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Berlusconi: "Piano Marshall per la pace"

Un ragionamento tagliente, non proprio in linea con le posizioni ufficiali della coalizione di governo e con quelle dei partner occidentali che sostengono Kiev nella sua battaglia contro l'aggressore russo. Con chi sta il Cavaliere? È lo stesso Berlusconi il primo a darne una lettura non spacca Nato, ma accorata, addolorata, e tesa a scuotere l'Occidente per trovare una exit strategy, come reclama pure il Papa: «Io non sto con Putin - sottolinea nel colloquio serale con il Giornale - oggi stavo solo spiegando che nelle condizioni date, per far venire meno massacri di civili e militari, la strada può essere quella di un intervento forte da parte di Occidente e Stati Uniti per ricostruire l'Ucraina. Noi - chiarisce il Cavaliere - non abbiamo mai votato contro interventi in favore dell'Ucraina e non abbiamo mai fatto mancare il nostro appoggio a Kiev».

il Cavaliere sempre più in pena per il disastro che si consuma nel cuore dell'Europa, immagina la ripartenza: «Il signor presidente americano dovrebbe prendere Zelensky e dirgli: è a tua disposizione, dopo la fine della guerra, un Piano Marshall per ricostruire l'Ucraina da 9 mila miliardi di dollari ma ad una condizione: che tu domani ordini il cessate il fuoco, anche perchè noi da domani non ti daremo più dollari e armi».

Non è facile tenere insieme tutti questi elementi e certo le dichiarazioni pomeridiane di Berlusconi provocano un mezzo terremoto.

«Giorgia Meloni - attacca la presidente dei senatori del Pd Simona Malpezzi - è d'accordo con le parole inquietanti pronunciate da Berlusconi sulla guerra in Ucraina?». Altrettanto tranchant Carlo Calenda: «Berlusconi ricomincia con i suoi vaneggiamenti putiniani. Pessimo». «Le incredibili dichiarazioni di Berlusconi - aggiunge Mariastella Gelmini, vice segretario di Azione - richiederebbero una presa di distanza immediata del governo italiano».

Poi, arrivano al Giornale le chiose dello stesso Berlusconi. E pure quelle di Antonio Tajani. «Forza Italia - scrive su Twitter il ministro degli Esteri - è da sempre schierata a favore dell'indipendenza dell'Ucraina, con l'Europa, con la Nato e con l'Occidente». Non cambia niente, come filtra anche da Palazzo Chigi, pure se non si nasconde lo sconcerto per quelle frasi; infine un comunicato di Forza Italia conferma la linea di sempre: «Berlusconi non ha nominato Putin e il suo sostegno all'Ucraina non è mai stato messo in dubbio; semmai il Cavaliere è preoccupato e vorrebbe evitare la prosecuzione del massacro». Ma Berlusconi non sta con Putin.

Una frase netta, scandita al Giornale: «Io non sto con Putin». E ancora, a corollario: «Non ho mai pensato che Forza Italia possa assumere posizioni diverse da quelle del governo, dell'Europa, degli Stati Uniti. Se ci sarà da votare, noi saremo da quella parte». Senza se e senza ma. E allora? «Oggi - riprende Berlusconi - stavo solo spiegando che la strada può essere quella di un intervento forte da parte di Occidente e Stati Uniti».

Una sorta di Piano Marshall: fermare i massacri, voltare pagine e ricostruire l'Ucraina. È quel che un Berlusconi sempre più preoccupato ha in testa quando nel pomeriggio si presenta al seggio.

Una domanda sull'esclusione della Meloni dal meeting di Scholz e Macron con Zelensky innesca un ragionamento che provoca un cortocircuito nel Palazzo. «Se fossi stato il presidente del consiglio - afferma il Cavaliere - io non sarei mai andato a parlare con Zelensky perché stiamo assistendo alla devastazione del suo Paese e alla strage dei suoi soldati e dei suoi civili. Bastava che cessasse di attaccare le due repubbliche autonome del Donbass e questo non sarebbe accaduto, quindi giudico molto, molto negativamente il comportamento di questo signore».

