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Mercoledì, 28 Giugno 2017

Complotto dei media contro Trump

Certamente non si può dire che i mass media americani, ma anche quelli di altri paesi, amino molto il presidente Donald Trump. In questi giorni si susseguono i duri attacchi contro la sua persona, non è esagerato definirli un complotto. Così si orienta Andrea Morigi sul quotidiano Libero:Hanno teso una trappola a Donald Trump. Tecnicamente, si parla di impeachment per la Russian connection. Vuol dire che, poiché ha vinto democraticamente le elezioni, i Democratici vogliono spodestarlo con il vecchio strumento della propaganda in puro stile sovietico. Paradossalmente, lo accusano di essere troppo amico di Vladimir Putin, che ai tempi dell’ Urss faceva parte del famigerato Kgb, di cui peraltro i nemici di Trump ora stanno utilizzando i metodi.
Nel mirino, per ora, ci sono i collaboratori più stretti della Casa Bianca. Si inizia con l’abbattimento delle prede di taglia medio-piccola, per studiare la reazione del capobranco e isolarlo”.
(A. Morigi, Usa, manovra vergognosa – La trappola per mandare via Donald Trump, 16.2.17, Libero).

Pare che siamo solo agli inizi.Insomma, - per Morigi - tutto indica che è in corso una mega-operazione di disinformazione, che vede impegnati i migliori professionisti del settore. Altro che fact checking. Magari prima condannano sdegnati le presunte fake news che avrebbero causato la sconfitta di Hillary Clinton alle elezioni.
Ma poi, siccome più che dal dovere di informare controllando i fatti e le fonti, molti giornalisti sono attratti dalla notorietà, cercano di inventarsi un nuovo Watergate”
.
Assomiglia a una operazione ben riuscita a suo tempo in Italia, quando hanno fatto dimettere anzitempo l'allora presidente Giovanni Leone, fabbricando accuse false di sana pianta. 

Il quarto potere del giornalismo è diventato un contropotere militante schierato nel delegittimare il presidente Trump. Non si era mai vista una cosa simile nella storia del giornalismo americano, scrive Il Giornale, “nemmeno durante la stagione della mobilitazione pacifista contro la guerra del Vietnam, quando Nixon accusava la stampa d'indossare l'elmetto dei Viet Cong, (versione Usa del nostro «eskimo in redazione») si era assistito a un uso tanto disinvolto delle notizie. D'altronde non si era nemmeno mai visto un presidente (e prima un candidato) tanto disinvolto nel frullare il vero con il falso, così che le sue smentite perdono autorevolezza, la stampa militante le ignora e servono ad alimentare la sete di sangue dei social media come le notizie incontrollate. Il suo attacco senza precedenti ad alcune testate «Non sono miei nemici, ma nemici del popolo americano» arriva dopo una settimana in cui sono uscite notizie che sotto qualsiasi altra amministrazione avrebbero avuto altri trattamenti, compreso il cestino”. (Marzio G. Mian, Quelle fake news montate ad arte contro Trump, 19.2.17, Il Giornale).

L'ottimo studio che sto presentando del professore fiammingo Marcel De Corte, “L'intelligenza in pericolo di morte”, praticamente tutto il terzo capitolo (“L'informazione deformante”), ha molto a che fare con quello che sta succedendo  all'amministrazione Trump, per certi aspetti è illuminante. Narra molto bene le operazioni di mistificazione ideologica dei vari informatori sociali (giornalisti, intellettuali...) abili a snaturare gli avvenimenti, sia quarant'anni fa, che oggi.

Infatti De Corte descrive,“Come si snatura l'avvenimento?” Sempre allo stesso modo e col medesimo procedimento:“si sostituisce alla presenza del reale, una rappresentazione immaginaria, fabbricatrice di 'un mondo nuovo' e di 'un uomo nuovo' e – occorre ripeterlo – fabulatrice nella sua essenza”. Può avvenire questo perchè,“la nostra mente è talmente ingombra di immagini mentali, verbali o audiovisive, che l'informazione, di cui si subisce il continuo bombardamento psichico, è riuscita a introdurvi, che la nostra intelligenza non esercita più la sua funzione essenziale: distinguere, criticare, giudicare, se non a intermittenze e quasi per caso”.

Pertanto l'informazione prende il posto della verità. E in una società di massa trionfa l'opinione, che non è mai quella reale. Allora si informa e si comunica continuamente, si ripetono in continuazione notizie:“quel che devesi fare è legare gli uomini fra loro, imprimendo nella loro immaginazione una stessa rappresentazione degli avvenimenti. Tale operazione deve essere continuamente fatta e rifatta, con forza di stampaggio crescente; perciò si è passati dal giornale all'immagine audiovisiva della televisione, dove la concorrenza sempre più viva tende a eliminare lo scritto, rendendo a un tempo il telespettatore più passivo del suo antenato, lettore di quotidiani”.

