti. E la storia la conosciamo tutti. Mentre la Germania continua a pensare a noi come "colonia", teorizzando anche una patrimoniale.

 

La Commissione Ue "sta considerando" la procedura per debito contro l'Italia e per questo sta anche preparando il rapporto sul debito. "Lo abbiamo fatto anche gli anni scorsi, concludendo che l'Italia era sostanzialmente in linea con i requisiti del Patto e quindi non abbiamo aperto la procedura. Ma in questo caso, se il Documento programmatico di bilancio non cambia materialmente, dobbiamo riconsiderare le conclusioni": lo ha detto il vicepresidente della Commissione, Valdis Dombrovskis.  

Il ministro dell'Economia Giovanni Tria ha lasciato la riunione dell'Ecofin in anticipo sulla fine dei lavori, per rientrare a Roma. Il ministro non ha quindi partecipato al tradizionale incontro con la stampa, previsto alla fine della due giorni di lavori.  

"La manovra è una". Così il sottosegretario alla presidenza del Consiglio, Giancarlo Giorgetti, ha risposto ai cronisti che gli hanno chiesto, a margine dell'inaugurazione di Eicma, il salone delle due ruote che si tiene a Milano, se ci sarà una manovra bis. A chi gli ha poi chiesto se al ritorno del ministro Tria dall'Eurogruppo ci sarà un vertice di maggioranza Giorgetti ha risposto: "Basta chiamarli vertici, è una cosa normale si tratta solo di una riunione".

L'Ue rinvia per ora la resa dei conti e vira su una tregua momentanea, puntando a un 'dialogo' dell'ultima chance con la speranza che l'Italia, per usare l'espressione utilizzata dal ministro delle finanze francese Bruno Le Maire, "afferri la mano" tesale dalla Commissione Ue e comunque modifichi la sua manovra. Le aspettative su questo punto sono cristalline: Bruxelles, ha avvertito il commissario Pierre Moscovici, si aspetta "un bilancio nuovo e rivisto" entro il 13 novembre. E anche l'Eurogruppo, che lo ha sottolineato nero su bianco in una dichiarazione in cui invita ugualmente a un "dialogo aperto e costruttivo". Un atteggiamento che cerca una sintonia con quello portato all'Eurogruppo dal ministro Tria per arrivare a una soluzione accettabile per tutti che resti nell'alveo delle procedure europee. "Non c'è né scontro né compromesso" con l'Ue, ha detto Tria, ma la manovra "non cambia, stiamo discutendo". 

L'Italia infatti, è il messaggio, non vuole rompere con l'Ue né ritiene di essere una minaccia per l'eurozona, però allo stesso tempo non intende modificare la sua manovra e vorrebbe vedersi riconoscere un' 'eccezione' nell'ambito delle regole esistenti. La doppia scadenza resta quindi quella del 13 e 21 novembre, quando a parlare per prima sarà la risposta dell'Italia alla Commissione, e dopo la nuova valutazione di Bruxelles e il suo rapporto rivisto sul debito italiano. Per questo si va verso un vertice di governo mercoledì a Roma con il premier Giuseppe Conte e i due vicepremier Matteo Salvini e Luigi Di Maio per studiare la risposta da inviare a Bruxelles. Anche se il clima politico resta incandescente, annoverando un nuovo botta e risposta su accuse di nazionalismo e xenofobia tra il commissario agli affari economici Pierre Moscovici e il leader della Lega.  

La correzione della manovra italiana dovrà essere "considerevole": lo ha detto il vicepresidente della Commissione Ue, Valdis Dombrovskis. "Numericamente l'Italia avrebbe dovuto assicurare un miglioramento del deficit strutturale di 0,6% invece c'è un peggioramento di 0,8%. Pari a una deviazione dell'1,4%. E' una deviazione molto ampia", ha aggiunto.

Arrivando all'Ecofin, a chi gli chiedeva quali saranno i prossimi passi, ha risposto: "Il dialogo continuerà, certo abbiamo qualche disaccordo ma questo non vuol dire che non possiamo avere un dialogo costruttivo tra la Commissione Ue e l'Italia, è una cosa abituale tra i Paesi e la Commissione".  "Dobbiamo spiegare alla Commissione, ma non posso anticipare ora la risposta" sulla manovra che verrà data entro il 13 novembre a Bruxelles come richiesto, ha aggiunto.

"Ci aspettiamo una risposta forte e precisa da parte del governo italiano" e i prossimi passi "dipendono dalla qualità della risposta, la palla è nel campo dell'Italia" da cui "attendiamo una manovra rivista, e il primo punto è quindi averne una", ha detto il commissario Ue agli affari economici, Pierre Moscovici all'arrivo all'Ecofin. "Il 13 novembre non è la fine del mondo ma solo un nuovo passo", ha aggiunto, però "una cosa è essere flessibili nell'interpretazione delle regole, un'altra è essere fuori dalle regole".

