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Giovedì, 02 Dicembre 2021

Fabrice Leggeri: Dall'inizio dell'anno abbiamo registrato 48 mila ingressi

Un aumento da non sottovalutare. La Commissione europea ha messo in guardia gli Stati membri sugli arrivi di migranti irregolari attraverso le rotte tradizionali del Mediterraneo e quelle sviluppatesi più di recente lungo la frontiera tra i Paesi dell'Est Europa e la Bielorussia. L'Italia, scrive Europa today, a detta dell’esecutivo Ue, si trova sotto pressione a causa di un aumento degli sbarchi di migranti che arrivano da Libia, Tunisia e Turchia in maniera "autonoma", senza passare dunque per le navi civili e militari che operano nell'area.

"Gli arrivi dalla Libia e dalla Tunisia sono raddoppiati verso l'Italia. Dall'inizio dell'anno abbiamo registrato 48 mila ingressi". È il dato fornito dal direttore esecutivo dell'Agenzia europea della guardia di frontiera e costiera (Frontex), Fabrice Leggeri in audizione dalla commissione Schengen come sottolinea Agi.

"Oggi il rischio terroristico è molto debole" ha aggiunto, "Il numero di terroristi potenziali che usano i flussi migratori è statisticamente limitato, però il semplice fatto che esista è molto grave, quindi è necessario impegnarsi a livello europeo. Frontex metterà a punto degli indicatori di rischio".

La tratta di migranti attraverso il Mediterraneo riporta Europa today,centrale, precisa la relazione Ue, ha infatti registrato “l'aumento più elevato di tutte le rotte (migratorie, ndr) nel corso del 2021”, con un incremento dell'82 per cento rispetto al 2020. L'Italia è stato principale Paese di destinazione di questa rotta, “con oltre 41.000 arrivi totali, quasi la metà dei quali dalla Libia”, mentre Malta ha registrato “un calo del 78 per cento rispetto allo stesso periodo del 2020”. “Anche la migrazione dalla Tunisia - si legge nella relazione - rimane elevata rispetto agli anni precedenti, rappresentando quasi il 40 per cento dei migranti irregolari arrivati finora in Italia nell'anno in corso”. Un'altra rotta che ormai interessa il Belpaese è quella del Mediterraneo orientale, attraverso la quale vi è stato “un notevole aumento del 208 per cento degli arrivi direttamente dalla Turchia verso l'Italia, con 6.175 sbarchi nel 2021 rispetto ai 2.007 nel 2020”. Oltre il triplo.

Il direttore Leggeri come sottolinea Agi ha anche proposto di usare l'aeroporto di Fiumicino come hub per i rimpatri, anche da altre nazioni, verso i Paesi di provenienza dei migranti. "Da gennaio il corpo Europeo si trova all'Aeroporto di Fiumicino per i rimpatri dei migranti irregolari" ha spiegato, "Abbiamo 10 membri Corpo Europeo che assistono l'organizzazione degli allontanamenti. Dall'inizio dell'anno sono stati 1500 migranti rimpatri Abbiamo proposto anche l'utilizzo dei voli commerciali, ma la prassi è di usare i charter soprattutto per i Paesi del Maghreb. Abbiamo la possibilità di usare Fiumicino come hub anche dagli altri Paesi, come transito"

Leggeri scrive l'Agi,ha anche puntato il dito contro le responsabilità della Bielorussia che "ha messo in atto una politica dei flussi di migranti verso Lituania, Polonia e Lettonia". "Si tratta di un'azione che l'Unione Europea valuta come una forma di ricatto volta alla rimozione delle sanzioni. Vediamo un aumento dell'87 per cento dall'inizio dell'anno" ha detto.

Oltre che sui numeri, l’Italia è stata avvertita anche sui mezzi di trasporto che stanno portando sempre più migranti irregolari nel Paese. Questo nuovo flusso, ha spiegato in conferenza stampa la commissaria europea agli Affari interni, Ylva Johansson, è infatti caratterizzato “da un cambiamento” rispetto al passato perché non si tratta più di sbarchi “provenienti dalle navi ong che svolgono operazioni di ricerca e salvataggio in mare”, ma i migranti ora “arrivano autonomamente in Italia partendo dalla Tunisia, nonostante la Guardia costiera tunisina abbia quadruplicato gli sforzi per prevenire le partenze”.

Esiste anche il problema della presa di posizione turca sull’accordo tra Atene e Parigi che potrebbe creare nuove tensioni ma anche sulla questione immigrati che tante volte, come l'anno scorso ha provato la Turchia di spedire in Grecia e fermati in extremis.. La Turchia ha voluto lanciare il primo segnale di avvertimento inviando i propri caccia sulle isole dell’Egeo. Come segnalano i media ellenici, alle 11:30 del 1 ottobre due coppie di F-16 turchi hanno sorvolato gli isolotti di Makronisi e Anthropofagoi, vicino Fournoi. Un messaggio giunto pochi minuti dopo la dichiarazione del portavoce del governo turco e che mostra come la tensione tra i due Paesi stia tornando ai livelli di guardia dopo mesi in cui si pensava che Atene e Ankara potessero raggiungere una situazione di apparente stabilità.

Le cose però hanno preso una piega diversa da qualche settimana. L'intervento di navi turche a largo di Creta che avevano interferito sul lavoro di un'imbarcazione che studiava i fondali per il gasdotto EastMed (la Nautical Geo) ha scatenato una piccola escalation nell’area. Grecia e Turchia si sono sfidate con una serie di Navtex, cioè avvertimenti sulla navigazione, in cui si segnalavano esercitazioni e manovre militari nell'area comunicata dai rispettivi governi.

I governi firmatari non hanno mai menzionato Ankara come obiettivo del patto di mutuo soccorso, ma era implicito tra le stesse righe dell'intesa dell'Eliseo. Rafforzare la Grecia, in un momento di forti tensioni nell’Egeo e nel Mediterraneo orientale, equivale inevitabilmente a prendere posizione contro le ambizioni turche nella stessa area. E l'idea francese di sostenere la Grecia era già stata palesata nell’estate del 2020, quando Macron decise di dare il via libera all'invio delle unità della Marina Nationale a sostegno della flotta ellenica. Un segnale confermato da una serie di vertici bilaterali e multilaterali tra i Paesi Ue, mediterranei e non, in cui il capo dell'Eliseo ha più volte ribadito la vicinanza agli interessi greci e ciprioti e la sinergia con quel blocco composto, oltre che da questi due Paesi, anche da Emirati Arabi Uniti ed Egitto.

L'accordo, benedetto in parte anche dagli Stati Uniti, comporta in ogni caso un problema per Erdogan, che adesso si ritrova nuovamente isolato. Il fatto che Washington abbia dato il via libera e che aspetti di blindare ulteriormente la cooperazione militare con Atene estendendo le basi presenti sul territorio ellenico è letto da molti analisti turchi come un ulteriore avvertimento da parte occidentale nei confronti di Ankara.

 

Fonti : Agi / europa today / InsiderOver

 

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