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Mercoledì, 19 Giugno 2019

Quest’anno ricorre un evento storico nella città di Crotone, il quinto centenario del ritrovamento della tela della B.V. Maria di Capocolonna, Patrona e simbolo della città che ricade anche nel settennale tanto atteso dalla comunità crotonese. Per tale evento il maestro orafo Michele Affidato  ha pensato alla creazione di una medaglia commemorativa che celebri questo momento storico, un omaggio al culto e alla venerazione verso la Vergine Maria di Capocolonna. Con la medaglia commemorativa, realizzata in argento 925° fronte-retro a rilievo,  Affidato ha inteso  raffigurare la tradizione secolare del pellegrinaggio, segno di fedeltà e devozione del popolo crotonese, che da secoli si reca sul promontorio di Capocolonna all’antico Santuario dove sino al 1 Giugno del 1519 l’icona della Madonna era custodita. La Colonna a rilievo,  oggi, unica rimasta delle quarantotto che sorreggevano il tetto del grandioso tempio dedicato ad Hera Lacinia, vuole indicare che la Madonna insieme al suo Figlio, è l’unica Colonna che sorregge il mondo. La raffigurazione della Stella: la Stella del mattino illumina il viandante dal buio verso la luce, mentre la barca (la nave di Pietro) raffigura la Chiesa che solca il mare dell’umanità guardando a Maria, sospinta dal vento dello Spirito Santo. La medaglia inserita in un apposito astuccio, sarà corredata da un opuscolo che racconta per cenni la storia della Madonna di Capocolonna a cura di Don Bernardino Mongelluzzi Rettore del Santuario di Capocolonna. Michele Affidato ha da sempre una grande venerazione verso la Madonna di Capocolonna, negli anni ha avuto modo di servirla con le sue cure artistiche, e da diversi anni è anche membro del Comitato organizzatore delle festività mariane. Ma diversi saranno gli impegni che vedranno partecipe il maestro Affidato nella realizzazione di varie opere di arte sacra che resteranno a ricordo del cinquecentesimo anniversario. “La Madonna di Capocolonna è la Madre di tutti noi crotonesi - commenta Michele Affidato - tante tradizioni con il tempo si affievoliscono sempre di più, ma questa per noi non è una semplice tradizione. E’ il momento in cui la comunità si unisce nella venerazione della propria Mamma, si sente popolo davvero e rivive da secoli le stesse emozioni. Dall’uscita del Quadro dalla Basilica al pellegrinaggio, nel corso del quale rivolgendosi a Lei, i crotonesi affidano alla Madonna le proprie preghiere e le loro speranze per poi accompagnarla fino al suo rientro”.

 

Si è concluso nei giorni scorsi per i ragazzi dell’Isitituto Donegani e dell’Associazione Gli altri siamo noi il Catalogaboratorio, laboratorio didattico di catalogazione ed elementi essenziali di biblioteconomia, promosso dalla Fondazione D’Ettoris in convenzione con la Biblioteca Pier Giorgio Frassati.

Il percorso formativo, realizzato con il sostegno della Regione Calabria, ha fornito ai ragazzi le competenze per poter dar vita ad una propria biblioteca scolastica. 

I formatori hanno accompagnato gli studenti alternando momenti di teoria a simulazioni pratiche durante le quali i ragazzi hanno appreso il funzionamento dei servizi e l’utilizzo degli strumenti. 

Durante gli ultimi incontri i ragazzi, divenuti ormai abili nella catalogazione, hanno abbandonato l’ambiente di prova del software biblioteconomico e hanno catalogato nell’ambiente di produzione sotto la supervisione dei docenti. 

Nell’ultimo incontro sono stati verificati i risultati raggiunti e, oltre l’acquisizione delle competenze, è stato rilevato un cambiamento nell’approccio dei ragazzi al mondo della biblioteca: sono stati effettuati dei tesseramenti e dei prestiti, confermando così il pieno raggiungimento degli obiettivi. 

La consegna degli attestati, avvenuta in un clima di familiarità ed entusiasmo, non è, dunque, la fine di un percorso, ma l’inizio di una lunga e duratura collaborazione.

Presto sarà il turno dei ragazzi dell'Istituto Nautico e dell'Animc di Crotone.

Passo falso per la Pallamano Crotone che disputa una brutta partita in casa dell’Atletico Lamezia (si è giocato a Vibo Valentia per l’ormai nota indisponibilità della struttura lametina) e si deve accontentare di un risultato che definire anomalo è anche poco. Già il pareggio è un risultato inusuale nella pallamano e poi raggiunto con meno di quindici gol segnati lo è ancora di più. Brutta prestazione per il Crotone che ha giocato senza grinta e senza personalità segnando poco, pochissimo, appena tre gol nella seconda frazione di gioco. Una prestazione che non si può giustificare solo con una giornata storta. Il tecnico Antonio Cusato è rimasto molto deluso dalla prestazione dei suoi che non hanno fatto assolutamente nulla di quanto preparato in settimana, ogni attesa è stata completamente disattesa. Se il Crotone non è riuscito a vincere non è solo per demerito suo, ma anche per merito di un Lamezia cresciuto tantissimo nel corso della stagione e che ha giocato con decisione, determinazione e voglia di non soccombere. Tropo svogliata invece la Pallamano Crotone per essere vera, ha sfoderato una prestazione brutta, probabilmente la peggiore della stagione e una delle peggiori degli ultimi anni. Ora si spera solo che si sia trattato di un caso isolato e che la squadra possa dare delle risposte concrete già dalla prossima partita.