"Salvini rasenta continuamente il nazionalismo e la xenofobia", ha detto il commissario francese. "Oltre ad insultarmi - ha ribattuto il leader della Lega - questo signore non ha nient'altro da fare? Io nel frattempo vado avanti". Scintille che hanno visto risposte anche da parte del vicepremier Luigi di Maio e dal presidente del consiglio, Giuseppe Conte, ma che non sembrano aver influito sul confronto europeo. "Dialogo, dialogo, dialogo", è il mantra ripetuto all'Eurogruppo sia dal commissario Moscovici che dai colleghi europei, inclusi i 'falchi' di Olanda e Germania. Se l'Eurogruppo non adotterà nessuna decisione per oggi, però il monito inviato a Roma è chiaro: sì a una discussione, ma l'Italia deve far rientrare la sua manovra nelle regole Ue cooperando con la Commissione, che tutti i 18 sostengono. 

"Temo che l'approccio e i passi assunti dal governo italiano stiano mettendo a rischio questi obiettivi", ha detto il ministro slovacco Peter Kazimir. Anche perché, ha ricordato il collega dell'Irlanda che nel 2010 si sottopose a un trattamento 'lacrime e sangue' per salvare le sue banche e l'euro, "una delle dolorose lezioni della crisi economica che abbiamo imparato è che, se tu condividi la moneta con molti altri Paesi, abbiamo tutti una responsabilità verso gli altri". L'Eurogruppo e la Commissione, a cui tra l'altro non tornano i conti delle stime italiane su deficit e Pil, restano però scettici sulle promesse dell'Italia di riportare i conti in ordine a partire dal 2020.

"L'Italia deve presentare una nuova bozza di bilancio, che aspettiamo sperando che ci siano passi" per portare la manovra "in linea con le regole di bilancio Ue", ha avvertito chiaramente il presidente dell'Eurogruppo Mario Centeno. Il concetto è stato ribadito anche durante l'incontro bilaterale tra Moscovici e Tria: "Sono persuaso - ha detto il commissario - che il ministro abbia compreso la necessità che l'Italia agisca nel quadro delle regole fiscali europee". La situazione venutasi a creare con l'Italia è infatti anche il convitato di pietra della riforma dell'eurozona, sempre più in difficoltà e su cui invece Parigi spinge, ha affermato Le Maire, per "prendere decisioni entro fine anno". Il mancato rispetto delle regole di bilancio, però, da sempre spauracchio dei Paesi rigoristi del Nord per la condivisione dei rischi, costituisce un ostacolo serio.

 

 

"Siamo sotto attacco, è vero, ma siamo seduti dalla parte giusta della Storia e se avanzeremo insieme compatti anche la vittoria di questa battaglia sarà nostra. Ma dobbiamo essere compatti. Molto compatti. Fusi insieme. Come lo era la testuggine romana" che "veniva usata in particolare durante gli assedi. E' bene infatti avere molto chiaro che dalla compattezza della testuggine del Movimento dipende non solo il futuro del governo, ma anche quello del nostro Paese". Così il vicepremier e capo politico del M5s Luigi Di Maio  

Il ministro dell'economia Giovanni Tria è stato a palazzo Chigi per un colloquio con il presidente del consiglio Giuseppe Conte sulla manovra. La legge di bilancio arriverà in Parlamento mercoledì prossimo. Lo affermano fonti di Palazzo Chigi di M5s e Lega. Il testo è chiuso - spiegano - ed è al vaglio della Ragioneria e del Mef. 

Verranno introdotti con "appositi provvedimenti normativi" il reddito di cittadinanza e la riforma delle pensioni con quota 100. Lo conferma la nuova bozza di legge di bilancio, datata 29 ottobre. Resta invariato l'articolo che dispone l'istituzione di due fondi da 9 miliardi per il reddito e di 6,7 miliardi (7 miliardi dal 2020) per le pensioni. Nella nuova bozza si precisa che "nell'ambito del Fondo per il reddito di cittadinanza, fino a 1 miliardo nel 2019 e nel 2020.. 

Intanto slitta a questa sera la partenza del premier Giuseppe Conte per New Delhi. Conte, a quanto si apprende, arriverà in India, dove era previsto un incontro con gli imprenditori, domani mattina e non questa sera. Il premier, si sottolinea, presenzierà oggi una serie di riunioni su vari dossier, a cominciare dalla manovra. L'agenda di Conte a New Delhi nella giornata di domani è confermata. Il premier avrà un faccia a faccia con il suo omologo indiano Narendra Modi e interverrà all'India-Italy Technology Summit, al Taj Palace Hotel.

