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Giovedì, 25 Aprile 2019

UNCHR: evacuare con urgenza i rifugiati detenuti bloccati dal fuoco incrociato

Alla luce del drastico peggioramento delle condizioni di sicurezza nella capitale libica Tripoli, l’UNHCR, l’Agenzia delle Nazioni Unite per i Rifugiati, venerdì scorso ha chiesto con urgenza il rilascio immediato di rifugiati e migranti dai luoghi di detenzione. Molti di questi Centri si trovano in aree teatro di scontri continui.

In seguito all’inasprirsi del conflitto in Libia all’inizio di aprile, oltre 9.500 persone sono state costrette alla fuga. Tuttavia, si stima che siano oltre 1.500 i rifugiati e i migranti bloccati in Centri di detenzione che si trovano in aree interessate dalle ostilità.

“Queste persone sono in una situazione di grande vulnerabilità e pericolo. Sono fuggite da conflitti o persecuzioni nei propri Paesi solo per ritrovarsi intrappolate in nuovi scontri”, ha dichiarato Filippo Grandi, Alto Commissario delle Nazioni Unite per i Rifugiati.

“I rischi per le loro vite crescono ora dopo ora. È necessario metterli in salvo con urgenza. Per intenderci, è una questione di vita o di morte”.

Fra i Centri di detenzione che si trovano in prossimità degli scontri vi sono quelli di Ain Zara, Qasr Bin Ghasheer e Abu Sleim, tutti a sud di Tripoli.

La settimana scorsa, l’UNHCR ha cercato di assicurare il trasferimento di rifugiati detenuti vulnerabili da tali Centri a luoghi più sicuri, fra i quali il Centro di raccolta e partenza (Gathering and Departure Facility/GDF) gestito dall’UNHCR, nel centro di Tripoli.

Alla data di venerdì 12 aprile, l’UNHCR aveva potuto effettuare il trasferimento di soli 150 rifugiati vulnerabili dal Centro di detenzione di Ain Zara al GDF.

Gli sforzi profusi dall’UNHCR per assicurare ulteriori trasferimenti di rifugiati vulnerabili da altri Centri di detenzione sono stati ostacolati dall’impossibilità di accedervi e da problemi di sicurezza.

Gli scontri stanno ostacolando gli spostamenti mentre l’instabilità delle condizioni di sicurezza comporta sia la difficoltà di accedere alle strutture interessate dal conflitto per mettere in salvo i rifugiati, sia quella di organizzarne il trasferimento in aree più sicure.

Quale ultima misura salva-vita, non avendo ottenuto il rilascio dei detenuti, l’UNHCR, insieme ai propri partner, giovedì scorso ha tentato di ricollocare tutti i 728 rifugiati e migranti detenuti nella struttura di Qasr Bin Ghasheer al Centro di detenzione di Zintan, lontano dal conflitto.

Nonostante il Centro di Zintan non sia assolutamente adeguato, si trova in un’area più sicura ed è accessibile da Qasr Bin Ghasheer. International Medical Corps (IMC), partner medico dell’UNHCR, gestisce inoltre una clinica sul posto che permette di assistere in tempi rapidi rifugiati e migranti.

Tuttavia, rifugiati e migranti hanno rifiutato di essere trasferiti chiedendo invece di essere evacuati al di fuori della Libia. Attualmente, le possibilità di evacuazione dalla Libia sono estremamente ridotte.

L’Alto Commissariato delle Nazioni Unite per i Rifugiati rivolge un appello alla comunità internazionale affinché solleciti tutte le parti coinvolte nel conflitto a conformarsi agli obblighi di diritto internazionale e sostenga le misure necessarie a porre fine alla detenzione, promuovendo, allo stesso tempo, soluzioni per la popolazione vittima del conflitto in Libia, fra le quali corridoi umanitari per evacuare i più vulnerabili fuori dal Paese.

Le condizioni attuali in Libia continuano a evidenziare che il Paese rappresenta un luogo pericoloso per rifugiati e migranti e che quanti fra essi sono soccorsi e intercettati in mare non devono esservi ricondotti. L’UNHCR ha chiesto ripetutamente che si metta fine alla detenzione di rifugiati e migranti.

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