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Mercoledì, 09 Settembre 2026

Nasce Filo refe, il primo podcast in Italia interamente dedicato all’editoria d’arte, di ricerca e indipendente. Un progetto firmato Balloon Project, ideato da Elisa Garosi e Giuseppe Mendolia Calella. Un format originale che intesse storiepratiche e visioni attorno al libro come forma d’arte, territorio di sperimentazione e strumento di riflessione critica.

Ideato da Elisa Garosi e Giuseppe Mendolia CalellaFilo refe si compone di 10 puntate inedite, ognuna delle quali è pensata come un dialogo intimo e approfondito con artistidesignercuratori ed editori che fanno del libro il cuore pulsante della propria ricerca. Attraverso queste conversazioni, il podcast si propone di indagare le molteplici sfaccettature della produzione editoriale contemporanea, con un’attenzione particolare ai linguaggi visivi, alle pratiche indipendenti e alle narrazioni fuori formato.

Registrato presso Armando, spazio coworking e foto-studio nel cuore di MilanoFilo refe si muove tra cartaarte e pensiero critico, restituendo un ritratto autentico e plurale di chi opera ai margini, spesso fuori dai circuiti mainstream, ma con una forza creativa capace di ridefinire le modalità stesse della produzione culturale.

Con un nuovo episodio disponibile ogni dieci giorni su Spotify, il podcast invita l’ascoltatore a un viaggio sonoro tra le pieghe dell’editoria indipendente, dove il libro non è solo oggetto fisico ma diventa spazio di immaginazionerelazionearchivio e possibilità. Le voci raccolte danno corpo a un racconto collettivo in cui si intrecciano ricerca artisticaimpegno curatorialeriflessione critica e pratiche artigianali.

«Balloon Project ha sempre riservato grande attenzione al mondo del libro d’artista e dell’editoria di ricerca. Con Filo refe abbiamo voluto approfondire questi temi attraverso un medium apparentemente distante dal visivo, quello dell’ascolto, per raccontare i linguaggi dell’immagine attraverso la forza delle parole e delle voci dei loro protagonisti», spiegano gli ideatori Garosi e Mendolia Calella.

Con Filo refeBalloon Project aggiunge un nuovo tassello al proprio percorso di indagine sui linguaggi dell’arte contemporanea, confermandosi come osservatorio dinamico e sensibile alle trasformazioni del panorama culturale italiano.

 

Balloon Project

Fondato nel 2012, Balloon Project è un progetto culturale che opera tra editoria e curatela, osservando, studiando e promuovendo la cultura visiva contemporanea attraverso un approccio dialogico e proattivo.

L’attività editoriale si sviluppa nella webzine balloonproject.it, piattaforma dedicata all’approfondimento delle arti visive contemporanee. Parallelamente, l’attività curatoriale del collettivo comprende mostre, progetti di comunicazione, workshop e percorsi formativi legati alla cultura e alla valorizzazione del patrimonio contemporaneo.

Composto da un gruppo di giovani professionisti dell’arte e della comunicazione, Balloon Project collabora con artisti, designer, gallerie, spazi indipendenti e istituzioni per costruire esperienze culturali che ispirino, stimolino la riflessione e favoriscano il dialogo tra i diversi attori del sistema dell’arte.

Dopo l'ottimo riscontro del primo appuntamento di fine settembre, "CAMMINI IN FESTA" torna sabato 11 ottobre con un nuovo e ricco cartellone di eventi, musica e animazione, celebrando i rinnovati tratti degli antichi itinerari che conducono alla Capitale. La rassegna è organizzata da Zètema Progetto Cultura e promossa dal Comune di Roma - Assessorato all’Agricoltura, Ambiente e Ciclo dei Rifiuti, e da Città Metropolitana di Roma Capitale.

L'iniziativa si inserisce nel più ampio programma "Cammini verso Roma", un progetto di valorizzazione culturale e turistica che mira a promuovere gli storici percorsi dei pellegrini. In vista del Giubileo 2025, l'obiettivo è trasformare questi sentieri – che includono l'ultimo tratto della Via Francigena, della Via Francigena nel Sud e del Cammino di San Francesco – in una risorsa fondamentale per il turismo lento, sostenibile e di riscoperta del territorio.