Tuttavia la televisione, diventa l'”utensile più idoneo”per disinformare e per volgarizzare lo spettatore. Le immagini a ritmo vertiginoso mettono l'uniforme all'occhio. Per De Corte,“La televisione è la macchina perfetta per fabbricare le rappresentazioni che la massa senza cultura assorbe unanime: si impone così a ciascuno, la stessa immagine, la stessa uniforme[...]”.

Nel saggio del professore fiammingo si fanno diversi esempi di deformazione della informazione. Se una persona dà noia, viene eliminato. La pratica del “taglio” è diffusa in tutti i giornali, alla televisione è la regola. Diceva Chesterton,“non occorre più lottare contro la censura sulla stampa, abbiamo una censura della stampa”.

De Corte fa un elenco di alcuni archetipi,“stampi imbutiformi”, che vengono utilizzati dai vari gazzettieri di turno, come popolo, razza, proletariato, lavoro, resistenza, collaborazione, fascismo, libertà, colonialismo, eccetera” Questa parole, non sono creazioni spontanee dell'uomo democratico, “sono stati fabbricati, provati, scelti per la loro efficacia, e capacità di modellare le menti, dai formatori, dagli informatori e deformatori dell'opinione pubblica (e da coloro da cui dipendono) che occupano dal XVIII secolo in poi i posti di comando nei Mass Media e fabbricano la Mass Culture”.

Fatta così l'informazione diventa sovversiva. Basta dare un'occhiata ai giornali, sui vari avvenimenti, “per una specie di impulso automatico o di scivolamento su un pendio irreversibile, l'informazione tende alla dismisura distruttrice”. De Corte, con chiarezza, scrive:“Si legge e si vede ogni giorno che gli assassini del Vietcong sono liberatori del loro popolo, che i popoli del Terzo Mondo partoriscono nel dolore e nel sangue...”.E via di questo passo.

L'agitatore e l'informatore riesce a manipolare soprattutto gli adolescenti, la fase più difficile e delicata dell'uomo. Infatti, per De Corte,“tutta l'arte della informazione teleguidata consiste nel chiudere l'essere umano nella sua crisi di pubertà fino alla morte e nel drogarlo con le chimere”. Ancora più chiaramente:“il cittadino delle democrazie moderne – scrive il professore fiammingo – è particolarmente esposto al rischio della reclusione definitiva: separato dalle sue comunità naturali, tenta invano di inserirsi in una 'società nuova' che si edificherà sempre nel futuro”. Pertanto De Corte, può scrivere che “la democrazia è una crisi di pubertà politica perpetua.

I vari agitatori, professionisti della disinformazione non fanno altro che incitare in continuazione l'io di questi eterni adolescenti a una lotta immaginaria sempre contro gli altri:“la causa dei vostri mali viene dagli altri. Sono gli altri che vi fanno soffrire. Tutti quelli che non sono voi. Opponetevi a loro. Lottate contro di loro. Eliminateli dalla vita politica e sociale, perfino dalla vita. Così, liberati dai vostri mali, costituirete coi vostri simili una società ormai pacifica, una collettività senza falle, una comunità esente da ogni tribolazione e da ogni infermità”.

Praticamente questi uomini amputati dalle loro comunità naturali, ora si rendono conto della propria solitudine, e così sono incitati a rigettarne la causa su coloro i quali si opporranno. A questo male immaginario, c'è però un rimedio immaginario. Si edifica una collettività artificiale, in una uniformità del collettivo. Praticamente,“L'unità nella diversità cede il posto all'identità nella separazione, che è la parte dei regimi democratici”. Si giunge così, a un solo concetto, il più vuoto, il “più asociale che esista”.

A questo punto gli informatori e i loro macchinisti,“hanno raggiunto il loro scopo: hanno creato il loro oggetto, hanno fabbricato di sana pianta una comunità immaginaria, popolata di cittadini immaginari, coi quali si confondono gli individui reali, intossicati dall'informazione. Nulla più semplice che guidare questi pseudo-cittadini in istato di sonnambulismo”. I giovani in “contestazione permanente”, rivendicano una “mutazione permanente”. Pertanto per De Corte non è esagerato dire, che oggi “il mondo intero è nella condizione adolescente”.

Così possiamo scrivere che oggi stiamo“assistendo, a una seconda colonizzazione, quella dell'anima, a una seconda industrializzazione, quella della mente, effettuate dai venditori di informazione, di conoscenze, di nuova educazione, da mercanti di mercanzie politico-sociali, dai manifatturieri della cultura, dai sofisti dell'apparenza, vicino ai quali Protagora e Gorgia non sono che ragazzini”.