"Dobbiamo essere come Governo sempre più compatti. Questo è un Governo che può cambiare veramente l'Italia. Il 2019, l'anno che sta per iniziare, se teniamo duro sarà l'anno del cambiamento: i cittadini cominceranno a percepire pensione di cittadinanza, reddito di cittadinanza, potranno andare in pensione con quota 100". Così il vicepremier Luigi Di Maio a margine di un evento di Fs. "Però dobbiamo tenere duro, perché sono giorni veramente difficili in cui questo Governo stanno provando a fermarlo in tutti i modi. E non mi riferisco a poteri occulti ma a chi non vuole dimostrare che un'altra possibilità esiste per cambiare le cose".  

"Nel giro di quattro mesi e mezzo abbiamo portato a casa metà del programma elettorale votato da un terzo degli italiani. E scusate se è poco, anche se c'è ancora tanto tanto da fare prima di rendere questo Paese all'altezza dei nostri sogni. Questi vili attacchi da tutti i fronti esterni hanno varie conseguenze e state vedendo lo spread che si alza, i commissari Ue che sono uomini di partito che ogni giorno sparano contro l'Italia, le agenzie di rating che o abbassano il rating o parlano di "outlook negativo" perché alla fine tutti sanno benissimo che i fondamentali dell'Italia sono solidissimi e che non abbiamo alcuna intenzione di uscire dall'euro". Lo scrive in un post sul blog il vicepremier. "Questo attacco sconsiderato da parte di nostri concittadini capi di partito, direttori di giornali e burocrati, non sono solo contro il governo e contro il MoVimento 5 Stelle, ma contro tutta l'Italia. Anziché stare dalla parte del popolo che rialza la testa, hanno deciso di stare dalla parte delle èlite", sottolinea.

"Il risarcimento" per la Tap "è anche più alto di 20 miliardi". Lo ha detto il vicepremier e ministro dello sviluppo e del lavoro Luigi Di Maio a margine di un evento di Fs a Marcianise. "Noi ci siamo battuti contro quest'opera. Se fossimo andati al Governo nel 2013 quest'opera non si sarebbe fatta, ci siamo arrivati nel 2018 dopo che il Pd e i governi precedenti hanno fatto accordi internazionali e firmato accordi con il Tap e questo genera una serie di miliardi di euro da sborsare che oggi lo Stato italiano non si può permettere".

"Quando abbiamo fatto il contratto di governo abbiamo detto che il Tap sarebbe rientrato in uno studio costi-benefici" ha detto il ministro dello Sviluppo economico, Luigi Di Maio. "Abbiamo considerato che avremmo dovuto sborsare più di 20 miliardi che sono più di reddito cittadinanza e quota 100 messi insieme - ha aggiunto - ed è logico che ai cittadini abbiamo dovuto dire la verità". Di Maio ha poi detto: "Ci siamo battuti contro questa opera. Se fossimo andati al governo nel 2013 non si sarebbe fatta".

"Dire la verità ai cittadini non significa aver cambiato idea rispetto alla campagna elettorale". Lo ha detto il ministro dello Sviluppo economico Luigi Di Maio parlando del Tap. "Significa arrivare ai ministeri - ha aggiunto - studiare le carte, studiare gli accordi e fare tutte le proiezioni di rischio per le casse dello Stato". "Quelli di prima hanno blindato questa opera che resta non strategica e che si poteva evitare" ha aggiunto.

Intanto continua la polemica con il Sindaco di Melenduro e il Ministro Lezzi : "La ministra Lezzi - risponde Potì - è in evidente stato confusionale e palesemente in difficoltà. Mi preme rinfrescarle un po' la memoria. Non ho mai chiesto le sue dimissioni nè quelle dei suoi colleghi. Facesse lei da sola i conti con la propria coscienza. Non le ho mai detto di non tornare nel Salento. Io non sono nessuno per dirlo o impedirlo. Può farlo come, quando, dove vuole. A testa alta o a capo chinato". 

"Non mi sembra - aggiunge Potì - di averla offesa durante un incontro pubblico presso una bella associazione di Lecce, in cui si fa cultura e si parla di politica, con la P maiuscola. Criticata forse. Offesa mai. Melendugno non è una baronia, ma un paese democratico e civile. Da sempre e per sempre e non solo quando riconosce a lei il 62% dei consensi". "Vittorio Potì, un gigante della politica rispetto alla signora, - aggiunge il sindaco - è scomparso nell'ottobre del 2011, il trattato internazionale è stato ratificato nel dicembre del 2013. 