Giorgia Meloni è colpita, dispiaciuta a dir poco. A caldo, la premier confida ai ministri che le sono più vicini tutto il disagio nei confronti di un leader della sua maggioranza che sembra, sussurra un esponente di primo piano del governo, «vittima della propaganda di Mosca e delle fake news russe, che riescono a permeare le posizioni di tanti, in Italia e in Europa»

Meno di un’ora dopo che le esternazioni berlusconiane hanno preso a rimbalzare sui siti online, Palazzo Chigi batte un colpo. Una breve nota, in cui il nome di Berlusconi non compare e che in estrema sintesi rivela la distanza abissale tra la posizione del capo di Forza Italia e quella del capo dell’esecutivo. Nel ribadire che il sostegno del governo a Kiev è «saldo e convinto» Meloni mette l’alleato-avversario in fuorigioco, richiamando il programma elettorale e ricordando che la maggioranza si è espressa a favore dell’Ucraina in «tutti i voti parlamentari». Come dire che, se Berlusconi vuole restare dentro il perimetro della coalizione che ha vinto le elezioni il 25 settembre, deve muoversi nel solco atlantista di Washington, Bruxelles e Roma e deve smetterla di strizzare l’occhio a Putin. «La nostra posizione in politica estera non cambia e il governo non è a rischio», rassicura i suoi la premier.

In un'intervista a La Stampa, la capogruppo del Pd al Senato Simona Malpezzi, ha sottolineato che Berlusconi "ha detto cose gravissime".  "Il problema adesso va chiarito dal presidente del Consiglio e dal ministro degli Esteri", ha spiegato, ricordando che io leader di Forza Italia "ha parlato di repubbliche autonome del Donbass, e io vorrei ricordare che la comunità internazionale non le ha mai riconosciute come tali: c'è stato solo qualche consigliere leghista che ha provato a riconoscerle".

E in una nota comune Massimiliano Iervolino, Igor Boni e Giulio Manfredi - segretario, presidente e membro di giunta di Radicali
Italiani - affermano che "l'abbiamo detto e ridetto ma lo ripetiamo: Silvio Berlusconi è il 'cavallo di Troia' di Putin in Italia, assieme a Matteo Salvini (che dopo la figuraccia di un anno fa in Polonia manda avanti Silvio) e a Giuseppe Conte".

Critiche contro Berlusconi sono arrivate anche a livello europeo. "Sono inorridita dalle nuove scioccanti dichiarazioni sull'Ucraina di Berlusconi. È questa la posizione del governo Meloni e del ministro degli Esteri Tajani di Forza Italia? Ha qualcosa da dire il presidente del Ppe Manfred Weber?", ha scritto su Twitter la leader del gruppo socialista a Strasburgo, Iratxe Garcia, aggiungendo che "a un anno dalla brutale guerra di Putin, è tempo di riconoscere i fatti e scegliere da che parte stare". Da parte sua, l'europarlamentare di Renew Europe e presidente della Conferenza per il futuro dell'Europa Guy Verhofstadt ha scritto su Twitter, riguardo alle dichiarazioni di Berlusconi, che "tutto ciò non è più divertente, sta indebolendo attivamente l'Ucraina... e l'Europa", aggiungendo: "Quando il Ppe lo butterà fuori?".

Interpellato sulle dichiarazioni del leader di Forza Italia, a margine della presentazione delle previsioni economiche della Commissione Ue, il commissario europeo Paolo Gentiloni ha risposto: "Penso che dobbiamo guardare agli atti, alle decisioni del governo italiano che fin qui sono state credo molto coerenti e positive a sostegno della posizione comune europea sull'Ucraina", precisando che "le dinamiche politiche interne io non le commento e non le posso commentare".