Per l'intera giornata di sabato 11 ottobre, la festa si snoderà in cinque luoghi simbolo che toccano il cuore della città, tutti ad ingresso libero, pronti ad accogliere pellegrini e cittadini:

 * Il Roseto Comunale (sull'Aventino, vicino al Circo Massimo)

 * Il Parco di Monte Ciocci (nel quadrante ovest, con vista spettacolare sul Cupolone e collegato alla Francigena dalla pista ciclopedonale Monte Ciocci – San Pietro)

 * La Riserva naturale di Monte Mario (tappa fondamentale della Via Francigena)

 * Il Parco d’affaccio fluviale Prati di Acqua Acetosa (lungo il Tevere, tocca probabilmente la Via Francigena nel Sud)

 * Il Parco d’affaccio fluviale Oasi di Ponte Milvio (oasi naturalistica fluviale che si collega idealmente al Cammino di San Francesco)

Sotto Il programma dettagliato degli eventi e degli spettacoli che animeranno le cinque sedi  reso noto a breve dagli organizzatori, che invitano tutti a partecipare per vivere una giornata all'insegna della cultura, della natura e del cammino storico. 

Il 4 ottobre 1925 nasce a Roma Giuseppe Sermonti, si laurea in Scienze biologiche a Roma e in Agraria a Pisa e diventa un maestro nella genetica. Critico dell’evoluzionismo darwiniano e dello scientismo, per queste sue posizioni non riceve i dovuti meriti per le sue qualità accademiche. Muore sempre a Roma nel 2018 dopo aver insegnato a Palermo e a Perugia. Ricordare i cento anni dalla sua nascita vuol dire ricordare un grande personaggio della cultura italiana, un vero signore della scienza, un uomo che ha sempre vissuto difendendo le sue idee senza toni eccessivi, con grande classe. E ricordarlo per un aspetto della sua produzione letteraria che può apparire di secondo ordine, ma di una profondità non sufficientemente apprezzata. L’editore Rusconi, che fin dall’inizio ne riconosce e apprezza le qualità, lo pubblica a cominciare dai primi due saggi: La mela di Adamo e la mela di Newton (1971) e Crepuscolo dello scientismo (1974), fino ai volumi dedicati alle fiabe che solo lui sapeva interpretare in modo quantomeno originale: Fiabe di Luna (1986), Fiabe del Sottosuolo (1989) e Fiabe dei Fiori (1992). Queste tre pubblicazioni sono raccolte in Fiabe di tre reami (La Finestra, Trento, 2004). Sermonti viaggia nel mondo delle fiabe, anche tra quelle più conosciute: Biancaneve, Cenerentola, Cappuccetto Rosso e scopre collegamenti con l’astronomia e con la botanica e i metalli. “Raccontando le fiabe, gli antichi parlavano di scienza e si trasmettevano le vicende e i cambiamenti del mondo, senza svelarli troppo, per non essere noiosi e per mantenere i segreti dei loro mestieri. Forse, sentite questa! La fiaba è così appassionante e incantevole perché dice e non dice segreti lunari, alchemici, floreali, facendo presagire le forme e le trasformazioni del mondo”. Così Giuseppe Sermonti nell’introduzione a La scienza vestita di fiaba. Nove commedie per voci bianche e due indovinelli (Di Rienzo Editore, 2004) dove oltre a Biancaneve, Cenerentola e Cappuccetto Rosso appare anche Raperonzolo, Hansel e Gretel in brevi commedie del genere “Commedie da tavolo” che Sermonti chiama, per l’occasione “Commedie da favola”. Sermonti si era già cimentato in questo genere letterario con due raccolte sempre edite da Di Rienzo: Profeti e professori (1997, 2007) e Scienziati nella tempesta (2002). Anche qui al centro la scienza e il pensiero scientifico attraverso brevi storie di scienziati e delle loro traversie e dei loro drammi: Gregor Mendel (1822-1884), Ignaz Semmelweis (1818-1865), Paul Kammerer (1880-1926), Charles Darwin (1809-1882), ma anche storie che coinvolgono “professori” come nel dramma di Ota Benga (1883-1916), considerato l’”anello mancante”, l’entomologo Bernard Kettlewell (1907-1979) e le falene, o la storia del cranio di Piltdown circondato da tanti … “professori”. Le commedie sono l’occasione per spiegare che la verità che la scienza costruisce è tale attraverso vie complesse, sofferenze, incomprensioni come quelle degli scopritori della bomba atomica (Il progetto Manhattan), o di Semmelweis, che scoprì la causa delle infezioni puerperali e non creduto finì con l’impazzire. Commedie da tavolo, brevi, semplici da recitare ma di una grande profondità e che “testimoniano di una scienza arrivata a contatto con l’origine della malattia, con la creazione della vita, con il cuore della materia, con il divino”. E ancora Sermonti, tornando alle fiabe, ci dice che queste “e la scienza sono più vicine tra loro di quanto si creda, nei contenuti, nelle forme espressive, nel rapporto con il mondo”. Sermonti fornisce delle tracce “con la levità, la chiarezza e l’ironia del saggio, al fine di superare la grande frattura tra umanesimo e scienza” come scrive Fausto Gianfranceschi (1928-2012) nella presentazione al volume La danza delle silfidi (La Finestra Editrice, 2004) e, ancora, sottolinea che i racconti  “favoriscono la riscoperta della bellezza trasparente di ogni fenomeno; e non essendo i frutti arbitrari di una pura fantasticheria, delineano implicitamente canoni di una nascosta etica naturale cui ci accorgiamo che tutto riconduce se riusciamo a penetrare oltre le apparenze”. È quello che ha sempre insegnato il prof. Giuseppe Sermonti, cercare di capire e andare oltre a quello che sembra.