Ricordiamo tutti molto bene le decine e decine di volte in cui la sen. Lezzi ha dichiarato di considerare, proprio come molti di noi e come ci insegnano professori di fama e competenza riconosciuta, il progetto Tap una follia ingegneristica ed uno stupro per il nostro territorio. Ricordiamo bene il giorno in cui venne, da candidata al Senato della Repubblica, insieme a tutti gli altri candidati del M5S, a firmare, con tanto di foto, un impegno scritto per impegnarsi da eletta a fermare in ogni modo il progetto Tap". "Ricordo - continua Marco Potì - la telefonata la domenica mattina alle 8,00 del giorno seguente il suo giuramento da ministro, in cui mi disse che avremmo lavorato insieme al ministro dell'Ambiente per trovare il modo di fermare Tap. Ricordiamo bene le parole prima della campagna elettorale del 2013 dell'on.Teresa Bellanova, pronta ad incatenarsi se Tap si fosse realizzata a San Foca. E ricordiamo altrettanto bene le critiche feroci e condivisibili della sen.Lezzi verso l'on.Bellanova, quando quest'ultima affermava, una volta nominata viceministro, che su Tap non si poteva fare nulla perché erano stati presi impegni internazionali e rilasciate tutte le autorizzazioni. 

Abbiamo ascoltato, increduli e delusi, le parole della sen.Lezzi, nominata ministro, su Tap, molto simili a quelle della sua collega del PD". "Conosciamo molto bene - conclude - la preparazione e la competenza della giornalista Tiziana Colluto e di Gianluca Maggiore, che non parlano mai senza prima aver studiato, letto e compreso le carte, i documenti ed i fatti di cui si occupano. Un esempio per tutti, anche per lei. Oggi io stento a riconoscere la sen.Lezzi. Fa dichiarazioni confuse, isteriche, rabbiose e dettate forse dalla voglia di giustificarsi ed autoassolversi. 

Mi dispiace ma per me e molti altri cittadini non è più la stessa persona, forte e determinata, informata e decisa, che abbiamo conosciuto per sei anni e oltre. Me ne farò una ragione, mi dispiace per lei. Continueremo a combattere questa battaglia contro una gigantesca lobby internazionale, con o senza di lei, rimanendo convinti che Tap sia sempre una follia ingegneristica ed una violenza per il nostro Salento".

Si raffredda lo spread tra Btp e Bund. Il differenziale è calato sotto la soglia dei 290 punti base fino a un minimo di seduta di 288 punti base (tasso Btp decennale al 3,27%), per poi riportarsi a quota 291 punti base con un rendimento al 3,29%.

Le Borse europee sono tutte in rialzo con i futures americani che viaggiano stabilmente in terreno positivo. Piazza Affari (+2,5%) guida i listini del Vecchio Continente dopo il mancato taglio del rating all'Italia da parte di S&P. Gli investitori guardano anche con attenzione all'esito delle elezioni regionali dell'Assia in Germania. In lieve rialzo l'euro sul dollaro a 1,1403 a Londra. L'indice d'area stoxx 600 guadagna lo 0,9%. In forte rialzo Londra (+1,3%), Francoforte (+1,2%) e Madrid (+1,1%). In positivo anche Parigi (+0,2%), dopo l'apertura in ritardo per motivi tecnici. Vola il comparto farmaceutico (+1,8%) con Novartis (+2,2%), Bayer (+2,7%), AstraZeneca (+2%) e Roche (+1,7%). Avanzano i titoli finanziari (+1,7%) dove si mettono in mostra Hsbc (+4,5%), Royal Bank (+4%), Ubs (+2,3%), Banco Santander (+2,3%) e Deutsche Bank (+2%). In positivo gli energetici (+1,1%) con il prezzo del petrolio in calo. In rialzo Bp (+1,3%), Total (+1%) e Shell (+0,6%)

intanto la cancelliera Angela Merkel, 64 anni, ha annunciato l'intenzione di lasciare la politica nel 2021. Merkel ha detto infatti che non si ricandiderà, l'8 dicembre prossimo, data del congresso dell'Unione Cristianodemocratica (Cdu), alla presidenza del partito. Al termine della legislatura in corso, nel 2021, Merkel rinuncerà anche a ricandidarsi a un seggio in parlamento e soprattutto a ripresentarsi come candidata alla guida del governo. Fonti del partito escludono per il futuro anche un incarico in sede europea a Bruxelles per Merkel. Anche se il governo attuale cadesse, per il ritiro della Spd, Merkel non si ricandiderebbe: «questo l'ho escluso», ha confermato lei stessa rispondendo a una domanda dei giornalisti. Si avvia a finire dunque dopo l'era della cancelliera, al governo della Germania dal 2005.

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