Oggi l'informazione deformante lavora le menti di tutti e visto il progresso della tecnica, penetra dappertutto, grazie all'”educazione”; bisognerebbe avere“una salute intellettuale e morale” per difendersi e uscirne indenni. Dalla deformazione, sono stati conquistati soprattutto le élites intellettuali, diventando loro stesse, gli agenti di propaganda. Tutto crolla sotto la spinta della informazione deformante. Intanto la radio e la televisione ne hanno accelerato il processo di decomposizione delle civiltà tradizionali.

Victor Hugo, il papa della democrazia e della religione di massa, “credeva ingenuamente che bastasse aprire una scuola, per chiudere una prigione”. E a proposito di scuola, osservava Fichte a suo tempo, che “la maggior parte di quelli che imparano a leggere, non leggono libri, ma quel che i giornali dicono dei libri”. Tuttavia,“tale lettura narcotica finisce col far perdere loro volontà, intelligenza, pensiero e capacità di imparare”.

De Corte mette in guardia anche dalla mera lettura.“La lettura infatti ha senso soltanto se il lettore è in precedenza fornito di giudizio e capace, nella misura stessa nella quale è legato organicamente al reale, di discernere il vero dal falso e la realtà dalla illusione”.Ma i Mass Media of Communication non si rivolgono a questo tipo di uomo, si rivolgono a quegli uomini che sono disposti a credere “tutto ciò che è scritto, tutto quanto gli si dice o gli si fa vedere”. Tutto è accettato come Vangelo. L'uomo moderno,“non avendo più effettivo contatto con gli esseri e con le cose, egli non sa più, è costretto a credere. I pontefici di questa “religione nuova”, di questa “società nuova”, che allora avevano il comune denominatore nel socialismo, oggi diremmo nel RELATIVISMO, sono Marx, Lenin, Stalin, Mao. Oggi i riferimenti  sono altri.

Lo studioso belga, conclude il capitolo, quasi prefigurando la società odierna, siamo entrati in“una nuova civiltà”, scrive, che sarà diversa da tutte le altre che l'hanno preceduta. Questa civiltà, “[...]sarà distinta dalla 'libertà senza precedenti dell'uomo riguardo alle costrizioni fisiche, economiche, biologiche; scomparsa quasi totale del lavoro manuale; tempo libero superiore al tempo di lavoro, abolizione delle distanze[...]”.

De Corte non si stanca di evidenziare le caratteristiche della società di massa che è essenzialmente una civiltà dell'immagine. “L'informazione si impernia su rappresentazioni immaginarie[...]viene tessuto quindi un vero schermo di irrealtà fra l'intelligenza e l'essere: l'uomo contemporaneo non percepisce né concepisce più il mondo dell'esperienza quotidiana, ma il mondo della illusione”. Tuttavia insiste De Corte,“la fabbrica delle illusioni che deformano la nostra percezione e la nostra concezione del reale è una delle industrie più fiorenti del pianeta[...]”.

Nella civiltà contemporanea si pongono le immagini al posto della realtà, le rappresentazioni al posto della presenza di esseri e di cose. Interessante il dialogo di due donne, l'una nel vedere il bambino dell'altra, esclama: “Dio! Che splendido bambino hai!”. E la madre risponde: “Oh! Non è nulla! Dovresti vedere la fotografia”.

E' evidente che ormai “la differenza tra menzogna e verità sfuma e l'uomo della strada ha tendenza a preferire il pseudo avvenimento all'avvenimento autentico, perchè il primo risponde meglio alla soggettività dei suoi desideri o alle sue avversioni”. Scrive De Corte, “Oggi, si fabbricano con facilità sconcertante falsi avvenimenti, reputazioni, celebrità, tutto un universo politico e sociale APPARENTE”. Praticamente,“non parliamo più delle cose, ma delle loro immagini imposte dalla pubblicità, dalle propagande che si innestano sulla informazione”.

Ormai siamo abituati “a vivere e pensare come se l'immaginario fosse reale e l'informazione esperienza”. Ciò che ci minaccia non è la lotta di classe, la tirannia, l'anarchia, ma la PERDITA DEL SENSO DEL REALE. Il mondo dell'informazione è il mondo di Narciso, qui l'uomo incontra soltanto la sua immagine. La tecnica della in-formazione è diabolica,il mondo immaginario lo fa diventare, il solo mondo reale.

Ormai si vive, tanto l'informatore che l'informato, come “Alice nel Paese delle Meraviglie”

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