L’allegoria del Buon Governo in città e nel contado, conservato nel Palazzo Pubblico di Siena di Ambrogio Lorenzetti (1290-1348) realizzato tra il 1338 e il 1340 è l’affresco più rappresentativo sia dello stile del pittore che della cultura di cui è espressione. L’affresco è stato un punto di riferimento per la buona politica e per fare importanti riflessioni. A suo tempo Alleanza Cattolica, aveva realizzato una Mostra proprio su questo eccezionale affresco, con un importante intervento di Lorenzo Cantoni (“Il Buon Governo”. Una lettura, n. 345, cristianità) Quest’oggi voglio presentare una importante e articolata riflessione del Cardinale Angelo Scola, apparsa su Il Domenicale del 2 luglio 2005. Il cardinale inizia proprio dal celebre affresco medievale nella Sala della Pace, del Palazzo Pubblico di Siena. La città dell’uomo s’instaura se c’è vita buona di governanti. Lorenzetti nella celebre allegoria senese, per esprimere il Buon e il Cattivo governo, sceglie la strada della personificazione. Il primo colpo d’occhio possiamo individuare, secondo il cardinale, la figura centrale, il protagonista (l’uomo vestito di nero, il diavolo?) per il cattivo governo e poi la figura del vecchio sapiente monarca, assiso al trono del Buon Governo. Entrambi i personaggi sono attorniati da altri interpreti, ben distinti dal popolo. Attorno al Cattivo Governo viene rappresentata, la crudeltà, la discordia, la guerra, la perfidia, la frode, l’ira, la tirannide, l’avarizia, la vanagloria. Mentre il personaggio centrale del Buon Governo è attorniato dalle figure allegoriche della Giustizia, della Temperanza, della Magnanimità, della Prudenza, della Fortezza e della Pace. Peraltro, non è superfluo sottolineare secondo Scola che sul capo del vecchio saggio monarca sono personificate le tre virtù teologali della Fede, della Speranza, della Carità. Pertanto, si domanda il cardinale, “quale considerazione immediata impone la scelta iconografica del Lorenzetti in questa che è considerata, in un certo senso, la prima opera di carattere ‘totalmente laico’ della storia della pittura italiana?” Perché ci sia Buon Governo non si può separare l’agire virtuoso degli agonisti, cioè di chi governa e di chi è governato. Praticamente, la condizione primaria per attuare una vita politica sta in una condizione della società che consente ed esprimere una antropologia adeguata. Negli affreschi di Lorenzetti possiamo vedere che brilla una convinzione inaugurata da Aristotele e poi ripresa da Tommaso pacificamente vissuta all’inizio dell’età moderna; in pratica la convivenza sociale si regge nell’agire degli uomini come un tutto, volto a dare un ordine ai fini e ai beni della vita. Scola insiste a guardare con attenzione all’Etica di Aristotele e a quella di Tommaso che distinguono tra l’etica personale e l’etica pubblica o politica. “Essi sono ben consapevoli della necessità che l’etica politica, come vita buona, richiede non pochi adattamenti realistici rispetto alla vita virtuosa in quanto riferita al singolo”. Il cardinale è convinto che affinché ci sia un Buon governo, anche nella nostra complessa società non può prescindere dall’impegno rigoroso di tutti, teso a perseguire la vita buona mantenendo in unità le due distinte dimensioni personale e comunitaria, dell’umano agire. E’ un filo rosso di tutto l’insegnamento sociale della Chiesa, soprattutto quello che fa riferimento al Magistero pontificio che va dalla Rerum Novarum alla Centesimus Annus. Poi il cardinale affronta le cause che hanno condotto alla rottura di questa visione unitaria e articolata a partire dal tema del Buon governo. Ma io mi fermo chi è interessato oltre allo studio di Cantoni, po' continuare leggendo il settimanale oppure il fascicolo di “Vita e Pensiero” dell’Università Cattolica (maggio-giugno 2005).