Alle puntualizzazioni della premier si sono aggiunte oggi quelle del ministro degli Esteri, Antonio Tajani. "La posizione del Governo è sempre la
stessa. Berlusconi è un uomo di pace, non ha cambiato di certo le sue posizioni a sostegno dell'Ucraina, della Nato e dell'Occidente. Abbiamo sempre votato nella stessa maniera e continueremo a votare così", ha detto, a margine dell'inaugurazione dell'anno accademico della Scuola ufficiali dei Carabinieri a Roma. Presente alla stessa cerimonia, il ministro della Difesa Guido Crosetto ha commentato da parte sua che "parlano gli atti di questo governo, quelli approvati da questo Parlamento e da tutte le forze politiche. La posizione dell'Italia non può essere messa in discussione e non è messa in discussione da nessuna forza, né di maggioranza, né di larga parte dell'opposizione".

Berlusconi è un agitatore vip che agisce nel quadro della propaganda russa, baratta la reputazione dell'Italia con la sua amicizia con Putin.Le sue parole sono un danno per l'Italia".

Lo ha detto Mykhailo Podolyak, consigliere del presidente ucraino Zelensky, commentando a Repubblica le dichiarazioni di ieri del leader di Forza Italia. "Getti la maschera e dica pubblicamente di essere a favore del genocidio del popolo ucraino", aggiunge Podolyak, citato ancora da Repubblica.

Molto dura anche la reazione del portavoce del ministero degli esteri ucraino, Oleg Nikolenko, che su Facebook scrive che "le accuse insensate di Berlusconi contro Zelensky sono un tentativo di baciare le mani di Putin, insanguinate fino ai gomiti. Un tentativo di dimostrare la sua lealta' al dittatore russo". Nikolenko ricorda anche di aver lavorato in Libia nel 2010, quando l'allora premier incontrò Gheddafi e "baciò le mani del dittatore per mostrare lealta: diffondendo la propaganda russa, incoraggia Mosca a continuare i suoi crimini e quindi ha responsabilita' politica e morale. Apprezziamo invece molto la pronta risposta di Meloni, che ha riaffermato l'incrollabile sostegno all'Ucraina'.

Intanto Silvio Berlusconi parla di un Festival "ideologicamente spostato a sinistra", ma non chiede nessuna epurazione. La linea del leader di Forza Italia è la più condivisa nel centrodestra, che attacca su un punto in particolare: alla vigilia delle elezioni regionali in Lazio e Lombardia, Sanremo – nella lettura della maggioranza politica del Paese – sarebbe stato un veicolo di propaganda. Nel Pd, invece, c'è chi difende la Rai e parla di bavaglio – "giù le mani", dice Bonaccini – e chi attacca sulla gestione Amadeus. Il Movimento 5 Stelle si limita a chiedere una riforma complessiva.

Il governo e la dirigenza Rai si preparano alla resa dei conti dopo un Festival di Sanremo da record per ascolti e polemiche. Non è un segreto che Giorgia Meloni non abbia gradito – per usare un eufemismo – la gestione di Amadeus e del gruppo dirigente, e ora si stia preparando a far cadere qualche testa. A rischiare più di tutti è l'amministratore delegato Carlo Fuortes, seguito dal direttore dell'Intrattenimento Stefano Coletta. Dal centrodestra è arrivata una levata di scudi generale. Tanti, troppi i passaggi del Festival che non sono piaciuti alla maggioranza di governo. Dal bacio tra Fedez e Rosa Chemical al freestyle dello stesso rapper, in cui venivano citati la ministra Roccella e il viceministro Bignami. Quella fotografia ha mandato Meloni su tutte le furie.

Dal centrodestra piovono dichiarazioni fortemente critiche – che in verità erano già cominciate prima del Festival, sempre a proposito di Rosa Chemical – ma ci si spacca sulla sostituzione dei vertici Rai. Si rischia di essere accusati di censura, e Meloni lo sa bene. Dal governo Vittorio Sgarbi tuona: "I vertici Rai devono andare a casa, il fallimento di Sanremo lo impone". Il sottosegretario alla Cultura parla di un "livello basso" che "non si misura con i numeri" degli ascolti.

Fonte Il Giornale e Ansa

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