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Rinunciare al gas non porterà alla pace e non toccherà Putin, ma manderà noi in rovina

Il rialzo dei costi delle materie prime potrebbe far aumentare ancora di più l’inflazione come ha avvisato Moody’s, la nota agenzia di rating, nelle comunicazioni inviate oggi. L’aumento dell’inflazione quasi certamente indurrà le banche centrali ad alzare i tassi di interesse causando una frenata di tutte l’economia globale. Secondo le stime di Moody’s il rischio maggiore è che il PIL dei 20 paesi più industrializzati al mondo possa scendere al 3,6% nel 2022, contro le previsioni del 4,3% di febbraio.

Il discorso di ieri del Presidente del Consiglio ha mal posto la questione dell’allargamento delle sanzioni commerciali europee al Gas naturale importato. Come e stato scritto più volte in vari Giornali, rinunciare improvvisamente al gas naturale russo non significa rinunciare solo a un po’ di aria condizionata, ma danneggiare pesantemente, e in modo permanente, il
nostro sistema industriale, causando recessione, depressione, disoccupazione e miseria.

"La maggioranza degli italiani all'idea di sacrificarsi per l'Ucraina non ci pensa neanche e una buona parte non ritiene neanche che Putin sia un dittatore da condannare": Maria Giovanna Maglie, ospite di Myrta Merlino a l'Aria che tira su La7, ha commentato le parole pronunciate ieri dal premier Mario Draghi in conferenza stampa. Rispondendo alla domanda di un giornalista, infatti, il presidente del Consiglio ha posto una questione a tutti gli italiani: "Volete la pace o il condizionatore acceso quest'estate?". Una semplificazione che a molti non è piaciuta.

"Draghi dovrebbe dire che se andiamo avanti con la guerra altro che il condizionatore non acceso, abbiamo un terzo dell'industria italiana in crisi mistica", ha proseguito la giornalista in collegamento col talk di La7. La Maglie, poi, ha anche sottolineato l'errore fatto dal premier in conferenza: "Lì casca l'asino, quando Draghi passa dal suo linguaggio tecnocratico un po' altezzoso al tentativo di comunicazione di popolo"

Ma il mondo occidentale inizia a tremare. La guerra non è conclusa e anzi procede con una violenza inaudita. Le trattative languono e la spinta arrivata dall'aumento dei prezzi sulla struttura produttiva comincia a far paura. Sia ai cittadini, che dormono sonni inquieti aspettando la nuova bolletta di luce e gas (quelle di fine anno hanno già subito rincari pesanti), ma anche al governo. Che inizia a temere che i contraccolpi sull'economia dell'escalation militare si trasformino invariabili incontrollabili.

Timori concreti che creano incertezza anche nell'esecutivo e che hanno spinto ieri il ministro dello Sviluppo Economico, Giancarlo Giorgetti, a firmare il decreto per l'istituzione di una unità di crisi interna, operativa già da lunedì, per monitorare e valutare i contraccolpi del conflitto sulle filiere e sui prezzi delle materie prime. Già la prossima settimana il ministro leghista presiederà il primo tavolo dove saranno chiamati i rappresentanti di settore coinvolti e dei ministeri interessati per fare il punto sulle urgenze da affrontare nel più breve tempo possibile. Non è difficile immaginare chi chiederà di essere ascoltato. I prezzi dell'energia, gas e petrolio, sono di fatto fuori controllo..

Si prevede che le economie occidentali alleate degli Stati Uniti e dell’UE sostituiranno circa 650.000 barili al giorno (bpd) di petrolio greggio russo con equivalenti tipi di petrolio del Medio Oriente. Si tratta di petrolio che però sarebbe stato destinato all’Asia che, per ora , non è ancora stato sostituito dal petrolio russo. Però questo accadrà per presto, e alla fine tutte le sanzioni, o auto- sanzioni, occidentali si trasformeranno in un enorme swap, cioè uno scambio di fornitori e clienti.

“Stimiamo che economie avanzate come l’UE, il Giappone e la Corea del Sud potrebbero ‘scambiare’ circa 650.000 b/g di greggio russo – 400.000 b/g di Urali, 170.000 b/g di ESPO e 80.000 b/g di luci della Russia orientale – con qualità e volumi simili acquistati principalmente dal Medio Oriente da Cina e India”, ha aggiunto Sun.

Il petrolio scontato russo fa gola a India e Cina, ma il problema è costituito dai contratti già attivi con i fornitori Mediorientali. Per esempio la Cina a un impegno a lungo termine con l’Iran per l’acquisto a prezzi già scontati di petrolio. Molte raffinerie poi hanno contratti di fornitura già in atto.

 

Fonti : scenari economici il Tempo Libero

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