 

Atletico Lamezia – Pallamano Crotone: 14 – 14   (risultato pt: 7 – 11)

 

ATLETICO LAMEZIA: Ferraiuolo, Grilletto, Ienuso, Mercuri, Peluso, Ruberto, Scali, Scarpelli G., Scarpelli P., Sgrò, Delfino, Businelli, Caligiuri, Ciriano. All.: Frontera.

 

PALLAMANO CROTONE: Lo Guarro, Gerace 3, Calabrese, Gentile 3, Vrenna, Malerba 2, Liotti, Perri, Nesputo 2, Foresta 4, Galluccio, Giaquinta, Russo, De Cicco. All.: Cusato.

 

Arbitri: Merone e Scalici

Lo scorso giovedì, 28 marzo, nella Sala Concerti del Liceo G.V. Gravina, a partire dalle 10:30, si è svolto un convegno dal titolo: In Cerca di giustizia. Insieme al Presidente dell'UPMED, Sen. Maurizio Mesoraca, al giornalista Antonio Anastasi, «Il Quotidiano del Sud», e alla D.S., Prof.ssa Donatella Calvo,  è intervenuto il Sostituto Procuratore e membro della DDA di Catanzaro, il Dott. Domenico Guarascio che ha rapito l'attenzione di tutti i presenti.

L'incontro è stato organizzato dal Liceo G.V. Gravina per approfondire l'insegnamento: Cittadinanza e Costituzione, il percorso didattico trasversale, ideato dal MIUR per sviluppare la consapevolezza critica e la coscienza civica dei giovani e per agevolare l'accesso alle competenze “chiave” europee.

Il Dott. Guarascio, dotato di un carisma notevole, tipico delle persone che svolgono il proprio lavoro con passione, ha introdotto il tema della giustizia e l'importanza che riveste in ogni aspetto della vita civile.

Gli allievi e le allieve fortemente interessati al dibattito, si sono alternati, ponendo diverse domande. Hanno chiesto quale speranza possano nutrire per il futuro, considerando che, quelli che dovrebbero essere i garanti della legalità, sono spesso collusi con la mafia. Il Sostituto Procuratore ha incitato a non perdere la speranza, perché il cambiamento parte sempre dal basso, e alla domanda Cos'è la giustizia?, l'attento e acuto relatore, ha risposto che la giustizia si manifesta quando si realizza un fine congruo alle regole che ci siamo dati. La giustizia passa, dunque, attraverso «uno stile di vita» e non può essere solo «affare di avvocati e magistrati». Ha esortato quindi il giovane pubblico a far partire la giustizia dalle proprie scelte di tutti i giorni. Il giornalista Anastasi con un suo intervento, ha spostato il discorso sull'aspetto economico, specificando che la 'ndrangheta è padrona del mercato e che qui si radica il suo potere: l'imprenditore si rivolge infatti al mafioso per avviare e difendere le sue attività.

Il Dott. Guarascio ha allora sottolineato che, se non ci fosse la complicità generalizzata con gli imprenditori, non ci sarebbe questa forza. L'omertà e la connivenza sono le vere nemiche dello Stato. Lo sforzo dei magistrati è cercare di liberare dal giogo della mafia e, spesso, proprio lo Stato non riesce a aiutare gli imprenditori imputati: la comunità non vuole ritorsioni, quindi l'imprenditore che denuncia non è protetto, a causa della paura o dell'aderenza alla mentalità mafiosa, e così rimane isolato. «Bisogna essere un po' psicologi per supportare gli imprenditori che denunciano, perché spesso sono soli».

Nella parte finale dell'incontro gli studenti e le studentesse hanno posto domande più personali, alle quali, pur con misura e riserbo, il Dott. Guarascio ha risposto. Lei ha paura? «Io non ho paura dell'incolumità fisica, ma ho paura di essere lasciato solo, un po' come per gli imprenditori». Se tornasse indietro rifarebbe lo stesso percorso? «Io sono calabrese, della provincia di Cosenza, ho studiato a Torino e ho iniziato a fare l'avvocato fra Torino a Milano. Ho vinto il concorso come Pubblico Ministero e sono tornato in Calabria, per idealismo. Nella vita, se si agisce con consapevolezza, non ci sono pentimenti o rimpianti».

Il dibattito si è chiuso con la domanda: È più forte lo Stato o la Mafia? Posta da uno studente che ha aggiunto: Quando guardo il territorio in cui vivo e la situazione in cui versa la costa ionica in particolare, penso che la Mafia sia più forte.