E’ il Portogallo, rappresentato dallo chef Tiago Ferreira Silva, il paese vincitore del Bia cous cous World Championship, il Campionato del mondo di cous cous, evento centrale del Cous Cous Fest che ha messo a confronto, a San Vito Lo Capo, chef di 8 Paesi (Filippine, Italia, Marocco, Perù, Portogallo, Spagna, Tunisia e Medici Senza Frontiere), all'insegna dello scambio tra culture nell’ambito del festival prodotto dall’agenzia Feedback e dal Comune di San Vito Lo Capo e con il sostegno della Regione Siciliana (Assessorati del Turismo, dell’Agricoltura e Presidenza della Regione), dei main sponsor Bia CousCousConad, e degli official Amadori, Corona, Acqua Maniva, Premiati Oleifici Barbera, Kia, Le Stagioni d’Italia, Electrolux, Oro Sicilia, Tenute Orestiadi e UniCredit. 

Tiago Ferreira Silva, executive chef di Immerso Hotel e Emme Restaurante, ad Ericeira, un piccolo villaggio di pescatori vicino Lisbona affacciato sull’Atlantico dove supervisiona l’intera offerta gastronomica dell’hotel, si è imposto sugli altri due finalisti, l’Italia e la Tunisia.

La ricetta portoghese, un cous cous con pollo, vino di Porto e salsa "Cabidela", ha conquistato la giuria tecnica, presieduta da Angelo Mellone, direttore Intrattenimento Day Time Rai, “per essere riusciti a fondere – come si legge nella motivazione -  in un dialogo di gusto e sapienza gastronomica la tradizione culinaria portoghese con uno degli alimenti iconici del Mediterraneo, con grande capacità di sperimentazione, ricerca di armonia del gusto e identica armonia cromatica nella presentazione del piatto”.

“E’ una ricetta – ha detto lo chef – che valorizza la sostenibilità attraverso l’uso integrale del pollo e riflette i principi del festival che celebra l’incontro e la contaminazione positiva delle tradizioni mediterranee”.

Lo chef è stato premiato sul palco dal sindaco, Francesco La Sala, e da Francesco Formisano, amministratore delegato di Bia Cous Cous e Bieffe Agroindustriale nell’ambito di un grande show sul palco in spiaggia che si è aperto con una sfilata di moda organizzata da Luca Lo Bosco di LLB Team. In passerella otto abiti, ispirati alle squadre in gara, disegnati dagli studenti del corso di fashion design dell’Accademia di Belle Arti di Palermo, guidati da Sergio Daricello, docente del corso di design dell’Accademia, hanno sfilato con la colonna sonora del dj set di Miriam Casa.

“E’ un rammarico non avere qui con noi quest’anno– ha detto il sindaco La Sala – i nostri fratelli di Israele e Palestina a causa delle note vicende internazionali ma da San Vito, vogliamo lanciare un appello affinché presto si possa trovare un accordo di pace”.

La serata è proseguita con gli interventi di Angelo Bulgarello, assessore al turismo del Comune di San Vito Lo Capo e di Marcello Orlando, ceo di Feedback, società organizzatrice della rassegna. 

E’ andato al Marocco, rappresentato dagli chef Zahira Fenouri e Mustapha Hajbi, il premio speciale Amadori per l’utilizzo del pollo, consegnato da Flavio Amadori, presidente dell’azienda.

La migliore presentazione del piatto Food Network, secondo la giuria tecnica, è stata quella degli chef spagnoli, Maria Busta Rosales e Abel Criado Peliz, premiati da Giusi Battaglia e Fabrizio Nonis, volti di Food Network.

Alle Filippine il premio per l’originalità della ricetta promosso da Conad. Gli chef Ann Christine Taglinao e Nicola Mincione sono stati premiati da Giovanni Anania, Direttore Marketing Pac2000A-CONAD e da Riccardo Catania, Direttore area Sicilia pac 2000a Conad. Il riconoscimento per la ricetta più sostenibile è stato assegnato al Perù, rappresentato da Raul Nativitad, da Gianfranco Di Girolamo, Responsabile corporate business management Sicilia di UniCredit.

La serata, presentata dai conduttori Rai, Federico Quaranta, Valentina Caruso e Peppone Calabrese, si è chiusa con il concerto di Anna Castiglia, seguito da un dj-set sulla spiaggia che ha fatto ballare in migliaia. Il festival prosegue oggi, domenica 28 settembre, con cooking show, incontri e si chiuderà stasera alle ore 22 con lo spettacolo di cabaret di Claudio Casisa.

 

 

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