Il Sostituto Procuratore ha quindi replicato, ricordando che bisogna pensare a cosa renda attrattiva e vincente la mafia e scardinarla dalle fondamenta, cioè dalla mentalità mafiosa che ha messo radici profondissime nelle teste di troppe persone. Per questo è necessario sentirsi protagonisti di questa lotta: «voi siete gli attori principali. Voi potete fare la differenza.»

Nonostante il dibattito si sia protratto a lungo, il Dott. Guarascio si è trattenuto anche per rispondere ad alcune nostre domande.

Partendo dalla famosa affermazione di Giolitti: La legge si applica per i nemici e si interpreta per gli amici, si può affermare che la Legge non è giusta in senso assoluto, ma è pur sempre soggetta all'arbitrio, quindi la responsabilità del magistrato è fondamentale. Un magistrato di fronte ad una legge che percepisce ingiusta o limitata rispetto a un determinato fatto, come reagisce dal punto di vista psicologico?

Il magistrato è sempre un essere umano, quindi normalmente possiede idee, concetti, emozioni, è chiaro che, in qualche misura, ne condizionano anche gli aspetti valutativi. L'esercizio corretto di un magistrato è quello di non farsi influenzare dal proprio essere umano. Anche se questo significa  conoscersi bene, sapere perfettamente qual è la propria griglia di valori e confrontarsi in modo da non eccedere in un senso o in un altro. Ma questo credo che sia un esercizio di equilibrio che tutte le categorie dovrebbero fare, soprattutto i magistrati, però far finta che ciò non sia, è l'errore più grande per non riuscire a possedere un senso critico. E, poi, credo che chiaramente questo inerisce al più ampio tema della libertà del magistrato: un magistrato è libero quando non ha paura anche di affrontare le proprie paure e i propri limiti, e riesce a metterli – come dire –  davanti per cercare di arginarne l'effetto condizionante nel proprio lavoro.

L'Italia dovrebbe essere basata costituzionalmente sul lavoro, inteso come soddisfazione personale e non solo economica. In uno Stato in cui la meritocrazia non esiste: molte persone si trovano a gestire un lavoro per cui non sono predisposte, e per cui non hanno la preparazione adeguata, perché hanno ottenuto quel determinato lavoro per via traverse. Oltre a rappresentare uno svantaggio oggettivo per tutta la comunità, non rappresentano anche paradossalmente uno svantaggio soggettivo, perché sono persone continuamente frustrate?

In effetti è un danno in entrambi i sensi, sia perché ovviamente una persona va a occupare un posto per cui magari non è competente, anzi sicuramente non è competente, e sia perché non c'è l'aspetto soddisfattivo da parte di quel lavoratore che è stato – diciamo – in qualche misura raccomandato. Ritengo che il meccanismo clientelare sia deficitario anche in questo senso. È un'altra di quelle lezioni che bisognerebbe imparare per dare un senso pieno al concetto di legalità: la legalità non è solo l'utile di chi vive nel giusto, io credo che sia l'utile di tutta la comunità, anche di chi non ha familiarità con le regole, nel senso che poi lo stile legalitario di approcciare le questioni garantisce al meglio la convivenza, e anche la soddisfazione personale.

Un recital particolare è stato quello tenutosi Domenica 24 Marzo presso l’Auditorium del Liceo Musicale “O.Stillo “ dal “Trio  Astor” , organizzato dalla Società Beethoven Acam di Crotone

Un trio particolare, non solo per formazione, Violino Pianoforte, Fisarmonica, ma soprattutto per il repertorio presentato.

Il tango e le danze similari, sono stati i fili conduttori di una serata all’insegna della tecnica, espressività, allegria e tanta musica che ha letteralmente entusiasmato quanti hanno avuto la fortuna di essere presenti

E’ chiaro che l’impostazione per la scelta delle musiche, era prettamente scaturita da una formazione classica e accademica degli artisti, che, proprio per questa estrazione culturale hanno saputo imprimere ai brani eseguiti una impronta di raffinatezza e nobiltà

I classici della danza  per tango e brani similari come L’Enfant Demon di C.Thomain e Salut d’Amour di  E. Elgar sono stati resi e trasmessi con una particolare sensibilità tecnica ed espressiva , che ha suscitato vero entusiasmo ad un pubblico numeroso e particolarmente soddisfatto  di una proposta artistica quanto mai varia e interessante

Gli artisti, come dicevamo, hanno saputo imprimere ai brani eseguiti una professionalità e un gusto, oltre naturalmente una tecnica, quanto mai impegnativa per le difficoltà ritmiche e di variazioni dei brani, non comune.

A volte ci si dimentica che la musica popolare e quella legata in particolare alle formule ritmiche, presenta delle difficoltà che solo chi possiede una preparazione non solo accademica può e la sa affrontare

Artisti completi il violinista Leonardo Vilardi , la pianista  Maria Roberta Ficara , il fisarmonicista Francesco Cassano hanno saputo, non solo trasmettere nobiltà Musicale, ma soprattutto entusiasmo e virtuosismo tecnico che ha letteralmente costretto gli astanti a integrarsi e partecipare attivamente ad un evento non usuale

Una serie di bis, ha costretto gli artisti a creare quasi un concerto nel concerto, con la richiesta di un presto ritorno con altre e più interessanti proposte artistiche.

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